Great River Road
Louisiana/Mississippi/Tennessee/Kentucky/Illinois/Iowa/Wisconsin/Minnesota
Un racconto di Remo V.

"Old Man River", "Big Muddy", "Father of Waters".
Questi sono alcuni appellativi di uno dei più conosciuti fiumi del mondo, il
Mississippi.
Chi di voi leggendo un libro di Mark Twain non ha sognato di fare un viaggio su
questo fiume?
Se mi seguirete percorreremo le strade che costeggiando questo grande fiume alla
scoperta dei territori e delle città che attraversa.
Il nostro viaggio si svolgerà sulla GRR, Great River Road, e noi la
percorreremo dalla foce del Mississippi fino alle sue sorgenti. Il nostro
percorso sarà un 50% più lungo di quello che potremmo fare viaggiando sulle
"Interstate" in quanto noi seguiremo ogni ansa del fiume.
Partiamo da una delle tante Venice sparse su territorio degli Stati Uniti.
Questa Venice, Louisiana si trova su di un territorio molto simile alla nostra
ed originale Venezia. Si trova infatti in un territorio dominato da paludi ed
acquitrini che fanno parte del "Delta National Wildlife Refuge"
Imbocchiamo la Highway-23 Nord che per 125 chilometri costeggia al millimetro il
fiume. Lungo questo percorso non c'è nulla di particolare da vedere. Ci faranno
compagnia paludi e grosse navi da trasporto che risalgono il fiume fino a New
Orleans.
Volendo, dopo una decina di chilometri da Venice, potremmo fare una deviazione
per visitare "Fort Jackson" costruito nel 1830 quale protezione contro
eventuali invasioni lungo il fiume.
Arriveremo così a New Orleans che senza dubbio ci affascinerà con la sua
atmosfera franco-carabica, con il suo French Quarter, con il suo carnevale e col
suo festival del jazz (per una più dettagliata descrizione della città vi
rimando ad un mia separata e futura opinone). In ogni caso qualora decidiate di
fermarvi vi consiglio di seguire i cartelli che vi portano al CBD o Central
Business District dove potrete facilmente lasciare la vostra auto in uno dei
numerosi parcheggi multipiano e poi muovervi a piedi o con i mezzi pubblici che
sono comodi ed economici (pensare di arrivare al French Quarter in auto e
trovare un parcheggio è come aspirare a vincere 10 miliardi al lotto con un
ambo).
Usciti da New Orleans, prendiamo la Highway-18 che ci porterà nella prima parte
a costeggiare una grande fabbrica della Union Carbide ed una centrale nucleare.
Poi attraversato un lungo ponte sul Mississippi, proseguiremo lungo la riva di
sinistra del grande fiume e arriveremo a Vacherie. Ora il paesaggio è
costituito in maggioranza da piantagioni di canna da zucchero. Superata Vacherie
incontreremo "Oak Alley", una piantagione che ha conservato tutte le
sue caratteristiche anteguerra (e quando citerò anteguerra mi riferirò alla
guerra di secessione fra nordisti e sudisti, fra giubbe blu e casacche azzurre,
fra il generale Grant ed il generale Lee). Un viale, lungo circa mezzo
chilometro costeggiato da querce piantate nel 1700, ci conduce alla magnifica
magione costruita nel 1830 che possiamo visitare e vivere l'atmosfera che aveva
caratterizzato l'epoca della coltivazione della canna da zucchero e della
schiavitù.
Proseguiremo il nostro cammino fra piantagioni, fattorie, piccoli ed anonimi
villaggi e purtroppo anche molte fabbriche chimiche. Poi attraverseremo il
Mississippi per visitare un'altra bellezza, un'altra "Gran Dama" della
Louisiana, "Houmas House" che si trova nel villaggio di Burnside.
Costruita nel 1700, era il centro dei una immensa piantagione di canna da
zucchero; più tardi, nel 1840, fu aggiunta un'ala in stile rinascimentale-greco.
Purtroppo ora la visione di questa bellezza è disturbata dalla presenza di una
fabbrica chimica della DuPont.
Ritornati sulla sponda occidentale del fiume, attraverseremo White Castle e poi
ci apparirà la bianca visione della magione della Nottoway Plantation con le
sue 64 camere da 100 metri quadrati ciascuna (vi potete soggiornare per la
"modica" somma di 200 Euro a notte, colazione inclusa).
Raggiunta poi Plaquemine potremo proseguire verso Baton Rouge sulla Highway-18
che zigzaga da una sponda all'altra del Mississippi fra una miriade di fabbriche
che tolgono poesia a questa zona che ricorda molto la Camargue francese. Da
provare senza incertezze è l'attraversamento del fiume con il Plaquemine Ferry
che vi darà modo di verificare quanto forte sia la corrente in quel punto.
Da lontano ci apparirà il profilo di Baton Rouge composto da ciminiere, torri
di distillazione ed il più alto State Capitol (Campidoglio?!?) di tutti gli
States. Una volta entrati in questa città scopriremo che praticamente non c'è
nulla di interessante se escludiamo la bellezza artistica del bianco, gotico
State Capitol e la raccolta di attrezzature agricole presenti nel "Rural
Life Museum".
Attraverseremo poi il grande ponte in ferro che congiunge Baton Rouge ad Acadia
per poi proseguire verso nord attraversando altre piantagioni di canna da
zucchero. Questa sponda del fiume è abitata da discendenti di cattolici
canadesi giunti qui nel 1755 ed esiliati dalla provincia canadese di Acadia.
La nostra strada si chiama ora Highway-981 e ci conduce a St. Francesville.
Giunti in prossimità di questa cittadina attraverseremo il fiume col ferry che
ci porterà direttamente in città.
Questa cittadina fu fondata nel 18° secolo attorno ad un preesistente convento
di frati Cappuccini spagnola (questa zona era allora chiamata Florida
Occidentale Spagnola). Girando per le strade avrete modo di vedere molte
abitazioni che risalgono all'anteguerra. Fermatevi poi per pranzare o per
semplicemente bere una bibita al "Magnolia Café" che ci ricorda molto
una vecchia stazione di rifornimento (quelle con la pompa a mano che sono
protagoniste di molti film/telefilm americani).
Lasciata St. Francisville il nostro cammino prosegue verso nord; fra un po'
attraverseremo il confine per entrare nello stato del Mississippi. Ora la strada
corre leggermente verso nord-est mentre il grande fiume va verso nord-ovest
rimanendo comunque e sempre entro la nostra vista.
Una decina di chilometri dopo il passaggio del confine di stato entreremo in
Woodville dove saremmo accolti da vecchie querce che delimitano la piazza
principale sulla quale svetta l'edificio della "Old Courthouse". Nelle
vicine strade ci attendono tre secolari chiese di un discreto interesse
artistico.
Il nome della cittadina ci ricorda che questa fu una zona ricca di alberi (in
particolare pini) e gli abitanti ricavavano il loro sostentamento proprio dal
legname che abbattevano e commerciavano. Oggi vi si trovano faggi e querce che
alimentano l'industria della carta.
Appena usciti da Woodville faremo una deviazione a destra per visitare quella
che fu la casa natale del presidente confederato Jefferson Davis. "Rosemont
Plantation" è il nome di questa tenuta dove fra querce e rose si erge la
casa nativa di Jefferson fatta con travi di legno fra loro incastrate. La
costruzione risale al 1830 e la casa non mostra per nulla la sua età.
Ritornati sulla US-61 (e sì, entrati in Mississippi la nostra strada, pur non
cambiando configurazione, ha assunto una nuova denominazione) avendo il grande
fiume sempre sulla nostra sinistra. Talvolta si avvina, talvolta si allontana,
talvolta sparisce dalla nostra vista ma lo sentiamo comunque sempre vicino a
noi. E così dopo un'oretta arriveremo a Natchez dove la strda si ricongiunge
col Mississippi. Questa città ha qualche cosa come oltre 500 edifici che
risalgono all'epoca antecedente la guerra di secessione. Marmi italiani, bianche
colonne di granito, cristalli di Boemia, argenti, ceramiche, drappeggi
damascati, avori caratterizzano tali edifici. Fu anche la sede del più bel
bordello di tutto il sud degli Stati Uniti.
