Florida ontheroad: parchi, mare, lamantini!

20/10 - Volo Cagliari - Roma - Newark (New York) - Orlando (Florida).
Io e Stefania abbiamo concepito questa vacanza già dall'estate, quando Erika,
una nostra carissima amica, ci ha invitati ad andare a trovarla negli Stati
Uniti in Florida, dove sta lavorando nel parco Disney di Epcot da quasi un anno.
Dopo varie telefonate e prenotazioni, il nostro viaggio inizia oggi, di buon
mattino, con il volo Cagliari - Roma delle 6.55. E' l'unico motivo per il quale
siamo entrati in un'agenzia di viaggio perchè il volo principale Roma - Newark
- Orlando è stato prenotato da Internet tramite Expedia.it. Sono rimasto
colpito dal tempismo con cui ci sono arrivati i biglietti aerei a casa e dal
prezzo pagato di soli € 477 a/r.
Arriviamo a Roma alle 8.00 ma dobbiamo aspettare fino alle 14.30 per imbarcarci
sul volo 43 della Continental Airlines. I posti sono il 28L e 28K vicino al
finestrino. Ci attendono 'appena' 6888 Km per arrivare a Newark, aeroporto poco
distante da Manhattan, in pieno centro di New York, che il nostro Boeing 767-200
percorrerà in circa 9 ore di lunga attesa. Nel frattempo, approfittiamo almeno
per guardarci un bel film sullo schermo: "The terminal" con Tom Hanks
e Catherine Zeta Jones, per fortuna tradotto anche in Italiano. Lo trovo molto
carino, al di là delle previsioni, tant'è che provo poi a riguardarmelo anche
in inglese per cominciare a masticare un pò di accento americano. Del resto,
non c'è molto altro da fare...
Poco prima di atterrare a Newark ci viene consegnato il modulo d'ingresso per
gli States. Avevo letto e sentito della stupidità delle domande a cui bisogna
rispondere, ma non credevo di tale livello. E' piuttosto deludente credere che
gli americani pensino che un terrorista possa rispondere affermativamente alla
domanda: "sei un delinquente o un terrorista?" oppure "sei venuto
in America per compiere atti criminali?" o ancora "hai sottratto
qualche minore ad un cittadino americano?" e via andando... Con la
precisazione, alla fine di queste dieci geniali domande, che rispondendo anche
solamente con un "sì" ad una di queste, è il caso di presentarsi
all'autorità appena sbarcati all'aeroporto, che potrebbe rifiutarsi di apporre
il visto d'ingresso nel paese. No comment.
Atterriamo che è già buio pesto e tra le mille luci di New York non riesco ad
orientarmi e a riconoscere alcun monumento famoso. Abbiamo più o meno un'ora e
mezzo di tempo per la coincidenza col volo per Orlando. Ne perdiamo intanto
parecchio al controllo dei passaporti, dove ci fanno un pò di storie,
nonostante il mio sia a lettura ottica come obbligatorio da questo settembre. In
più, ci schedano da capo a piedi, prendendo le impronte digitali, scattando una
foto, e controllando tutto, persino le scarpe. Gli stranieri non sanno tanto di
benvenuti a quanto sembra, almeno ultimamente...
Porto indietro l'orologio di 6 ore, tale è qui il fuso rispetto all'Italia, e
alle 19.25 l'aereo decolla per Orlando. Altri 1510 Km con il volo Continental
1692 su un Boeing 737-800, e finalmente mettiamo piede in Florida alle 22.15.
Dopo aver preso le valigie, troviamo subito con sorpresa Erika che è venuta a
prenderci insieme a Francesca. Da qui andiamo all'hotel Pop Century, all'interno
dell'area Disney che lei cortesemente ci ha prenotato per due notti. Per
distrarci un pochino e iniziare ad entrare nell'atmosfera, ci porta poi in una
steak-house a mangiare una bella bisteccona New York Strip da 16 once (piatto
molto diffuso) con il mezzo litrone di coca-cola ricaricabile. In americano, si
chiama "refill", ovvero paghi la prima bevanda e poi la riempi quante
volte vuoi. Il locale è molto carino ed esagitato. C'è qualche partita di
rugby e si sentono urla indistinte di ragazzi e ragazze come da noi ai bei tempi
della finale ai mondiali. Molto pittoresco e americano, è proprio un ottimo
modo per iniziare ad assaporare gli U.S.A.!
21/10 - Disney World e i parchi a tema: Pop Century hotel; Magic Kingdom; Epcot
Dopo una dormita non molto lunga, il nostro obbiettivo di oggi è sfruttare al
meglio i due biglietti gratis procurati da Erika per entrare nei parchi Disney.
Sono due tesserine e valgono per tutti e quattro i parchi a tema: Magic Kingdom,
Epcot, Animal Kingdom, MGM studios. L'unico cruccio è che valgono solo un
giorno, ed essendo chiaramente impossibile visitarli tutti, scegliamo a
preferenza i primi due. Osserviamo intanto il Pop Century di giorno mentre
andiamo verso le navette che portano ai parchi. E' davvero grazioso e buffo, con
tante statue enormi di animali in stile completamente fumettistico, come
classico della Disney. E' diviso in tre sezioni, ognuna delle quali a tema con
una decade degli ultimi decenni. Anche la camera è confortevole, pulita e
spaziosa, pagata 66 dollari per notte.
Passiamo per un finto biliardino da calcio (quello con le stecche e i giocatori
rossi e blu tanto per intenderci, ognuno dei quali è alto tre volte me!),
facciamo una foto con Pippo e usciamo all'esterno dove passano i bus per i
parchi. Impossibile sbagliare, ognuno ha il nome del parco a cui porta.
Prendiamo quindi il "Magic Kindom" verso le 9.30 e arriviamo
all'ingresso del primo e più famoso parco Disney dopo una ventina di minuti. La
tessera funziona davvero ed entriamo senza fare neanche tanta fila, ma come al
solito perdiamo tempo nei controlli, anche qui perentori. Bisogna aprire lo
zainetto, tirare fuori le macchine fotografiche, le borse, etc.etc. Le bombe
possono essere nascoste ovunque mettiamocelo in testa... Preleviamo una mappa
dagli appositi contenitori e iniziamo in tranquillità prendendo il trenino
panoramico e facendo il periplo del parco, poi torniamo alla Main Street e
passeggiamo tra i negozietti fino al castello di cenerentola, dove escono i
personaggi di topolino e cricca Disney in parata. Per la prima attrazione
andiamo a Tomorrowland sulle Space Mountain, montagne russe totalmente al buio e
un pò claustrofobiche. Un pò traumatizzati torniamo sul rilassante a
Fantasyland vedendo il Philar's Magic, nuovo spettacolo 3D di paperino al cinema
molto realistico e divertentissimo, con spruzzi d'acqua, vento e gran finale di
effetti speciali. A Frontierland ci fermiamo un pò di più entrando nella
Haunted Mansion, la classica casa dell'orrore con discreti effetti speciali (è
praticamente identica a quella di Eurodisney), prendendo il battello a vapore
che fa il giro del lago, visitando la Tom Saywer Island e urlando sulle Big
Thunder Mountain. Una nota di merito per le Splash Mountain, montagne russe
sull'acqua divertentissime e realizzate nei particolari, con un gran tuffo
finale nel vuoto in cui ci si bagna a volontà! Bello anche Pirate &
Caribbean ad Adventureland. Terminiamo in gloria con le Mad T-cup, le classiche
tazze rotanti dove si sale romanticamente in due per soffrire altruisticamente
insieme i capogiri finali a go-go...
E' già pomeriggio ed è ora di prendere la monorail che collega i diversi
parchi: destinazione Epcot. Solito ingresso con controlli, cartina e via per
altri divertimenti. Prendiamo i vagoncini che entrano sull'enorme sfera che
caratterizza l'ingresso di questo parco futuristico, compiendo un giro epico tra
salita e discesa sulla storia della Terra. Poi commettiamo l'errore, almeno per
me, di andare alla Mission Space, simulatore di una missione spaziale verso
marte. L'attrazione è pompatissima e realizzata molto bene, ma adatta ai più
forti di stomaco... Si impiega un sacco di tempo per entrare nel vivo tra
spiegazioni del comandante, obbiettivo della missione, etc.etc. Poi si entra
nella cabina e qui inizia il massacro. Uno schermo visivo mostra le immagini. Si
parte dentro un razzo provando l'accelerazione gravitazionale degli astronauti:
in poche parole, un senso di oppressione e compressione fisica tremenda! Fin qui
eccitante. I veri dolori iniziano quando si supera l'atmosfera e si entra nello
spazio, con sbalzi gravitazionali paragonabili ai peggiori vuoti d'aria mai
passati fino ad adesso in aereo. Conclusione: la Disney deve ringraziarmi di non
aver macchiato i preziosi sedili dell'astronave col pranzo dell'Hot Dog fatto
qualche ora prima...
Optiamo per qualcosa di più tranquillo entrando nel "The Living Seas",
una sorta di acquario con varie specie animali tipiche della Florida. Vediamo
per la prima volta i delfini e i possenti e docili lamantini. A questo punto
cominciano ad approssimarsi le 19.00, ora di chiusura del parco, e dobbiamo
scegliere un'altra attrazione nelle vicinanze. Quasi per caso la finiamo su un
altro spettacolo 3d intitolato "Honey I shrunk the audience", dedicato
al film "Mamma mi si sono ristretti i ragazzi", anche questo ricco di
effetti speciali e molto esilarante, considerato che stavolta a restringersi è
il pubblico...
Finiti i divertimenti ci dirigiamo nella seconda zona del parco (Showcase) che
chiude alle 21.00, dedicata a diversi padiglioni di diverse nazioni. In questi
giorni sono particolarmente animati per la festa "Food & Wine".
Attraversiamo le bancarelle e i ristoranti messicani, norvegesi, cinesi e
tedeschi, ognuno a tema con decorazioni, forme e prodotti tipici dei luoghi di
provenienza. Arriviamo dunque a metà strada, mentre costeggiamo l'enorme lago
al centro del parco, al ristorante "Da Alfredo", chiaramente del
padiglione italiano, caratterizzato da una riproduzione della Piazza San Marco
di Venezia. Questi americani sono proprio bravi a copiare diamine! Qui
incontriamo Erika e Francesca, che ci dicono di aspettare la chiusura per vedere
i fuochi artificiali. Come perderli!? Passeggiamo ancora un pò tra i padiglioni
americano e giapponese, e ci imbattiamo in un palco all'aperto dove assistiamo
ad un bel concertino dal vivo di qualche gruppo famoso di vecchia annata: una
bella atmosfera! Arriva l'ora dei fuochi d'artificio, un vero e proprio
spettacolo narrato intitolato "Illumination: Reflection of the Earth",
con una sfera terrestre che naviga al centro del lago, luci da urlo e fuochi
stupendi: bellissimo! Una degna conclusione alla visita dei parchi Disney.
Per uscire, prendiamo una strada alternativa: quella dei dipendenti (come
Erika), che a fine lavoro si dileguano dalle porte secondarie degli addetti ai
lavori. Visto da questa prospettiva, sparisce tutta la magia del parco,
prendendo le somiglianze di qualunque altro posto dove si caricano e scaricano
merci, si corre di fretta tra corridoi banali, magazzini, etc.etc.
Torniamo al nostro Pop Century con Erika e Francesca, che stanotte ci fanno
compagnia in modo da essere già pronti, domani mattina alle 4, per prendere il
taxi che ci condurrà all'aeroporto di Orlando in attesa del volo per Las Vegas.
Ci aspetta un viaggio nell'Ovest di cinque giorni!
(Per il racconto di Ivan ad Ovest clicca QUI)
Il 26/10 notte arriviamo ad Orlando alle 23:00 passate. Affittiamo un'auto per
me e Stefania per tutti i giorni rimanenti del viaggio, dove faremo il giro ad
anello della Florida. Scegliamo sempre la Alamo, ma rimaniamo un pò sorpresi
per il prezzo. Nonostante grazie ad Erika e Francesca, ormai esperte delle
procedure, riusciamo ad avere un buono sconto sul totale iniziale, mi sembra
comunque molto più caro del prezzo che mi ero immaginato provando a prenotare
da internet con Expedia prima di partire. In ogni caso, prendiamo una Chevrolet
Cavalier, considerata in categoria standard, a due porte, con un bagaglio giusto
per le nostre valigie e zaini vari, discretamente accessoriata e confortevole.
L'importante è che ci sia l'autoradio col Cd per la musica!
Alloggiamo a Kissimme al Comfort Inn in una camera da $ 66 a notte,
riaccompagniamo Erika e Francesca nei loro alloggi dei resort Disney, e possiamo
finalmente andare a dormire pensando al nostro nuovo viaggio: Florida on the
road!
