Alle origini del mito

Un racconto di Alberto
Il viaggio negli States è sicuramente un momento importante nella vita di
ogni viaggiatore Si programma un viaggio nei posti che abbiamo ammirato per anni
in televisione o al cinema e dei quali abbiamo letto notizie sui giornali o nei
libri. Negli Stati Uniti sono sorte le mode che più ci hanno plasmato durante la
nostra adolescenza, sono i luoghi dove sono nati i nostri miti musicali, della
tv o del cinema. Insomma volenti o nolenti gli States sono stati per più di
cinquant’anni il nostro punto di riferimento. È per questo che un viaggio negli
Stati Uniti non sarà mai solo una vacanza, ma piuttosto un pellegrinaggio nei
luoghi del mito ed è per questi motivi che sono partito con molte aspettative ma
anche con la paura che queste fossero disattese. Invece no, ho trovato tutto
quello che mi aspettavo (New York, la Monument Valley, Las Vegas, il Gran
Canyon) ed ho scoperto anche posti che non conoscevo, ma che si sono rivelati
altrettanto validi se non addirittura migliori (Antelope Canyon, Horseshoe Bend,
Muley Point) insomma gli Stati Uniti non mi hanno minimamente deluso, non hanno
fatto altro che confermare che un viaggio in questa stupenda nazione-continente
è una tappa irrinunciabile per ogni viaggiatore (e non turista…)che si
rispetti…ed ora via con il resoconto del nostro viaggio:
Sabato 18 Giugno Milano – Vienna – New York
Arriviamo al parcheggio della Malpensa, lasciamo la macchina, carichiamo le
valigie sulla navetta e alle 06.00 siamo all’aeroporto. Nell’attesa del volo,
che partirà alle 8, facciamo colazione e controlliamo i documenti quindi
partiamo puntuali con un volo della Austrian Airlines direzione Vienna. L’aereo
è molto piccolo, con la testa sfioro il soffitto e per lo spazio ridotto ci
caricano i bagagli a mano in una stiva laterale, comunque il volo si rivela
comodo e puntuale. Arriviamo nella capitale austriaca alle 9.15, facciamo una
seconda colazione e via al controllo bagagli per imbarcarci sul volo che ci
porterà a New York. Al controllo passaporti iniziano i problemi. Le forze
dell’ordine austriache non sono completamente convinte dei nostri passaporti, ma
dopo 10 minuti di discussioni in un misto austro-inglese-italiano, ci lasciano
passare. Il volo parte puntuale alle 11.50, l’aereo è un comodissimo Boening 747
dell’Austrian Airlines, la trasvolata transatlantica scorre senza particolari
problemi e dopo 8h e 40 minuti sugli schermi collocati dietro ai sedili che
riprendono il paesaggio sorvolato, appare NY. Mi godo l’atterraggio come se
fossi al cinema e dopo 10 minuti di rullaggio sulla pista del JFK finalmente
usciamo dal velivolo. A questo punto inizia la tipica trafila dell’immigrazione,
ma conoscendo la procedura, con la mia compagna cerchiamo di superare gli altri
passeggeri del volo per arrivare fra i primi al controllo. Prima della partenza
avevo letto altri resoconti di stampo terroristico del tipo: “..ci hanno tenuto
un’ora a farci domande in inglese su svariati argomenti..”, sarà che a noi è
andata bene, ma “l’interrogatorio” dura solo 5 minuti, l’unica scocciatura è
stata lasciare le impronte digitali e farsi fare una fotografia. Comunque finita
la trafila burocratica, andiamo a ritirare le valigie (..e qua incrociate le
dita…) dopodiché finalmente usciamo dallo scalo. Appena uscito mi assale una
sensazione mista fra stupore ed emozione: realizzo di essere finalmente arrivato
nei mitici States ed in particolare a New York. Resto imbambolato per cinque
minuti a guardare le macchine che mi passano davanti, mi sento un bambino in un
negozio di giocattoli…dopo una vita sono in mezzo al set di tutti i film che ho
visto nei miei primi 30 anni di vita, respiro aria americana, sono a NY, non ci
posso credere…eppure sono “solamente” all’esterno del JFK in mezzo allo smog
prodotto dai pullman e dalle macchine in sosta…ripresomi dallo “shock”, mi
attivo per cercare due biglietti per lo shuttle che ci deve portare a Manhattan.
Trovo una compagnia di pullman che per 15$ ci porta a Grand Central Station. Il
viaggio dura circa un’ora, in mezzo ad un traffico allucinante (a New York sono
le 15), ma finalmente alle 16 arriviamo alla nostra meta. Cosa dire? Un sogno ad
occhi aperti: grattacieli, centinaia di taxi gialli, gente di tutte le razze,
tutto ciò che immaginavo ora lo vedo di persona. Da Grand Central Station
raggiungiamo a piedi il nostro hotel, l’Americana Inn (prenotato su internet)che
si trova sulla W 38th. al numero 68. Non è il massimo ma è centralissimo, siamo
a soli 5 minuti da Times Sq. Affiora un pò di stanchezza, d’altronde in Italia è
già mezzanotte…ma dopo una veloce rinfrescata, usciamo subito alla scoperta
della Big Apple. Da dove cominciare se non da Times Sq.? Ci avviciniamo
lentamente da sud percorrendo la Broadway, già fremo, ma arrivati nelle
vicinanze della piazza vado in “estasi”, le luci, la folla vociante, il
traffico, è una sensazione indescrivibile, la realizzazione di un sogno…comunque
superato quest’ennesimo “shock” ci rimettiamo “in moto”, ci gustiamo per bene
Times Sq. quindi per riposarci un attimo decidiamo di andare a prendere un
aperitivo all’Hotel Marriot Marquis (tra W45th e W 46th), un lussuoso albergo al
centro della piazza che possiede all’ultimo piano una terrazza girevole che
ruota di 360° in un’ora. Ci sediamo e ordiniamo da bere (10$ a testa , ma ne
vale la pena…)e ci godiamo NY dall’alto. E’ un “magic moment”: sono le 19.30 io
e Cristina sulla terrazza girevole del Marriot di New York a sorseggiare due
Martini con il sole che si spegne sui grattacieli., talmente perfetto che sembra
quasi un film, senonchè questo film diventa una comica quando decido che ho
voglia di servirmi qualcosa da mangiare. Allettato da un ricco buffet prendo due
piattini di cibo pensando che fossero compresi nel prezzo, a sorpresa però ad un
certo punto compare nel ripiano dov’era presente il cibo, che come noi ruota, ma
più velocemente, il prezzo della consumazione: 32$!!!!!!il terrore ci assale, la
cameriera si avvicina e i piattini sono ancora pieni. che fare? pagarli? mai!!,
buttarli? e dove? l’ultima opzione era fagocitarli, mi sacrifico per la patria e
mi infilo in bocca due bignè, 5 olive, due cetriolini e non so cos’altro
ancora…i piattini vuoti li nascondiamo…arriva la cameriera ed io con la bocca
piena alla Fantozzi faccio finta di niente, pago i 2 Martini e non apro bocca.
La cameriera un po basita si allontana, ma per fortuna non si accorge di niente
e sventiamo questa prima “tentata rapina”. Terminata questa tragicomica
esperienza scendiamo dal grattacielo e ci dedichiamo ai negozi intorno a Times
Sq., visitiamo Toy’s R-us, un negozio di giocattoli immenso con al suo interno
un dinosauro gigante, una ruota panoramica e una casa delle Barby a grandezza
umana…, Bubba Gump il famoso ristorante di Forrest Gump, lo store dell’NBA più
molti altri negozietti più piccoli. Mangio il mio primo hot dog on the road
(1$)sulla Broadway davanti ad un tombino fumante, quindi dopo un veloce
passaggio in hotel, ci dirigiamo all’Empire State Building. Prima di salire sul
grattacielo più alto di NY, mi fermo in un market ad acquistare la famosa Root
Beer (una schifezza…). Ci mettiamo quindi in fila per salire e dopo circa un’ora
di continue code agli ascensori arriviamo in “vetta”. La vista è sublime ma c’è
troppa gente (e sono le 22.30…figuriamoci al pomeriggio…) e così l’atmosfera è
parzialmente rovinata. Stiamo in cima per mezz’ora a scattare foto, riprendere
con la cam e a goderci il panorama, poi scendiamo e finalmente a mezzanotte (le
6 del mattino in Italia…) tocchiamo il letto; praticamente crolliamo visto che
sono esattamente 27h che siamo svegli…sconvolti ma felici ci addormentiamo…
Domenica 19 giugno New York
Recuperiamo subito il fuso e ci svegliamo alle 7. Facciamo una tipica colazione
all’americana in un Diner sulla Brodway (uova e pancetta), quindi acquistiamo la
Metro Card e ci dirigiamo alla mitica metropolitana newyorkese direzione Harlem.
Per un non ben specificato problema alla linea, la metro si ferma alla 107°, da
lì dobbiamo servirci di un autobus navetta che ci porterà alla nostra meta sulla
125th. St.. Facciamo un giro per il quartiere, visitiamo due o tre chiese,
quindi decidiamo di fermarci all’ Abyssinian Baptist Church sulla 135th. St. La
funzione inizia alle 11, prima di entrare riceviamo i saluti del pastore. La
messa è particolare, non ci capiamo molto, ma ci divertiamo un sacco, i canti
gospel sono molto carini e la funzione è coinvolgente, faccio anche alcune
riprese ma dopo alcuni rimproveri decido di godermi la messa e basta. Verso le
12.40 decidiamo di uscire per andare a mangiare, scegliamo un locale vicino alla
chiesa: l’Amy Ruth’s un ristorante soul-food (la cucina nera degli States), i
piatti sono ottimi, i prezzi modici, l’atmosfera molto rilassante. Facciamo una
passeggiata nel quartiere per digerire il pranzo. Siamo i soli bianchi in zona
ma non ci da fastidio nessuno, percorriamo la 125th. con le tipiche saracinesche
dei negozi dipinte con affreschi molto originali, passiamo davanti al famoso
Apollo Theater, quindi riprendiamo la metropolitana in direzione Manhattan, in
particolare vistiamo prima il Madison Square Garden e quindi ci dirigiamo a sud
verso Ground zero. Arriviamo in zona col metrò, risaliamo le scale mobili e ci
troviamo di fronte un enorme buco con al centro una croce formata da due travi
d’acciaio, ultimo beffardo ricordo di quello che successe l’11/9/2001. Poche
parole, molte riflessioni qualche ripresa e via verso il vicino Financial
District, vediamo la St. Paul Chapel e la Trinity Chapel, passiamo davanti al
“toro” di Wall St., quindi arriviamo all’imbarco dello Staten Island ferry, un
battello che gratuitamente trasporta i newyorkesi da Manhattan al New Jersey,
noi approfittiamo della “gentilezza” per gustarci Ellis Island e la Statua della
libertà. Ci piazziamo sul lato destro dell’imbarcazione e ci godiamo sia
all’andata, ma soprattutto al ritorno, con il tramonto in corso, lo skyline di
NY e Miss Liberty, uno spettacolo indimenticabile…attracchiamo a Manhattan alle
20.30 e ci dirigiamo verso il mitico ponte di Brooklin per mangiare qualcosa. Ci
fermiamo in un ristorante Tex-mex proprio sotto una campata del ponte, atmosfera
da film: luci soffuse, tavolo da biliardo, musica underground, vista sul mitico
ponte e cibo niente male. Breve giro nei dintorni del ponte in mezzo ai camion
che scaricano pesce quindi ci dirigiamo in hotel. Anche oggi è stata dura sono
le 23 e non ci siamo riposati un attimo!!ma a NY c’è tanto da vedere e noi
abbiamo poco tempo…
Lunedì 20 giugno New York - San Francisco (aeroporto) – Mariposa 180 miglia
Sveglia alle 04.30, scendiamo in strada ad aspettare lo shuttle per l’aeroporto
(prenotato ieri dall’hotel ), oggi si parte per il mitico “west”. Nell’attesa
prendo un caffè bollente da un chiosco e lo sorseggio ammirando le strade
deserte di NY con i tipici tombini fumanti. Lo shuttle arriva puntuale e alle
06.00 siamo all’aeroporto di Newark. Facciamo un chek-in volante all’esterno
dello scalo quindi ci dirigiamo in un locale per fare colazione. Decolliamo
puntualissimi alle 08.25 con un volo della Continental, il volo è lungo (quasi 6
ore), ma passa velocemente e io ne approfitto per dormire e per riprendere un pò
le forze. Arriviamo a San Francisco alle 11 (le 14 di NY). I controlli sono
molto veloci, ritiriamo i bagagli quindi ci dirigiamo con un trenino agli uffici
della Alamo per ritirare la macchina prenotata dall’Italia. Dopo un’ora di coda
ritiriamo una nuovissima (aveva appena 2000km) Pontiac Sunfire, gli interni sono
perfetti, la carrozzeria luccicante ed il bagagliaio enorme. Dopo un breve
giretto nel garage per prendere confidenza col cambio automatico (niente di
particolarmente difficile…) ci immettiamo sulla Higway in direzione Yosemite NP.