Natchez ha sempre avuto una maggioranza di abitanti di colore, di colore ma
liberi e non schiavi.
Potrete conoscere la storia di questa località visitando il "Museum of
Afro-American History and Culture". Anche una visita al "City Cemetery"
ci potrà aiutare a conoscere le origini di questa città (interessante la
sezione dedicata ahli abitanti ebrei).
Altro punto fondamentale per conoscere Natchez è "Mammy's", un
ristorante che ha la forma di una grande e grassa signora. Aperto, chiuso,
riaperto, richiuso e di nuovo aperto. Nella sua vita questo ristorante ha visto
molte gestioni e molti ospiti ma ha sempre mantenuto la sua atmosfera ed i suoi
piatti del profondo sud.
Però la città offre tante altre possibilità di soddisfazione per il proprio
appetito. Potete provare "Pearl Street Pasta" (il nome dice che potete
mangiare "quasi" all'italiana), "Malt Shop" (pesce-gatto
fritto e frappé al gusto di cioccolato), "Fat Mama's" (tipica cucina
del sud con fritti molto untuosi).
Lasciata Natchez la strada segue quella che è comunemente conosciuta come
"Natchez Trace" e che segue il tracciato di un sentiero indiano
pre-colombiano che dal golfo dell'attuale Louisiana conduceva alla valle
dell'Ohio. Questo sentiero appare già in mappe datate 1733. Poi con l'avvento
dei battelli a vapore sul Mississippi il passaggio su questo itinerario andò a
sparire. L'intero percorso porta fino a Nashville. Noi invece lo abbandoneremo a
Port Gibson. Lungo la strada vedremo tanti luoghi interessanti anche se anonimi.
Passeremo da Mount Locust ed Emerald Mound per giungere infine a Port Gibson
Vicino alla vecchia città di Bruinsburg noteremo delle alte colonne in marmo
bianco che erano parte della bellissima magione conosciuta come Windsor che fu
distrutta da un incendio nell'anno 1890.
Sulla nostra strada, nascosti nei boschi, potremo vedere dei vecchi cimiteri dei
nativi indiani.
Port Gibson fu giudicata dal Generale nordista Grant "troppo bella"
per essere bruciata e quindi fu risparmiata dalla furia devastatrice dei
vincitori.
Da visitare la "First Presbyterian Curch" la cui illuminazione interna
è garantita dai candelabri recuperati dal battello a vapore "Robert E. Lee"
che vinse la corsa "New Orleans - St. Louis" nel 1870.
Un altro bellissimo edificio è il "Temple Gemiluth Chassed", in stile
arabo-spagnolo fu eretto nel 1891 dalla comunità ebraica.
Lasciamo Port Gibson ritornando sulla US-61 che ci porterà a rincontrare il
Mississippi a Vicksburg.
La città di Vicksburg fu uno degli obiettivi più importanti durante la guerra
di secessione e la battaglia per la sua conquista ci concluse il 4 Luglio 1863.
Visitando il "National Military Park" si avrà modo di conoscere gli
avvenimenti di quell'epoca, conoscere aneddoti ed eroi ed il bagno di sangue che
ne conseguì. Il luogo della battaglia può essere visitato in auto con fermate
nei luoghi più interessanti. Vi potete muovere da soli utilizzando mappe e
piccoli depliant che vi verranno consegnati al visitor center oppure potrete
ospitare nella vostra auto una guida che vi spiegherà dal vivo la storia e le
curiosità (per esempio che il generale nordista Grant si ubriacava facilmente o
che gli schiavi afro-americani combatterono al fianco dei nordisti in seguito
alla promessa di conferimento della cittadinanza americana).
In questa città si trovano ancora molte case, originali o ristrutturate,
risalenti all'epoca precedente la guerra. La più famosa è senza dubbio "Cedar
Grove" che fu usata come ospedale militare durante la guerra anche se la
"Anchuca" è la più caratteristica con i suoi giardini e la zona
riservata agli schiavi.
Quello che mi ha colpito è che in nessun modo nei depliant turistici si fa
menzione degli schiavi.
Se siete degli aficionados della Coca Cola vi consiglio un salto al "Biedenharn
Museum of Coca Cola Memorabilia" (non so dirvi altro perché da buon
"non bevitore" di Coca Cola mi sono rifiutato di visitarlo).
Usciti anche da questa storica cittadina la strada continua per dolci colline
portandoci lontani dal fiume che è ora diventato invisibile alla nostra vista.
Costeggiamo il confine meridionale della "Delta National Forest e giungiamo
a Onward. Questo villaggio è considerata il luogo di nascita del "Teddy
Bear" ovvero dell'orsacchiotto che ogni americana ha sul proprio letto e
che anche molti ragazzini e ragazzine italiane hanno avuto nella tenera età. Se
entrate nel "General Store" che sta di fianco alla stazione di
servizio Fina e volete buttare via un quarto di dollaro potete far
"ballare" un orso meccanico che sta all'ingresso.
Ad Onward abbandoniamo la US-61 per infilarci nella Highway-14 che attraverso
dense foreste ci riporterà a costeggiare il Mississippi, prima, ed attraversare
lussureggianti pianure, poi, ed infine ci farà arrivare a Greenville. Al di la
del fiume, ad ovest, c'è la Louisiana, prima, e l'Arkansas, poi.
Greenville era uno dei porti più importanti del grande fiume ma ora alle sue
banchine sono ancorate solo delle belle repliche dei vecchi battelli a ruota che
ospitano case da gioco simili a quelle che molti di voi avranno visto in film
western.
A Greenville continuiamo lungo la Highway-1 che segue, in un certo senso, il
percorso del fiume. Il paesaggio è abbastanza monotono. Sulla sinistra, in
lontananza, il Mississippi e sulla destra ampie distese di campi di cotone
interrotte ogni tanto da qualche campo di soia o di miglio. Qualche allevamento
di pesci gatto. I villaggi che attraverseremo sono tutti eguali. Poche case,
qualche negozi, persone poco socievoli.
A Sherard devieremo ad est per ritornare sulla US-61 a Clarksdale.
Clarksdale è il luogo dove crebbero i "blues". Il "Delta Blues
Museum" è certamente il luogo per gli appassionati di questo genere. Ma
Rayney, W.C. Handy, Betty Smith, Sam Cooke, Ike Turner, Muddy Waters, Wade
Walton, John Lee Hooker, Big Jack Johnson sono i nomi di alcuni interpreti
ricordati in questo luogo. Nel museo avrete tutte le informazioni relative alle
date ed ai luoghi dei concerti che qui si tengono durante tutto l'anno.
Siccome ogni tanto il vostro stomaco reclama vi segnalo alcuni locali che
offrono piatti sostanziosi e formidabili per pochissimi dollari. "Ranchero"
o "Abe's Bar-B-Q" sono i nomi dei due migliori locali. Però se siete
avventurosi vi suggerisco di provare "Chaumount's Rest Haven" che
offre, pensate un po', cucina italo-libanese.
Proseguendo verso nord, sulla US-61, arriveremo a Moon Lake che fu famosa
durante il periodo del "proibizionismo" per i suoi locali dove invece
era permesso tutto, dagli alcolici ai giochi d'azzardo.
La prossima fermata sarà Tunica (il nome deriva da quello della tribù dei
nativi indiani, appunto i "Tunica") una volta città di frontiera e di
minatori ed ora sede di diversi casino.
Ancora pochi chilometri e saremo in TennesseeSuperato il confine fra Mississippi
e Tennessee la nostra strada ci porta a Memphis.
Ovunque andiate ed in qualunque posto entrerete tutto in Memphis vi parlerà del
grande Elvis.