27/10 - Interstate 4 north per St. Augustine; Castillo de
San Marco; St. George street; 95 south per Daytona
Dopo una continental breakfast del motel, passiamo a prendere in auto Erika al
suo alloggio e andiamo in banca a cambiare euro in dollari. Più che una banca,
sembra un parco: all'ingresso si estende un bel giardino con palme, acqua che
scorre ovunque, in un'atmosfera di relax e bel fresco, che fa davvero piacere in
una giornata di sole torrida come questa. Per noi, ancora più calda visto che
fino a ieri stavamo congelando nell'Ovest degli States! Erika fa qualche
operazione sul suo conto e converte i soldi, al cambio attuale di 1,21 dollari
per 1 euro; non male in questo periodo.
La salutiamo al parcheggio e dopo qualche svolta imbocchiamo la Interstate 4
nord verso Daytona. Da qui proseguiamo sulla costa per la 95 fermandoci, poco
prima di St. Augustine, in una spiaggia qualunque, giusto per togliere lo sfizio
di vedere l'oceano. Non c'è quasi nessuno in giro, parcheggiamo vicino ad una
struttura in legno isolata (che sembra tipo uno dei nostri lidi) e raggiungiamo
la spiaggia attraversando una passerella in legno. Il posto è bello e
suggestivo, ma c'è troppo vento per restare, così torniamo in auto e arriviamo
a St. Augustine nel nord-est della Florida verso le 15:00, prima tappa del
nostro giro ad anello per la penisola! Iniziamo con la visita del forte, il
Castillo de San Marcos, costruito dagli spagnoli alla fine del 1600 e mai
espugnato. E' stato usato dai militari americani fino al 1900 e infine reso
Monumento Nazionale nel 1924. Paghiamo il parcheggio, l'ingresso dove ci viene
dato un depliant in italiano con tutte le informazioni, e iniziamo la visita. Si
passa il ponte levatoio sul fossato e si entra dentro la struttura, che preserva
le murature perfettamente solide e intatte. Varie stanze descrivono la dura vita
dei tempi e dei soldati che si rinchiudevano nel forte nei periodi di guerra.
Delle scale portano poi al terrazzo, con l'esibizione dei cannoni e il bel
panorama suggestivo sul mare da un lato del forte, e sulla cittadina di St.
Augustine dall'altra.
Terminata la visita prendiamo l'auto e raggiungiamo il Visitor Center poco più
avanti. Vediamo alcuni simpatici scoiattoli arrampicarsi sui tetti e un gatto
enorme che assomiglia a quello di Stefania, due volte più grande e con un
faccione che ricorda quello di una tigre: ma perchè in America è tutto così
esagerato?.
Dal visitor center si raggiunge immediatamente a piedi il centro di St.
Augustine, con alcune strade pedonali come la St. George Street, carinissima con
tutti i negozietti artigianali e di souvenir, le case in stile coloniale, la
scuola più antica della Florida ancora in piedi e cosette del genere. Una
passeggiata che merita, e che non può non concludersi con l'assaggiare una
delle tante prelibatezze delle numerose pasticcerie di dolci, pane e cioccolato.
Noi optiamo per la mela col caramello, che Erika ha consigliato come una vera
chicca! Un pò difficile da gustare per strada a dire il vero, con tutto il
caramello che fila e si appiccica ai denti e la mela bella tosta da morsicare...
troppo dolce per i nostri gusti! Sta già facendo buio verso le 17.30 e si
inizia a chiudere anche i battenti, così torniamo all'auto e facciamo un giro
per le strade della cittadina. Arriviamo al porto e subito dietro attraversiamo
un quartiere davvero bello delle tipiche case residenziali in legno americane:
direi vere e proprie ville immerse nel verde e nel relax totale.
Torniamo indietro a Daytona seguendo la litoranea A1A, scorgendo una dietro
l'altra splendide casette, resort (adesso deserti, ma sicuramente molto animati
in alta stagione), ville da ricchi e tante barche sui moli. Niente palazzi e
niente cemento, tutte case singole e in legno. E' proprio come nei film dunque.
Nonostante la strada sia la più esterna verso la costa, si vedono fiumi,
laghetti ma mai l'oceano, nascosto dai resort, dalla vegetazione o semplicemente
da dune di sabbia. Sono costretto a parcheggiare un attimo e attraversare di
nuovo le passerelle in legno per vederlo!
Una volta a Daytona, rimaniamo sempre sulla A1A, che la attraversa per intero,
trovando senza difficoltà vari motel in fila uno dietro l'altro. Scegliamo il
Budget Inn con camera a $ 40 per notte. Avendo il microonde e il frigo, per cena
compriamo qualcosa di veloce in un supermarket e andiamo a riposare.
28/10 - Ponce Inlet Lightouse; Kennedy Space Center; A1A
south per West Palm Beach
Usciamo da Daytona seguendo la A1A sud per un bel tratto, fino a raggiungere il
Ponce Inlet Lightouse. Il biglietto d'ingresso costa $ 5 e permette di visitare
sia il faro sia il parco intorno, che comprende alcune strutture adibite a
museo. Per prima cosa arriviamo in cima salendo per gli interminabili scalini a
chiocciola del faro, dove dall'alto si gode un notevole panorama sulla costa e
di Daytona. Anche qui, rimango stupito dal fatto che gli unici edifici a più
piani che noi chiamiamo comunemente palazzi o condomini, sono esclusivamente al
centro della rinomata città delle corse automobilistiche (e sono per lo più
hotel e resort); per il resto, si vedono solo le solite case singole in legno
con giardino a prato intorno e tetto spiovente, distribuite spaziosamente nella
pianura circostante. Bella vita fanno sti americani qua! E' curioso come il faro
sia così lontano dalla costa e risulti qualche centinaio di metri in linea
d'aria verso l'interno. Visitiamo velocemente il museo, con reperti
archeologici, subacquei e descrizioni storiche, e passeggiamo un pò per il
sentiero intorno al recinto del parco. Dieci metri dopo l'imbocco, sparisce ogni
segno di civiltà e sembra di essere in piena giungla tropicale!
Torniamo all'auto, cerchiamo l'imbocco per la 95 sud trovando un pò di
traffico, comunque sempre scorrevole, e cerchiamo di accelerare per giungere
allo Kennedy Space Center a mezzogiorno in punto. E' in effetti tardi per
visitare un'attrazione come questa che richiede una giornata intera, ma proviamo
lo stesso. L'ingresso costa ben $ 36 a testa (ed è il biglietto base, non
quello che comprende il simulatore spaziale), e in aggiunta regalano gratis
anche una sana dose di nervoso per i soliti controlli minuziosi da effettuare.
Stavolta, cosa che non era ancora successa, oltre ad aprire gli zaini ci fanno
accendere tutti gli apparecchi elettronici per essere sicuri che funzionino (e
quindi che siano veri e non ci siano bombe atomiche all'interno), tipo ad
esempio i cellulari, le macchine fotografiche e persino la videocamera. Non
solo: avendo diverse ottiche per la mia reflex digitale, mi fanno persino aprire
l'obbiettivo per mostrare che la lente si veda da parte a parte, e scattare una
foto a caso per essere sicuri che si veda nell'LCD sul retro, e magari non ci
sia invece una molotov truccata.... E meno male che Stefy è riuscita ad
accendere il cellulare per un istante, che ha la batteria scarica da ieri visto
che il nostro caricatore non funziona con le prese americane, altrimenti
l'avrebbero sequestrato all'istante... quando è troppo è troppo dai! Dopo
venti minuti persi per i controlli, finalmente possiamo entrare nel centro
spaziale che si è fatta già ora di pranzo.
Sostiamo subito ad uno dei tavoli all'aperto, dove decine di uccelli simili a
corvi neri salgono sfacciatamente per pizzicare qualche briciola da mangiare, e
prendiamo due hot dog e una coca cola. Sembra incredibile, ma sono i panini più
cari e piccoli che abbia visto finora non solo negli States, ma in tutta la mia
vita! Ma due panini così sono insignificanti per uno stomaco italiano,
figuriamoci per uno americano! E' molto deludente tutto ciò, mi cade un
mito....
La prima parte da visitare è senza dubbio quella raggiungibile solo con gli
appositi autobus che fanno un lungo giro all'interno dell'area spaziale. Stiamo
in coda in una discreta fila, assistendo ancora una volta al senso di civiltà
americano e organizzazione perfetta nel rispettare ordine e quiete, e persino
nell'avanguardia di dare piena assistenza ai portatori di handicap con file di
precedenza, sedie a rotelle apposite che salgono sul bus con un sistema
dedicato, aiutati dal conducente e dagli addetti. Inizia così il nostro tour
per le lunghe strade del Kennedy Space Center, animato dalle spiegazioni del
conducente e dal video riprodotto sui piccoli schermi dell'autobus, che spiegano
come sui canali ai lati della strada si possano ammirare flora e fauna di una
stupenda oasi naturalistica quale è Cape Canaveral (compresi gli alligatori che
scorrazzano dappertutto!). Giriamo in tondo per l'enorme costruzione del Vehicle
Assembly Building, e poi proseguiamo fino all'LC 39, un centro di osservazione
panoramico che permette di ammirare da lontano entrambe le postazioni di decollo
degli shuttle LC-39A e LC-39B.
Stiamo una decina di minuti e saliamo sul successivo autobus, che prosegue il
tour fino all'Apollo Saturn V Center. Qui rimaniamo invece molto di più, prima
per seguire l'emozionante presentazione che simula la partenza dell'Apollo vista
dal centro di controllo (bellissima per gli appassionati, quasi commovente il
momento del decollo!), poi per vedere con i propri occhi quello che è il vero
missile Apollo V con i suoi diversi stadi, in un immenso hangar. E' davvero
enorme, alto e lunghissimo!
Torniamo al Visitor Complex che sono già le 16.00. Abbiamo pochissimo tempo
prima della chiusura, così scegliamo velocemente di dare un'occhiatina da
vicino allo Shuttle ormai in pensione, visitabile all'interno, entrare al volo
in uno shopping per avere qualche ricordo, e assistere all'ultimo esaltante
spettacolo IMAX 3D delle 17.00. All'uscita del cinema sta già chiudendo tutto,
e ci avviamo verso i parcheggi passando per il Rocket garden, un grande piazzale
convertito a museo a cielo aperto di missili.
Alle 18.00 lasciamo il Kennedy Space Center prendendo la 95 sud per un
lunghissimo tratto. Vogliamo cercare di avvicinarci il più possibile a Fort
Lauderdale per domani mattina, ma la strada sembra non finire davvero mai. Alle
22.00, sfiniti da 4 ore di guida, svoltiamo per l'uscita 808 e prendiamo la A1A
sud, la costiera, dove mettiamo benzina e cerchiamo un motel per la notte. Non
sappiamo nemmeno di preciso dove siamo, visto che la segnaletica americana
incentra la sua attenzione molto su numeri e direzione delle strade, ma non sui
nomi dei paesi o cittadine dove si sta entrando o uscendo. Di sicuro, siamo nei
pressi di Boca Raton a vedere la nostra cartina stradale. Troviamo un buon
alloggio all'Ashley Brooke Motel per $ 65. La stanza è praticamente un
appartamento, con un letto matrimoniale enorme, moquette sul pavimento,
tantissimo spazio, cucina con tavolo, frigo, microonde, posate e pentole, e
ovviamente il bagno. Inoltre siamo al secondo piano con una bella vista verso la
piscina interna del motel: sembra davvero un peccato rimanere solo per una
notte!
29/10 - Fort Lauderdale; Miami: South Beach, Collins Avenue, Ocean Drive
Riprendiamo la marcia per la A1A sud litoranea verso le 10.00. Il traffico e i
semafori ci fanno perdere un pò di tempo, anche se abbiamo modo di assaporare
da vicino la realtà della vita da spiaggia americana. A mezzogiorno sostiamo
nel litorale di Fort Lauderdale. C'è un bel pò di vento ma la temperatura è
calda, anche se non abbastanza da ispirare un bagno nell'oceano mosso.
Finalmente un pò di relax dopo tanti chilometri! La spiaggia è discreta ma non
eccezionale, mi aspettavo un posto migliore dai racconti letti sulla Florida. C'è
da precisare però che siamo in un punto a caso di un litorale talmente lungo
che sembra non avere fine, per cui in mancanza di indicazioni potremmo essere
capitati certamente in uno dei tratti meno belli.
Alle 13.00 riprendiamo la litoranea verso sud, raggiungendo in breve Miami.
Iniziano a vedersi ponti e grattacieli e le strade si allargano a 4 e 5 corsie:
entriamo nuovamente in uno dei tanti film di Hollywood, stavolta in maniera
ancora più eclatante perchè, a Miami, ne sono stati girati un numero
incalcolabile, a partire da quelli polizieschi in primo piano. Ci fermiamo nel
nostro primo Mall (centro commerciale) americano, per cercare un internet point
e contattare la nostra amica Erika e anche per mangiare. C'è da prendere
seriamente in considerazione la possibilità di perdersi nei meandri e girare a
vuoto per una giornata intera, così la prima cosa da fare è affidarsi al
tabellone guida dei negozi e servizi. E non è vero che ci sia un internet point,
possibile? Qui negli USA, a Miami, in un Mall dove si sono 100 negozi, 10
ristoranti, 20 cabine telefoniche? Mi avvicino in una vetrina di apparecchiature
elettroniche a chiedere informazioni e mi confermano che effettivamente non c'è.
