In un viaggio on the road nella West Coast americana, molti sono gli itinerari che non si possono escludere. Tra questi il deserto della Death Valley (che non è collocata in Nevada, se non per pochi chilometri, bensì nella California sud-orientale).

Death Valley significa Valle della Morte e solo addentrandosi si capisce il senso di tale appellativo: amibiente lunare, temperature altissime (specialmente in luglio-agosto), assenza di vegatazione e apparentemente senza vita... morte. Ma la realtà è ben diversa... bisogna scoprirla.

Per questo motivo, mi auguro che chi decida di visitare la Death Valley (e non solo) eviti di fare il tour con i pullman (molto limitante) e affittarsi una macchina e prendere ogni strada, anche sterrata, che ci si sente di prendere.

Io ho vissuto la valle morta, per la prima volta, a fine luglio con quasi 50° di temperatura, alle 14. Sembrava morire... ma non è assolutamente un "svantaggio" (a meno che proprio qualcuno non possa sopportarlo fisiologicamente) perchè è un'esperienza, un'emozione, un sentirsi oppressi dalla natura e noi, uomini ad aria condizionata, non possiamo a fare nulla. Ci si sente piccoli e impotenti della natura e sentire la sua forza è una sensazione che più spesso si dovrebbe recuperare.
Ovviamente, portatevi taniche di acqua (almeno un paio di litri a persona e qualcosa in più per eventuali problemi di auto - consigliabile con aria condizionata).

Io venivo da Fresno e basta seguire la stupenda Hgw 178. Perfetta strada americana che taglia in due il deserto. Pink Floyd nello stereo e non solo. Intorno a mezzogiorno, affamati e assetati, la cartina indicava un paese, Trona. In realtà un complesso di cinque sei case, nel torrido cielo azzurro, frequentato solo da un'immensa spaventosa e marziana fabbrica di borace (qualche km più in là c'è un US Naval Weapon Center). Come in un film si entra nell'unico locale dove si può mangiare e bere ghiaccio con aggiunta di bibita. Due turisti increduli all'atmosfera e cinque operai del deserto.

Percorsi altri Km si giunge nella vera e propria Death Valley, che non si può assolutamente entrare e uscire in giornata. La si deve conoscere ed esplorare e poi una notte nel deserto la si deve proprio fare.

La strada principale che passa in mezzo alla valle è la 190 e, nella prima giornata, visitiamo Skidoo Ghost Town.
La guida mi indicava che esso era un paese fantasma che, ai tempi della corsa dell'oro, era uno dei paesi più ricchi della California. Senza pensarci si imbocca una strada sterrata. La nostra Nissan, scoprimmo subito dopo, aveva ammortizzatori duri e non reggeva la strada se non si andava ai 10-15 miglia/h. La strada era più lunga e sembrava non finire mai. Inoltre saliva su un altopiano e i dirupi non mettevano allegria. Dov'era questo paese fantasma.
Finalmente un cartello, in una piazzola, in mezzo al nulla. Credevo che il cartello mi indicasse quanti km mancavano... il cartello diceva "allegramente": "This was Skidoo". Non era rimasto più nulla e tornammo sulla 190.
In realtà se uno ha coraggio, può trovare ancora delle vecchie miniere ma è altamente sconsigliato questo tipo di esplorazione... oltre al perenne pericolo di serpenti, scorpioni, etc...

Subito dopo uno spettacolo folgorante: in mezzo al predominante giallo e arancio delle rocce della valle, un immenso bianco ti cattura gli occhi: sono le Sand Dunes. Alte anche fino a 200 metri. Stupende.
Sempre sulla 190 si prosegue per il Devil's Cornfield. Nei pressi del quale siamo scesi dall'auto e, investiti da un caldo al limite dell'insopportabile, abbiamo voluto farci una passeggiata. Una delle più difficili in vita mia.

La Valle della Morte, si ricordi, segna un alto grado di depressione, giunge fino a 86 metri sotto il livello del mare. Un'immensa secca distesa di sale può fare, con molta fantasia, come poteva essere migliaia e migliaia di anni fa.

Stava giungendo la sera. All'interno della Valle solo due sono i possibili alloggi. Ovvio, la stangata è palese ma tutto sommato è comodo, accogliente e necessario. Noi abbiamo optato per un gran bel motel (il Furnace Creek)... alle sette di sera, l'acqua della piscina segnava oltre 35° gradi.... brrr bbrr brrr

La notte, tra vino californiano e cielo pieno di stelle, è scivolata dolcemente. Il giorno dopo c'era il mio obiettivo, da fermo ammiratore di Michelangelo Antonioni.

Avete in mente la casa che a ralenty esplode nel film del 1969 del regista? Era così la mia mente quando giungemmo a Zabriskie Point. Senza parole... unica, geologicamente. unica, in tutti i campi. E la scena dell'orgia hippy mi tornò subito alla mente.

Per non dilungarmi troppo, vi dico altri itinerari della Death Valley: Badwater (l'unico punto in cui c'è acqua - solo per 10m circa - imbevibile e dove abita una rara e invisibile lumaca) - Artist's drive (memorabile strada - magari fatela al tramonto), Devil's Golf Course e il ben noto Dante's View da dove potrete vedere gran parte della valle... Purtroppo noi non siamo riusciti a raggiungerla perchè la strada era chiusa.

La tappa successiva del nostro viaggio è stata Las Vegas.... dall'inferno della natura all'infernale paradiso umano.

Buon viaggio e grazie per la pazienza. 

Un ringraziamento particolare ad Eliseo per la concessione del racconto

www.myspace.com/mr_eliseo