La cameriera che vi servirà al ristorante vi dirà che sua madre dava lezioni
di piano al piccolo Presley; il barman che vi servirà da bere vi dirà che suo
fratello aveva frequentato la stessa classe di Elvis; la signora che siede al
tavolo di fianco al vostro vi racconterà che Elvis stava per coinvolgerla nella
conduzione di un parco giochi; anche il proprietario della più infima bettola
di Memphis si vanterà di aver avuto come cliente Elvis Presley ed il suo
complesso.
Anche se non si è appassionati di musica o rock, non è possibile lasciare
Memphis senza avere visitato "Graceland" che si trova, guarda caso,
sull'Elvis Presley Boulevard fra un negozio di macellaio ed un rivenditore di
marmitte per auto.
"Graceland" era una delle più belle case di Memphis e fu comprata da
Elvis con i primi proventi dei suoi successi (100mila dollari) nel 1957. Potete
visitare il complesso a pagamento ed il costo del biglietto dipende dal numero
di stanze che volete visitare e se nel vostro tour volete includere anche la
visione del suo aereo privato, della sua famosa Cadillac rosa del 1955, e di
film che scorrono non stop su di un gigantesco schermo. Sempre a pagamento si può
entrare anche nel "Meditation Garden" dove è sepolto Elvis con i suoi
genitori.
Onestamente devo dire agli appassionati di musica che "Graceland"
mostra Elvis ed il suo mito e ben poco della sua arte (solo in una stanza c'è
una parete piena dei dischi di platino e d'oro vinti dal cantante).
Lasciata Memphis, mentre le spire del Mississippi proseguono naturalmente verso
nord, la nostra strada (US-51) va verso nord-est attraversando una zona
collinare caratterizzata da piantagioni di cotone, pinete, molti ranches e, cosa
abbastanza strana per noi italiani, moltissime case o meglio baracche di legno
che ospitano negozi di video (anche per soli adulti). Sono un centinaio di
chilometri che scorrono nell'assoluta tranquillità di una zona anonima.
Raggiungeremo così Dyersburg, un anonimo paesino che non offre nulla al
viandante, dove lasceremo la US-51 per buttarci ad ovest alla ricerca delle
sponde del grande fiume.
La Highway-78 corre praticamente sopra la "New Madrid Fault", la
faglia sismica che taglia questa zona degli USA, e ci conduce al "Reelfoot
Lake", un lago che si è formato in seguito al terremoto conseguenza del
primo "scivolamento" della faglia di "New Madrid". Non siamo
vicini al fiume ma ne percepiamo la sua presenza. Attraversiamo piccoli villaggi
di contadini ed allevatori. L'ambiente ci trasmette una sensazione di
tranquillità, di epoche passate, di persone legate alle proprie radici.
Lasciato il "Reelfoot Lake" ci troveremo nel Kentucky. La strada
cambia, come al solito, numerazione e diventa Highway 94. I nostri occhi saranno
deliziati da bucolici panorami. Attraverseremo villaggi rimasti indietro nel
tempo.
Finalmente le sponde del fiume appaiono ai nostri occhi ed entrati nel villaggio
di Hickman avremo modo di attraversare il fiume con un primordiale ferry. Ma la
nostra strada prosegue in tutt'altra direzione e quindi la nostra esperienza sul
ferry dovrebbe essere solo una breve escursione verso il Missouri che sta al di
la del fiume (personalmente ve la sconsiglio perché la sponda sul Missouri è
altrettanto anonima come quella del Kentucky).
Proseguiamo allora il nostro cammino che attraverso boschi ci porterà prima a
Wickliffe e poi in Illinois. Il confine fra Kentucky ed Illinois passa proprio
nel punto in cui il Mississippi riceve le acque del fiume Ohio.
Da questo momento la nostra strada segue il letto del fiume.
Il benvenuto in Illinois ci viene dato dalla cittadina di Cairo che, salvo siate
amanti di ruderi e rifiuti, è meglio attraversare senza fermarsi. Comunque
qualche notizia: fu importante durante la guerra civile quando il generale Grant
vi acquartierò le sue truppe. La vecchia "Customs House" (in altre
parole la dogana) è ora un museo che ricorda appunto i tempi della guerra
civile.
Si potrebbe andare nel "Fort Defiance State Park" a vedere la
confluenza del fiume Ohio nel Mississippi ma il panorama che fa da sfondo è
abbastanza deprimente. Miriadi di gru che caricano e scaricano merce dalle
chiatte che percorrono entrambi i fiumi.
Proseguendo verso nord sulla Highway-3 attraverseremo la "Horseshoe Lake
Conservation Area" un esempio di come le esondazioni del grande fiume
possano modificare il paesaggio. Quella che era una fiorente pianura ora è un
insieme di canali, paludi e laghetti. Qui trovano rifugio molti volatili
migratori durante l'inverno.
La strada si addentra poi in quella che è conosciuta come "Shawnee
National Forest". La zona è ancora abbastanza disabitata e la natura
incontaminata. Si attraversano piccoli villaggi dai nomi sconosciuti: Thebes,
Ware, Jonesboro. In quest'ultima località un "marker" ci rende noto
che qui transitava il percorso di quello che fu chiamato "Trail of Tears".
Nel 1838 vide la marcia verso la morte di migliaia di indiani Cherokee che
l'allora presidente americano Jackson ordinò fossero "traslocati"
nelle aride pianure dell'Oklahoma. Solo poche centinaia arrivarono a
destinazione.
Dopo qualche centinaio di chilometri entreremo a Chester dove faremo una sosta.
Che cosa ha di importante questo villaggio che si trova sulle sponde del
Mississippi? Qui nacque "Popeye" da noi conosciuto come "Braccio
di Ferro". Nel 1929 Elzie Segar pubblicò la prima storia di Braccio di
Ferro. Si dice che due abitanti di Chester, Frank "Rocky" Fiegel e
William "Windy Bill" Schuchert, furono gli ispiratori per Popeye il
Marinaio e per Wimpy l'amante degli hamburgers. Io capitai a Chester in
Settembre durante il festival celebrativo di Popeye. La classica americanata.
Donne ed uomini di ogni età vestiti da Braccio di ferro, Olivia, Wimpy ed altri
personaggi. Bancarelle che vendono oggetti ispirati a questi personaggi. Anche
le bevande ed i cibi sono ispirati a loro.
Se come me non siete attratti dalle americanate è meglio lasciare Chester ed
attraversare il ponte sul grande fiume per visitare Kaskaskia. Una volta quest
città stava al di qua del fiume ovvero sulla sponda est ma dopo le alluvioni
del 1881 che modificarono il percorso del fiume si trova spostata sulla sponda
occidentale. Questa cittadina, durante i suoi oltre 250 anni di vita, è stata
più volte spazzata via dalle alluvioni ed ogni volta è stta ricostruita.
Personalmente la paragono ad una città fantasma, molto simile alle numerose che
si trovano negli stati occidentali degli USA, specialmente in quelle zone dove
esistevano miniere.
Kaskaskia è una chiesa e quattro case. Una atmosfera di desolazione. Poche
anime che girano per le due vie del luogo. Nella chiesa si trova la
"Liberty Bell of the West", la campana in bronzo che pesa oltre 300
chili e che fu suonata dagli americani dopo che cacciarono da questo luogo gli
inglesi.
Proseguendo il nostro viaggio sulla sponda occidentale del fiume arriveremo in
una cittadina il cui nome ci ricorda che qui, nel XVII secolo, arrivò la
spedizione francese guidata dall'esploratore La Salle.
Sainte Genevieve è il nome ed una serie di interessanti edifici in blocchi di
pietra del XVIII e del XIX secolo è quanto offre al viandante che decide di
fermarsi.
Siamo nella zona che fu per prima esplorata dagli esploratori francesi e che
eressero St. Louis come capitale dell'allora grande Louisiana, ed infatti
superata Sainte Genevieve la nostra strada ci porterà ad attraversare questa
bella città (di cui vi ho parlato nella mia opinione
http://www.ciao.it/Saint_Louis__Opinione_466745 ).
St. Louis vede anche l'affluenza dei fiumi Missouri ed Illinois nel Mississippi.