Credo di aver dato troppo per scontato di trovarne dappertutto ma non è così!
Diamoci dentro allora almeno con il pranzo: di fronte a noi c'è un seducente
buffet italiano a cui non possiamo resistere! Si paga a peso e quindi si riempie
il piatto con tutto quello che si vuole, pagando alla cassa solo in relazione al
peso effettivo e non alla tipologia della portata. Troviamo delle cose davvero
interessanti e consumiamo un pranzo coi fiocchi spendendo in due neanche $ 20.
Riprendiamo la litoranea e ci ritroviamo sulla Collins Avenue (la famosa strada
dei grattacieli sulla spiaggia) senza neanche accorgercene. La percorriamo tutta
da Nord fino a raggiungere la parte più in voga di questi anni: South Beach e
Ocean Drive, dove troviamo l'Haddon Hotel, di cui avevo una pagina stampata da
internet, che è situato proprio di fronte all'incrocio tra le due strade
principali. Il prezzo di una camera doppia sale a $100 ma siamo a Miami in pieno
centro e a due passi dalla spiaggia, per cui non ci pensiamo due volte e
prenotiamo per stanotte. Sono stupito dalla situazione dei parcheggi che risulta
davvero critica persino per gli hotel stessi. Alcuni si sono muniti di quelli
sotterranei, altri come l'Haddon hanno appena 5 posti auto di fronte
all'ingresso. Con una bella botta di fortuna, ne troviamo uno libero dove lascio
l'auto all'istante. E' sicuro che da qua non la muovo fino a domani! Sistemiamo
le valigie in stanza (davvero molto carina, tutta rigorosamente in stile art-decò)
ed eccoci pronti in costume e ciabattine attraversare la strada per raggiungere
la famosa spiaggia di Miami. Che non delude affatto le aspettative, al
contrario: mi lascia davvero stupito! La spiaggia è molto bella, immensa, ben
attrezzata con le capannine in legno dei mitici baywatch, le patrol che
pattugliano di tanto in tanto, le docce, i servizi e così via. C'è tutto ma
senza esagerazione. Persino i grattacieli sullo sfondo passano in secondo piano,
e si respira un'atmosfera di relax, spazio e divertimento. E non c'è neanche
tanta gente, anzi, non c'è quasi nessuno... si vede che non siamo in alta
stagione! L'oceano è pure calmo e l'acqua assolutamente pulita, pur non essendo
ovviamente cristallina come la nostra del Mediterraneo. Non si vede granchè
movimento di barche, motoscafi e sport acquatici in genere, solo qualche immensa
nave da crociera che parte dal lontano porto all'estremità della penisola
probabilmente con destinazione caraibica. Gabbiani e uccellini sono i padroni
incontrastati del litorale e rendono ancora più naturale e vivace la spiaggia.
La prima cosa che ci viene in mente è che siamo pentiti di aver scelto di
restare a Miami un solo giorno! Verso il tramonto la sabbia si colora di un bel
giallo e passeggiamo un pochino fino a rientrare nella Ocean Drive, ricca di
ristorantini e locali di ogni genere, sempre pieni di gente. L'influenza cubana
si fa notare ovunque, eccome!
Rientriamo in hotel, facciamo un veloce bagno in piscina (dove l'acqua è
gelata!), sfruttiamo la laundry service con le numerose monete accumulate in
viaggio, e troviamo persino il ricercato internet point nella sala principale.
Certo chiamare un solo computer internet point, per lo più antidiluviano,
lentissimo, con una connessione penosa e un sacco di limitazioni, è un affronto
qui negli USA, ma ci accontentiamo lo stesso. Per concludere la serata usciamo
nuovamente per Ocean Drive (e finalmente oltre ai locali esiste anche qualche
vero internet point degno di nome...) dove quasi si cammina a spinte sul
marciapiede e la strada è sempre molto trafficata di bei macchinoni sportivi e
qualche limousine. Siamo nel pieno della vita mondana di Miami!
30/10 - Miami: Coral Gables e Venetian Pool; U.S. 1 south
verso le Keys: Key Largo, Islamorada, Marathon
Dopo un'altra breve passeggiata per Collins Avenue, lasciamo South Beach e
giriamo tra le strade di Miami, seguendo sempre la 1 sud. Attraversiamo il
suggestivo ponte che collega la penisola al centro della città, dove si
riconosce il caratteristico sky-line presente in ogni film, nonchè persino le
stesse strade dei più rinomati inseguimenti d'azione: primo fra tutti, per
l'occasione, quello di Bad Boys II appena visto prima di partire! Ci manca solo
la canzone alla radio "Welcome to Miami" di Will Smith e siamo al
completo... anche le case intorno sono proprio come le vediamo al cinema:
ovviamente in legno, il solito prato sterminato, il laghetto con il piccolo molo
e la barchetta, davvero carino. Gli enormi svincoli poi, le strade larghe e gli
spazi immensi danno un'immagine completamente diversa delle strade e delle città
americane rispetto alle nostre italiane: non si può proprio fare il paragone.
Solo in alcuni tratti il traffico è intenso ma sempre scorrevole. Pensavo di
avere tutto il tempo di controllarmi la cartina tra un semaforo e l'altro per
decidere dove svoltare e invece niente di più sbagliato! In ogni caso,
riusciamo ad arrivare in un modo o nell'altro nel quartiere di Coral Gables,
suggerito dalla nostra guida per essere uno dei più belli con diverse cose
interessanti da visitare. Dopo aver percorso qualche stradina, ci rendiamo
subito conto che in realtà "bello" è un termine del tutto offensivo
per descrivere questo luogo. Intanto non sembra neanche di essere in città,
talmente tanto è il verde dei prati, degli alberi che sovrastano con i loro
rami le stradine a due corsie dove passano pochissime auto in tutta tranquillità
a 15 mph. Il senso di relax è assoluto: nessun rumore molesto, niente traffico,
nessun semaforo (ci sono solo gli stop 4 way che gli autisti rispettano
civilmente, ma per noi italiani direi "clamorosamente", anche se non
c'è nessuno fino all'orizzonte), e le ville... beh le ville sono proprio da
urlo! E' senz'altro un quartiere molto, molto ricco di Miami e di persone che
contano! Percorriamo in auto a passo d'uomo qualche miglio esterrefatti da tanto
splendore, fino a raggiungere la Venetian Pool. E' questa una piscina aperta nel
bel mezzo di Coral Gables che, come fa intendere chiaramente il nome, si rifà
allo stile veneziano, con tanto di palazzi storici e ponte San Marco dal quale
il bagnino controlla sotto il suo ombrellone i bagnanti. C'è persino una
bellissima e fine spiaggetta bianca dove stendere l'asciugamano e prendere il
sole, una cascatella dove farsi l'idromassaggio naturale, una piccola grotta
nascosta (con tanto di cartello quasi ridicolo che segnala che il bagnino là
dentro non ti vede e non può venire a salvarti! americani...), un sentiero
laterale in mezzo al verde che conduce ad una pozza, e altro ancora. Tutto
questo in mezzo ad una metropoli e tutto, ovviamente, artificiale. Da Las Vegas
in poi abbiamo capito che gli americani sono maestri in questo genere di cose...
l'ingresso alla Venetian Pool costa $ 9,50 a testa ma ne vale assolutamente la
pena. Talmente tanto che ci rimaniamo qualche ora di filato nel più assoluto
divertimento e relax. E, tanto per cambiare, non c'è quasi nessuno in questo
piccolo paradiso: dividiamo la spiaggetta con altri due asciugamani e l'intera
piscina con un gruppo di ragazzi e una famigliola. Dopo numerosi bagni,
pranziamo nell'immancabile punto di ristoro, con all'esterno sedie e tavolini
sempre adeguati a tema, ma con una cucina tutta americana e per niente italiana
all'interno del caseggiato dalle mura veneziane e dal banco tipico del fast
food. Prendiamo così due enormi (e devo ammettere molto buoni) cheesburger
freschi fatti sul momento dalla ragazza che gestisce il tutto, la quale credo
sinceramente sfidi le leggi della fisica riuscendo a stare tranquillamente in
piedi con i suoi 200 chili di fiera obesità. Una come tante altre da queste
parti, ma vista da vicino sempre abbastanza sconvolgente per i nostri
standard...
Abbandoniamo la Venetian Pool e proseguiamo il giro in auto ancora per Coral
Gables, vedendo il magnifico Biltmore Hotel, e un intero isolato colmo di
manifestanti accorsi per le elezioni: vincerà Bush o Kerry ?
Lasciamo definitivamente anche Miami alle 15.00 continuando a scendere per la 1
Sud. Il paesaggio cambia gradualmente, le case iniziano a diradarsi; superiamo
lo svincolo per le Everglades e arriviamo in prossimità delle keys. Siamo
curiosi di vedere come si presentano le famose isole collegate dai lunghissimi
ponti, anch'essi spesso ripresi in molti film. In realtà arriviamo a Key Largo,
la prima in sequenza e anche la più grande, senza rendercene conto. Il
paesaggio è molto omogeneo e piatto, rigorosamente pianeggiante senza alcun
rilievo che appaia a mala pena collinare, e coperto di vegetazione
sub-tropicale. Cominciamo a passare qualche ponte caratteristico per arrivare a
Islamorada e più avanti ancora a Marathon. La strada però non permette di
apprezzare al meglio il panorama e ovviamente non si può sostare
nell'attraversamento del ponte. Quello che invece si nota bene ed è singolare
sono tutti i volatili appoggiati al tramonto nei tralici della corrente piantati
sul mare, che seguono parallela la strada: migliaia, tutti di fila!
A Marathon è già buio e cerchiamo un posto carino per dormire. Sappiamo che
alle keys trovare il motel economico non è impresa facile, tanto più oggi che
è sabato pare impresa impossibile. Ci rassegnamo così a qualcosa di più
lussuoso, trovando il Rainbow Bend resort, con un bungalow a $ 99 a notte. Dopo
un breve giro, ci rendiamo conto che è talmente carino e in posizione
strategica (siamo esattamente a metà strada tra Key Largo e Key West) che
conviene restarci direttamente anche domani notte, tenendolo come punto di
appoggio per il rientro. La nostra camera (è chiamata bungalow ma come al
solito sarebbe più consono il termine appartamento) è spaziosissima, divisa in
soggiorno con tanto di doppio televisore e angolo cottura, camera da letto,
bagno e tanto di tavolino all'aperto nel giardino di fronte all'ingresso:
stupendo! Facciamo un giro per il resort, molto ben curato nei minimi
particolari, attraversiamo il prato con le palme e arriviamo al mare. C'è una
spiaggia dalla bella sabbia (ma sa tanto di artificiale anche questa!), con
pochi sdrai e ombrelloni (il resort non ha molte camere ed è piuttosto raccolto
e intimo), una singolare torre in legno dove si può salire per gli
avvistamenti, strani pedalò gratuiti per girare in mare, e persino un molo dove
sono attraccate delle barchette che si possono affittare. Per la cena
tralasciamo il ristorante sciccoso, dove entro un pò sconvolto in costume
trovandomi di fronte dei camerieri eleganti e raffinati che mi guardano un pò
storto per ordinare un dolce al cioccolato (ma gli USA non erano il paese del
casual?) e sfruttiamo il nostro romantico giardino all'aperto di fronte alla
nostra camera.
Stanotte dobbiamo anche portare indietro l'orologio di un'ora, proprio come in
Italia: in questo viaggio abbiamo battuto ogni record di cambiamento di fuso
orario!
31/10 - 7 miles Bridge; Key West: Hemingway Home & Museum, Most Southern
Point, tramonto
Saliamo nella sala ristorante per la colazione in tenuta da mare, ma ci saremmo
dovuti portare un maglione per la temperatura polare con cui è stato regolato
il condizionatore. Facciamo ancora una breve passeggiata per il resort, che alla
luce del giorno appare ancora più carino. Unico enorme neo: l'acqua torbida e
di un brutto color marrone che rende impossibile il pensiero di farsi un bagno!
Prendiamo l'auto e iniziamo la discesa verso Key West. Attraversiamo i lunghi
ponti che collegano le diverse isole, tra cui il rinomato 7 miles bridge, che
sembra non finire mai! Arriviamo alla nostra meta verso le 10:30, percorrendo
qualche stradina interna e parcheggiando alla Council Hall (ovviamente a
pagamento). Con una breve camminata raggiungiamo la casa di Hemingway (oggi
museo), famoso scrittore che aveva la passione per i gatti e la particolarità
di averne alcuni con ben sei dita. Uno scherzo della natura che si è prolungato
geneticamente nel tempo, dal momento che adesso di gatti in casa ce ne sono
oltre 50 e più della metà di loro hanno questa peculiarità. E la differenza
è chiaramente visibile ad occhio nudo! L'ingresso costa $ 10 a testa. Visitiamo
l'interno della casa, davvero molto bella, enorme e su due piani, tutta in
legno, dove in ogni stanza traspare un pezzo di storia della vita dell'artista.
