7 giorni a cavallo
Un viaggio di Marco

Volevo fare qualcosa di diverso nel poco tempo a disposizione, e
da solo. Organizzato ma non troppo, niente turismo di massa, ma attivo, senza
piscine, spacci o tv. Per caso trovo in un fumetto l'indicazione, cerco in
internet, trovo, spulcio, seleziono e alla fine decido e parto.
Risultato? Incredibile, fantastico, superiore alle aspettative, una esperienza
forte.
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Io sono stato al Laramie River Dude Ranch, Colorado (www.lrranch.com), su un
altipiano a 1600 metri di altezza lungo il corso del fiume Laramie, nel cuore
del mitico far west. Allevano cavalli e da aprile a settembre ospitano gruppi di
non oltre 25 persone; tengono molto all’atmosfera di famiglia e a coinvolgere
gli ospiti.
Tra le tante attività ho apprezzato l’equitazione e la compagnia, simpatica e
ospitale. La cucina era tradizionale di altissimo livello, fantastica. La
professionalità degli operatori molto alta.
Prezzo? Circa 800 euro tutto compreso. Più il viaggio, chiaro, altri 900 euro
circa.
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Il racconto.
Parto da Bologna, tappe a Monaco e Washington, atterro a Denver. Poi un piccolo
bimotore con due file di posti che pare un autobus, due piloti
professionalissimi, ci deposita (8 persone) alle dieci di notte di venerdì al
piccolo ed efficientissimo aeroporto di Laramie. E siamo già nell’ambiente:
niente traffico, tutto semplice, efficiente e spazioso, strade larghissime.
Mentre cerco di telefonare a un taxi - ma ci saranno qui a quest’ora? , uno
dei passeggeri si offre di darmi un passaggio col suo pick-up per i 10 km fino
al motel . Il Motel 6, ottimo ed economico, ma senza navetta – prenotate per
tempo, ma la cosa migliore sarebbe noleggiare un’auto a Denver.
Dal ranch verranno a prendermi alle 9 di domenica – nei ranch ci si sta o una
settimana intera o mezza. Il sabato visito – a piedi – la città di Laramie.
Bellissima, 25.000 abitanti più gli studenti, casette in legno graziose in
periferia, in mattoni in centro. Bar, uno western sicuramente non finto, negozi
di materiale western dove compero subito i jeans wrangler cowboy cut,
consigliati dal ranch per montare a cavallo (ed è vero) e una camicia a maniche
lunghe robusta. Sempre su loro consiglio mi ero portato da casa dei pantaloncini
da ciclista, rivelatisi poi miracolosi. Prezzi la metà che da noi, cortesia
inusitata e professionalità da noi ignota. Girando per la città – macchinoni
grandi e pick-up – trovo poche persone, gentilissime e cordiali. Un sacco di
librerie di qualità, anche di usato – ma ordinato e ben tenuto. Non sembrano
ricchi, ma lavorano tutti e camminano senza fretta.
Arrivo al campus dell’università dello Wyoming, che sta qui, un altro mondo.
Tra alberi, prati verdi e scoiattoli sorgono grandi edifici in pietra arancione
tutti in stile. Non una scritta o una cartaccia, entro e vado dove voglio,
nessuno mi disturba. Arrivo al centro studentesco, gestito da studenti, sembra
un immenso salotto, con bar, aree di studio aperte, uno spaccio favoloso e una
libreria da sogno. Uso una delle tante postazioni internet gratuite per
comunicare con casa.
Il giorno dopo arriva puntuale a prelevarmi un ragazzo, in abiti spolverati alla
buona con un minivan, simpaticissimo, che in un‘ora mi porta al ranch lungo
una strada non asfaltata ma in ottime condizioni. Il ranch confinante (3 km) a
sud alleva vitelli, quello a nord (4 km) bufali. Il cielo è blu scuro, l’aria
è asciutta e profumata, ovunque la prateria cespugliosa, lontano le cime di
montagne coperte di neve e boschi, per la strada passa un pick-up in media ogni
due ore. Parliamo di tante cose, mi aiuta a capire bene – non sono abituato
all’inglese parlato. E’ l’addetto ai lavoretti di ogni tipo, manutenzione
e trasporto letame; si è appena laureato e dal mese prossimo parte per
Washington a fare da assistente ad un senatore.