Durante l'attraversamento di St. Louis ritorneremo, attraverso uno dei tanti
ponti che contraddistinguono questa città, sulla sponda orientale del
Mississippi.
Pochi chilometri a nord ci accoglie una zona paludosa e fangosa dove il Missouri
getta realmente nel sue acque in quelle del Mississippi. Vi consiglio di
scendere dall'auto e di inoltrarvi in uno dei vari sentieri che popolano la zona
(fatelo però solo se avrete l'opportuno abbigliamento ed equipaggiamento.
Pantaloni lunghi e camicia a maniche lunghe per difendervi dalle zanzare grosse
come coleotteri; scarponcini con suola in gomma tipo carrarmato per evitare
pericolose scivolate e soprattutto una macchina fotografica per immortale la
fauna e la flora del luogo).
Proseguendo verso nord la strada corre parallela al fiume ed il paesaggio è
costituito dalle acque del Mississippi su cui si muovono lente le grosse chiatte
che trasportano cereali, ghiaia e tanti altri prodotti industriali. Sulle sponde
si susseguono impianti chimici, silos per cereali, moli per l'attracco delle
chiatte.
Arriviamo così alle strette stradine, fiancheggiate da casette in mattoni
rossi, di Alton. Costeggiamo il cimitero che è dominato da una alta colonna che
sostiene una figurata alata. Fu eretta a ricordo del giornalista abolizionista
Elijah Lovejoy linciato nel 1837 da sostenitori dello schiavismo.
Il villaggio di Elsah è una gemma architetturale incastonata in questo anonimo
paesaggio. Le sue strade strette e le sue case in pietra squadrata ci fanno
immaginare di essere in un villaggio della pianura inglese.
Proseguendo poi sul tracciato del vecchio "Sam Vadalabene Bike Trail"
avremo modo di ammirare dei paesaggi naturali fatti di montagne, caverne, picchi
di pietra arenaria. Per una oretta saremo immersi in un silenzio interrotto solo
dal cinguettio degli uccelli e dal lontano scorrere del fiume Illinois.
Ci troviamo nel "Père Marquette State Park" e qui se siamo
equipaggiati possiamo inoltrarci, chiaramente a piedi, in uno dei percorsi ben
segnalati che si inoltrano fra i boschi della zona.
Ritornati dalla nostra escursione "pedonale", alloggeremo al
"Park Lodge" (circa 70 Euro in due persone). Questo chalet ha delle
attrattive uniche: grandi travi grezze ricavate dagli alberi della zona,
decorazioni in ferro battuto, un camino in pietra che si dice sia stato scavato
in un masso del peso di 700 tonnellate e delle grandi scacchiere sparse nel
grande salone.
Il mattino riprenderemo la nostra strada verso nord, costeggiando il fiume
Illinois che poco dopo attraverseremo a bordo del "Brussels Ferry" che
ci traghetterà sull'altra sponda in meno di cinque minuti.
Arrivati sull’altra sponda del fiume Illinois entreremo a Brussels che di
comune con la capitale belga ha solo il nome. Qui in Illinois è un piccolo
villaggio di soli 150 anime con la torre dell’acquedotto e l’ufficio
postale. Una lunga via principale densa di bar e ristoranti (è una meta
domenicale degli abitanti di Saint Louis). Noi ci fermiamo al ristorante del
Wittmond Hotel dove per soli 8 dollari possiamo accedere al grande buffet per un
“all-you-can-eat” (ovvero mangiate fino a quando scoppiate). Diamo poi
un’occhiata a questo hotel dove potete dormire per 40 dollari a notte (camera
doppia); dove il bar è aperto 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno; dove si
trova pure un emporio dove troverete veramente di tutto e talvolta alcuni
prodotti sono così ricoperti di polvere che uno può pensare che siano
dall’anno di apertura del negozio (1847).
Lasciamo Brussels dirigendoci verso nord ed attraversando frutteti di peschi
giungiamo a Batchtown dove un altro ferry ci porterà sull’altra sponda del
Mississippi dove ci attende Winfield con i suoi 600 abitanti ed il suo Sadie’s
Café posto vicino all’unico stop di tutto il villaggio. Il locale è famoso
per un piatto composto da tacchino arrosto servito con sugo di cottura, puré di
patate, fagioli, biscotti di segala ed accompagnato da tazzoni di brodaglia
chiamata caffè o di te ghiacciato. Il tutto a 5 dollari.
Usciti da Winfield, abbiamo il Mississippi sulla nostra destra. Lunghissimi
rettilinei che salgono e scendono le colline che caratterizzano la zona. Sulla
nostra sinistra praterie che si perdono a vista d’occhio. Ogni tanto scorgiamo
qualche isolata fattoria; attraversiamo villaggi composti da una stazione di
servizio e quattro case. Il traffico è molto ridotto. I rettilinei sono così
lunghi che possiamo scorgere il mezzo in avvicinamento quando è ancora qualche
chilometro di distanza.
Dopo qualche oretta di guida in solitudine arriviamo in un altro villaggio di
qualche centinaio di abitanti, Clarksville. Posto proprio sulle sponde del
fiume, è composto da vecchie case in fase di ristrutturazione. La vita si
svolge attorno ai negozi posti nella 1st Street. Poco fuori dal paese scorgiamo
alla nostra sinistra una collinetta, Pinnacle Peak, su cui scorgiamo i resti
arrugginiti di una vecchia teleferica. Fermatoci a fare carburante apprendiamo
che nella zona si ha la più alta concentrazione, di tutti gli States, di aquile
calve (ma noi non ne scorgiamo neanche una).
Proseguiamo verso nord. La strada corre parallela al fiume e ci conduce dopo una
trentina di chilometri a Louisiana (cittadina di poco più di tremila abitanti).
Gli enormi vuoti capannoni in mattoni rossi ci ricordano che questa cittadina ha
visto nel passato tempi migliori. Ora solo un impianto chimico è quello che
rimane dell’insediamento industriale di molti anni fa.
Tiriamo diritti dando solo una occhiata a questa non certo attraente cittadina.
La strada segue le sinuosità del fiume. Ora l’aria è pulita. Il frinire
delle cicale ci accompagna. Quaranta chilometri dopo entriamo in Hannibal.
Mark Twain Memorial Bridge, Mark twain Avenue, Huck Finn Mall, Mark Twain Lake,
Injun Joe’s Campground, Tom N’Huck Motel.
Secondo voi chi fu il più famoso abitante di Hannibal?
Se aggiungo che ho visitato la Mark Twain Home, il Mark Twain Museum. Che ho
fatto un giro Mark Twain riverboat. Che avrei potuto mangiare Mark Twain Fried
Chicken al Mark Twain Dinette.
Allora avete indovinato?
Per chi non avesse ancora capito dico che è Mark Twain il famoso scrittore
americano che ambientò tutti i suoi romanzi sul Mississippi .
Giriamo quindi per Hannibal alla ricerca di quanto può ricordarci lo scrittore
ed i suoi scritti.
Ai piedi della Cardiff Hill troviamo una statua che ci ricorda Tom Sawyer e Huck,
proseguiamo per due isolati ed incontriamo la Mark Twain Boyhood Home, la casa
dove Samuel Clemens (questo era il vero nome di Mark Twain) passò la gioventù.
Nella zona si trovano altri edifici che ci ricordano lo scrittore. La casa dove
suo padre svolgeva la professione di avvocato, la casa dove la ragazza di Tom
Sawyer, Becky Thatcher, viveva. Camminiamo per altri due isolati e raggiungiamo
il Mark Twain Museum posto in una casa in stile vittoriano. All’interno un
timone a ruota di battello, prime edizioni di diversi romanzi dello scrittore.
Ritorniamo poi alla statua di Tom ed Huck e saliamo la scalinata che ci porta al
faro eretto in occasione del centesimo anniversario della nascita di Mark Twain.
Il panorama da questo punto è incredibile. Il nostro sguardo spazio sul
Mississippi e sulle pianure che lo circondano. Cerco di ricordare le letture
fatto da ragazzo dei libri di Twain in modo da compare quanto sto vedendo con
quanto scritto nei romanzi.