Proseguiamo poi nel magnifico giardino di vegetazione sub-tropicale, dove
giochiamo un pò con i gatti e troviamo niente meno che l'apposito cimitero dei
loro antenati, lo studio dello scrittore e una piscina vuota. Non poteva
mancare, prima di uscire dal museo, una scappatella al negozio di souvenir per
un amante dei felini come Ste.
Si è già fatta ora di pranzo inoltrata, così mentre passeggiamo veniamo
attirati dal colorato Denny's, una catena di fast food molto presente (almeno
qui in Florida) che non abbiamo ancora avuto modo di provare. A differenza del
classico Mc Donald's, Burger King e vari, qui c'è la cameriera che viene a
servirti ai tavoli con tanto di menù e, soprattutto, le dimensioni degli
hamburger non sono quelle dei concorrenti! Nella convinzione di trovarmi il
normale cheesburger con la mini porzione di patatine fritte, ne ordino uno
doppio e mi arriva un bestio di proporzioni epiche, alto come il bicchiere della
coca cola e quindi impossibile da mettere in bocca senza essere smembrato, con
mezzo chilo di patatine per condimento... questo è un degno panino americano
diamine! Inutile dirlo, costa anche quanto pesa e non certo $ 1 del Burger King...
Proseguiamo la passeggiata per Key West, tagliando l'isola in due verso Sud e
ammirando le spettacolari casette in legno tra le più caratteristiche viste
finora in Florida. E' tutto esattamente identico a come lo si vede negli
schermi, e dico proprio tutto. E' inutile anche descriverlo, basta prendere un
film qualunque ambientato in Florida tra Miami e le keys (che sono una miriade)
e guardare lo stile di vita americano anche se, ovviamente, vederlo con i propri
occhi è molto molto meglio! In breve raggiungiamo il Southern Most Point di
tutti gli USA: una specie di colonnina, dove tutti fanno la foto, che segnala
appena 90 miglia di distanza da Cuba rispetto agli oltre 200 di Miami.
Torniamo, sempre a piedi, al centro di Key West attraversando di passaggio il
cimitero storico (quello degli esseri umani, non dei gatti!) fino a raggiungere
il vecchio porticciolo a nord dell'isola. Compriamo qualcosa in un
caratteristico market che ha la facciata dipinta come quella di un acquario, e
passeggiamo per le caratteristiche viuzze e i pontili in legno dove la gente
inizia a stracolmare e a riunirsi per vedere il tramonto. Ci sono notevoli belle
"barchette" ormeggiate, e degli enormi bestioni a forma di pesce sotto
l'acqua del porto! Le stupende casette spariscono sostituite dai ristorantini,
locali, resort e negozietti di ogni genere (soprattutto di abbigliamento, a
prezzi assai interessanti). Conquistiamo un punto di tutto rispetto per la vista
del tramonto e attendiamo questo che, proprio come dicono, è un vero e proprio
evento festeggiato ogni giorno insieme a migliaia di turisti. Macchine
fotografiche a go-go per il calare del sole sull'oceano anche se, non essendoci
nuvole, il tanto atteso evento risulta un pò piatto e onestamente meno bello di
quanto ci si aspettava. Non lo potrei mai paragonare ad un tramonto di Ao Nang
in Thailandia, tanto per fare un esempio... l'evento veramente mitico e del
tutto inaspettato lo procurano invece i soliti esaltati americani. Poco dopo il
tramonto, una barca a vela con almeno venti persone a bordo attraversa
lentamente il molo tra le urla dei turisti. Da lontano sembra un comune gruppo
di amici che salutano in costume, ma appena ci passano di fronte si svela
l'arcano: sono nudisti venuti a prendere per il sedere (letteralmente!) i
turisti, con dei bei "televisori" integrali e risate a più non posso!
Niente di tremendamente osceno in realtà, anzi assai esilarante e simpatico,
compresa la sconvolgente visione della generosa obesa da 200 chili nuda... beh,
adesso posso dire di aver visto veramente tutto negli States!
Proseguiamo la nostra passeggiata sul molo a spinte, con un incalcolabile numero
di persone che si fermano a guardare i più stravaganti artisti della strada, da
quello che si impicca legato, a quello che fa un pò di circo coi gatti, al
mangiafuoco vestito da wrestling che sembra voler incendiare tutto, e via
andando... Lasciamo una magnifica nave da crociera alle nostre spalle ormai
buio, e rientriamo al parcheggio dell'auto. Durante il tragitto verso Marathon,
ci fermiamo ad un Publix (una catena di grandi market) per comprare dei
tortellini da cucinare nel nostro bungalow-appartamento, insieme a un pò di
insalata e frutta. Rientriamo al resort alle 21:00, ceniamo e facciamo un altra
passeggiata sul piccolo molo.
1/11 - U.S. 1 North; Everglades: Anhinga trail e
Gumbo-Limbo trail
Spendiamo tutta la mattinata in auto per risalire la 1 North verso Miami, fino a
giungere al bivio che porta verso ovest all'interno delle Everglades. Sostiamo a
pranzo ad un Burger King di passaggio (due cheesburer più patatine e coca cola
per $ 6,50), sbagliamo persino strada andando oltre l'incrocio senza vedere il
cartello (per niente evidente, considerata un'attrazione così importante!) e
siamo costretti a tornare indietro. Dal lato Sud dalla U.S. 1 l'indicazione è
ben segnata e così, alla fine, dopo qualche lungo rettilineo in mezzo a
infiniti campi pianeggianti, eccoci al casello d'ingresso dove paghiamo il
biglietto di $ 10 per auto, valido per una settimana intera. Qualche miglio più
avanti e siamo di fronte al Visitor Center che sono già le 15:00 passate.
Preleviamo qualche depliant di informazioni e proseguiamo per l'unica strada (la
9336) che attraversa questa sterminata palude senza fine. Pare che 1/3 della
superficie della Florida faccia parte delle Everglades: è facile intuire che
parliamo di un territorio vasto quanto nostre intere regioni italiane dove non
c'è assolutamente nessun segno di civiltà umana, se non questa strada che la
attraversa in parte da est a ovest giungendo fino a Flamingo. Più a Nord c'è
un'altra arteria principale, la 41, e alcuni parchi nazionali come il Big
Cypress. Uno dei modi migliori per visitare queste terre è considerata la
canoa, con vari percorsi segnati, proprio perchè l'enorme palude mobile
consiste per la maggior parte in un immenso acquitrino con mezzo metro di
livello d'acqua costante, anche quando sembra di vedere in realtà terra, alberi
e vegetazione. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi perchè la vista
inganna! Organizzano anche lunghe escursioni che variano da un giorno solo a
settimane intere e che attraversano le Everglades sul lato costiero da nord a
sud, con accampamenti in punti prestabiliti. Questo luogo è una vera miniera
d'oro per gli appassionati di natura poichè è sede di numerose specie floreali
e faunistiche interessanti, e soprattutto per il bird-watching durante i periodi
di migrazione. I binocoli sono d'obbligo. Ed è tra l'altro uno dei due soli
luoghi al mondo dove convivono insieme alligatori e coccodrilli, che qui si
possono incontrare casualmente ovunque nel loro habitat naturale.
Dopo poche miglia, vista l'ora, ci fermiamo subito nella piazzola organizzata da
dove partono l'Anhinga e il Gumbo Lingo trail. Sono questi due tra tanti
sentieri attrezzati con passerelle in legno che permettono di passare sopra la
palude e dedicarsi all'osservazione. C'è una pace assoluta e i turisti si
contano sulle dita delle mani. Alcuni preziosi cartelli mostrano e spiegano le
specie che si possono avvistare. L'Anhinga trail prende il suo nome proprio
dall'omonimo volatile, di cui vediamo subito diversi esemplari. Ammiriamo da
vicino anche un magnifico Airone Blu, che vive solo da queste parti, altri
aironi comunemente bianchi, un alligatore in lontananza che ci viene segnalato
da due turisti di passaggio, una tartaruga marina che nuota tranquillamente a
fianco del viale principale (non pensavo ci fossero anche queste!), il tutto
immerso nel profondo silenzio della natura in un habitat strepitoso. Il sentiero
di passerelle ad anello dell'Anhinga è di appena 800 metri, ma tra una doverosa
fermata e l'altra, impieghiamo tre quarti d'ora abbondanti per tornare al punto
di partenza dove, prima che faccia buio, ci inoltriamo all'interno del Gumbo
Lingo trail. Anche questo è lungo 800 metri, ma a differenza del primo che
passa sopra l'acqua della "prateria" mobile, questo si inoltra
all'interno della jungla con alberi talmente intricati da non far passare uno
spiraglio di luce. Non ce lo godiamo per niente e lo percorriamo per metà in
piena corsa, dal momento che si presenta l'insormontabile problema delle
zanzare. Mai viste così tante in nessun paese tropicale con annessa jungla dove
siamo stati! Nonostante il nostro autan, che evidentemente mangiano a colazione
come antipasto, lo stridulo acuto degli odiati volatili si fa sempre sentire
nell'orecchio, i bubboni da puntura aumentano sempre più e mi vengono i crampi
alla mano a furia di eliminarli sulla povera schiena di Stefania ricoperta da
decine di questi mostri per volta. La fine del sentiero appare come la classica
luce del corridoio buio interminabile dei film horror. Per fortuna la
raggiungiamo presto e corriamo subito nell'auto. Qui, alcuni giganteschi uccelli
neri che starnazzano aspettano qualche briciola da mangiare in atteggiamento
sfrontato, salendo persino sul cofano della macchina nel nostro pieno stupore!
Possiamo lasciare le Everglades per oggi. Torniamo nella strada principale e
proviamo a proseguire un pò sulla 9336 per qualche miglio, ammirando lo
stupendo tramonto in un paesaggio selvaggio e del tutto solitario. La palude si
estende a 360° fino all'orizzonte, ed è raro incrociare un auto in questo
rettilineo senza fine: ancora una volta esattamente come si vede nei film...
Usciti dal casello torniamo nella 1 e cerchiamo un vicino motel tra quelli visti
all'andata: il Travellodge va a meraviglia, con una stanza a $ 55 e un Pizza Hut
take away vicino, dove Stefania ha la faccia tosta di vincere al primo colpo un
pupazzetto giocando appena 50 centesimi in quelle macchinette con la piccola
"gru" mobile da manovrare nella mischia di possibili peluche da
prelevare.
2/11 - Everglades trail: Pineland, Pahayokee Overlook,
Mahogany Hammock; Flamingo; West Lake trail; 40 west; Airboat; Naples
Rientriamo alle Everglades sulla 9336, andando più avanti del tratto percorso
fino a ieri e scorgendo ai lati della strada i trail organizzati per le canoe.
Alcuni sembrano veramente lugubri e da film horror, addentrandosi in stretti
percorsi in quella fitta ed intricata ragnatela di mangrovie che deve pullulare
di milioni di zanzare, mentre altri appaiono più rilassanti su grandi laghi
all'aria aperta e alla luce. In entrambi i casi purtroppo esiste il problema
fisico della canoa: ovvero, bisogna portarsela appresso in qualche modo in auto
per miglia perchè dal visitor center a Flamingo non c'è altro posto per
affittarla!
Continuiamo la nostra perlustrazione fermandoci nei successivi trail visitabili
a piedi, iniziando dal Pineland (caratteristico per questo tipo di albero), poi
per il Pahayokee Overllook (una terrazza con vasto e ottimo panorama sulla
palude), e per finire il Mahogany Hammock. Tutti meritano di essere visti e
presentano caratteristiche diverse. Oltre ai numerosi avvistamenti si ha la
possibilità di osservare e capire (è sempre tutto spiegato nei cartelli
educativi) l'importanza delle alghe e delle mangrovie nell'eco-sistema, così
come dell'acqua stessa in contrapposizione con il fuoco. Gli incendi possono
sembrare dannosi ma non tutti sono repressi perchè servono anche per far vivere
una particolare specie di alberi che ha la corteccia sviluppata appositamente
per resistere al calore e da cui non potrebbero vivere senza. Abbiamo persino
l'opportunità di vedere un groviglio di radici e rami che creano uno strano
muro compatto, formatosi da poco per il passaggio degli uragani che
quest'anno, tra Charlie, Ivan e vari, sono stati particolarmente temuti e hanno
lasciato il segno qui in Florida.