Il traffico è intenso, le indicazioni della cartina non sono accuratissime, ma
fortunatamente riusciamo a non sbagliare strada. La prima tappa usciti da San
Francisco la facciamo da Wendy’s per mettere qualcosa sotto i denti, tipico
pranzo all’americana con hamburger e patatine e via verso est…arriviamo verso le
17 a Mariposa, una graziosa cittadina in stile vecchio west a circa 30km
dall’ingresso del parco. Dopo due tentativi andati a vuoto troviamo una camera
al Miners Inn (82$ la doppia con colazione). Facciamo una veloce doccia,
sistemiamo i bagagli quindi ci dirigiamo in tutta fretta verso l’ingresso del
parco per andare a goderci il tramonto al Glacier Point. Dopo circa un’ora di
viaggio su strade ripide e tortuose arriviamo a destinazione: ammiriamo il sole
scomparire dietro le alte vette dello Yosemite, ci godiamo le cascate dall’alto
e ci prendiamo una bella “botta” di freddo quindi riprendiamo la via del
ritorno. Ormai è buio, la strada è una curva continua, incrociamo anche due
volpi che passeggiano tranquillamente sulla carreggiata. Arriviamo a Mariposa
intorno alle 21, breve sosta dal benzinaio per rifornire la macchina e comprare
qualcosa da mangiare per cena, quindi ritorniamo in hotel. Prepariamo la nostra
frugale cena, quindi dopo un breve consulto sul programma di domani finalmente
ci mettiamo a letto…
Martedì 21 giugno Mariposa – Yoemite NP – Bodie – Bishop 335 miglia
Sveglia di buon’ora, veloce colazione e dopo una breve passeggiata per il paese
ci dirigiamo verso l’entrata del parco. All’ingresso acquistiamo il National
Park Pass, una tessera annuale che consente di visitare tutti i parchi nazionali
per 50$ a veicolo. Dopo aver ritirato dal ranger di guardia la mappa e i vari
opuscoli illustrativi sul parco, ci dirigiamo allo Yosemite Village. Lasciamo la
macchina al parcheggio del campo quindi ci dirigiamo verso la fermata del bus
navetta (gratuito)che fa il giro del parco. Prima di arrivare alla fermata
incrociamo anche un coyote. La prima meta sono le Yosemite Falls. Dal basso è
uno spettacolo stupendo, sembra di essere in paradiso, c’è una natura
lussureggiante, valorizzata dalle cascate e dalla sagoma de “El Capitan” che
domina la valle. L’accesso alle cascate è facilissimo: dalla fermata dello
shuttle sono circa 400mt su di un sentiero molto ben tenuto e con gli scoiattoli
a fare compagnia. Decidiamo di non risalire le cascate per mancanza di tempo,
allora ritorniamo allo Yosemite Village, riprendiamo la macchina e ci spostiamo
a Merced Groove dove ci sono le famose sequoie giganti. Il sentiero che porta
nel bosco ci impegna per circa 1,5 h fra andata e ritorno, ma merita la fatica.
Qua si possono ammirare delle sequoie alte anche 70 metri e con un fusto
gigantesco, addirittura in alcune di queste volendo ci si potrebbe passare con
la macchina. In mattinata avevamo chiesto al ranger se il Tioga Pass era aperto,
purtroppo la risposta era stata negativa, era chiuso per neve (il 22
giugno!!!!). Questo per noi si rivelerà un grosso problema, infatti la chiusura
di questo passo ci costringerà a “circumnavigare” lo Yosemite allungando la
strada di più di 300km. Per questo motivo a malincuore dobbiamo lasciare questo
bellissimo parco in anticipo sulla tabella di marcia. Usciamo dal parco, ci
immettiamo sulla I-20 quindi sulla 108 dove arriviamo addirittura a 3000mt di
quota. Il paesaggio è bellissimo, le strade divertentissime, il traffico è
inesistente ma nonostante tutto l’avremmo evitato volentieri. Dopo un
pranzo-merenda a Graveland torniamo sulla US-395 quasi alle 16. Lungo la strada
facciamo una deviazione per andare a visitare Bodie “the ghost town”, sostiamo
giusto mezz’oretta per fare 2 foto e qualche ripresa dopodiché riprendiamo
velocemente la strada verso sud.. La nostra meta sarebbe Lone Pine ma la mega
deviazione di 300km causata dalla chiusura del Tioga Pass e la sosta a Bodie ci
costringono a fermarci intorno alle 22 a Bishop, una cittadina piuttosto anonima
ricca solo di Motel e fast food. Prendiamo una camera al Super 8 (50$ la doppia)
e dopo una veloce cena in un fast food nelle vicinanze ci sdraiamo. La giornata
si è conclusa dopo ben 335 miglia (570km) su strade bellissime con panorami
mozzafiato, ma che fatica…
Mercoledì 22 giugno Bishop – Death Valley – Las Vegas 336 miglia
Ci svegliamo molto presto per evitare di arrivare nella Death Valley (meta della
nostra giornata) nelle ore più calde. Ci fermiamo a fare una colazione volante a
base di un muffin al mirtillo da ½ kg a Lone Pine quindi dopo un centinaio di
chilometri di sali e scendi in un territorio arido ma affascinante, arriviamo
alla nostra meta verso le 10.30. Per prime vediamo le Sand Dunes, delle dune di
sabbia che ricordano il deserto del Sahara e purtroppo per noi anche la
temperatura è sahariana, ci saranno circa 45°, spira un vento caldissimo che ci
da l’impressione di essere sotto un mega-phon. Dopo questa sosta ci dirigiamo al
Salt Creek Interpretative trail, una passeggiata di 500 metri su alcune
passerelle in legno poste al di sopra del terreno (per non sciupare i fiori
sottostanti, che in questo periodo non ci sono). Il sole è implacabile, siamo
gli unici turisti così dopo 300 metri del percorso decidiamo di tornare
indietro. Ci avviamo allora verso il Visitor’s Center a Furnace creek, ci
rinfreschiamo con alcune fontanelle presenti sul posto e con l’aria condizionata
fornita gentilmente dagli uffici del parco, ci informiamo sulle attrazioni in
zona, visitiamo una specie di museo quindi ripartiamo. Facciamo ancora due giri
nella depressione, vediamo Badwater il punto più basso della Valle posto a – 86
metri sotto il livello del mare, l’Artist Drive, quindi risaliamo verso il Mondo
normale (spegniamo ogni tanto l’aria condizionata in macchina per non fondere il
motore…), ancora un’occhiata a Dante’s view, quindi via verso Las
Vegas…prendiamo la I-27 in direzione Shoshone dove ci fermiamo per un caffè e un
veloce spuntino, proseguiamo per Baker, imbocchiamo la I-515 in direzione Las
Vegas dove dopo, incredibile a dirsi, un acquazzone condito da lampi e tuoni,
arriviamo verso le 14.30. Percorriamo in macchina tutta la Strip per arrivare al
Circus & Circus il casinò-hotel prenotato dall’Italia. Lasciamo la macchina nel
garage e dopo una fila di circa un’ora alla reception riusciamo a farci
assegnare la camera. Disfiamo la valigia, facciamo una veloce doccia
rinfrescante, quindi partiamo alla scoperta di Las Vegas. Sono le 6 di sera ma
la temperatura è ancora altissima (più di 40°), decidiamo di lasciare la
macchina nel parcheggio del Paris (i parcheggi sono tutti gratuiti…). Non
basterebbe un libro per descrivere questa città: è collocata in pieno deserto,
ci si arriva dopo chilometri e chilometri di sabbia e rocce, è un’isola in mezzo
al nulla più completo. La principale arteria stradale della città è la Strip ,un
enorme viale a 6 corsie lungo più di 6 km. Il Las Vegas Bd. ,altro nome della
Strip, è pieno di hotel/casinò delle più svariate forme, si possono vedere la
piramide o la sfinge del Luxor, i canali solcati dalle gondole del Venetian, i
pavimenti di mosaici con una ricostruzione del Lago di Como del Bellaggio, o
ancora le strade del quartiere latino del Paris e così via…è tutto un eccesso
sia all’esterno che all’interno. I casinò al loro interno sono una macchina
succhia soldi, ogni particolare è studiato per portare le persone a giocare. Per
fare degli esempi lo sapevate che il rumore del casinò è studiato per spingerci
a giocare? Un’altra chicca è la totale assenza di finestre e di orologi per
farci perdere completamente la percezione del tempo, si dice anche che l’aria
condizionata sia carica di ossigeno, elemento capace di eccitare gli esseri
umani riducendone il bisogno di dormire…insomma una trappola!!!!comunque siamo
qua, siamo consci dei pericoli e allora divertiamoci…!!!! Iniziamo il nostro
“tour” dal Paris, il suo simbolo è una simil-Torre Eiffel posta sulla Strip (si
dice che sia l’esatta metà in altezza), al proprio interno è ricreata
l’atmosfera tipica di Parigi, con tipi col basco che corrono in bicicletta su
strade acciottolate trasportando lunghe baguette, fischiettando canzoncine
francesi, lasciamo il Paris e senza uscire dal casino ci ritroviamo dentro il
Balley’s facciamo una breve perlustrazione quindi ci dirigiamo al Venetian.
All’esterno c’è il campanile di piazza San Marco affiancato da alcuni palazzi in
stile, ma lo spettacolo è all’interno, sono ricostruiti i canali della
Serenissima, con annessi i gondolieri che per 10$ portano i turisti in giro
cantando anche alcune canzoni in italiano, ci sono anche il ponte di Rialto e il
Palazzo Ducale, noi sconvolti da tutto ciò (vediamo anche una coppia di sposi in
gondola con suoceri annessi, che tristezza!!!), ci fermiamo in un locale vista
Canal Grande e per tirarci un po su ci “facciamo d’ossigeno” (10$ x 15 minuti).