Lasciamo Hannibal e proseguiamo verso nord non senza aver prima fatto una sosta
alle Mark Twain Cave, la grande grotta menzionata in due romanzi del grande
scrittore. Un tour della stessa ci prende un’ora abbondante. La cava è molto
bella ma il tour è guidato e bisogna fermarsi solo dove e per quanto vuole la
guida. Non rientra nel mio modo di fare turismo ed esco quindi insoddisfatto.
Entrando in Hannibal avevamo attraversato il fiume che ora sta alla nostra
sinistra. La strada che percorriamo ci porta ad est e quindi lontano dal fiume.
Risaliamo poi verso nord attraversando verdi pianure e poi verso ovest per
ritornare lungo il Mississippi e raggiungere così Quincy, una deliziosa
cittadina di 50mila abitanti. Fondata da immigrati tedeschi svolse un ruolo
controverso durante la guerra civile. Da una parte era a favore
dell’abolizione della schiavitù, da un’altra sosteneva un senatore locale,
tale Douglas, che era un agguerrito avversario dell’abolizionista Abraham
Lincoln.
In Quincy la nostra strada segue gli alti argini del fiume e quindi parcheggiamo
l’auto e saliamo sugli stessi per poter visitare le bellezze di questo luogo
che sono posti appunto sugli argini (parlo di argini ma in effetti sono dei
larghissimi terrapieni che proteggono da eventuali inondazioni i terreni
circostanti, e su questi terrapieni si è evoluto l’agglomerato urbano). E’
tempo di pranzo e seguendo il suggerimento dell’addetto alla stazione di
servizio dove abbiamo fatto il pieno, ci rechiamo allo Sky Ride Inn dove
ordiniamo del pesce fritto che al palato risulta fresco e delizioso. Scambiamo
qualche parola con la gentile signora che serve al nostro tavolo e che, saputo
che siamo italiani in giro per turismo, ci consiglia di visitare lo East End
della cittadina. Ed infatti usciti dal ristorante facciamo due passi per
raggiungere la zona. Ci attenda una serie di case del secolo scorso. Spaziano
dallo stile Queen Anne al Tudor, dal Praie Style al Gothic Revival. Il paradiso
per chi è appassionato di architettura.
Lasciamo Quincy e lasciamo anche il fiume. Mentre il corso del Mississippi va ad
occidente, la US-96, che stiamo percorrendo, va direttamente a nord tagliando la
pianura che sta alla destra del fiume. In lontananza scorgiamo una cittadina. La
cartina dice che si chiama Warsaw (senza dubbio un insediamento abitativo dovuto
ad immigrati polacchi). Ci attende una sorpresa. Finestre e porte sbarrate. Non
un’anima viva per le strade o meglio incontriamo solo tacchini selvatici e
tartarughe. Insomma siamo in una città fantasma.
Dopo aver dato un’occhiata a questo luogo, che cerco d’immaginare quando era
abitato, decidiamo di proseguire (avevamo previsto di attraversare il fiume per
visitare una città fantasma che sta sull’altra sponda ma visto che abbiamo
trovata Warsaw non serve mantenere il programma originale).
La strada ora è abbastanza monotona. Pianura e pianura, poi per fortuna sulla
nostra sinistra appaiono in lontananza alberi, molti alberi. E’ segno che la
strada sta per ricongiungere il fiume. Infatti dopo una decina di chilometri il
fiume torna a farci compagnia del nostro viaggio.
Arriviamo a Nauvoo, una città fondata dai seguaci della Chiesa di Gesù Cristo
e degli Ultimi Santi meglio conosciuti come Mormoni. Qui arrivò nel 1839 Joseph
Smith e fondò la città e la chiesa. Ora Nauvoo è una destinazione dei
pellegrinaggi dei Mormoni e nella città vivono migliaia di pensionati che
seguono questa religione. Noi non ci siamo fermati ma possiamo dirvi che qualora
siate interessati a sapere tutto dei Mormoni questo è il posto ideale per
apprenderlo.
Poco più avanti arriviamo a Niota, un’altra città fantasma, ed invece di
proseguire verso nord decidiamo di prendere ad ovest ed attraversiamo il
Mississippi passando un vecchio ponte in ferro a due piani (le auto passano in
alto, e sotto una volta passava il treno.
Siamo ora in Iowa, nella vecchia città di frontiera chiamata Fort Madison.
Vecchi e caratteristici edifici accompagnano il nostro passare. Scorgiamo a
distanza anche la vecchia e grande prigione di stato, ora una vuota cattedrale
nel deserto (anche se qui siamo in una fertile verde pianura).
Proseguiamo a nord sulla Highway-61 che , attraverso la fertile pianura irrigata
dal grande fiume, ci porta alla vecchia capitale di stato, Burlington. Una città
(ora poco più che un villaggio) fondata nel 1808 e quindi ricca di edifici in
stile Vittoriano. Siamo in ritardo e quindi, senza fermarci, tiriamo diritto o
meglio voltiamo a destra e riattraversiamo il fiume e ritorniamo in Illinois.
Stiamo attraversando lo “Yellow Banks country” caratterizzato dai sabbiosi
banchi che costeggiano il Mississippi e dove possiamo scorgere, cosa unica e
rara, anche molti cactus. Sulla nostra strada troviamo molti piccoli villaggi e
questo ci porta ad immaginare quante fermate facevano i treni lungo la strada
ferrata che ancora si scorge, talvolta, non lontano dalla statale che
percorriamo. Anche i battelli a ruota che salivano e scendevano lungo il fiume
certamente si fermavano in ogni luogo abitato lungo posto sulla sponda dello
stesso.
Keithsburg è uno dei pochi insediamenti interessanti della zona. Qui aveva sede
una delle più fiorenti industrie americane, quella della produzione di bottoni
in madre perla. La materia prima ovvero le conchiglie delle vongole di fiume si
pescavano e si pescano ancora in questo tratto del Mississippi. Purtroppo ora le
fabbriche di bottoni sono chiuse perché noi umani preferiamo acquistare bottoni
in simil-madreperla prodotti in Cina. I gusci vengo ancora usati in quanto
macinati vengono utilizzati per inseminare le ostriche da perla del Pacifico.
Più a monte attraversiamo, dove il fiume Iowa si getta nel Mississippi, il
piccolissimo villaggio di New Boston e proseguendo per marcite e campi di
cereali a “Quad Cities”, così chiamato perché composto da quattro città
poste ai quattro angoli di un “quasi” quadrato (due in Iowa e due in
Illinois).
Moline, Rock Island, Davenport e Bettendorf sono i nomi ed in totale vi abitano
circa mezzo milione di abitanti.
Questo era il luogo ove abitavano gli indiani Saukenuk (che chiaramente sono
spariti “grazie” alla politica dell’”uomo bianco” durante la sua
espansione ad ovest).
Purtroppo il panorama che vediamo da lontano non è molto invitante. Alte
ciminiere che buttano fumi multicolore verso il cielo. Capannoni industriali.
Mancanza di vegetazione.
Avevamo deciso di fermarci qui e nonostante le premesse del lontano panorama, lo
facciamo.
In effetti scopriamo che non c’è molto da vedere. Il vecchio Arsenale delle
forze militari americane, ora in disuso ed aperto al pubblico. Visitiamo il
museo dell’arsenale e poco distante il cimitero dove sono sepolti i soldati
caduti in battaglia durante la Guerra Civile.
Molto bello è il ponte in ferro che congiunge Rock Island a Davenport. Anche a
questo è a due piani, solo che qui le auto passano in basso ed i treni alto.
Questo ponte si apre quando nel fiume passano le chiatte dotate di gru di
carico/scarico.