Arriviamo a Flamingo e ci fermiamo al Visitor Center per reperire qualche
informazione e cartina. Siamo di fronte all'oceano e da qui si possono fare cose
interessanti avendo un pò più di tempo. Dopo un breve giro, decidiamo di
tornare indietro ma sbaglio direzione di marcia di una delle tre strade
parallele asfaltate a pochi metri di distanza sul prato una dall'altra, del
tutto deserte. Dopo dieci metri (contati) spuntano dal nulla addirittura due
auto della polizia che mi fermano all'istante. Meno male che andavo a passo
d'uomo e mi sono reso conto dello sbaglio, a cui avrei potuto rimediare subito
spostandomi tre metri sul'altra corsia asfaltata nella direzione giusta. Il
poliziotto scende tutto d'un pezzo dalla sua auto, si avvicina con camminata
americana, e mi chiede, seguendo passo per passo un film poliziesco, la patente
e i documenti dal finestrino mentre io non mi azzardo a togliere le mani dal
volante come letto nei numerosi suggerimenti. Tempo 15 secondi da quando ho
abbassato il finestrino e una nuvola nera di zanzare riempie clamorosamente
l'auto... mi pungono dappertutto, persino nel labbro e sotto l'occhio, tanto da
istigarmi a fare una battuta per niente apprezzata dall'uomo di legge del tipo:
"Ci sono molte zanzare da queste parti, eh?". Il poliziotto capisce
subito che siamo turisti (ovviamente) e immagina che l'auto sia affittata
chiedendomi anche il contratto della compagnia, che non riesco a trovare nel
cruscotto: l'ho lasciato in valigia! Perso un pò di tempo, mi chiede
cortesemente senza fare una piega di rientrare in auto. Niente paternale e
niente multa ma mi spiega come fare per spostarmi nella corsia parallela e
levarmi "gentilmente" dalle scatole... e ci scorta fino a che non
lasciamo alle spalle Flamingo! Troppo americano!
Nel frattempo, l'abitacolo è diventato un inferno zeppo di mosquitos assatanati
e siamo costretti a fermarci alla prima piazzola per farne una carneficina. Non
so davvero quante decine e decine ne abbiamo eliminato in pochi minuti: guai a
chi si azzarda a riaprire il finestrino! Ci aspettavamo una realtà simile a
quella della Thailandia e dello Sri Lanka, in pieno clima tropicale, ma questa
è tutt'altra cosa, un vero incubo! Terminiamo la nostra visita alle Everglades
con un altro trail sulla via di ritorno: il West Lake, che si affaccia
sull'omonimo lago dove si può anche andare in canoa. E' un tratto corto ma
estremamente interessante, che si districa all'interno della foresta di
mangrovie e sbuca, sempre con passerella in legno, sul lago dove si scorgono,
appostati in una piccola isoletta di sabbia, migliaia di uccelli ammassati
insieme.
Anzichè tornare sulla 1, prendiamo una delle sue parallele verso nord che dalla
cartina sembrano accorciare la strada per la 41, l'arteria principale che
attraversa le Everglades e la Florida da est a ovest e dove speriamo di trovare
per tempo la possibilità di fare un tour con l'airboat. Pensavamo di trovare
una strada sola, così come segnato nella nostra cartina che a quanto sembra è
del tutto inadeguata, e ci ritroviamo in un groviglio di strade parallele,
trafficate più di quelle di Miami, e tutte uguali! Comunque sia troviamo
l'imbocco per la 41 e dopo poche miglia, già prossimi al tramonto, troviamo uno
dei centri che organizzano gli airboat. Siamo fortunatissimi chè arriviamo
all'ultimo giro disponibile prima che faccia buio e, a quanto dice il ragazzo
che è il nostro "autista" e guida, anche all'ora migliore del giorno,
proprio perchè il tramonto è prossimo e gli avvistamenti sono più frequenti.
In un paio di minuti passeggiamo dietro la biglietteria dove alcuni esemplari di
alligatori sono tenuti in gabbia, tra cui uno di dimensioni mostruose molto
anziano. Saliamo nel nostro airboat e ci rendiamo conto di essere i soli, tanto
per cambiare (molto meglio così!), mentre la guida ci spiega (ovviamente in
americano) le solite regolette doverose di ogni tour su cosa fare e soprattutto
non fare: mettersi i tappi di cotone (che ci fornisce) sulle orecchie per non
rimanere assordati dal frastuono dell'elica, non sporgersi, non mettere le
braccia fuori a portata di alligatori e per finire... beh... se
"dovesse" capitare che uno di quei cosi salti con un balzo sull'airboat
davanti ai nostri sedili, non preoccuparci perche è un problema suo. Come? Eh
no caro, se uno di quei mostri mi salta davanti è un problema mio eccome, un
grosso problema!!! Eccitati e carichi di adrenalina (sarà la paura?) iniziamo
così il nostro tour partendo da una diramazione senza vegetazione che sembra un
fiume (in realtà, non c'è terra ed è sempre tutta acqua quella intorno).
Quella grossa elica fa veramente un gran baccano, mentre il pilota si diverte a
governare lo scafo (lui è seduto più in alto rispetto a noi), regalandoci
qualche grido con le sue stupefacenti "sgommate" nella palude. E' un
vero spasso, e i colori del tramonto sono magnifici! All'inizio sembra di
schiantarsi contro la terraferma quando si entra a tutta velocità sull'erba,
poi ci si fa l'abitudine rendendosi conto che questa palude piatta è davvero
sterminata e si estende all'orizzonte da qualsiasi parte la si guardi, spezzata
solo da qualche albero o cespuglione cresciuto un pò troppo che si erge come
una cattedrale nel deserto!
Dopo aver apprezzato le doti sportive della nostra guida, adesso è l'ora della
cultura. Con varie soste, ci viene spiegato minuziosamente l'importanza di ciò
che stiamo vedendo: dal fiore bianco, all'airone sull'attenti per il pericolo
dell'alligatore, e ovviamente, agli alligatori stessi. "This is the best
time" continua a ripeterci il ragazzo, e infatti ne vediamo parecchi. Lui
li avvista da lontano, ormai è il suo mestiere ed è esperto. Si ferma, e
osservando soltanto gli occhi e il naso dell'alligatore riesce a capirne la
stazza e l'età. Dal suo comportamento, invece, se è solo o in compagnia. E
mentre la testolina di uno dei rettili punta verso di lui, ci dice che in realtà
l'alligatore sta guardando noi, poichè la loro vista funziona lateralmente e
non frontalmente come quella umana. Racconta inoltre che prima i tour con gli
airboat erano liberi, mentre oggi sono soggetti a molti vincoli e restrizioni.
Lui è contentissimo del lavoro che fa perchè gli permette di stare a contatto
con la natura in questo magnifico luogo e può insegnare a tanta gente nozioni
importanti e utili sulla flora e la fauna che vanno protette e conservate
incontaminate. Dopo queste e altre memorabili spiegazioni, torniamo alla base
ormai quasi buio e dopo 45 minuti abbondanti di airboat. Un'esperienza davvero
memorabile, che costa tra l'altro appena $ 14 a testa più una meritata mancia
per il nostro simpatico e colto accompagnatore.
Alle 18:00 riprendiamo il tragitto per la 41 che si rivela una lunghissima linea
retta interminabile, tale da costringere il guidatore (cioè io) a gioire
nell'incontrare quelle variazioni di pochi gradi (da noi chiamate comunemente
"curve") che provocano la lieve rotazione del volante e ti gratificano
facendo sembrare che finalmente servi a qualcosa e stai davvero guidando... una
strada che di notte, tra l'altro, sembra sospesa nel nulla e nel vuoto assoluto,
visto che per decine di miglia non c'è un centro abitato e solo una buia palude
intorno! L'autoradio, in questi casi, diventa una delle invenzioni più
apprezzate che l'uomo abbia mai creato...
Arriviamo a Naples alle 22:00 e alloggiamo al Red Roof Inn motel sfruttando i
coupon trovati in una rivista al Burger King e pagando una camera al prezzo
scontato di $ 41 (comprese tasse)! Questa dei coupon è una vera dritta di cui
ho sentito molto poco parlare ed ho scoperto oggi invece funzionare davvero.
Esistono vere e proprie guide di motel per tutto lo stato piene zeppe di
tagliandini che permettono, dietro semplice presentazione alla reception, di
avere un consistente sconto sulla camera. Ovviamente deve esserci la
disponibilità, poichè solo un tot. di stanze saranno riservate per il coupon.
La cosa interessante è che in ogni caso si può avere già un prezzo
indicativo, un'idea precisa e un indirizzo a cui rivolgersi quando si entra in
una città e si deve cercare alloggio, sfogliando semplicemente la guida
promozionale (del tutto gratuita).
3/11 - Naples: beach & Pier; Caribbean Gardens and
zoo; Fort Myers
Alle 10:00 parcheggiamo l'auto e passeggiamo per la 5fth avenue, la strada
principale del centro di Naples, ricca di negozi di abbigliamento delle grandi
firme italiane e non, di banche e di gente vestita di classe (che da noi sarebbe
normale, ma qui siamo in america...). Sostiamo in un Sturbucks per la colazione
(un bel cappuccino simile a quello italiano ci voleva proprio!) e proseguiamo la
camminata anche per le vie secondarie. Siamo in una delle cittadine più ricche
della Florida e si vede eccome! A parte le solite ville da urlo, circondate da
verde e quiete, di fronte ad un mega hotel rimaniamo a bocca aperta dalla vista
di uno splendido laghetto che riflette il cielo (con tanto di paperelle)
circondato da case solitarie da sogno. Diciamo la classica dimora sul lago che
si vede nei film, qui però siamo in piena città... come se non bastasse, a due
passi c'è il mare. Proprio alla fine della 5fth avenue infatti si trova il
litorale. Spostiamo l'auto più vicino in un parcheggio a pagamento, e dopo
pochi metri siamo al Pier, il lunghissimo molo in legno sulla spiaggia: la più
bella vista finora con una sabbia bianca e fine, mare calmo di un bell'azzurro e
vegetazione tropicale retrostante. E' organizzata con bagni, camerini e docce,
rete da pallavolo e così via, ma senza sdrai o stabilimenti che ingombrano. Non
c'è neanche la possibilità di affittare canoe, pedalò, moto d'acqua e varie e
questo rende la spiaggia molto rilassante e libera. Percorriamo il molo per
intero, notando una sfilza di pescatori appassionati di lenza che preparano
enormi esche per prendere enormi bestioni sottostanti. C'è anche un delizioso
punto di ristoro e più avanti un punto di osservazione con tanto di panchine.
Rimaniamo una mezz'oretta ad osservare emozionati il nostro primo delfino in
mare aperto: è bellissimo e spunta ogni tanto in superficie a respirare! Siamo
allibiti però nel notare che nessuno lo calcola al di fuori di noi... è
evidente che i delfini qui sono cosa comune...
Andiamo a rilassarci in spiaggia e a fare un bel bagno. Per pranzo compriamo un
hot dog e uno smoothies strawberry sul molo e lasciamo il litorale dopo le
15:00.
Ci spostiamo ai Caribbean Gardens, attirati da un depliant reperito al Pier e
dalla possibilità di vederne i giardini tropicali. Si entra da un piccolo
laghetto immerso nel verde dove nuotano liberamente papere e piccole tartarughe.
All'ingresso compriamo i biglietti, ci viene data una mappa e scopriamo che in
realtà l'attrazione è Caribbean Gardens & Zoo e comprende quindi anche la
visita a diverse specie animali. Per fortuna, non ce ne sono chiusi in gabbia ma
sono tutti lasciati più o meno "liberi" all'interno di recinti. Dopo
l'area floreale (in realtà assai limitata), passeggiamo per il reparto dei
felini tra leoni, tigri e le rare pantere della Florida. Un cartello spiega come
di queste ultime ne siano state uccise parecchie dalle auto durante
l'attraversamento: e io che pensavo che il cartello "attenti alle
pantere" sulle strade fosse la solita americanata... Il posto è molto
rilassante e immerso nel verde. Al centro vi è un laghetto che si può visitare
prendendo un caratteristico battello che effettua dei percorsi guidati attorno a
delle piccole isolette dove vivono specie diverse di lemuri. E' senza dubbio la
cosa più originale e interessante di questa attrazione! Il
"comandante" è un personaggio come tanti altri qui negli States e ci
istruisce con le sue spiegazioni, infogandosi tremendamente nel vedere le mamme
con i piccoli, oppure di fronte ad alcuni esemplari che escono dalla loro
casetta in legno all'improvviso, compiendo continue manovre
"avanti-indietro" per ripetere l'avvistamento e permetterci di
scattare le foto di rito. Terminato il giro proseguiamo per altre aree dello zoo
trovando pappagalli, "wild dog" (una razza particolare di cani agili e
velocissimi che vivono in Africa), tartarughe, cervi, alligatori, e molto altro
ancora (di cui specie sconosciute di animali dei quali ignoravo l'esistenza...).