Sconvolti da quest’esperienza e strafatti di O2, ci dirigiamo dal lato opposto
della Strip per vedere direttamente dalla strada lo spettacolo del combattimento
fra i pirati e i marinai inglesi offerto dal Treasure Island. Urla, salti,
cadute in acqua, colpi di cannone, esplosioni e incendi rendono questo
spettacolo molto coinvolgente (lo consiglio vivamente…). Ci spostiamo di qualche
centinaio di metri e sempre dalla Strip ammiriamo il “vulcano” del Mirage
eruttare lava sulla mini laguna sottostante, anche questo spettacolo è molto
carino, diamo una veloce occhiata al “mitico” Caesars Palace con la sua stupenda
facciata illuminata in stile antica Roma, quindi facciamo un giro all’interno
del lussuosissimo Bellaggio, ammiriamo i pavimenti di mosaici, il soffitto
costellato di “ninfee” di vetro, un finto giardino di pergolati e soprattutto il
museo con una collezione di tele di Manet, Van Gogh, Degas, Cezanne, Matisse e
Picasso (ingresso 12$). Usciamo all’esterno e ci mettiamo a bordo lago per
aspettare il famosissimo spettacolo di luci e suoni. Veramente eccezionale!!!
sicuramente merita la palma d’oro per il miglior spettacolo di Las Vegas. Ancora
un giretto per casinò quindi rientriamo verso l’una al Circus , posteggiamo la
macchina e passiamo ancora un’ora al tavolo della roulette. Alle 2 decidiamo di
tornare in camera, domani ci aspetta un’altra giornata nella capitale del vizio…
Giovedì 23 giugno Las Vegas 20 miglia
Questa mattina ce la prendiamo comoda, ci svegliamo intorno alle 9, facciamo
colazione con calma, dopodiché saltiamo in macchina e ci dirigiamo nella zona a
sud della Strip per visitare i famosi Outlet della città. Andiamo al Belz
Factory Outlet World, un immenso centro commerciale a 3 miglia a sud del Luxor
dove si possono acquistare, a prezzi di fabbrica, o pseudo tali, abiti di marca,
scarpe, articoli da bagno, valigie, orologi e molte altre cose…facciamo un po di
shopping quindi dopo un veloce pranzo all’interno dei magazzini, riprendiamo la
macchina, posteggiamo al Luxor e ci dedichiamo ai casinò della zona sud dello
Strip. Iniziamo ovviamente dal Luxor. Si tratta di un albergo che riprende il
tema dell’antico Egitto, con la piramide di Giza, sorvegliata all’ingresso dalla
Sfinge. All’interno della piramide, l’atrio (il più vasto del Mondo) potrebbe
contenere nove boening 747. Diversi ascensori (qui chiamati “inclinator”)
portano i clienti nelle camere lungo salite oblique con pendenze di 39°, noi ne
approfittiamo per provarli, ma giunti di fronte alle camere ci rendiamo conto
che per scendere non esistono scale e che per poter usufruire dell’inclinator è
necessaria una scheda, rimaniamo così intrappolati per 10 minuti al 20° piano
della piramide…per fortuna arriva un cliente e noi facendo finta di niente ci
fiondiamo sull’inclinator e finalmente scendiamo. Lasciamo il Luxor e con un
trenino monorotaia gratuito raggiungiamo l’Excalibur, costruito come un castello
medievale con ponte levatoio e torri merlate, carino ma un po troppo
“infantile”. A fianco visitiamo il New York, che riproduce fedelmente ,
ovviamente in scala ridotta, i più famosi grattacieli di Manhattan, la Statua
della Libertà, il ponte di Brooklin e la stazione di Grand Central. Anche gli
interni sono ben riusciti, con Little Italy, Chinatown, Broadway e il Greenwich
Village, io provo anche le montagne russe che attraversano l’albergo, care ma
veramente eccezionali (evitatele se siete deboli di cuore, sono veramente da
infarto!!!…). Lasciamo il New York e con un cavalcavia che supera la Strip
raggiungiamo l’MgM Grand, un vero e proprio mostro da 5000 camere che ha al suo
esterno un gigantesco leone dorato. All’interno il casinò non ci entusiasma,
l’unica cosa interessante, ma molto triste, è la presenza di due bellissimi
leoni dentro una gabbia di vetro!!!!! Per cena torniamo al nostro hotel, in
particolare alla bisteccheria. Ho tralasciato di parlare dell’aspetto culinario
di questa particolarissima città. L’opzione preferita dalla maggior parte degli
avventori sono senza dubbio i vari buffet “all you can eat” messi a disposizione
dagli Hotel. Noi abbiamo provato per ben 2 volte quello del Circus, che dire? Il
prezzo è sicuramente conveniente (11$), in quanto una volta entrati si può
mangiare all’infinito e i piatti sono veramente tanti, ma la qualità non è certo
eccelsa, aggiungeteci il fatto che per arrivarci sarete obbligati a passare per
il casinò (mossa tattica…) e che una volta arrivati dovrete mettervi
pazientemente in coda (10/20 minuti minimo) e capirete il perché del mio poco
entusiasmo per questa formula. Consiglio quindi il buffet solo a chi viaggia in
economia (come noi del resto…) o con famiglie numerose, le alternative purtroppo
non sono tante e i prezzi nei ristoranti degli stessi hotel sono veramente alti.
Infatti ,tornando a noi, ceniamo a base di bistecca serviti e riveriti da un
personale iper servizievole, ma il conto alla fine si rivela molto
salato…lasciamo nuovamente il Circus per fare un altro giro per la Strip,
passeggiamo per la zona centrale entrando e uscendo dai vari hotel/casinò e poi
verso l’una ritorniamo alla base. Essendo l’ultima sera e avendo preventivato un
budget da giocare ai casinò, ritorno al tavolo verde della roulette. La serata
(o meglio nottata) gira male, anche perché verso le due arriva una guardia del
casinò che ci chiede i documenti non fidandosi della nostra età, io avendolo nel
portafoglio rimango a giocare, ma Cristina viene allontanata dal tavolo (roba da
pazzi). Rimango quindi da solo visto che la mia dolce metà decide giustamente di
tornare in camera a dormire. Inizio anche a vincere e fra un bicchiere e l’altro
(per chi gioca le consumazioni sono gratuite, è buon uso dare una mancia di 1$
alla cameriera) le mie fiches salgono a vista d’occhio, purtroppo però sono le
3.45 e domani (anzi oggi) mi aspetta una bella tirata in macchina, decido così
di accontentarmi e lascio il tavolo. Raggiungo Cristina alle 4 e crollo..
Venerdì 24 giugno Las Vegas – Zion NP – Panguitch 240 miglia
Lasciamo Las Vegas verso le 8.45, passiamo per il Downtown che purtroppo non
siamo riusciti a visitare nei giorni precedenti, quindi ci immettiamo sulla I-15
in direzione Zion NP. Dopo un centinaio di chilometri lasciamo il Nevada per
entrare nello Utah, il paesaggio da desertico, diventa verdeggiante. Arriviamo
al parco intorno a mezzogiorno (perdiamo un’ora di fuso orario…). Lasciamo la
macchina al parcheggio e prendiamo uno shuttle gratuito che percorre la valle
centrale del parco. Lungo il percorso che dura più di un’ora ammiriamo la
bellissima natura che ci circonda, passiamo in un canyon con delle pareti
ripidissime di color rosso mattone, ci gustiamo il famoso Great White Throne con
il sottile collo di Angel’s landing sulla destra e i picchi a forma di canna del
piccolo Organ a sinistra ed infine arriviamo al Temple of Sinawawa ultima
fermata dello shuttle. Scendiamo ed iniziamo a percorrere il Riverside Walk un
sentiero lungo circa 1 miglio che costeggia il fiume fino ai Narrows. Vedendo le
pareti del canyon avvicinarsi sempre di più nasce l’irresistibile curiosità di
vedere cosa accade alla fine della strada. I panorami che si godono dal sentiero
sono stupendi: pareti d’arenaria d’un rosso intenso sorgono da entrambi i lati
del fiume, costeggiato da pioppi. Arrivati in fondo al sentiero ci avviciniamo
al bordo del fiume e percepiamo l’impossibilità di continuare risalendo per i
Narrows. Ci accontentiamo, riposiamo le gambe (non troppo affaticate a dire il
vero…) e riprendiamo la strada verso la navetta, anche perché il tempo inizia a
peggiorare. Arriviamo giusto in tempo, saliamo sul bus, ma dopo una fermata
decidiamo di scendere nuovamente per goderci, questa volta da fermi, the Great
White Throne, lo spettacolo è bellissimo, purtroppo però inizia a diluviare,
così ci ritroviamo in mezzo al parco sotto la pioggia in compagnia di una
famiglia di italiani in bicicletta. Per fortuna l’acquazzone dura poco e arriva
anche lo shuttle, saliamo e vinto dalla stanchezza mi addormento sui sedili del
bus; mi sveglio solo al parcheggio, riprendiamo la macchina e lasciamo lo Zion
percorrendo la Hwy-9 meglio conosciuta come Zion- Mount Carmel Higway, una
bellissima strada panoramica che regala scorci di paesaggio divini sulla zona e
culmina con un tunnel interrotto da 5 finestre che offrono vedute paradisiache.
Arriviamo infine verso le 18.30 alla graziosa città di Panguitch dove avevamo
prenotato dall’Italia una camera al Panguitch Inn Motel un piccolo motel con
camere carine ad un prezzo ragionevole. Posiamo i bagagli e andiamo a cenare al
Cowboy’s Smokehouse una vecchia casa in mattoni, piena di cimeli western, con
sedie originali e ai muri teste di alci e cervi. Prendo una T-bone cotta su un
fuoco di mesquite che le conferisce un aroma unico, la bistecca è eccezionale
(la ricordo ancora oggi come la migliore di tutto il viaggio), l’ambiente molto
carino e c’è anche un complesso che suona musica country, insomma una bellissima
serata, senza dubbio un locale da consigliare. Per il dopo cena il villaggio non
offre niente quindi decidiamo di tornare in camera, anche perché io, nonostante
la dormita sul bus nello Zion soffro ancora dei postumi della nottata passata
sveglio ai tavoli della roulette a Las Vegas.