Arriviamo ad un gruppo di edifici in legno ben tenuti, con recinti. Mi porta una
delle valigie e mi guida in ufficio dove una ragazza, Becky, mi accoglie, mi
porge una cartella con il programma e le proposte della settimana e l’elenco
degli altri ospiti, poi mi mostra la mia camera con bagno (perfetti)
nell’edificio principale e mi mostra il resto. Posso mangiare quel che voglio
quando voglio e andare ovunque tranne, per favore, in cucina e nella stalla
principale, devo solo ricordarmi di richiudere i recinti, altrimenti gli animali
fanno dei danni. Biscotti favolosi di giornata, frutta e bevande (solo gli
alcolici ve li dovete portare) li fanno loro e sono sempre disponibili. Mi
indica dove è esposto il foglio delle attività da scegliere per il giorno
dopo. Mi segno per il corso base, mai visto un cavallo io, ma proviamo, perché
no? Mal che vada mi farò delle gran passeggiate a piedi, i boschi, le montagne
rosse e il fiume stanno lì fuori.
Il posto è stupendo, un edificio principale rinnovato da poco, in legno, con
porticati esterni con sedie e tavoli, e dentro decorato con quadri e statue di
cavalli. Ovunque scaffali con libri, romanzi, storia e foto del Colorado. Un
grande camino nel soggiorno comune. La sala da pranzo ha quattro tavoloni e
ampie vetrate sui pascoli e il fiume che scorre a venti metri. Arrivano gli
altri ospiti, tutti americani o inglesi, tutti affabili e cordiali,
educatissimi, nessun rompicoglione o eisibizionista. Niente italiani, mai visti.
Ottimo.
Alle cinque, in uno dei capanni la padrona imposta le selle a chi intende
cavalcare; chi vuole si sceglie gli stivali e il cappello (indispensabili). Alle
6 servono stuzzichini, e alle 7 la campana annuncia la cena, fantastica: piatto
unico con tante pietanze (costolette al pomodoro, pannocchie bollite, verdure
gratinate, pane appena fatto, eccetera), contorni, e un dolce favoloso. Tutti i
giorni tre pasti sempre diversi. Dopo cena quattro chiacchiere, ma io vado a
letto, il fuso va superato. Un silenzio incredibile, il paradiso. La luna e il
cielo stellato, limpido.
La mattina alle sei sono già sveglio, a pochi metri dalla finestra della camera
i cavalli pascolano e mi guardano curiosi, bellissimi col sole nascente che gli
incornicia la criniera. Esco a fare una passeggiata lungo il fiume. Il cielo è
blu, nel silenzio solo i rumori degli zoccoli e dei corvi, taccole e gazze che
svolazzano dappertutto. Alle 8.30 sono a tavola con gli altri per la colazione
all’americana, e alle 9 inizia l’orientamento per chi vuole cavalcare,
presso il recinto. In 15 minuti il capo wrangler, Shawn, ci spiega
l’essenziale del cavallo, il comportamento e i comandi da dare. Poi ci chiama
uno per uno per l’immediata prova pratica da fare nel recinto. Mi tiene la
briglia del cavallo che ha scelto per me (nel modulo di adesione c’era un
questionario sulle mie misure ed esperienze relative). Salgo e in qualche modo
andiamo a provare i comandi elementari: avanti, ferma, destra e sinistra. Soccia,
ma funziona! L’animale – un bellissimo maschio grigio-rossiccio con una
lunga criniera - è collaborativo e docile, mi sopporta con pazienza. Qualche
consiglio e aggiustamento e poi partiamo subito per un giretto nei pascoli,
camminando tutti in fila dietro al wrangler di turno, una ragazza. I gruppi sono
volutamente piccoli, siamo in quattro. Stranamente va tutto bene, il cavallo sa
già cosa deve fare, io sto seduto abbastanza comodo e piani piano mi rilasso e
mi godo anche il paesaggio. Capisco che per non sentire i sobbalzi devo lasciar
muovere il bacino in modo da compensare, e devo pure sincronizzarmi con i vari
movimenti dell’animale, in salita, discesa e così via. Lui è anche
sensibilissimo ad ogni minimo movimento delle redini, e mi sa che mi sta
studiando. Interessante. Dopo un giretto tranquillo di un paio d’ore il
wrangler ci riporta al recinto e ci fa scendere, uno alla volta, chiedendoci
impressioni, sensazioni e problemi eventuali. Rientriamo a cambiarci
scambiandoci le impressioni, pare che tutti gli altri abbiano già qualche
esperienza, io sono proprio l’unico principiante. Cammino anche strano, per
via degli stivaletti col tacco e delle gambe un po’ indolenzite, per non
parlare di strane sensazioni alla schiena e al sedere.