All'uscita compriamo alcune cartoline nel negozio di souvenir e lasciamo Naples
alle spalle proseguendo verso nord fino a Fort Myers. Qui cerchiamo a lungo un
motel fino a trovare il Palm Beach, un pò in periferia. E' certo uno dei più
spartani che è capitato fino ad ora. Di fronte abbiamo un Domino's, catena di
fast food simile al Pizza Hut, che scegliamo subito per portare via una bella
pizza "take away". Ci rendiamo presto conto che anche il quartiere
dove siamo capitati non deve essere certo tra i più rinomati. Prima di noi c'è
una ragazzina di colore vestita con la maglia al contrario (in entrambi i sensi:
l'etichetta di dietro davanti e il vestito al rovescio), la quale si lamenta
energicamente in gergo che è da mezz'ora che aspetta l'ordinazione. Il ragazzo
del Domino's, bianco, alto 1 metro e 90 con fisico alla Swarzy, ovviamente non
fa una piega. Non fa in tempo ad uscire la ragazza che entra un altro
personaggio, anch'egli di colore, anch'egli vestito in maniera esageratamente
trasandata, con i boxer rossi che escono fuori dal suo pigiama strappato
dappertutto che gli scende a mezzo sedere, grosso quanto il tipo delle
ordinazioni. Impossibile capire il discorso tra i due, in un gergo che fa
sembrare la lingua americana non molto differente dalla cinese... visi non
proprio simpatici, anche se certo non è il caso di giudicare per così poco.
Certo non siamo a Naples e in ogni caso... meglio prendersi la nostra pizza e
coca cola per $ 15 e rientrare subito in motel!
4/11 - Sanibel Island; Captiva Island: spiaggie e tour
delfini in barca
Alle 9:30 siamo in auto per le vie di Fort Myers. Al primo impatto il centro non
lascia una buona impressione, con questi palazzoni e isolati un pò più
"decadenti" della media. Poi attraversiamo invece un bel quartiere
residenziale che risulta assai più attraente (ma non come quello visto a Naples
ieri!). Più avanti ancora arriviamo al ponte dove si paga il toll di ben $ 6
(pedaggio) che collega a Sanibel Island: è il doppio di quello che ci aveva
comunicato Erika, ma probabilmente è dovuto ai problemi creati dagli uragani di
fine estate. Ci fermiamo al visitor center per reperire la solita cartina e le
informazioni e scopriamo per iniziare che l'isola è divisa in due: la parte
occidentale è visitabile liberamente dai turisti, la parte orientale è adibita
a riserva naturale ed è accessibile tramite ulteriore pagamento d'ingresso.
Facciamo un giro percorrendo le uniche due strade che attraversano l'isola,
rimanendo favorevolmente impressionati dai velocissimi lavori di
ristrutturazione dei danni provocati dagli uragani: le case sono incolumi e la
maggior parte della vegetazione appare intatta.
Ben diversa è la situazione invece a Captiva Island, l'isola immediatamente
successiva collegata anch'essa da un piccolo ponte. Qua i danni si vedono
chiaramente e in maniera inequivocabile! Buona parte delle palme sono spezzate,
molti alberi rasi al suolo e si vedono di frequente quegli
"agglomerati" di rami che formano un blocco unico che avevamo già
visto in un trail alle Everglades. Rimaniamo sorpresi per le case invece che non
presentano gravi danni eccetto qualcuna con il tetto in parte rovinato. Se
l'uragano ha la forza di sradicare gli alberi con le radici, perchè non anche
le case visto che sono tutte in legno? o forse, visto che parliamo di gente
ricca da queste parti, sono tutti assicurati e ogni volta se la ricostruiscono a
tempo di record? E' un mistero a cui cercheremo spiegazione. Nel frattempo,
rimaniamo impressionati dal paesaggio di questa natura "spezzata"
dalla sua stessa forza distruttiva. Captiva Island è un pò più selvaggia di
Sanibel e c'è addirittura solo una stretta strada che la percorre da sud a nord
per intero.
All'estremità settentrionale dell'isola ci fermiamo in un parcheggio a
pagamento per vedere la spiaggia. La macchinetta che prende i soldi però non
funziona: l'uragano deve aver danneggiato anche questa! Non c'è nemmeno alcun
addetto così, dopo aver visto altri turisti provare e riprovare come noi invano
a infilare le banconote, ci rassegniamo "molto dispiaciuti" a goderci
un pò di relax gratis (per una volta!). In realtà restiamo un pò delusi perchè
ci aspettavamo le conchiglie e un mare più bello, che invece appare torbido e
molto mosso. Erika l'ha descritto come un paradiso e invece era molto più bello
a Naples! E' comunque difficile dare un giudizio in questo momento, visto che
con tutta probabilità l'eco-sistema di entrambe le isole ha subito un duro
colpo dalla devastazione degli uragani. Basta vedere di fronte a noi le ruspe
che lavorano sul giardino del resort, le palme alte scarne come i rami degli
alberi secchi e quelle basse nuove appena piantate per sopperire alle
sradicate... probabilmente anche le conchiglie sono state spazzate via e ne
rimangono solo alcuni residui in piccole strisce di sabbia... per fortuna
gabbiani e pellicani non mancano mai a vivacizzare l'oceano e riusciamo a vedere
non molto lontano anche diversi delfini nuotare in coppia.
Pranziamo con qualche panino comprato al market all'ingresso dell'isola e ci
dirigiamo verso il centro dove, in un piazzale, un'agenzia che abbiamo visto nei
depliant del visitor center effettua tour in barca per l'avvistamento di
delfini. Chiediamo informazioni e prenotiamo per quello delle 15:30 per $ 20 a
testa. Mentre saliamo in barca dal molo, abbiamo modo di riscontrare che anche
qui il mare è a dir poco pessimo: molto torbido, scuro e carico di foglie, rami
e fango. La gita in battello si rivela invece molto rilassante nel primo tratto,
dove navighiamo all'interno del golfo, ed eccitante nella seconda, dove iniziano
gli incontri con i dolcissimi e intelligenti mammiferi. Il comandante spiega
come loro amino il rumore del motore (è per quello che si vedono sempre seguire
le imbarcazioni sulla scia della schiuma posteriore) e le grida dei bambini: una
bella esperienza!
Al termine della gita alle 17:00, torniamo a Sanibel giusto in tempo per il
tramonto sulla spiaggia, calpestata da migliaia di volatili di ogni tipo, forma
e grandezza, che ne donano un grande fascino.
Riprendiamo il nostro viaggio in auto percorrendo la 41 nord fino a Sarasota,
dove alloggiamo all'Allamanda motel, piuttosto spartano ma con una signora
polacca veramente simpatica e disponibile che lo gestisce. La camera viene $ 57
e, nonostante sia un pò datata, è comunque pulita e confortevole. Il
parcheggio dell'auto, come nella stragrande maggioranza dei motel, è proprio di
fronte alla stanza. Per cena improvvisiamo il nostro primo "dry e thru"
da Burger King, ovvero l'ordinazione e il prelievo del cibo senza scendere
dall'auto. Proprio come si vede nei film, si segue il corridoio in fila, si
arriva ad una specie di altoparlante che chiede l'ordinazione (c'è il
cartellone col menù appeso dietro!), si attende qualche minuto al massimo ed
ecco qualche metro più avanti arrivare un ragazzo che consegna la cena e prende
il pagamento. Funzionale, essenziale, efficiente, veloce e... mostruoso... la
pigrizia americana non ha eguali nel mondo! Certo è che, come prima esperienza,
è un pò traumatica per chi come noi non è abituato a questi sistemi: proprio
perchè il servizio si basa su tempi stretti, non è facile decidere al volo
cosa prendere dal finestrino, spiegarlo in fretta e furia al microfono con
l'altoparlante che incalza l'ordinazione e il piccolo monitor dove compare in
tempo reale quello che si è appena deciso... una cosa però è fuori da ogni
dubbio: le risate sono assicurate!!!
5/11 - Sarasota; Ringling Museum, Cà D'Zan Mansion,
Circus Museum, Museum of Art
Una breve sosta al Wallgreens (catena di market) per gli alimenti di prima
necessità, ed eccoci per le strade di Sarasota, un'altra bella cittadina della
Florida. Oggi proviamo a dedicare la nostra attenzione ad un pò di cultura e
storia visitando il Ringling Museum of Art, che corrisponde al lascito di John
Ringling (1866-1936) e di sua moglie. John Ringling legò questo museo, la sua
collezione e i 66 acri di terre e giardini che dominano la Baia di Sarasota alla
gente della Florida. Lo Stato prese possesso della proprietà e ne trasferì
l'amministrazione alla Florida State University, fondando così uno dei più
grandi e unici centri culturali universitari in America. L'ingresso è sulla
U.S. Highway 41 (Tamiami Trail) dove parcheggiamo l'auto e paghiamo il biglietto
si $ 15 a testa che comprende ben tre diversi musei inseriti in un unico parco.
Iniziamo con la Cà D'Zan Mansion (che in dialetto veneziano significa
"Casa di Giovanni"), la residenza invernale dei Ringling dove veniamo
condotti da una divertente macchinina elettrica che fa il servizio di
accompagnamento. In realtà, la distanza è percorribile tranquillamente a
piedi... Ci aggreghiamo ad uno dei tour guidati che partono frequentemente per
la visita all'interno della villa, disegnata da un architetto newyorkese e
costruita tra il 1924 e il 1926. Cà D'Zan rievoca lo stile veneziano-gotico dei
palazzi che i Ringling ammirarono durante i loro viaggi, ed oggi è
completamente restaurata nella sua magneficienza. Non paragonabile ai capolavori
veneziani secondo me, ma sicuramente molto bella e rifinita nei particolari.
Bisogna tener presente poi che qui siamo in America e non in Europa, e quindi
questo è un pezzo di storia e arte importantissimo.
Dopo la visita della mansion passeggiamo per il parco e il Garden Rose, entrambi
abbelliti volutamente dai proprietari che, non accontentandosi delle locali
pianti quali palme, querce e pini, aggiunsero una collezione di piante esotiche
incluso l'albero delle salsicce, alberi del pane e araucarie. Arriviamo al
Circus Museum, un curioso ed originale museo dedicato al circo e ai suoi artisti
(John ne aveva uno a Sarasota con cui fece fortuna con i suoi fratelli). E' poco
più di un capannone dove sono stati raccolti oggetti che documentano la storia
del circo americano e dove sono esposti volantini, poster, fotografie, costumi,
attrezzi dello spettacolo, vagoni circensi minuziosamente dettagliati, nonchè
(la cosa a mio parere più simpatica da vedere) la ricostruzione di un circo in
miniatura!
Per ultimo visitiamo il Museum of Art, dove i Ringling accumularono una
collezione di oltre 600 dipinti in vari saloni, diverse sculture e oggetti di
decorazione. Qua si trovano opere di Rubens, Poussin, Hals, Velàzquez, De Hemm,
Cranach, Pietro da Cortona, Guercino e altri grandi artisti del Rinascimento e
del Barocco.
Verso le 15:00 ci spostiamo per pranzo in un buffet italiano trovato nei
numerosi depliant, dove con $ 11 a testa beviamo e mangiamo a più non posso
qualcosa che assomigli alle nostre specialità più succulente (si inizia ad
essere stanchi dei fast food dopo due settimane!). Imbocchiamo quindi la
Interstate 75 nord fino a St. Petesburg, attraversando nei pressi della baia un
colossale ponte da ben 11 miglia! E' troppo tardi per fermarsi a vedere la città
e così tiriamo dritti per la 19 nord percorrendo un lungo tratto fino a Crystal
River dove arriviamo alle 20:00 passate. E' una tappa obbligata visto che domani
abbiamo il tour dei lamantini prenotato per la mattina presto. Mentre cerchiamo
alloggio ci rendiamo conto che questa piccola cittadina americana è divisa in
due ed è alquanto tranquilla e a tratti buia. In alcuni frangenti, queste case
isolate nel bosco mi danno un'idea similare a quelle di Stephen King del Maine e
un senso di solitudine quasi inquietante... Troviamo un motel spartano con una
signora un pò scoppiata e molto simpatica che ci offre una camera per $ 55 in
tutto, vicinissimo al Days Inn (che costa parecchio di più) il quale è il
punto di ritrovo per il tour.
Avendo mangiato bene a pranzo, a cena ci accontentiamo della solita spesuccia al
Wallgreens, sempre presente in qualunque centro abitato della Florida.
6/11 - Crystal River: tour snorkelling con lamantini; Treasure Island: spiaggia
Alle 7:45 in punto siamo di fronte al Crystal River Watersport, proprio dietro
il Days Inn motel. Entriamo nel caseggiato in legno immerso nel giardino verde
con il fiume alle spalle. Una signora risale alla nostra prenotazione e ci
mostra l'attrezzatura per il tour con i manatee (lamantini), che consiste in uno
snorkelling sul fiume nel quale questi animali vivono liberamente. Prendiamo
maschera e pinne, indossiamo la muta insieme ai nostri compagni (siamo in 6 per
lo snorkelling e 2 per un'immersione diving), e attendiamo qualche minuto
infreddoliti (sembra incredibile ma da ieri notte è arrivata un'aria gelata!).