Sabato 25 giugno Panguitch – Bryce Canyon – Page 248 miglia
Ci svegliamo molto presto per tentare di raggiungere il Bryce Canyon di prima
mattina quando ancora c’è poca gente. Purtroppo però uscendo per andare a fare
colazione lasciamo le chiavi all’interno della camera. Incredibilmente non
troviamo nessuno all’interno del motel che ci possa dare una mano, allora
decidiamo di guadagnare tempo e andiamo a fare colazione e a dare un’occhiata ad
internet in un pub nelle vicinanze. Torniamo al motel ma ancora non c’è nessuno,
allora mi infilo nel retro della reception e trovo un doppione delle chiavi
della nostra camera, saliamo al piano superiore, facciamo i bagagli, li
carichiamo in macchina e lasciamo questo strano motel incustodito…boh??!!arriviamo
al Bryce intorno alle 10, non c’è ancora tanta gente e quindi ne approfittiamo
per iniziare a girare. Prendiamo il solito shuttle e scendiamo in primis al
Bryce Point un punto panoramico che somiglia a una sorta di prua che penetra nel
canyon e permette di ammirare l’orizzonte di 180°, quindi arriviamo al Sunset
point dove si gode uno straordinario panorama sugli hoodoos, i famosi pinnacoli
creati dall’escursione termica, i colori, un mix arancione, rosso e rosa è il
risultato dell’ossidazione del ferro. E’ uno spettacolo magnifico, qua al
contrario dello Zion, dove si ammira il panorama dal basso, la vista spazia
dall’alto. Arriviamo infine al Sunrise point e da lì partiamo per un trekking
piuttosto impegnativo che in circa 3 ore ci permette di ammirare un paesaggio
veramente stupefacente. Passiamo rasenti agli hoodoos, attraversiamo zone di
arido deserto accese da colori quasi psichedelici, quindi ci ritroviamo in mezzo
a verdissimi prati circondati da bellissimi alberi, fino ad arrivare alla nostra
meta finale Wall Street un precipizio di rocce arancioni davvero impressionante
ampio meno di 7 metri. Di regola il nostro trekking doveva finire con
l’attraversamento di Wall Street e con la risalita a Sunset Point, ma per colpa
di una frana che bloccava il sentiero, siamo costretti a rifare il percorso
all’inverso ritornando a Sunrise Point, scarpinando per 2 km sotto il sole lungo
una ripida salita… “passeggiata” duretta ma ne vale veramente la pena; fermarsi
ai singoli view point non rende bene l’idea di quanto sia bello questo parco, ci
sono dei punti che non sono visibili dall’alto , è necessario scendere in quest’
“inferno”per potersi godere appieno il tutto. Comunque a questo punto ritorniamo
alla macchina e dopo una breve sosta ad Hatch per mettere qualcosa sotto i denti
ci dirigiamo verso Page lungo la US-89. Arriviamo in questo grazioso centro
dell’Arizona verso le 16 (in questo caso guadagniamo un’ora sullo Utah),
raggiungiamo il nostro hotel (prenotato dall’Italia in quanto avevamo calcolato
di arrivare il sabato e sapevamo che potevano esserci dei problemi di alloggio).
Alloggiamo al Best Western Arizona Inn, molto pulito e soprattutto con una
fantastica vista sul Lake Powell…solita veloce doccia e subito ci dirigiamo alla
diga , raggiungiamo un punto panoramico sulle rive del lago e aspettiamo il
tramonto, lo spettacolo è magnifico e romanticissimo, consigliato…torniamo in
hotel ci cambiamo e andiamo a cenare da Ken’s Old West un locale tutto in legno
con all’esterno un carro del Far West. E’ il ritrovo dei veri cow-boy locali e
deve la sua fama ai concerti di musica country che si tengono al suo interno.
Noi ci gustiamo l’atmosfera da Far west banchettando con la ormai classica
fantastica T-bone accompagnata dalla “solita” birra, ambiente eccezionale, cibo
niente male e prezzi ok, anche questo da consigliare…terminata quest’ennesima
giornata ricca di emozioni ci ritiriamo in camera pronti per un’altra giornata
indimenticabile.
Domenica 26 giugno Page – Horseshoe bend – Antelope Canyon – Monument Valley –
Mexican Hat 219 miglia
Ci svegliamo alle 8, facciamo un’abbondante colazione in hotel dopodiché ci
immettiamo lungo la Route 98, ad un certo punto appena usciti da Page sulla
destra prendiamo una strada sterrata con in fondo un parcheggio, lasciamo la
macchina e dopo circa 1km di cammino in mezzo al deserto arriviamo all’Horseshoe
bend, un punto panoramico, poco conosciuto, dove da un altezza di circa 100mt si
può ammirare il fiume Colorado formare un ansa a forma di ferro di cavallo.
Siamo gli unici turisti e ci godiamo in perfetta solitudine uno spettacolo
indescrivibile. Le acque del Colorado sono un misto fra il verde e l’azzurro ,
la vista spazia a 360° e c’è un silenzio irreale. Consiglio a tutti
quest’escursione poco pubblicizzata. Lasciamo a malincuore quest’angolo di
paradiso, ci ri-immettiamo sulla Route 98 e dopo alcuni chilometri arriviamo
all’Antelope Canyon. Dopo aver pagato 9$ a testa per l’ingresso nella riserva
navajo, un locale ci accompagna all’ingresso del canyon, scendiamo delle
scalette in ferro ed entriamo in un altro Mondo. Il canyon presenta pareti color
ocra incredibilmente scolpite che evocano l’immagine di strane onde fatte con i
minerali, il posto è piuttosto angusto e in caso di pioggia pericolosissimo (nel
1997 un incidente provocò diversi morti per l’improvviso arrivo di un temporale
che riempì il canyon d’acqua facendo affogare i poveri malcapitati turisti...),
ma è una tappa irrinunciabile. Il fondo sul quale si passeggia è sabbioso
(occhio alle vedove nere, anche se le guide navajo fanno pulizia tutte le
mattine…), si segue il percorso del canyon scendendo con delle scalette di
ferro, fino a raggiungere il fondo. Arrivati alla fine del percorso si può
risalire e percorrere il ritorno all’esterno, ma noi vista l’ora (quasi
mezzogiorno) decidiamo di risalirlo dall’interno godendoci il sole allo zenit
che filtra dall’alto: è uno spettacolo divino, con le pareti che assumono dei
colori stupendi, scattiamo decine di foto e consumiamo la videocam, siamo anche
fortunati in quanto siamo gli unici turisti in giro per il canyon, ci attardiamo
per goderci questo bellissimo spettacolo e ri-usciamo all’aria aperta solo
all’una dopo circa due ore di visita.
Torniamo a piedi al parcheggio, recuperiamo la macchina e riprendiamo la Route
98, quindi la I-89, ci fermiamo a Kayenta a fare un breve spuntino dopodiché ci
immettiamo sulla Route 163 in direzione Monument Valley. Avete presente i grandi
film western con i cowboys che galoppano lungo territori desertici interrotti
solo da dei picchi rocciosi? Ecco, la scena che ci appare percorrendo questa
strada è proprio questa: una lingua d’asfalto che taglia un territorio selvaggio
tra sabbie dorate, pinnacoli rocciosi e cactus, sembra proprio di essere in un
film di Sergio Leone ed io infatti per l’occasione tiro fuori il cd di Ennio
Morricone. Così accompagnati dalla musica western passiamo davanti alla Monument
Valley, ma non ci fermiamo, proseguiamo infatti sino a Mexican Hat dove troviamo
una camera al Burch’s Indian Trading Company Motel, lasciamo i bagagli in camera
ci diamo una veloce rinfrescata e solo a questo punto ci dirigiamo alla Monument.
Arriviamo al gate della riserva alle 18, i pullman turistici stanno lasciando la
valle, non c’è quasi più nessuno. Dal Vistors center parte una pista sterrata e
polverosa ma percorribile con facilità che serpeggia tra le principali
attrazioni della vallata per circa 29 km. La vallata si apre maestosa e
inquietante mostrando una distesa sconfinata di sabbia rossa sulla quale si
ergono, stagliandosi contro un cielo di color azzurro intenso, i bizzarri
pinnacoli di roccia rossastra, alti anche 400 metri, che sono stati testimoni di
epiche battaglie cinematografiche e non, tra indiani e visi pallidi.
All’ingresso viene fornita una cartina con l’indicazione dei siti più
importanti, la velocità massima che si può tenere è di 15 miglia orarie.
Completiamo l’intero giro in poco più di un’ora fermandoci in tutti i view point,
quindi ci fermiamo al John Ford’s Point a goderci il tramonto. Siamo rimasti da
soli e nel silenzio più totale, ci godiamo il sole che si spegne all’orizzonte
colorando i monoliti con delle tonalità indescrivibili, l’atmosfera è magica è
un momento che ci rimarrà impresso nella mente per tutta la vita e noi ce lo
gustiamo in silenzio interrotti solo dall’urlo di qualche uccello che volteggia
sulle nostre teste. Lasciamo la valle col buio alle 21, torniamo a Mexican Hat e
ceniamo all’aperto nella steakhouse del Mexican Hat Lodge. Ci riempiamo la
pancia con la solita bistecca cotta alla brace, accompagnati dalla musica
country di un gruppo locale, cibo eccezionale per pochi dollari, da
consigliare…ritorniamo quindi al nostro motel e ci addormentiamo.
Lunedì 27 giugno Mexican Hat – Mesa Verde NP – Cortez – Muley Point –Mexican Hat
318 miglia
Sveglia di buon’ora e via verso lo Stato del Colorado. Facciamo la Route 163,
quindi la 262 e ancora la I-160 sino a Cortez. A circa 15 km da questa città ,
sulla destra, c’è il bivio che in circa 21 miglia ci porta al Visitors Center
del Mesa Verde NP. Il parco ospita uno dei più incredibili esempi di villaggio
indiano abbandonato del Southwest, magnificamente conservato sotto tettoie
rocciose. L’ “altopiano verdeggiante” (traduzione di Mesa Verde), domina tutto
il sud-ovest del Colorado da 600 metri d’altezza; fu occupato dagli indiani
Anasazi in epoca remota e vi rimasero sino all’arrivo dei “bianchi”. Per
accedere alle bellissime case ipogee si deve acquistare un biglietto presso il
Visitor’s Center. Le visite sono guidate da un ranger e prevedono un numero
limitato di partecipanti, quindi è necessario arrivare di prima mattina per
essere sicuri di potervi partecipare. Noi decidiamo di visitare Balcony House in
quanto l’escursione ci sembra più avventurosa e la vista del Cliff Palace è
possibile anche dall’alto. Dopo circa mezz’ora di coda alla cassa del Visitor’s
Center riusciamo ad avere il tanto sospirato pass. L’appuntamento è per l’una al
parcheggio del sito. Ne approfittiamo intanto per goderci dall’alto il Cliff
Palace un’altra abitazione ipogea che oggi non riusciremo a visitare. All’una
puntuale si presenta all’appuntamento un ranger che inizia con le solite
raccomandazioni in termini di sicurezza riguardo la visita, quindi iniziamo a
scoprire Balcony House, un complesso che al contrario del Cliff Palace è
completamente nascosto alla vista dall’alto essendo prettamente una costruzione
a carattere difensivo. L’accesso si rivela difficile ma divertente allo stesso
tempo. Ci si arrampica su di una prima scala posta praticamente in verticale ad
un’altezza di circa 5 metri, quindi si entra nel vero e proprio sito, al suo
interno varie stanze, il kiva e una vista bellissima che spazia su tutta la
verdissima valle sottostante. Passiamo anche all’interno di un cunicolo
strettissimo (io, pur non essendo grasso, ci passo a malapena, ma se avete dei
dubbi alla cassa del Visitor’s Center è presente un fac-simile proprio per
evitare di rimanere incastrati quassù…) comunque passato il cunicolo torniamo
verso l’alto su altre due scale “da paura”, se soffrite di vertigini o non siete
particolarmente agili evitate assolutamente Balcony House e andate al Cliff
Palace, non è uno scherzo e anche l’abbigliamento dev’essere appropriato,
dovrete camminare a gattoni per passare nel cunicolo, arrampicarvi su scale a
90° ad un’altezza di più di 15 metri, insomma divertente, ma non per
tutti…lasciamo la Mesa Verde intorno alle 15, rifacciamo la strada dell’andata
in senso inverso e dopo una breve sosta per il pranzo a Cortez riprendiamo la
strada verso Mexican Hat, passiamo vicino ai Fours corners (punto di confine di
ben 4 Stati), ma tralasciamo, anche perché vorremmo arrivare prima che il sole
tramonti al Muley Point. Arrivati nelle vicinanze di Mexican Hat, prendiamo la
Hwy-261 attraversiamo la Cedar Mesa e prima d’imboccare la Moki Dugway, ci
immettiamo lungo una strada sterrata che dopo alcuni chilometri ci porta in uno
dei posti più belli di tutto il viaggio. Ci ritroviamo sul bordo di una
montagna, con la vista che spazia a 360° sul territorio sottostante, con la
Monument Valley in lontananza a fare da sfondo. Siamo gli unici a goderci questo
fantastico paesaggio. Per fortuna, il Muley point è un posto ancora poco
conosciuto, al di fuori dei canonici circuiti turistici e offre la possibilità
di godere di una delle viste più belle al Mondo in perfetta solitudine. Restiamo
ad ammirare il sole tramontare dalle 19 sino alle 20.30, quindi torniamo a valle
e arriviamo in hotel verso le 21. Ceniamo in camera con del cibo acquistato per
strada, quindi ci mettiamo a letto, domani ci aspettano quasi 400 miglia di
strada.