Al pomeriggio stessa cosa, e il giorno dopo andiamo a recuperare alcuni vitelli
in uno dei pascoli per fare un gioco a squadre nel recinto! Il gioco consiste
nel lavorare in squadra per separare dal gruppo tre vitelli e condurli in un
altro recinto. Da dire è semplice, ma da fare proprio no. Come esercizio è
ottimo per prendere confidenza col cavallo, i vitelli ci fanno dannare, ma alla
fine ce la facciamo. Poi ci insegnano il trotto, e cominciano i problemi, un
male boia a schiena e culo. Fortuna che ho i pantaloncini da ciclista, imbottiti
dove serve.
Per farla breve, al terzo giorno galoppo già nella prateria, ho capito come
muovermi per non sentire i colpi del movimento del cavallo, e pur con qualche
livido, mal di schiena e indolenzimenti vari, mi accorgo che la cosa mi piace da
matti, godo proprio, non me l’aspettavo. La potenza dell’animale è
impressionante e si sente quando ti passa attraverso il corpo, per non parlare
della sua felicità nel correre. Indescrivibile, adesso capisco molte cose.
Devo dire che molti degli altri ospiti sono molto esperti, stanno nei corsi
intermedio e avanzato, ma tanti la sera lamentano mille dolori; e parecchi vedo
che hanno bisogno di un aiuto notevole per salire o scendere dal cavallo, con
quelle panze che si ritrovano.
Gli animali sono veramente belli, sono proprio quelli dei film di cowboy. Sono
sensibilissimi, capiscono al volo e ti studiano, cercano anche di farti fare
quello che pare a loro, per cui devi metterti d’accordo su chi comanda, senza
esagerare. Mi meraviglia molto la pulizia e la tranquillità di questi animali,
probabilmente dovuti al fatto che crescono quasi liberi in queste praterie
sconfinate, e non al chiuso come da noi, dove finiscono per essere nervosi e
puzzolenti.
Cavalchiamo per luoghi davvero belli e selvaggi, la prateria ondulata profuma di
erbe e cespugli aromatici, l’aria è asciutta e fresca, il sole picchia e il
cappello serve. Traversiamo ruscelli di acque limpide, saliamo per colline e
traversiamo boschi di pini e betulle bianche. Ovunque animali, conigli, gruppi
di antilopi, daini, uccelli di ogni tipo, aquile e falchi. Mancano solo gli
indiani. Bè, c’è giusto Clyde, il wrangler con la penna nel cappello, che ci
racconta del bisnonno Cherokee, ma ormai…. I wrangler si alternano nel
condurci in giro e darci consigli; sono tutti ragazzi e ragazze giovani e
preparati, che fanno un lavoro estivo, ci raccontano della loro vita e ci
chiedono della nostra, sempre cordiali e disponibili.
I giorni passano in modo meraviglioso tra giri e galoppate sempre diversi nelle
praterie infinite attorno al ranch, ore passate in compagnia dei ragazzi, e dei
due titolari, Bill e Krista che ogni tanto servono ai tavoli e mangiano sempre
con noi, e degli altri ospiti sulle verande e dopocena a giocare o ascoltare
musica o le conferenze con diapo del naturalista. Ho chiesto circa la cura dei
cavalli, e una delle wrangler mi ha subito portato in una delle stalle e mi ha
mostrato come si fa, facendomi provare a spazzolare uno dei cavalli. È una
bellissima cavalla bianca, mi spiega che è anziana e ormai in pensione, quindi
la curano con amore e le danno una dieta speciale per i pochi anni che le
restano da vivere. Volendo è possibile sellarsi da solo il proprio animale,
basta chiedere. Ogni giorno è un’avventura e cose nuove da scoprire. Anche i
pescatori sono contenti, e così pure altri ospiti che preferiscono camminare o
leggere un libro sulle sedie a dondolo, o andare in giro per foto. Ho già detto
che non ci sono televisori, né radio né giornali?