Un signore ci fa nuovamente accomodare dentro per vedere un breve documentario
sulla vita dei lamantini, e sulle precauzioni da prendere per provocare meno
disturbo possibile a questa specie in via di estinzione che vive praticamente
solo in Florida in alcune regioni. Il fiume del Crystal River è una di queste,
e pare che diventi il loro habitat durante la stagione fredda, nel momento in
cui i lamantini lasciano l'oceano e si rifugiano in queste acque dalla
temperatura più mite. Il documentario infonde una tenerezza incredibile. Questi
animali sono completamente miti e docili, di una perfetta ingenuità, con una
testa grande più o meno quanto quella di un uomo, occhi piccoli e muso grande,
un corpo enorme che sembra un dirigibile gonfiato tanto da esplodere che può
arrivare a diversi metri di lunghezza, e una sola pinna posteriore. In effetti
sembrano come i trichechi ma non hanno i denti, e per mangiare le alghe del
fondo le portano alla bocca con le due pinne superiori (proprio come noi umani
il cibo con le mani) e le masticano ruminando goffamente! Sono della famiglia
dei sirenidi e c'è la leggenda che Cristoforo Colombo, arrivando alle americhe,
ne abbia scambiato qualcuno per un essere umano creando il mito appunto della
"sirena"). Sono tanto grandi e grossi quanto bonaccioni. Il loro
problema è proprio questo, insieme al fatto che sono lenti e non possono fare
alcun male. La loro curiosità spesso li spinge verso le barche provocando gravi
ferite al corpo dalle pale delle eliche. Oggi, per fortuna, con una campagna di
sensibilizzazione, dovuta anche a queste iniziative turistiche, il Crystal River
è chiuso alle barche a motore e per navigare bisogna chiedere i permessi.
Consigliano di non disturbare l'animale in nessun modo, non fare movimenti
bruschi in acqua e nuotare lentamente, non urlare e parlare a bassa voce, non
prendere mai alcuna iniziativa nei loro confronti. Deve essere lui ad
avvicinarsi e a stabilire un contatto, che in genere avviene proprio per la loro
curiosità. Alla fine del documentario, non possono mancare le americanate di
rito, che mostrano gli atti di eroismo nelle operazioni di salvataggio di
lamantini feriti, che vengono prelevati, portati in elicottero in speciali
container per le cure e riabilitati. In questo caso sono a fin di bene, quindi
voto appieno per le americanate...
E' ora di muoversi! Viene preparata l'imbarcazione ma, con grande sorpresa, non
prendiamo il largo dal fiume che è di fronte a noi. Ci viene detto di seguire
in auto la nostra guida che condurrà il gruppo poco più avanti al molo sul
porto: nessun problema, tranne per il fatto che siamo "comodamente"
vestiti con la muta da megalomen a piedi scalzi e guidare è proprio buffo! Se
ci ferma la polizia adesso se ne fanno di risate eh!? Arrivati al porticciolo,
la nostra imbarcazione viene ammarata e arriva il capitano, un signore sulla
sessantina, un vero americano della marina. E' questa è un'altra sorpresa: ci
salverà lui se qualcuno si sente male? Navighiamo dunque tra le placide acque
del Crystal River, ammirando lo splendido paesaggio intorno e la vita americana
di provincia. E' tutto di una tranquillità inverosimile, e che meraviglia
quelle casette sul lago col molo privato e la barchetta in legno sul fiume! Mi
rode un profondo senso di invidia perchè qui non parliamo dei ricchi di Naples,
questa è una cittadina qualunque dell'interno della Florida e tra l'altro ben
lontana dal turismo di massa...
Dopo appena un quarto d'ora di quiete, svoltiamo in un'ansa e scorgiamo due
imbarcazioni e due ragazzi facendo snorkelling alle prese con i lamantini.
"Siamo arrivati!" dice il capitano. Appena fermi, i curiosi animali
iniziano ad avvicinarsi e aumentano sempre più di numero sotto i nostri occhi
sbalorditi: sono davvero grossi! Indossiamo maschere e pinne, e ci immergiamo
lentamente per non spaventarli. Cosa che risulta molto più difficile del
previsto, primo perchè l'acqua è a dir poco gelata (altra sorpresa inaspettata
per me, ma non si rifugiano qua per la temperatura mite!?), secondo perchè non
si vede nè il fondo nè a pochi metri di distanza visto il colore torbido del
fiume, e terzo perchè sono loro a farci inizialmente un pò di paura. Una volta
sotto infatti, veniamo letteralmente circondati da questi bestioni! Me ne
ritrovo tre tutti insieme, due ai lati e uno in sotto, talmente vicino quasi da
stritolarmi. Ma nonostante la loro mole intimidatoria, ci accorgiamo presto che
si muovono talmente lenti e con tanta eleganza da non poter fare alcun male
involontario. Iniziamo ad accarezzarli nella loro grossa pelle simile a quella
degli elefanti (a loro piace molto essere "grattati" nella schiena), e
a qualcuno persino in testa. Passano ovunque nei pressi dell'imbarcazione e sono
di una dolcezza a dir poco commovente. Si strusciano persino tra di loro per
avere le coccole, proprio come fanno i gatti poggiando la testa di uno sul corpo
dell'altro, nuotano a pancia in su, strizzano quegli occhietti ingenui e nuotano
quasi sempre insieme. Sono bellissimi, stupefacenti! La guida ci aveva detto che
erano animali dall'animo gentile, con la pace nel cuore, ed è assolutamente così.
Sono semplicemente dei bonaccioni, dei teneroni con una continua voglia di
giocare e di affetto. Sembrano degli angeli puri scesi sulla terra, è pazzesco
che animali così affascinanti stiano rischiando di estinguersi. Rimango tre
quarti d'ora in acqua ad ammirare questo spettacolo e poi sono costretto a
desistere per il freddo. Non ho mai avuto freddo con la muta addosso ma qui
l'acqua è davvero congelata! Gli altri del gruppo sono quasi tutti rientrati,
rimangono con i lamantini solo Ste e un'altra ragazza. Lo spettacolo continua
comunque anche da sopra la barca, poichè i lamantini passano di continuo e
qualcuno riesce a fargli le carezze in superficie sul muso! Provo a fare qualche
foto decente almeno da qua con la mia bella Canon EOS 300D, dal momento che con
la fotocamera subacquea devono essere uscite pessime col torbido e il pulviscolo
fangoso del fiume. Rientrato tutto il gruppo dello snorkelling in fase di
assideramento, è l'ora dei due ragazzi del diving che, accompagnati dal
capitano, vanno a visitare una grotta sotterranea nei pressi. Mentre li
aspettiamo togliamo la muta e cerchiamo di riscaldarci in questa fresca
mattinata. I lamantini si diradano e qualche altro gruppo arriva a fargli
visita. Pare che non siano fortunati quanto noi, perchè vengono fino alla
nostra barca per vederli. C'è da dire che fanno anche un gran baccano, mentre
noi abbiamo rispettato alla perfezione le regole di pace e silenzio dateci nel
documentario. Anche se non l'avessimo visto, in ogni caso, certe cose sono
scontate: basta avere un pò di rispetto quando si è in "casa altrui"
come si suol dire... Rientrati i divers, torniamo al molo dove finalmente
possiamo vestirci e stare un pò al calduccio nella nostra auto. Una delle
ragioni per cui siamo venuti in Florida è stata proprio quella di ammirare
questi animali, nonostante sia una delle cose poco pubblicizzate e meno
turistiche rispetto alle grandi attrazioni dei parchi giochi di Orlando e
dintorni, di città come Miami, delle Keys etc.etc. E, senza alcun ombra di
dubbio, è stata infatti anche la cosa più toccante ed emozionante che abbiamo
fatto negli USA!
Imbocchiamo la 19 sud e lasciamo Crystal River, scendendo nuovamente giù verso
St. Petesburg. Pranziamo ad un Burger King di passaggio e arriviamo in città
verso le 16:00. Seguendo il litorale ci ritroviamo in una serie di isole
collegate tra loro, dove cerchiamo alloggio trovando dopo qualche tentativo il
Beach House motel a Treasure Island. Il signore che lo gestisce è un
personaggio unico nel suo genere; simpatico, anche se con uno strano umorismo.
Uno di vecchia data, tradizionalista, che scrive ancora tutto a mano e non
accetta neanche la carta di credito! Qui negli U.S.A. dove paghi con la carta
anche un solo dollaro per i francobolli sembra proprio roba d'altri tempi! A
dispetto della tecnologia intanto, questo eccentrico signore si è costruito il
suo impero, che mostra mentre mi accompagna a vedere la stanza. Ha praticamente
un isolato tutto suo dove affitta camere a destra e a manca. La nostra è
staccata da tutto e sembra una vera e propria baita (però siamo a mare e non in
montagna!). E' del tutto indipendente e senz'altro datata, ma assai accogliente
all'interno: c'è la moquette, un piccolo soggiorno con tavolo e televisore, la
camera da letto e il bagno. Manca solo il telefono. La "Ice Machine"
è di fronte, bisogna solo attraversare la strada. Ho notato che tengono sempre
a precisare dove si trova la macchina del ghiaccio in tutti i motel: deve avere
una certa importanza qui in Florida ed evidentemente gli ospiti la richiedono.
Io non l'ho mai usata!
Lasciamo le valige e andiamo a fare una passeggiata in spiaggia per il tramonto.
Il litorale è stupendo, lunghissimo e veramente affascinante. Bella la sabbia e
l'oceano. Non c'è quasi nessuno, tranne verso il crepuscolo dove un gruppo di
persone si riuniscono in una sorta di banchetto, mentre qualche ragazzo si
diverte a giocare con la sua tavola sulla battigia. Sullo sfondo, i grattacieli
americani contrastano la solitudine di questo posto.
Verso 21:00 ci spostiamo in auto nell'isola di Madeira, a fianco a Treasure
Island con la quale è collegata da un piccolo ponte. Subito sulla destra c'è
un quartiere vivace e caratteristico con alcune vie di negozi, che seguono
ristoranti e locali su passerelle di legno proprio di fronte al mare. Per nostra
sfortuna sta chiudendo tutto e dopo una breve camminata torniamo indietro,
trovando una pizzeria da asporto dove portiamo via la ormai collaudata pizza
americana medium (per due porzioni va benissimo, figuriamoci cosa può essere la
large...).
7/11 - Treasure Island spiaggia; St Petesburg: Dalì
museum, Pier
La giornata di oggi ha come scopo il relax totale. Siamo due settimane che
corriamo da una parte all'altra e visto il bel posto dove siamo capitati,
decidiamo di rinunciare alle Universal Studios ad Orlando e di restare qua
ancora una notte. Domani, rimanendo solo un giorno alla partenza, daremo la
preferenza al parco del Sea World. Stiamo in spiaggia diverse ore a prendere il
sole e passeggiare. Anche qui, come mi è capitato spesso di notare dalle altre
parti, per arrivare alla spiaggia dalla strada asfaltata si passa attraverso
passerelle di legno. In ognuna di esse c'è un bel cartello che indica cosa si
può e cosa non si deve fare. In particolare mi colpisce il fatto che è vietato
camminare nella steppa, chiamiamola così, ovvero in quei dieci, venti metri, a
volte di più, di erba lasciata totalmente incolta che intercorre tra i resort o
le case sulla strada e la spiaggia stessa. In effetti, mi chiedevo come mai gli
hotel non curassero il "lato mare", come avviene da noi, adibendolo a
giardino, prato con sdrai e ombrelloni, etc.etc. Qui non si può fare. Tra
l'altro è notevolmente meno bello da vedersi questo tratto lasciato incolto. La
spiegazione è che gli americani lo considerano suolo "sacro" per
lasciare il giusto spazio ed equilibrio alla flora e fauna, e probabilmente per
conservare la sabbia stessa che viene trattenuta dai cespugli durante i giorni
più ventosi o di mareggiate. Anche a questo servono dunque le passerelle in
legno, oltre che come servizio ai portatori di handicap! E a questo punto non
posso che inchinarmi di fronte alla saggezza americana, perchè a quanto sembra
noi in Sardegna di scempi ne abbiam fatto tanti sorvolando queste banali
regolette, a partire dal nostro caro e amato litorale di Cagliari che sta
scomparendo... chi se ne frega di vedere il prato inglese e i giardini fioriti
come se fosse sempre primavera, meglio conservare il luogo incontaminato che
assume tra l'altro un aspetto più selvaggio e naturale. Può sembrare un
controsenso parlare di spiaggia incontaminata nella civiltà dell'America, ma
quei palazzoni sullo sfondo non arrivano mai fino al mare e non disturbano
affatto, creano soltanto un bizzarro contrasto, e non ci sono lidi con sdrai e
ombrelloni, oppure semplici chioschi di ristoro... ma è possibile? Questa è la
realtà di ciò che ho visto io in Florida in questo viaggio, probabilmente sono
stato fortunato, probabilmente è perchè siamo in bassa stagione (ma perchè
poi, se a mare si sta benissimo?), probabilmente non lo so ma son convinto che
al pensiero di una visione di spiaggia soffocante come quella di Rimini a questi
americani verrebbe davvero la pelle d'oca (giustamente!).