Martedì 28 giugno Mexican Hat –Gran Canyon – Williams 372 miglia
Ci svegliamo molto presto per evitare di arrivare al Gran Canyon con tutte le
comitive dei viaggi organizzati. Un ultimo saluto alla mitica Monument Valley e
alla bellissima Route 163, quindi ci immettiamo sulla I-89 sino a Cameron e da
qui prendiamo la 64 che ci porta direttamente sui bordi del Gran Canyon. Ci
fermiamo subito al Desert View Point dove ci gustiamo il Colorado che serpeggia
maestoso fra vette e falesie, c’è anche una torre d’ispirazione indiana dove si
può salire per pochi centesimi di dollaro per ammirare il fiume da una posizione
più elevata. Riprendiamo la macchina e dopo un’altra breve sosta al Grand View
Point, facciamo una fugace visita a Tusayan per vedere se per caso ci fosse una
camera libera per la notte. Il paese ci delude per la presenza di decine e
decine di pullman, inoltre non troviamo un albergo che accetti avventori prima
delle 11 quindi dopo un veloce pasto ritorniamo al canyon ed precisamente al
Canyon View information plaza dove lasciamo la macchina e prendiamo lo shuttle
che percorre tutto il West Rim Drive (chiuso al traffico privato). Scendiamo a
tutti i view point: Trailview I e II, Maricopa Point, Powell Point , Hopi Point,
Mohave Point, Pima Point ed infine al capolinea di Hermit’s Rest. Ci godiamo i
panorami indescrivibili che ci offre il Gran Canyon, ma manca totalmente
l’atmosfera e il contatto con l’enormità di questo fantastico fenomeno naturale
risulta rovinato dalla presenza di molti altri turisti, così decidiamo di fare
parte del viaggio di ritorno a piedi e mai scelta fu più azzeccata. Partiamo per
il nostro personalissimo trail da Hermit’s Rest e costeggiamo il canyon. Il
sentiero è ben tenuto e poco frequentato, ci si immerge totalmente nella natura
con vedute mozzafiato sul Colorado (sembra un fiumiciattolo da quanto siamo in
alto…) e sul North Rim. Arriviamo dopo circa 1,5 km al Pima point, proseguiamo
sul sentiero che in questo punto passa a strapiombo sul canyon (the Abyss),
ammiriamo le rapide che il Colorado forma 2 km più in basso quindi proseguiamo a
ritmo più spedito; incrociamo qualche altro camminatore e dopo circa 6km
arriviamo al Mohave Point. Anche se siamo piuttosto stanchi decidiamo di
proseguire sino al successivo view point, nonché fermata del bus e cioè fino a
Hopi Point. Le vedute si fanno più ampie (notiamo anche un principio d’incendio
sul North Rim o saranno segnali di fumo di qualche indiano..???), il Colorado si
apre tortuosamente la strada verso l’Oceano tra speroni interfogliati di rocce
rosse e tra un dedalo di canyon minori, finalmente iniziamo a percepire la
grandezza del posto…arriviamo con le gambe a pezzi ma con il morale a mille a
Hopi Point, aspettiamo lo shuttle e dopo mezz’ora di viaggio siamo nuovamente
alla macchina. Consigliamo a tutti di fare questo trekking lungo il bordo del
canyon, è veramente stupendo e vi permette di godere del canyon in solitudine
senza l’orda dei turisti “all-inclusive”che si limita al massimo a scendere ai
vari view point. Certamente sarebbe stato ancora più interessante fare uno dei
tanti percorsi che si dirigono lungo le pendici del Rim sino al Colorado, ma
l’escursione è piuttosto impegnativa e presuppone almeno 2 giorni liberi, cosa
che noi non avevamo. Il giro a piedi dei view point penso che sia una buona
formula di compromesso per poter vivere l’esperienza del Gran Canyon senza dover
per forza scarpinare per due giorni o limitandosi ai view point. Vi assicuro che
il primo impatto era stato negativissimo: al Desert View Point solo per
sporgermi dalla terrazza abbiamo dovuto combattere a gomitate con un intero
pullman di turisti giapponesi, una vera tristezza che rende la visita un’agonia
senza fine…quindi gambe in spalla e godetevi una delle sette meraviglie del
mondo. Tornando a noi, lasciato il Gran Canyon decidiamo di passare la notte a
Williams, una cittadina del vecchio west posta a circa 90km dal canyon e
stazione di partenza del famoso trenino. Troviamo una camera al Rancho Motel per
58$, lasciamo i bagagli in camera facciamo una bella doccia rinfrescante (ne
avevamo bisogno…)dopodiché andiamo a cenare da Rod’s Steak House: è il regno dei
carnivori famoso da oltre 50 anni per le succulente bistecche, il suo simbolo è
una gigantesca mucca posta all’esterno del locale. La bistecca effettivamente è
divina ma non economicissima, il rapporto qualità-prezzo tuttavia rimane buono,
da consigliare, ma solo se vi piace la carne…
Mercoledì 29 giugno Williams – Barstow 347 miglia
Dedichiamo la prima parte della mattinata a Williams.Questa cittadina è un bel
posticino pieno di motel e di trattorie dell’epoca della Route 66, ma mantiene
una sua individualità, nonostante il costante flusso di turisti. La sua
posizione, in una conca erbosa tra colline coperte di pini è sicuramente
d’aiuto. Andiamo a fare subito colazione da Old Smoky’s Pancake House un locale
tipico stile western dove mi becco anche un rimprovero dallo sceriffo (con
cappello, cinturone e stella sul petto) per aver posteggiato male la
macchina…mangiamo dei fantastici pancakes accompagnati dalla solita acqua sporca
(che qui chiamano caffè…), facciamo due chiacchere con lo sceriffo che si rivela
molto simpatico quindi ci dirigiamo alla stazione per vedere da vicino le
vecchie locomotive sbuffanti del treno che porta sino al Gran Canyon, facciamo
ancora un giro per il paese che è pieno di negozietti anni ‘60 che vendono
materiale sulla Route 66, quindi riprendiamo la macchina in direzione
California. Passiamo la giornata sulle Highway fermandoci solo in autogrill per
un veloce pranzo, quindi verso le 15.30 arriviamo a Barstow, tappa
esclusivamente dedicata allo shopping. Troviamo una camera per 35$ al Motel
Executive Inn , molliamo i bagagli, quindi ci dirigiamo sulla I-15. Ad un’uscita
di distanza dalla città in direzione sud sorge uno dei più grandi Outlet di
tutti gli States, noi giriamo per più di quattro ore all’interno del Mall e
facciamo un sacco d’acquisti (Nike, Timberland, Billabong, Ralph Lauren, ecc) a
prezzi decisamente concorrenziali, quindi intorno alle 20 facciamo ritorno in
motel, non prima però di esserci fermati presso un gigantesco supermercato dove
acquistiamo i prodotti per la cena di stasera, che faremo in camera.
Giovedì 30 giugno Barstow – Los Angeles 129 miglia
Anticipiamo la sveglia e alle 07.00 siamo già sulla I-15 direzione Los Angeles.
Dopo poco più di due ore arriviamo agli Universal Studios, lasciamo la macchina
nel mega parcheggio del complesso e ci avviamo all’ingresso degli studi
attraversando l’Universal City Walk, una bellissima passeggiata con negozi,
ristoranti, locali notturni e un cinema con più di 20 sale al proprio interno.
Ci fermiamo a fare una seconda colazione all’interno del complesso, quindi ci
dirigiamo al gate d’accesso degli Studios, paghiamo 45$ a testa (grazie ad un
fun-coupon raccolto in autogrill sulla I-15 che da diritto a 10$ di sconto). Gli
Universal Studios di Hollywood sono lo studio cinematografico più grande del
Mondo. Il parco a tema al proprio interno è una delle principali attrazioni di
LA, con giostre da capogiro (vi consiglio La Mummia 2…), incredibili effetti
speciali (eccezionali quelli di Ritorno al futuro, di Shrek 2 in 4D e di
Terminator 3) , il Baclot tour, un attrazione in parte istruttiva in parte
terrificante, che illustra i retroscena della produzione cinematografica(
impressionante Backdraft dove si entra in un deposito di benzina che
all’improvviso esplode producendo un calore insopportabile…) e spettacoli dal
vivo (non male Waterworld, con impressionanti cadute in acqua, fuochi
pirotecnici, evoluzioni con gli acquascooter e divertimento assicurato). Saliamo
anche sul tram ride che ci porta in giro per i set degli Studios, vediamo fra
gli altri i set della “Guerra dei 2 Mondi”, dello “Squalo”, di “Jurassick Park”e
di “Cindarella Man”. Passiamo l’intera giornata all’interno degli Studios e ci
divertiamo un sacco, forse l’ingresso è un po caro ma ne vale veramente la pena,
lo consiglio senza alcun dubbio. Lasciamo gli Universal Studios verso le 18
quindi iniziamo la ricerca dell’hotel per le prossime 3 notti. Grazie ad altri
Fun-coupon abbiamo diverse opzioni che ci garantiscono sconti piuttosto
consistenti in vari hotel di LA. Scegliamo infine di andare all’Hotel Days Inn
in Hollywood Boulevard, troviamo una decorosa camera per circa 75$ a notte (con
colazione compresa), ci sistemiamo per bene quindi usciamo a piedi per andare a
mangiare qualcosa. Scegliamo un ristorante tailandese nelle vicinanze, mangiamo
in maniera decente e spendiamo pochissimo (7$ a testa), quindi facciamo ritorno
all’hotel, diamo un’occhiata ad internet e via a letto.
Venerdì 1 luglio Los Angeles – Tijuana (Mexico) – San Diego – La Jolla – Los
Angeles 300 miglia
Scegliamo di visitare Tijuana e San Diego da subito per evitare il sabato e la
domenica, durante i quali mezza LA si trasferisce in Messico a fare bagordi
bloccando completamente l’autostrada. Uscire da LA è comunque una tortura, con
le sue mega higways a 8 corsie per senso di marcia, è un inferno di traffico,
con macchine che superano indifferentemente sulla destra e sulla sinistra e code
che rasentano l’incredibile. Ci salvano in parte delle corsie riservate a chi
viaggia con più di una persona a bordo (evidentemente qua viaggiano tutti da
soli…), comunque superata LA si viaggia tutto sommato abbastanza bene. Arriviamo
al confine col Messico verso le 11, lasciamo la macchina a San Isidro,
attraversiamo il confine (superblindato) a piedi, quindi iniziamo a girare per
Tijuana.