Lo stomaco reclama e ci guardiamo intorno cercando dove mettere le nostre (mica
tanto) stanche gambe sotto ad un tavolo. L’offerta è un po’ standard:
bistecche, hamburger, pesce gatto fritto, rondelle di cipolla fritte,
piccantissimi hot-dog, spaghetti. Finalmente in Davenport facciamo la nostra
scelta fermandoci allo Iowa Machine Shed Restaurant dove ordiniamo maiale
arrosto con patate. A ciascuno di noi viene servita una porzione che sarebbe
bastata per una squadra di calcio con relative riserve. Ci scoliamo un numero
impreciso di birre Red-Blue-White ed alla fine paghiamo 9 dollari in totale (2
persone).
E’ sera, è ora di riposare. Ci spostiamo a Bettendorf ed alloggiamo all’Abbey
Hotel per 99 dollari complessivi in camera doppia. L’hotel è ricavato in un
vecchio convento (inizi 1900) carmelitano posto sull’argine del Mississippi.
Le celle dei frati sono state trasformate in camere complete di ogni comfort
moderno. Del convento sono stati conservati la cappella, dove ancora oggi
vengono celebrati i matrimoni, e una cella che è stata lasciata nelle
condizioni originali con nessun mobile ed il materasso di paglia.
La mattina successiva, dopo una abbondante colazione a base di uova, bacon,
fagioli e peperoni fritti lasciamo la nostra camera-cella e riprendiamo la
nostra strada che è ancora lunga prima di raggiungere la meta finale.
Dopo una decina di chilometri un cartello attrae la nostra attenzione e quindi
decidiamo di fermarci a Le Claire, la città di William F. Cody da tutti
conosciuto come Buffalo Bill.
Visitiamo il museo a lui dedicato. L’ingresso costa solo un dollaro ma
d’altra parte il museo ha ben poco da offrire o perlomeno questo è stato il
nostro giudizio. Abbiamo apprezzato di più la visita di alcuni battelli a ruota
che si trovano ancorati sul fiume nella vicinanza del museo. Girovagando per le
stradine scoviamo un ristorante che ci attrae; è ancora presto però decidiamo
di pranzare comunque qui. Dopo aver vagato senza meta nella cittadina e sulla
riva del fiume, ritorniamo al ristorante “Faithful Pilot” dove le nostre
aspettative sono pienamente rispettate. Cucina locale di classe, ottimo pesce,
carne tenerissima, vini californiani oltre ad una spettacolare vista sul
Mississippi. Conto di soli 25 dollari in due.
Dopo aver soddisfatto i desideri del nostro stomaco, riprendiamo il viaggio
attraversando di nuovo il fiume e ritornando così in Illinois.
Ora guidiamo in una zona piatta della valle del Mississippi, zona punteggiata da
piccoli villaggi posti lungo il fiume e da altrettanti piccoli villaggi posti
invece lungo la ferrovia (la nostra strada zigzaga infatti fra fiume e
ferrovia).
Ed alla fine giungiamo a Savanna, una cittadina per nulla piacevole che non ha
nulla da offrire.
Superata Savana prendiamo verso ovest ed attraversiamo per
l’ennesima volta il Mississippi ed entriamo in Iowa. Il primo agglomerato
urbano che incontriamo è Tabula, una cittadina che si trova su di un’isola
creata per far fronte alle innumerevoli alluvioni avvenute nell’ultimo secolo.
Risaliamo verso nord attraversando una valle costellata da sparse fattorie e
molti boschi e così raggiungiamo Bellevue di cui percorriamo la lunghissima
Main Street senza scorgere nulla che possa invogliarci a fermare il nostro
viaggio.
Pochi chilometri più a nord troviamo un cartello che ci informa che stiamo per
arrivare in uno storico villaggio del Lussemburgo. Lussemburgo? Ma non siamo
negli States? Il mistero viene svelato quando giungiamo al villaggio di St.
Donatus.
Questo villaggio fu fondato da un gruppo di muratori immigrati dal Lussemburgo
nella prima metà del 1800. E la professione dei fondatori di St. Donatus viene
confermata dalle oltre 80 case in muratura che si trovano sul territorio del
villaggio. La più famosa è senza dubbio la Gehlen House, una maestosa
costruzione che si trova nel centro del villaggio.
Seguendo le indicazioni degli abitanti del luogo, lasciamo la nostra auto vicino
alla chiesa cattolica e seguendo un sentiero che parte dietro al cimitero della
chiesa percorriamo la Via Crucis che ci porta sulla sommità del colle del
Calvario (è chiamato proprio così) dove si trova la cappella della Pietà che
è stata costruita sulla copia della cappella Bildchen del Lussemburgo. Salendo
per questa via fatta in mattoni ci chiedavamo cosa fossero tutti quei pallini
neri che costellavano il percorso. E la risposta l’abbiamo avuta quando siamo
giunti in cima. Un bel gregge di pecore lasciate allo stato brado. Comunque
salire fino in cima ne è valsa la pena. Oltre alla cappella e le pecore abbiamo
avuto modo di godere una vista incredibile della vallata. Mississippi, verdi
pascoli, case sparse e molti pinnacoli delle chiese dei villaggi (mi sembrava di
essere in Svizzera od Austria anche se l’altezza della collina non era
paragonabile a quella delle Alpi).
Dopo questa sosta fuori programma, la nostra strada sale al nord. Il fiume non
è molto lontano. Lo intuiamo scorrere al di la dei boschi che lo costeggiano.
Giungiamo a Dubuque, il cui nome deriva dall’esploratore francese Julien
Dubuque che qui giunse con l’obiettivo di estrarre piombo come era stato fatto
nel passato dai nativi indiani. Estrarlo non fu un problema. Farlo avere alle
industrie invece sì. Purtroppo Dubuque morì prima di vedere il suo progetto
realizzato. Solo l’invenzione del battello a vapore permise di portare a
termine tale progetto e questo fu la fortuna della cittadina.
Lungo il fiume visitiamo il museo Mississippi River dedicato alla storia ed alla
cultura del grande fiume. Possiamo visitare il battello a vapore William M.
Black e nelle grandi sale apprendiamo le avventure dei vari esploratori come
Lewis e Clark.
Scendiamo poi nella 4th Street dove saliamo sul Fenelon Place Elevator, una
funicolare che ci porta in cima alla collina da dove si ha una visione
mozzafiato della cittadina e di tutta la valle del Mississippi.
E poi arrivata l’ora di pranzo. Scartiamo l’idea balzana di entrare in una
“Italian’s Pizzeria” ed optiamo di provare “Bridge” dove bistecca e
patate è il piatto principale. Una ottima offerta. Una costata di circa un
chilo cotta sul fuoco vivo e tante, tante patate..fritte ed al cartoccio.
Riprendiamo il viaggio. Una gradevole guida su e giù per deliziose colline ci
porta lontani dal fiume. Ora stiamo attraversando le verdi pianure dello Iowa. I
nomi dei villaggi che attraversiamo ci ricordano che questa zona vide l’arrivo
di molti coloni di origine tedesca.
Dopo averci portato verso ovest, ora la nostra strada ci riconduce verso il
fiume che rincontriamo a Guttenberg, un villaggio di qualche migliaio di
abitanti molto simile a tanti altri che abbiamo trovato o che troveremo durante
il nostro viaggio. Anche se il nome ha una “t” di troppo, è chiaro che il
luogo è stato dedicato all’inventore tedesco della stampa. Schiller e Goethe
sono i nomi delle due vie principali. Qui non ci sono parchi che separano il
villaggio dal fiume. Le turbinose acque del Mississippi passano molto vicine
alle case. Facciamo una breve sosta all’Upper Mississippi Fisheries Aquarium
per apprendere notizie sulle specie di pesci e di invertebrati che popolano il
fiume.
Lasciato Guttenberg la strada riprende ad andare verso occidente, allontanandosi
così dal percorso del fiume. Il sole sta scendendo mentre guidiamo
attraversando le verdi colline che ci separano dal fiume. Ora non troviamo
alcuna fattoria o villaggio per parecchi chilometri. Siamo un po’ stanchi e
sognano un soffice letto.