Per pranzo compriamo hot dogs e un energetico milk shake in un piccolo chiosco
retrostante la spiaggia (trovato per caso, perchè non si vede neanche talmente
è lontano...). Stiamo ancora un pò al sole e poi alle 14:30 saliamo in auto
per raggiungere il centro di St. Petesburg, dove con l'aiuto della cartina ci
dirigiamo verso il porto e più precisamente al museo dedicato a Salvador Dalì.
L'ingresso costa ben $ 14 ma è una tappa d'obbligo per gli appassionati d'arte.
Le sale non sono tantissime e si possono girare tranquillamente in un paio
d'ore. Vi sono esposte le principali opere dell'autore insieme a tutta la sua
biografia e crescita artistica, affiancate con le sue collaborazioni nel mondo
del cinema. Una di queste era quella della Disney, la quale è rimasta solo allo
stadio di progetto senza essere andata mai in porto. In questi ultimi anni il
suo lavoro è stato riconsiderato e oggi questo progetto è stato ultimato
seguendo il lavoro originale di Dalì. Lo vediamo realizzato in un piccolo
cortometraggio a cartoon all'interno di una sala apposita, davvero astratto e
singolare!
Terminata la visita, ci spostiamo senza meta verso il litorale e veniamo
attratti dal Pier. A differenza degli altri semplici moli in legno, qui parliamo
di civiltà e tecnologia. Una strada asfaltata a due corsie si addentra per
l'oceano e termina in una "torre" panoramica che è un mini
centro-commerciale di tre piani, con negozi di abbigliamento, souvenirs,
ristoranti e locali, un acquario e un belvedere, dal quale si gode una splendida
vista dello sky-line della città e dei suoi grattaceli, soprattutto al
tramonto. Ne approfittiamo per assaggiare qualche dolce e acquistare gli ultimi
regali da portare a casa.
Torniamo alle 19:00 passate nella nostra "baita" e ceniamo con
un'altra pizza delivery. Iniziamo a preparare le valigie e andiamo a letto
presto: domani ci aspetta una lunga giornata!
8/11 - 275 East e 4 North per Orlando; Sea World theme
park
Alle 7:30 siamo già in auto sulla 275 nord che da St. Petesburg si dirige verso
Tampa. Qui troviamo un pò di traffico e imbocchiamo la Interstate 4 east verso
Orlando. Sostiamo per la benzina e la colazione e alle 10:00 eccoci alle porte
della rinomata città della Florida resa tanto famosa dai parchi di
divertimento. Seguiamo i cartelli per il Sea World che ci conducono dritto
dritto agli sterminati parcheggi senza possibilità di errore. Mai visti di così
grandi: interi campi di calcio che sembrano non finire mai! Leggiamo bene il
cartello con il numero della fila per avere qualche speranza di ritrovare l'auto
al rientro senza girare a vuoto cercando un ago in un pagliaio...
All'ingresso non c'è molta fila. Il biglietto valido per l'intera giornata
costa $ 57 a testa. Come al solito, paradossalmente, la tessera annuale costa
solo qualche dollaro in più! Procuriamo la cartina e iniziamo la visita di
questo parco a tema di Orlando. I primi metri dicono già tutto: l'atmosfera è
serena, c'è un sottofondo rilassante e per niente frenetico come ai parchi
Disney. Le attrazioni sono di diverso tipo e fondamentalmente si dividono in
quelle visitabili in ogni momento all'interno di padiglioni e quelle invece
degli spettacoli, che hanno orari predeterminati.
Scegliamo di vedere subito quello delle orche marine (The Shamu Adventure).
Attraversiamo mezzo parco per arrivarci, aggirando il laghetto centrale
(caratteristico di tutti i parchi a tema). Un'enorme arena all'aperto a mezza
luna ospita i turisti di fronte all'immensa vasca con le orche. E' già quasi
tutto pieno e cerchiamo velocemente due posti con una visuale decente. Siamo però
all'interno delle prime 14 file, ovvero la cosìddetta soak zone la quale,
durante lo spettacolo, è considerata zona ad alto rischio per bagnarsi! Durante
l'attesa viene condotto un simpatico gioco a quiz, dove i protagonisti siamo
proprio noi del pubblico! Viene fatta una domanda nel grande schermo al centro
della piscina e la telecamera inquadra a sorpresa uno degli spettatori. Qualcuno
non si accorge nemmeno di essere ripreso... Le orche nel frattempo vascheggiano
tranquille nella piscina: sono enormi e incredibilmente affascinanti. Lo
spettacolo ha inizio: lo conduce un gruppo di ragazzi in muta, i quali spiegano
al microfono cosa sta per accadere. Ogni show ha lo scopo, oltre che di
divertire, di mettere in risalto quali sono le vere potenzialità di questi
animali. In una parola: mostruose! Una stupefacente intelligenza e interattività,
perfetto controllo del fisico, del movimento, dell'equilibrio: potenza allo
stato puro! La simbiosi tra gli istruttori ed i mammiferi è impressionante,
fanno parte l'uno dell'altro. Insieme sono in grado di nuotare sopra e sotto
l'acqua in profondità, farsi trasportare sul muso, a pancia in sù, farsi
lanciare in verticale con una spinta allucinante nella quale l'orca esce per
intero dall'acqua, e via andando. Quest'ultima si prende persino gli applausi
nel suo "piedistallo" fuori dall'acqua, dal quale è in grado di
tornare indietro col solo spostamento del peso muovendo la pinna. La ricompensa
consiste ovviamente nel cibo, dei quali fanno grandi scorpacciate. E per
concludere, arriva pure il bagno. Per fortuna il ragazzo avverte chi, nella soak
zone, sia in possesso di macchine fotografiche costose, suggerendo di sposarsi
oltre la 14° fila: non me lo faccio dire due volte, mentre Stefania resta
intrepida nella sua postazione. Con qualche colpo di coda ben dato, l'orca è in
grado di spostare un volume d'acqua che ha dell'incredibile! E non è affatto
casuale, sa perfettamente dove sta mirando... Tra urla e gente inzuppata a più
non posso, termina così lo spettacolo in una euforia generale: davvero molto,
molto bello. Vale la pena venire al Sea World per vedere solo questo!
Ci spostiamo nell'area Pacific Point Preserve, dove i leoni marini gridano a più
non posso per costringere i turisti, come noi, a comprargli da mangiare. Sono
molto furbi non c'è che dire... Poco più in là si tiene un'altro spettacolo,
Pirate & Lion, dove stavolta i protagonisti sono proprio i leoni marini
insieme a dei simpatici ragazzi attori che inscenano, sullo sfondo di una
suggestiva scenografia con tanto di vascello, un'esilarante commedia davvero
gradevole. Anche stavolta sono enormemente sorpreso dall'intelligenza di questi
animali che compiono le più stravaganti azioni e acrobazie con una semplicità
imbarazzante...
All'uscita proseguiamo la visita finendo in una delle attrazioni più divertenti
e richieste del Sea World: Journey to Atlantis, ovvero un viaggetto verso la
leggendaria Atlantide tramite il classico vagoncino che segue il suo percorso
forzato galleggiando sull'acqua. Ci fanno sistemare gli zaini in appositi box,
comprese macchine fotografiche, e durante la fila notiamo tutti vestiti leggeri
pronti per lo splash finale che si vede dall'entrata. Pensiamo sia come quello
della Disney (Splash Mountain), dove siamo usciti indenni, ma qui è ben
diverso. Il percorso è tranquillo finchè non arriva quel gigantesco salto nel
vuoto tra urla e convulsioni di stomaco, che termina senza pietà con un totale
bagno a valle: e quando dico totale, intendo i vestiti completamente fradici
comprese mutande, calze e scarpe. Ora navigo nelle mie belle e chiuse scarpe da
tennis! Per niente meglio sta Stefania, che si salva con le ciabattine ma si
lamenta giustamente per i jeans: non si asciugheranno mai! Per rimediare
entriamo subito in qualche negozio di souvenir e abbigliamento a cercare
qualcosa di asciutto da indossare, ma non troviamo niente di carino. Non rimane
che pranzare con un bell'hot dog e patatine fritte in una panchina al sole che,
per fortuna, oggi scalda per benino...
Proseguiamo passando per la vasca delle Stingray (razze) e arrivando a quella
dei delfini. Un istruttore spiega qualche nozione, mentre i turisti fanno la
fila e si ammassano per dare da mangiare agli splendidi mammiferi e poterli
accarezzare. Che sguardo i delfini, così dolce e intelligente. E toccarli è
proprio strano, sembrano fatti di gomma! Scendiamo nella parte inferiore dove si
possono ammirare nuotare sott'acqua, poi ci spostiamo nell'area dei lamantini,
che appaiono ai nostri occhi esageratamente gonfi, irriconoscibili. Non sembrano
neanche gli stessi animali che abbiamo visto al Crystal River l'altro ieri. Qua
si iniziano ad intravedere i limiti di un parco come il Sea World. Più avanti
ancora vediamo i pinguini, e poi entriamo nello Shark Encounter, dove in un
enorme acquario con tanto di galleria a vetro scorribile si possono ammirare
squali e tante altre specie di pesci.
Per finire visitiamo il Wild Artic, poco prima della chiusura. In questo
padiglione viene ricostruito l'ambiente artico, con tanto di orso polare bianco,
tricheco gigantesco, e così via. Sinceramente la parte più contestabile di
tutto il Sea World: troppo piccoli gli spazi per animali di questa stazza,
troppo artificiale il luogo e il clima polare in piena Florida. Concordo
pienamente con la nostra guida del National Geographic che afferma la stessa
cosa. All'uscita sbuchiamo di fronte all'arena Shamu, dove siamo giusto in tempo
per assistere allo spettacolo di chiusura del Sea World con le orche che si
sballano a ritmo di musica. Non per niente lo spettacolo si intitola: Shamu
Rocks America! Davvero esaltante, simile comunque a quello di stamattina anche
se a ritmo più sfrenato.
Prima di lasciare definitivamente il parco alle 18:00 non può mancare la sosta
per acquistare i ricordini da portare a casa. Una volta al parcheggio, scopriamo
infondata la nostra paura di non ritrovare l'auto, visto che siamo praticamente
gli ultimi rimasti a lasciare il Sea World...
Un breve giro nei dintorni ci permette di trovare subito e a buon prezzo,
sfruttando i coupon, alloggio al Days Inn sulla International Drive per $ 45: un
vero colpo di fortuna! Alle 22:00 passate ci incontriamo nuovamente (e
finalmente) con Erika e Francesca, e con i loro amici. Insieme usciamo in una
steak house per godere della nostra ultima bistecca americana e per parlare del
nostro giro in Florida dopo esser stati con loro nell'Ovest - Las Vegas &
Grand Canyon. Infine ci salutiamo, con la promessa ovviamente di vederci presto
nuovamente in Sardegna.
9/11 - Volo Orlando - Newark (New York) - Roma
Come tutti i viaggi questa è la parte più triste da raccontare: il rientro a
casa. Alle 9:30 riportiamo la nostra Chevrolet Cavalier al parcheggio della
Alamo in aeroporto, dopo aver seguito i numerosi cartelli e bivi della giungla
asfaltata statunitense. Abbiamo percorso qualcosa come 1.990 miglia per fare il
giro ad anello della Florida in queste ultime due settimane.
Alle 12:20 parte il volo della Continental 1493 su Boeing 757 che da Orlando ci
porta dritti a Newark (1510 Km di trasvolata) dove atterriamo alle 15:00. Da
qui, essendo ancora giorno, finalmente ho la possibilità di ammirare lo
spettacolo dello sky line tanto famoso e conosciuto di New York. Eccoli là i
grattacieli di Manhattan, si vedono benissimo dai finestroni dell'aeroporto e
sembra di conoscerli tutti, talmente tanto visti in una quantità incalcolabile
di film hollywoodiani. Non può mancare qualche foto e ripresa di rito...
Alle 17:35 lasciamo definitivamente gli U.S.A. col volo Continental 40 su Boeing
767-200 e con 6888 Km da percorre per arrivare a Roma...
10/11 - Volo Roma - Cagliari – rientro
Atterriamo a Roma Fiumicino alle 7:50 del mattino, piuttosto rimbambiti dal fuso
orario e la nottata in aereo. Una bella colazione veramente italiana, dopo 3
settimane, allieta la nostra attesa fino alle 11:45. Il nostro volo per Cagliari
decolla puntuale e dopo poco più di un'ora siamo a casa. Peccato però, stavo
iniziando ad abituarmi alla vita americana!
Il viaggio per intero con tutte le foto sul mio sito:
Un ringraziamento particolare ad Ivan per la concessione del racconto