E’ tutto un altro mondo si passa dalla super ordinata California al disordine
più completo, c’è gente da tutte le parti: sporcizia, rumore e frenesia rendono
questa cittadina stranamente affascinante. E’ pieno di bar, negozi e venditori
ambulanti, l’atmosfera è frizzante e colorata, insomma ci piace… facciamo un
veloce giro per le strade del centro constatando come i prezzi siano decisamente
inferiori rispetto agli States. Ci fermiamo a pranzare in un locale tipico, dove
per 6$ a testa mangiamo in maniera abbondante e con un cibo qualitativamente
ottimo. Usciti dal ristorante ci dedichiamo ad alcuni acquisti, in particolare
compriamo una bottiglia di tequila, alcune t-shirt più altri piccoli souvenir,
contrattiamo sempre sul prezzo riuscendo a spuntare ottimi prezzi, quindi ci
riavviamo verso il confine. Questa volta ci tocca fare un’ora di coda insieme a
centinaia di altri messicani. Usciti dal Messico torniamo alla macchina, non
prima però di aver fatto un giro al San Diego Factory Outlet, un centro
commerciale di San Isidro con più di 35 negozi di marche conosciute tra cui
Levi’s, Nike e Ray-Ban. I prezzi sono molto interessanti e facciamo alcuni
acquisti, io ne approfitto anche per farmi tagliare i capelli da un parrucchiere
del posto (per solo 10$, circa 7,5€). Lasciamo l’Outlet e dopo circa 15 minuti
siamo a San Diego. E’ una città gradevole, con un traffico tutto sommato
accettabile e un downtown a misura d’uomo. Lasciamo la macchina all’interno
dell’Horton Plaza un gigantesco centro commerciale che sfruttiamo per
l’occasione, visto che offre ai suoi visitatori 3 ore di parcheggio gratuito e
si trova in pieno centro. Visitiamo il quartiere del Gaslamp ricco di
ristoranti, caffè e locali notturni e con un’architettura molto interessante,
quindi ci dirigiamo verso il lungomare lungo la Broadway e arriviamo di fronte
alla base navale della Marina Militare americana dove ammiriamo delle immense
portaerei. Facciamo ancora un breve giro sul lungomare quindi ritorniamo all’Horton
Plaza su di una specie di risciò. Ceniamo all’interno del centro commerciale,
quindi riprendiamo la macchina per andare a La Jolla. Arriviamo in questa
splendida località di villeggiatura californiana al tramonto, andiamo a vedere
la colonia di foche presente su una delle sue spiagge, quindi ritorniamo verso
LA. Incredibile a dirsi ma pur essendo le 21 di un venerdì sera qualsiasi
l’autostrada è un unico enorme serpentone di auto che viaggia in direzione nord.
Arriviamo comunque senza problemi a LA intorno alle 22.30, un caffè, una brioche
e via a letto.
Sabato 2 luglio Los Angeles e dintorni 66 miglia
Oggi dedicheremo l’intera giornata alla città di Los Angeles. Il primo posto che
visitiamo è il famoso “the Sign”, la gigantesca insegna che domina Hollywood
dall’alto, vista centinaia di volte in televisione. Per fotografarla e
riprenderla per bene percorriamo Hollywood Bd., quindi svoltiamo in Franklin e
ancora in Beachwood, una strada in salita che rimane proprio sotto all’insegna.
Dopo le foto di rito riprendiamo Hollywood Bd., Sunset Bd, quindi facciamo un
giretto per Beverly Hills, ordinatissima ma superblindata. Ci fermiamo in Rodeo
Drive la strada “più cara del Mondo” dove si susseguono le più grandi boutique
d’alta moda francese e italiana. Rimaniamo in zona per pochissimo tempo anche
perché abbiamo posteggiato la macchina in un parking dove la tariffa oraria è di
20$. Lasciata la zona “in” di LA ci dirigiamo verso il mare percorrendo il Santa
Monica Bd. che è anche l’ultimo tratto della “mitica” Route 66. Parcheggiamo
vicino al famosissimo Santa Monica Pier, facciamo un giro per il molo, quindi ci
dirigiamo lungo la spiaggia sino a raggiungere la nostra vera meta e cioè Venice
Beach la famosa spiaggia di Jim Morrison o per i più “giovani”la spiaggia di Bay
Watch. Ancora oggi è il punto di ritrovo di artisti e alternativi, è piena zeppa
di negozietti che vendono di tutto e di più, ci sono anche dei bellissimi
murales. L’atmosfera è cosmopolita e frizzante, con artisti di strada che si
dilettano con esibizioni particolarissime e sportivi di tutti i tipi: ci sono i
ciclisti che conducono improbabili biciclette a 3 e a 1 ruota, gli stereotipati
surfisti con tavola a seguito, i pesisti nella loro Muscle beach. Stiamo più di
un’ora a goderci la gente che ci passa davanti e ridiamo come dei pazzi, è
meglio del circo…penso proprio che la gente più strana (…“people are strange”)
di tutti gli Stati Uniti si dia appuntamento qua altrimenti non si spiegherebbe
questo fenomeno!!! Comunque dopo questa parentesi, finalmente andiamo in
spiaggia. E’ piuttosto affollata, ma nessuno si fa il bagno nonostante i quasi
30° e i famosissimi bay-watch a vigilare, allora faccio da cavia e mi butto
nell’Oceano e capisco il perché della reticenza delle altre persone: il mare è
gelido e pieno di alghe insomma uno schifo…torno a riva e mi limito a prendere
il sole. Realizzo che sulle spiagge della California resistono troppi miti: i
bay-watch non sono assolutamente dei fighi (non per difendere la categoria ma
sono molto meglio i bagnini italiani), delle famose bellezze alla Pamela
Andersson nemmeno l’ombra, le spiagge sono immense e visivamente molto belle, ma
quelle della Romagna non sono senza dubbio da meno e soprattutto il mare è
disgustoso: freddo, torbido, pieno di alghe giganti, insomma 100 volte meglio
l’Italia…delusi dalla spiaggia californiana, ritorniamo sul lungomare a gustarci
ancora un po di “fauna” locale (questa merita invece…) e a fare un po
d’acquisti, quindi ritorniamo a Santa Monica, riprendiamo la macchina e prima di
ritornare in hotel decidiamo (anzi…decido!!)di fare un giro per la Mulholland
Drive una bellissima strada panoramica sulle alture di LA ma soprattutto set
naturale dell’omonimo film di David Linch. Mi godo LA dall’alto ripensando al
film, quindi ritorniamo ad Hollywood per una veloce doccia e per prepararci al
sabato sera di Los Angeles. Questa sera per la cena scegliamo El Coyote Cafè un
locale in Beverly Bd.che offre cucina messicana in un ambiente kitsch.
L’ambiente effettivamente è molto colorito, con le cameriere che indossano
costumi tradizionali e un gruppo che suona musica messicana. Il cibo è ottimo
con un buonissimo chili di carne e succulenti tacos, accompagnati da un
margarita semplicemente divino, anche il servizio è all’altezza. Facciamo anche
la conoscenza della proprietaria, una californiana sui 50 anni innamorata
dell’Italia. Evidentemente le piacciamo visto che ci regala due bicchierini da
tequila con il logo del locale e ci pratica un consistente sconto…anche il
parcheggio è molto professionale: si scende dalla macchina lasciando il motore
acceso e un parcheggiatore si preoccupa di trovarle un parcheggio, quando si
ritorna a ritirarla si consegna il numero e lo stesso ce la riporta davanti,
ovviamente dopo avergli scucito una buona mancia (insomma come nei film per
capirci…). Lasciamo il ristorante molto soddisfatti, un breve consulto sul da
farsi: proseguire la serata in qualche mitico locale di LA o tornare in albergo
a dormire visto che domani ci attendono quasi 500 miglia? Ovviamente vinti
dall’alcol e dalla giornata al mare optiamo “penosamente” per la seconda
ipotesi, quindi a mezzanotte siamo già a letto…va bè ci godremo di più la
giornata di domani…speriamo…
Domenica 3 luglio Los Angeles – Monterrey – San Francisco 486 miglia
Essendo molto vicini ai luoghi da visitare (sulla stessa via…), abbiamo lasciato
per l’ultima mattinata il tour di Hollywood. In ordine ammiriamo il Mann’s
Chinese Thater, la Walk of Fame, il famosissimo marciapiede con le stelle
dedicate alle grandi star di cinema, musica, radio e televisione e una spianata
con le impronte delle star. Fra le più curiose segnalo quelle di R2 D2 il robot
di Guerre Stellari e di Paperino oltre a quelle dei più importanti personaggi di
spettacolo del nostro secolo(Marilyn Monroe, Sofia Loren, Schwarzenegger e
Humphrey Bogart fra gli altri…). Vediamo anche il Guiness World of Records
Museum e il Galaxy un bellissimo complesso cinematografico, quindi prendiamo la
macchina e ci immettiamo I-5 in direzione nord. Lasciamo LA in mezzo ad un
traffico infernale di gente che esce dalla città per passare la domenica e il 4
luglio nelle spiagge vicine. Facciamo un veloce pranzo in un Wendy’s vicino ad
una città completamente circondata da pozzi petroliferi, lasciamo la I-5 per la
198 e quindi prendiamo la I-101 sino a Monterrey, meta del pomeriggio. Iniziamo
la visita della città percorrendo la mitica “17 Miles Drive” una strada lunga ,
per l’appunto, 17 miglia che costeggia la penisola di Monterrey. L’ingresso è a
pagamento (8,6$), ma la strada offre punti di osservazione davvero splendidi.
Lungo il percorso che fiancheggia il mare si gode di una stupenda vista su
magnifiche ville miliardarie con scorci di Oceano di una rara bellezza e in più
c’è la possibilità di ammirare delle foche su di una spiaggia (chiusa però al
pubblico)ed uno stranissimo scoglio completamente invaso da pellicani e
cormorani. Ci godiamo questo splendido paesaggio per circa due ore quindi
scappiamo in tutta fretta per cercare di arrivare a San Francisco entro la sera.
Ci fermiamo a cenare presso un centro commerciale nella Silicon Valley, quindi
finalmente alle 21.30 siamo in centro città. Troviamo una camera al Marina
Motel, una bella struttura nel quartiere Van Ness- Lombard molto vicino al
Fisherman’s Wharf che ci offre per 4 notti una bella stanza con cucina annessa.
Nel motel c’è anche un parcheggio privato sotto le stanze e una discreta piscina
con solarium. Abbiamo giusto il tempo di disfare le valigie poi vinti dalla
stanchezza crolliamo.
Lunedì 4 luglio San Francisco 30 miglia
Approfittiamo della macchina per visitare i luoghi più difficili da raggiungere
dal centro di San Francisco a piedi. Andiamo subito a Twin Peaks una collina in
periferia da dove si gode uno stupendo panorama della città dall’alto. La
mattinata è soleggiata quindi riusciamo a vedere perfettamente sino ad Alcatraz.