Su e giù per le colline, poi, mentre il cielo si scurisce, andiamo verso
oriente dove la strada si ricongiunge col fiume. Giungiamo così a McGregor, una
deliziosa cittadina che ci accoglie con i suoi vecchi saloons e molti negozi che
ci riportano all’epoca del selvaggio west.
Seguendo le indicazioni giungiamo all’Holiday Shores Motel (40 Euro a notte la
doppia) dove riposeremo le nostre stanche membra dopo aver soddisfatto le
esigenze dello stomaco al Ringlings, un misto di café e pub.
Il mattino successivo, dopo una abbondante colazione a base di uova, bacon,
fagioli rifritti, patate e peperoni, ci facciamo una passeggiata lungo il fiume
dove vediamo il lento avanzare delle chiatte cariche di merce che scendono e
risalgono il fiume. Un battello a ruota si muove lungo l’argine; è carico di
turisti che scattano foto ad ogni istante.
Qualche chilometro a nord di McGregor raggiungiamo l’Effigy Mounds National
Monument dove si trovano oltre 200 tumuli sepolcrali, alcuni a forma di uccello
o di animale. Sono i segni dei popoli che vivevano lungo il Mississippi già nel
500 AC. Entriamo nel “visitor center” per ammirare centinaia di reperti
archeologici recuperati da alcuni tumuli andati distrutti nel tempo.
Riattraversiamo il fiume, questa volta verso est, ed entriamo in Wisconsin e
immediatamente incontriamo Prairie du Chien. L’esploratore francese che la
fondò la chiamò così perché impressionato dal gran numero di cani della
prateria che circolavano nella zona. L’unica attrazione di questa cittadina è
l’elegante Villa Louis che ci spiega come poteva diventare ricco colui che
commercializzava in pelli d’animale.
Prima di proseguire verso nord, seguendo il suggerimento di un locale, decidiamo
di andare a Spring Green. Circa 100 chilometri percorsi in mezzo alla verde
prateria per visitare la House on the Rock e la sua più kitsch collezione di
oggetti senza valore, dalle bambole alle imitazioni dei più famosi gioielli del
mondo. A prima vista potrebbe sembrare una deviazione inutile, ma credetemi ne
è valsa veramente la pena per vedere quanti oggetti inutili sono stati prodotti
e vengono prodotti ogni giorno.
Ritornati sui nostri passi, da Prairie du Chien prendiamo la Highway-35 che
veramente si snoda come si muove il fiume. Curva dove il Mississippi curva,
rientra dove il fiume rientra. Le rive del fiume sono talvolta piatte e
sabbiose; altre volte sono scoscese rocciose sponde. Talvolta il fiume è
talmente largo che possiamo scambiarlo per un lago. Anche la strada si allarga e
si restringe in funzione del terreno che attraversa. Lungo la nostra strada
notiamo diversi segnali storici che ci ricordano che nella zona fu combattuta
nel 1832 una battaglia passata alla storia come Black Hawk War.
Attraversiamo diversi piccolissimi agglomerati urbani. Villaggi di pochissime
anime. Villaggi dai nomi più strani. Alcuni sono chiaramente nomi di persone
(forse chi l’ha scoperto o fondato), altri sono nomi di città o paesini
europei. Incontriamo anche Genoa e noi da buoni italiani decidiamo di fare la
fermata per il pranzo in questo luogo che ci ricorda, almeno nel nome, la nostra
patria. “Great River Roadhouse” è il ristorante dove pranziamo: pollo
arrosto con una saporitissima salsa BBQ e birra, tanta birra fresca.
Ripreso il cammino, giungiamo a La Crosse (vedi mia precedente opinione
http://www.it.ciao.com/In_generale__Opinione_435984/ ).
Il nome di questa cittadina deriva da quello del gioco che i commercianti di
pelli videro fare dagli indiani Wiinebago (questo gioco, il lacrosse, ha un
campionato regolare sia negli USA che in Canada. Non chiedetemi come si gioca,
mi ricordo solo che ci sono due squadre e che ogni giocatore impugna uno
strumento a mezza strada fra la mazza da hockey e la cesta della pelota).
Conoscendo già il luogo, ci limitiamo a fare una sosta al La Crosse Doll Museum.
Si dice che sia il più grande museo di bambole del mondo (di certo supera il
mio che ne include solo 367). Impressiona l’esposizione di bambole Barbie che
si snoda per 25 metri.
Intanto le ombre della sera ci sorprendono mentre, lasciata La Crosse,
continuiamo la nostra strada lungo le sponde del fiume e quindi decidiamo di
pernottare all’Historic Trempealeau Hotel, Restaurant & Saloon posto nel
villaggio di Trempealeau (1.319 anime più qualche cane). Una bella costruzione
in legno, d’epoca far-west. Dopo aver cenato a base di bisteccone e pesce
(famoso il loro piatto “surf&turf” composto da mezza aragosta ed una
costata di mezzo chilo), andiamo a riposare nella comodissima camera che costa
solo 30 dollari per notte.
Il mattino dopo ci alziamo decisi a completare il nostro viaggio e giungere alla
meta prefissata (le sorgenti del Mississippi) entro la giornata ma dopo pochi
minuti ci rendiamo conto che la cosa non sarà possibile perché ci siamo fatti
convincere dall’albergatore a fare colazione. Uova strapazzate, bacon e
salsicce grigliate, patate al forno, pomodori alla piastra, fagioli fritti,
anguria, melone, ananas. Il tutto accompagnato da succo di arancia preparato al
momento. Ci offrono anche quella brodaglia che loro chiamano caffè ma
decliniamo l’offerta. E questa inaspettata diversione ci porta via oltre
un’ora. Al momento di saldare il conto apprendiamo che la colazione è offerta
dal proprietario felice di aver ospitato due Italiani che da alcuni giorni
stanno scoprendo il mondo che circonda il grande fiume.
Mentre risaliamo la Highway-35 notiamo che il letto del fiume tende a
restringersi. Le rive piatte vengono mano a mano sostituite da alti argini.
Davanti a noi scorrono piccolissimi villaggi dove la Highway-35 rappresenta
anche la loro via principale. Villaggi “dormienti”, che non hanno nulla da
offrire al viandante. Talvolta il luogo abitatao è formato da un distributore
di benzina, un bar-ristorante ed alcune case.
Alma, Nelson, Pepin, Stockolm, Maiden Rock sono alcuni nomi. Durante il loro
attraversamento non abbiamo notato nulla di attraente a parte la natura. Solo
nelle vicinanze di Pepin abbiamo notato un cartello che ci indicava la direzione
per raggiungere un luogo dove c’era la replica della casa protagonista della
serie di telefilm “una casa nella prateria” ma noi abbiamo preferito tirare
diritto.
Raggiunto e superato il villaggio di Prescott, attraversiamo il confine ed
entriamo in Minnesota.
Twin Cities ci attende.
Siamo in Minnesota e davanti a noi si stagliano le Twin Cities, Minneapolis e St.
Paul, ma noi siamo in ritardo sulla nostra tabella di marcia ed i grattacieli
che sono all’orizzonte non ci attirano per nulla e quindi decidiamo di
attraversarle velocemente. Abbandoniamo la strada che costeggiata il Mississippi
ed entriamo nell’autostrada che ci porterà velocemente lontano, verso nord,
verso la meta finale del nostro viaggio. Verso i laghi dai quali ha origine il
grande fiume.
50 chilometri passano velocemente ed a Monticello possiamo lasciare la highway e
riprendere la nostra strada che prosegue fra ondulate colline disseminate di
fattorie.
Una volta questa zona era ricoperta da enormi foreste. Poi è arrivato l’uomo
bianco che per tracciare le sue strade ha trovato più facile abbattere gli
alberi piuttosto che costruirne altre che li aggiravano.
Arriviamo a St. Cloud una anonima cittadina racchiusa fra una imponente cartiera
ed una altrettanto imponente vecchia prigione. Attorno campi coltivati a
granoturco.
Appena fuori St. Cloud attraversiamo il fiume per vedere le rapide di Sauk
Rapids, che ora sono meno rapide perché le acque sono incanalate verso gli
impianti di una centrale idroelettrica.