Venerdì chi vuole può partecipare alla scorta di una mandria di 300 vitelli
che un vicino deve trasferire ad un paese, si sta via tutto il giorno e bisogna
controllare gli animali. Per me forse è ancora troppo presto, sarà per il
prossimo anno.
Di notte il silenzio è rotto solo dai cori dei coyote e dal richiamo di qualche
alce solitario.
L’ultimo giorno è in programma un giro, sempre a cavallo, nel parco nazionale
per tutto il giorno, con pranzo sul posto. La giornata è stupenda, le vedute da
cartolina, rientriamo alle 7 stanchi ma felici. Ormai sono spariti anche i
dolori. La sera luna piena, la passiamo fuori attorno al fuoco dove il
naturalista ci racconta e interpreta – bene - storie di cowboy e di banditi
locali. Ormai scherziamo tranquilli con tutti, ospiti e wranglers. Vi avviso che
abbiamo fatto anche molte altre attività, che per brevità ometto, e a diverse
altre non ho avuto proprio il tempo di partecipare.
Domenica saluto tutti con notevole tristezza, soprattutto il mio cavallo. Uno
degli ospiti mi dà un passaggio fino a Denver, dove prenderò l’aereo per
tornare a casa, e alla mia scrivania. Bei ricordi, stavolta, davvero.
Il prossimo anno posso pensare sia di tornarci per godermi il livello avanzato,
sia di partecipare ad uno dei giri da una settimana a cavallo e tenda nei grandi
parchi canadesi per vedere i lupi o gli orsi (costo 800$, compresi guida e
naturalista, gruppo di cinque al massimo), chissà? Se vi interessa ci sono pure
le settimane al seguito delle grandi mandrie da trasferire da uno stato
all’altro. Vedete voi, in Italia non si trovano di certo queste cose. E vi
assicuro che quel bestiame non puzza per nulla, scoprite da voi perché.
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I dude ranch sono aziende agricole che ospitano turisti, coinvolgendoli nelle
proprie attività in diversa misura. Attenzione, non sono tutti uguali e non
tutti seri, alcuni sono vere e proprie aziende turistiche, ovvero falsi ranch
che ospitano fino a 300 persone. Alcuni allevano animali, altri organizzano
solamente le attività, ma molto bene, altri sono solo alberghi o bed &
breakfast di campagna o montagna, altri sono veri e propri villaggi turistici
(da evitare).
Come distinguerli? Informatevi, io ho selezionato il mio in base ai diari di
viaggio trovati in rete, alla serietà del suo sito internet e delle risposte
datemi dal titolare via mail, dal prezzo (medio), dal numero massimo di ospiti
(25) e dalle attività proposte (poche, credibili e corrispondenti alle mie
esigenze). Importante l’assenza di porcate tipo piscina, negozi, aggeggi
motorizzati, tv, aria condizionata, ecc.
In america ne trovate quattro tipi: working ranch, guest ranch, dude ranch e
resort ranch. I primi sono vere e proprie aziende operanti nel campo
dell’agricoltura e allevamento, gli ultimi si limitano alla sola ospitalità
di lusso. Le attività offerte sono in genere l’equitazione (a diverso
livello), pesca alla mosca, passeggiate ed escursioni naturalistiche. E molto
altro. Del mio ranch posso garantire.
La maggior parte ospitano famiglie e bambini, con specifiche attività anche per
loro. Molti cercano di ricreare il mito del vecchio west; se non esagerano la
cosa è molto simpatica. Sarebbe anche molto bello partecipare alle fiere
agricole locali, il west non è solo un mito qui, ma una cultura reale, e la
gente è molto ospitale.
Un ringraziamento particolare a Marco
per la concessione del racconto