Ammiriamo il panorama in solitudine, quindi all’arrivo del primo pullman
turistico, lasciamo questa splendida collina e ci dirigiamo al Golden Gate
approfittando anche del tempo, stranamente (per San Francisco)
soleggiato…arriviamo al famoso ponte sospeso intorno alle 10. Rimaniamo molto
colpiti dalla bellezza di quest’opera, il colore rosso contrasta con l’azzurro
del cielo e il blu della baia creando un colpo d’occhio eccezionale, noi
arriviamo sin sotto la campata del ponte passeggiando insieme a molte altre
persone e notiamo anche parecchio movimento nei prati che lo circondano, con
persone indaffarate con barbecue e salsicce (si stanno preparando ai
festeggiamenti del 4 luglio…). Lasciamo il Golden Gate (sarà comunque una
presenza fissa anche nelle prossime giornate che passeremo in città…) e
raggiungiamo Lombard st, la “via più tortuosa del Mondo”per percorrerla in auto
(nei prossimi giorni torneremo per percorrerla a piedi!). C’è un po di coda per
raggiungerla, ma alla fine riusciamo a scendere lungo i tornanti di questa
tortuosissima strada. Devo dire che non è niente di che, la discesa si rivela
molto breve e non permette assolutamente di godere della bellezza della via con
le sue bellissime aiuole fiorite, consiglio vivamente di visitarla a piedi.
Lasciata Russian Hill ci dirigiamo a North Beach, il famoso quartiere degli
immigrati italiani nonché culla della “Beat generation”. Approfittiamo del
giorno festivo e sfruttiamo i parcheggi che oggi sono gratuiti, vediamo il
famoso Caffè Vesuvio ritrovo di Dylan Thomas, Kerouac e Bourroughs, la City
Lights Bookstore, la libreria fulcro del movimento beat e ci godiamo il
quartiere molto vivace e colorato nonostante il giorno festivo. Ci fermiamo a
mangiare all’Osteria del Forno un piccolo ristorante che propone cucina
italiana, ma quando ci accorgiamo che gli unici italiani nel locale (peraltro
pieno…)siamo noi, decidiamo per il male minore e ci buttiamo su due pizze: non
male ma niente a che vedere con le nostre…il primo pomeriggio lo passiamo a
riposarci nella piscina del nostro hotel. Usciamo verso le 18 per andare a
vedere i famosi fuochi in onore del 4 luglio. Andiamo su di una spiaggia nei
pressi del Fisherman’s Wharf , ci godiamo innanzitutto il tramonto sulla baia
quindi alle 20.30 iniziano lo spettacolo pirotecnico che dura una buona
mezz’ora, carino, ma anche in questo caso non regge il confronto con i nostri
fuochi “made in Italy”. Bella comunque l’atmosfera con l’inno americano e Bruce
Springsteen con la mitica Born in the Usa a fare da colonna sonora. Finiti i
festeggiamenti torniamo in hotel a prendere la macchina e ci dirigiamo verso il
quartiere gay di Castro per la cena. Il Gay Village si trova su Market St. tra
Church e la 17th St. ed ovviamente in Castro St. E’ un quartiere molto vivace,
con locali, ristoranti e discoteche di tutti i tipi, ideale per passeggiare,
osservare la gente, fare spese e andare al ristorante oltre che per soddisfare
le voglie più trasgressive…noi ci limitiamo ad osservare gli stravaganti
personaggi che ci passano davanti, dare un’occhiata a qualche vetrina e
ovviamente a mangiare. Non approfittiamo della vivace vita notturna di Castro,
in quanto per entrare in qualsiasi locale si è costretti a code lunghe e
snervanti e ci mancava totalmente la voglia…quindi dopo aver cenato facciamo
ancora un breve giretto in zona dopodichè facciamo ritorno in hotel.
Martedì 5 luglio San Francisco 5 miglia
In mattinata dovremo riconsegnare la macchina, quindi scegliamo di visitare quei
2-3 posti che ancora ci mancano e che non sono facilmente raggiungibili a piedi.
Scegliamo di salire subito alla Coit Tower una torre costruita negli anni ’30
sulla collina di Telegraph Hill da dove godiamo un magnifico panorama sulla
città e sulla baia, quindi scendiamo sulla costa e visitiamo il Levi’s plaza.
Purtroppo all’uscita ci imbattiamo in una intransigente agente di polizia che ci
appioppa 50$ di multa per sosta vietata. In poche parole avevo posteggiato la
macchina in un posteggio riservato ai veicoli commerciali, peccato che avessi
pagato comunque il parcheggio e fossi presente sul posto ancor prima del suo
arrivo pronto ad andarmene…non c’è stato verso mi ha fatto la multa senza
pronunciare una parola, in compenso le parole le ho pronunciate io nei suoi
confronti urlandole di tutto in faccia, ma lei imperturbabile ha ripreso la sua
macchinetta e se ne è andata come era arrivata,…nel silenzio più totale…sarà
stata sordomuta???comunque “bruciati” da quest’assurda esperienza decidiamo di
anticipare di un’ora la riconsegna della macchina alla Alamo. Lasciamo la
macchina ormai diventata “di famiglia” dopo circa 5400km. Gli ultimi giorni
negli States li faremo sulle nostre gambe! Iniziamo con la visita di Chinatown;
entriamo dal Chinatown Gate all’incrocio tra Grant Av. e Bush St. e percorriamo
la strada principale del quartiere ( Grant Av.). La via è piena di ristoranti e
negozi duty free, nonostante i molti turisti sembra veramente di essere in Cina.
Lasciamo Grant Av. per avventurarci nelle vie laterali tipo Stockton St. e Clay
St. dove passiamo in mezzo a vari mercati che vendono le mercanzie più strane e
dove si possono ammirare templi e balconi riccamente decorati. Facciamo anche un
paio d’acquisti quindi ci fermiamo presso la House of Nanking in Kearny St. (fra
Columbus e Jakson) a fare un buonissimo e abbondantissimo pranzo cinese. Il
locale è piuttosto spartano, ma è ritenuto uno dei migliori ristoranti cinesi di
tutti gli States e posso confermare che i complimenti sono meritati. Lasciamo
Chinatown, facciamo un breve riposino in hotel, quindi intorno alle 15.30 ci
dirigiamo verso il turisticissimo Fisherman’s Wharf. Questo vecchio quartiere di
pescatori e di fabbriche alimentari si è trasformato nella classica trappola per
turisti capace di richiamare ogni anno milioni di visitatori. In particolare la
zona del Pier 39 è un immenso centro commerciale, completamente costruito in
legno e proteso verso il mare. Il complesso sembra una cittadina western, ogni
cosa è stata pensata per catturare turisti, con ristoranti, giostre, un mini
acquario, negozi di tutti i generi ed anche con una colonia di leoni marini che
ha preso dimora sui pontoni del molo.
Noi ci adattiamo a malincuore e iniziamo la visita da Ghirardelli Sq. un
complesso sorto intorno ad una fabbrica di cioccolato che come ricorda il nome è
di chiare origini italiane, precisamente il fondatore fu un tal Domenico
Ghiradelli, nato a Genova nel 1817. Comunque noi non possiamo esimerci dal
provare questo pubblicizatissimo cioccolato e ci buttiamo su di una cialda
ripiena di gelato e ricoperta da cioccolato fondente caldo, bè che dire?? Un
delirio!!!buonissimo, da leccarsi i baffi…con 3 kg in più nella pancia lasciamo
Ghirardelli e ci dirigiamo verso il Pier 39 a vedere i leoni marini. Stiamo una
buona mezz’ora a guardare 2/3 leoni che s’impigriscono al sole, quindi andiamo
alle biglietterie del molo per vedere se troviamo un posto per visitare Alcatraz.
Purtroppo la risposta è ancora negativa (avevamo già provato ieri…) e ci dovremo
scordare quest’escursione in quanto la prima partenza con dei posti liberi è per
l’8, va be ci accontenteremo di continuare ad ammirarla dalla costa…decidiamo di
fermarci a cenare in zona precisamente da Little Joe’s dove assaggiamo un ottimo
clam cwoder, una pagnotta ripiena di una zuppa di gamberi. Avevamo assaggiato
già qualcosa di simile a San Diego, ma devo dire che questo piatto è davvero
meritevole: è buono, costa relativamente poco e riempe parecchio…dopo
quest’ennesima abbuffata facciamo ancora due passi sul mare quindi rientriamo in
hotel per la nottata.
Mercoledì 6 luglio San Francisco
Ci svegliamo presto e raggiungiamo subito Lombard St. che dista poche centinaia
di metri dal nostro hotel. Approfittiamo del fatto che non c’è praticamente
nessuno e fotografiamo questa stranissima strada, lunga solo una cinquantina di
metri, ma di una tortuosità stupefacente. La via è ricca di aiuole stracolme di
ortensie fiorite e il colpo d’occhio è veramente piacevole. Lasciamo la Lombard
e iniziamo a passeggiare lungo le famosissime strade di San Francisco; le vie
seguono l’orografia della città quindi sono spesso molto pendenti costringendoci
a scarpinate non da poco, si dice infatti che le donne della città abbiano le
gambe più belle di tutti gli States e la ragione è piuttosto evidente viste le
pendenze da affrontare!!! Comunque dopo mezz’ora di “passeggiata” per le
bellissime vie della città arriviamo nel Downtown e in particolare nella piazza
principale di San Francisco: Union Sq. Questa piazza è animatissima fin dalle
prime ore del mattino e possiede dei giardini ideali per riposare un po le gambe
provate dai sali e scendi della città. Dopo una breve sosta, visitiamo alcuni
store della piazza, fra i quali Macy’s, Saks e il negozio della Levi’s, ci
fermiamo a pranzare in zona quindi raggiungiamo il Civic Center dove intorno ad
una piazza sorge il City Hall costruito in stile classico con una cupola alta
più di 90 metri il Teatro dell’Opera, il Federal Building più altri edifici in
stile classico. Lasciamo il Downtown dominato dalla Transamerica Pyramid, un
grattacielo di forma piramidale riconoscibile a diversi chilometri di distanza e
simbolo della moderna San Francisco. Ritorniamo in autobus verso la zona del
porto e qui passiamo il resto del pomeriggio(con tappa fissa da Ghirardelli).
Anche questa sera vinti dalla pigrizia ci fermiamo a cenare in zona quindi verso
le 22 facciamo ritorno in hotel.
Giovedì 7 luglio San Francisco
Dedichiamo l’ultimo giorno allo shopping e ci dirigiamo di prima mattina al
Fisherman’s Wharf per fare scorta del cioccolato di Ghiradelli e per prendere il
famoso cable car. Queste vetture considerate un monumento storico, hanno un
metodo di locomozione piuttosto particolare: per salire sulle colline la vettura
si aggancia con un rampino ad un cavo d’acciaio che scorre fra le rotaie e si
lascia andare a ruota libera nelle discese, servendosi solo del freno a mano.