Poco più avanti riattraversiamo e proseguiamo verso nord tenendo il fiume sulla
nostra destra.
La strada prosegue fra anonime campagne, solo le acque del fiume ci fanno
compagnia per parecchi chilometri. Un cartello ci informa che fra pochi
chilometri troveremo il Charles A. Lindberg House and Historic Center e
decidiamo di fare una sosta esplorativa. La casa si trova in un’ansa del
Mississippi ed è stata di recente restaurata. All’interno documenti,
fotografie e reperti che raccontano la vita del famoso aviatore che attraversò
per la prima volta in solitario l’oceano Atlantico.
Proseguendo arriviamo a Little Falls, una volta una dei più belli insediamenti
del XIX secolo, che vide indiani, missionari, cacciatori di pellicce e
boscaioli. Della vecchia cittadina oggi rimane solo il cimitero.
Ora la nostra strada prosegue verso nord-est seguendo ed incrociandosi più
volte col fiume. Ed arriviamo in quella che fu una bella cittadina di frontiera
ma ora rovinata dalla “civiltà”. Brainerd è una delle tipiche cittadine
del Minnesota. L’abbiamo vista anche nel film “Fargo”. Oggi cosa troviamo?
Una grande torre dell’acquedotto e nulla più. In compenso se andiamo al
“Front Street Café” per pochissimi dollari otteniamo una grande e
gustosissima zuppa di cereali ed una fetta di torta ricoperta di meringa, ed
inoltre un piatto decorato che vi porterete via per ricordarvi della vostra
visita. L’alternativa è il “West Side Café” dove possiamo avere per un
dollaro una fettona di crostata (i gusti cambiano di giorno in giorno) ed una
tazzona di brodaglia nera chiamata “coffee”.
Continuiamo verso est e la strada continua ad attorcigliarsi attorno al percorso
del Mississippi mentre attraversiamo campi di granoturco e verdi foreste. Ogni
tanto incontriamo qualche fattoria e piccolissimi villaggi, talvolta formati da
due o tre case.
Arriviamo così a Crosby, un piccolo villaggio circondato da laghetti e colline,
entrambi creati dal lavoro nelle miniere nel secolo scorso. Facciamo una sosta
al Croft Mine Historical Park dove possiamo farci un giro all’interno della
vecchia miniera oppure semplicemente visitare il ben documentato museo.
Proseguiamo la nostra strada che sta entrando nella regione dei laghi e
giungiamo ad Aitkin, un agglomerato di poco di più di 1700 abitanti. “The
Rialto” è un cinema che risale agli anni ’30. “Ziske’s Grocery” è il
tipico ristorante delle cittadine americane dove non solo si mangia, ma si parla
e si ascolta e così si conosce tutto di tutti.
Ora la zona è tutta pianeggiante. In lontananza ci sono foreste. Sparse nel
verde alcune fattorie. Un paesaggio che potrebbe conciliare il sonno di chi
guida. Per fortuna la nostra strada segue la sinuosità del fiume. Fiume che
rimane comunque nascosto alla nostra vista e che sappiamo ci segue solo grazie
ai cartelli che ogni tanto incrociano la nostra strada e che indicano i vari
punti di approdo per le imbarcazioni.
Arriviamo così a Grand Rapids (7.976 anime), una cittadina che ci ricorda
l’atmosfera dei film di Frank Capra. Grand Rapids si trova in una zona
disseminata di oltre mille laghi e ben quattro sono all’interno della
cittadina stessa.
La cittadina era famosa nel passato per le sue miniere di ferro a cielo aperto
delle quali vediamo ancora oggi i segni. Oggi Grand Rapids è invece famosa per
le sue cartiere ed in particolare per la Blandin Paper Mill che fornisce la
carta per la stampa dei più famosi settimanali americani.
Nel centro della cittadina visitiamo il Central School Heritage and Arts Center.
Al piano terra il classico museo con tutto quanto si vuol sapere sul passato di
Grand Rapids. Però la parte più interessante la troviamo al piano superiore
dove visitiamo quella che è conosciuta come “World’s Largest Collection of
Judy Garland Memorabilia”. Proprio in questa cittadina il 10 Giugno 1922
nacque Judy Garland. La collezione include tutto ma proprio tutto. Dal primo
pettine alle foto della sua prima interpretazione teatrale alle foto della casa
londinese dove il 22 Giungo 1969 morì dopo aver ingerito un vasetto intero di
sonniferi. Ci sono quasi tutti i manifesti dei suoi film ed anche una copia
dell’abito indossato nel film “Il Mago di Oz”.
Ed oggi a pranzo decidiamo di provare una nuova esperienza: mangiare nella mensa
della Central School. In effetti più che una mensa è un ristorante vero e
proprio. Una favolosa zuppa, un club sandwich (non di quelli dozzinali che ti
propinano negli hotel) e per finire una torta che sembra uscita dalla cucina
della propria casa.
Lasciata Grand Rapids la nostra strada ci conduce attraverso una zona dove la
pesca è una attività seria. Troviamo diversi cartelli che ci indicano luoghi
dove andare a pescare. La strada attraversa, riattraversa ed attraversa ancora
decine di volte il Mississippi. Fiume e lago, lago e fiume si susseguono alla
nostra vista.
Attraversiamo la Chippewa National Forest. Costeggiamo il Cass Lake sulle cui
sponde vivevano i nativi indiani Ojibwa. Ed arriviamo dopo oltre cento
chilometri a Bemidji.
Un secolo fa le foreste del nord del Minnesota era popolate da campi di lavoro.
Si tagliavano alberi, si trasformavano in assi e carta. Segherie e cartiere
lavoravano giorno e notte. E parallelamente si avevano dozzine di saloon,
bordelli e pensioni. Poi come spariti gli alberi per uno scriteriato
disboscamento, sparirono anche i campi di lavoro e quanto ci stava intorno.
Della foresta iniziale non rimane più nulla. Gli alberi ricrescono e poi
vengono di nuovo abbattuti. Oggi Bemidji trasforma gli alberi abbattuti in
mobili.
Visitiamo un piccolo museo che ci racconta la vita e le leggende dei tagliatori
d’alberi.
Per la cena ci rechiamo alla Union Station, un ristorante ricavato all’interno
di quella che fu la stazione ferroviaria di Bemidji. Grandi bistecche servite
con insalata di riso selvaggio (c’è anche la pasta ma noi stiamo lontano da
questi piatti pseudo-italiani). E poi ci rechiamo al motel Edgewater, posto in
riva al lago dove per meno di 40 Euro trascorriamo la notte.
Oramai siamo alla fine del nostro viaggio. Il mattino successivo percorriamo gli
ultimi chilometri che ci separano dal lago Itasca.
Il piccolo e chiaro ruscello che esce dalla parte nord del lago Itasca è
l’inizio del grande fiume, il Mississippi.
E dove nasce il fiume finisce la Great River Road che per oltre 4.000 chilometri
ci ha portato dal Golfo del Messico fin qui nel nord del Minnesota.
Qui alla sorgente potete tranquillamente bere la chiara acqua del fiume senza il
pericolo di contrarre malattie anche pericolose come il cancro. Le fresche e
chiari acque col passare dei chilometri diventeranno inquinate e grigie,
ricevendo scarichi di cartiere, raffinerie, centrali elettriche ed industrie
chimiche.
Le sorgenti del Mississippi furono scoperte nel 1832 dall’esploratore Henry
Rowe Schoolcraft accompagnato dal nativo indiano Ozaawindib, della tribù dei
Ojibwa.
All’interno del Lake Itasca State Park visitiamo l’”Interpretive Center”
dove troviamo documenti e fotografie inerenti a leggende e realtà del
Mississippi.
Il nostro viaggio è terminato. Nei nostri occhi rimarranno per sempre i
paesaggi, il verde della pianure e delle foreste, i piccoli villaggi con le loro
case e le loro storie. Ma soprattutto rimarranno le acque del grande
Mississippi.
Un ringraziamento particolare a Remo V. per la
concessione del racconto