Noi prendiamo la linea Powell-Hide che collega il Fisherman’s Wharf al Civic
Center. Cristina sceglie di sedersi mentre io mi appendo come una scimmia
all’esterno della vettura per godermi il panorama e devo dire che la scelta si
rivela azzecatissima. All’inizio del percorso, mentre il cable car sale la vista
spazia su tutta la baia di San Francisco con Alcatraz a fare da sfondo, quindi
quando si inizia la discesa si hanno dei bellissimi scorci del centro della
città dominata dalla Transamerica Pyramid. Scendiamo al volo in Union Sq.,
facciamo ancora un paio di acquisti nelle vie del centro (attenzione alla zona
di Tenderloin malfrequentata pur essendo a 2 passi da Union Sq.), quindi
facciamo ritorno in hotel per riprendere i bagagli e aspettare lo shuttle
(prenotato ieri pomeriggio al telefono). Arriviamo in aeroporto intorno alle 20,
ceniamo quindi dopo i soliti ferrei controlli (mi sequestrano anche uno zippo
appena comprato…) ci imbarchiamo sul volo Continental per New York, ci aspetta
una notte in volo, speriamo di riuscire a riposare…
Venerdì 8 luglio New York
Dopo quasi sei ore di volo, tuttosommato accettabili (riesco anche a dormire
qualche oretta) atterriamo all’aeroporto di Newark. A New York sono le 07.00(per
noi invece le 4…), facciamo la ormai classica abbondantissima colazione a base
di uova pancetta e pancakes, quindi ci imbarchiamo sul solito pullman che per
13$ ci porta al Port Authority Bus terminal e da lì con un taxi raggiungiamo
l’hotel che si trova sulla E 57th tra Lexington e la Third Av., lievemente
decentrato rispetto all’hotel dov’eravamo stati la prima volta ma tutto sommato
comodo. Molliamo i bagagli in camera ci diamo una rinfrescata veloce, quindi
usciamo per le strade di Manhattan. Per la prima volta durante tutto il viaggio
troviamo una brutta giornata: la pioggia è piuttosto fastidiosa e noi siamo
anche senza ombrello. Decidiamo di visitare le zone intorno all’hotel con
frequenti pause all’interno dei negozi (fra gli altri Tiffany’s e Victoria’s
secret)o nei bar per ripararci dalla pioggia. Nell’ordine vediamo: il Palazzo di
vetro delle Nazioni Unite, gli interni di Grand Central Station, il MoMA, la
chiesa di St Patrick e l’enorme complesso del Rockfeller Center. Riusciamo anche
a non bagnarci troppo grazie alla gentilezza di un newyorkese che ci regala il
suo megaombrello. Terminiamo la giornata ,che per fortuna dal punto di vista
meteorologico è migliorata, nella zona di Times Sq. a goderci il solito ed
inavvicinabile spettacolo di suoni, luci e colori che solo questa piazza riesce
ad offrire. Torniamo in hotel sconvolti ma felici per l’ennesima stupenda
giornata che ci hanno regalato gli States.
Sabato 9 luglio New York
Dedichiamo la mattina alla visita della zona sud di Manhattan ed in particolare
raggiungiamo col metrò Little Italy. Purtroppo constatiamo che di questo
quartiere è rimasto ben poco, anzi ad essere più precisi è rimasta solo una
strada , la pedonale Mulberry St. che sembra tanto un’attrazione turistica piena
com’è di ristoranti, pizzerie e caffè italiani. Sono carini alcuni dettagli come
un muro dipinto con i colori della nostra bandiera o le bocchette anti incendio
colorate con il tricolore, ma tutto sembra essere più il set di un film che un
vero e proprio quartiere e se si fa qualche metro si capisce il perché: Little
Italy è completamente circondata da China Town e si salva dal completo
inglobamento solo perché viene tutelata dal governo americano come monumento
storico…che tristezza!!! Comunque lasciamo Mulberry St. e ci addentriamo in un
altro Mondo: Chinatown. L’arteria principale del quartiere è Canal St., sembra
proprio di essere in un’altra città: i suoni, le insegne, i colori, gli
ideogrammi, i mercati: tutto rimanda ad un altro mondo; i nomi delle vie sono
bilingue (Inglese/cinese), com’anche i giornali. Alcuni telefoni hanno
addirittura la forma di una pagoda e poi il caos, gli odori i colori, tutto ci
fa credere di essere veramente arrivati in Cina. Noi ne approfittiamo per fare
alcuni acquisti, quindi ci addentriamo senza meta nelle vie più interne del
quartiere per goderci meglio l’atmosfera. Il giro è simpatico, ma dopo un’ora di
ideogrammi , templi buddisti e soprattutto di odori intensi di cibo decidiamo di
avviarci verso Brooklin. Prendiamo la metropolitana e scendiamo in Hight St.
facciamo un breve giro per il quartiere quindi ci fermiamo a pranzare in Hicks
St. al Tutt Cafè un ottimo ristorante egiziano. Pranziamo all’aperto con dei
tipici piatti della cucina araba, mangiamo bene e spendiamo poco, da
consigliare. Lasciamo il ristorante e ci avviamo alla Brooklin Promenade una
bellissima passeggiata che offre una splendida vista su tutta Manhattan e sul
ponte di Brooklin. Bruciamo un intero rullino di foto, ci godiamo questo
fantastico panorama, quindi sempre con la metropolitana facciamo ritorno in
hotel. Dopo una breve pausa per riposare le gambe ritorniamo in strada e ci
dirigiamo verso la zona di Hell’s Kitchen, un vecchio quartiere popolare a
dominanza irlandese, facciamo un bel giro per le vie del quartiere quindi ci
fermiamo a cenare da Vynl (824 9th Ave e 54th St.), un piccolo diner molto
piacevole con arredamento in stile anni ’50. Il menù viene proposto su un
vecchio disco di vinile, il cibo è buono, l’ambiente molto alla moda e i prezzi
sono tutto sommato accettabili. Terminiamo la serata come di consueto nella
vicina Times Sq. a fare acquisti e goderci la frizzante atmosfera.
Domenica 10 luglio New York
Oggi è l’ultimo giorno negli Stati Uniti. Prepariamo i bagagli, prenotiamo
telefonicamente lo shuttle per l’aeroporto, quindi dopo l’ultima colazione
all’americana, ci incamminiamo verso Central Park. Essendo domenica mattina
questo immenso “oceano verde” brulica di gente che si dedica alle più svariate
attività: c’è chi gira in bicicletta, chi corre, chi gioca a baseball o chi più
semplicemente si rilassa sui verdissimi prati leggendo un libro. Noi giriamo un
po a caso, comunque vediamo, ma senza entrare, lo zoo con il bellissimo orologio
al suo esterno che scandisce le ore con una parata di animali, il Belvedere
Castle un castello in miniatura posto su di una collinetta che offre una
bellissima vista sul parco, percorriamo parte del famosissimo Reservoir il
percorso di 2,5km dove si allenava Dustin Hoffman ne “Il Maratoneta”, ammiriamo
il Strawberry Fields il giardino della Pace in ricordo di John Lennon e in
generale ci godiamo in rilassatezza la bucolica atmosfera di quest’oasi di pace
in mezzo ai grattacieli di Manhattan. Usciamo dal parco intorno alle 12.30,
facciamo un veloce pranzo in zona, quindi ci facciamo trovare pronti intorno
alle 14 di fronte all’ingresso dell’hotel. Lo shuttle arriva puntuale e alle
15.15 siamo al JFK, sbrighiamo le solite formalità del caso quindi intorno alle
19 decolliamo direzione Vienna. Salutiamo New York e gli States con molta
malinconia, abbiamo realizzato un sogno, ma è stato troppo breve, sicuramente ci
ritorneremo….
Ed ora le pagelle...premetto che sono semplicemente impressioni a carattere
personale che non vogliono assolutamente tacciare giudizi assoluti ma
semplicemente dare un’idea di base per chi dovesse intraprendere un viaggio in
questi luoghi:
NEW YORK 9,5 La città per eccellenza, un sogno realizzato, non delude le attese:
semplicemente fantastica. Da non perdere il tramonto dalla terrazza girevole del
Marriot.
SAN FRANCISCO 9 Ne avevo sentito parlare bene e lo confermo, è l’unica città
americana veramente a misura d’uomo. Da non perdere:un giro sul cable car sulla
linea Powell-Hide
LOS ANGELES 7,5 Immensa, caotica, ma con quel fascino da jet set che la rende
comunque attraente: eccessiva…Da non perdere:una passeggiata a Venice Beach
SAN DIEGO 6,5 Vista poco e male, sembra comunque molto carina: trendy
TIJUANA 6,5 Caos, colore, simpatia, insomma il Messico…
LAS VEGAS 8 La capitale del vizio: eccessiva, trash, megalomane, a me è
piaciuta…da prendere a piccole dosi…Da non perdere:lo spettacolo di luci e acqua
del Bellagio
MONTERREY 7,5 L’Oceano, le ville, le pinete, ottima tappa fra LA e San
Francisco. Non dimenticate di percorrere la 17 miles drive
YOSEMITE NP 7,5 Prati verdeggianti, vette innevate, cascate mozzafiato e sequoie
giganti, obbligatorio dedicargli alcuni giorni. Noi lo abbiamo visto in una sola
giornata e ne abbiamo percepito le enormi potenzialità.
DEATH VALLEY 7 Caldo, caldo e caldo, c’è poco da vedere ma l’importante è
raggiungerla, no??
ZION NP 7 Da appassionati di camminate, se non lo siete lasciate perdere, i
panorami sono molto belli ma non rendono l’idea…
BRYCE CANYON 9,5 Uno spettacolo !!!!, obbligatorio non limitarsi ai view point.
Scendete nell’ « inferno » degli Hoodoos e godetevi questo « scherzo della
natura »
PAGE :LAKE POWELL 8,5 Colori mozzafiato, atmosfera rilassata, una bella
sorpresa…
ANTELOPE CANYON 10 La perfezione!!! Cos’altro aggiungere? È poco conosciuto
quindi ancora godibile in solitudine, ma andateci intorno a mezzogiorno, con il
sole allo zenit, da soli senza tour organizzati, vi ritroverete in un paradiso
sotterraneo con colori che non avrete mai visto nella vostra vita…
HORSESHOE BEND 9,5 Mistico…una fantastica vista dall’alto su di un’ansa del
fiume Colorado; anche questo posto è poco battuto dagli itinerari classici anzi
è praticamente sconosciuto, un consiglio: portatevi una birra e state seduti a
godervi uno degli spettacoli più belli di tutti gli States
MONUMENT VALLEY 9,5 Il mito dei miti, talmente emozionante da non poter
descrivere le sensazioni che si provano. Anche qua un consiglio: andateci alla
chiusura così vi ritroverete da soli e godrete di uno dei più bei tramonti della
vostra vita in un ambiente eccezionale
MESA VERDE 8,5 Abitazioni indiane ipogee incastonate in una valle verdeggiante,
da non mancare, l’unica nota negativa è che sarete obbligati ad un escursione in
gruppo, il che toglierà buona parte dell’atmosfera…
MULEY POINT 9,5 Luogo ignorato da tutti e poco conosciuto anche negli States, ma
di una bellezza unica. Vi consiglio di andarci al tramonto: panorama mozzafiato
con la Monument Valley all’orizzonte ed il sole che si spegne dietro le
montagne. Qua sarete veramente gli unici turisti quindi vale la pena di fare
qualche chilometro sullo sterrato per arrivarci…ah non dimenticate qualcosa da
bere e una macchina fotografica
GRAN CANYON 9 Una delle 7 meraviglie del Mondo; non rovinatevi la visita e
cercate i luoghi meno battuti dalle migliaia di turisti che ogni giorno vi si
riversano. Se avete tempo scendete al Colorado, è dura ma è un’esperienza
eccezionale.
WILLIAMS 8 Bellissima cittadina ai piedi del Gran Canyon, vi consiglio vivamente
di fermarvi a dormire qua, inoltre è sulla mitica Route 66
BARSTOW 6 Città anonima, buona solo come tappa per LA o per il Gran Canyon e per
i suoi mega Outlet
BODIE “ghost town” 6,5 Villaggio di minatori dell’800. La deviazione per
raggiungerla dalla strada principale vi costringerà a dedicarle almeno 2 ore,
percorrendo una strada molto carina ma in parte sterrata. Se siete dei patiti
potrebbe valerne la pena altrimenti lasciate perdere…trascurabile…
Un ringraziamento particolare ad Alberto per la concessione del racconto