Tutti i parchi dell'ovest in due
settimane

di Carlo Damasio
Yosemite, Sequoia, Death Valley, Zion, Bryce, Capitol Reef, Arches, Mesa
Verde, Monument Valley, Page e Grand Canyon in 2 settimane!
Partecipanti: Maddalena ed io.
Totale miglia percorse: 2975 ( circa 4800 km)
L’itinerario è fattibilissimo, noi ci siamo riusciti, e abbiamo veramente
visitato i parchi, non abbiamo fatto la classica toccata e fuga di nipponica
abitudine!
Il viaggio che vi sto per raccontare è stato bellissimo, ma devo fare subito
una raccomandazione; se non ve la sentite di alzarvi presto alla mattina,
fare parecchi chilometri di macchina e soprattutto, se non amate camminare e
fare dei ( bellissimi) hike, allora questo viaggio e questa recensione non
fa per voi.
Se invece il vostro scopo è vedere più cose possibili in un periodo di tempo
piuttosto ristretto, allora leggete questa recensione. Credo proprio di
potervi dare molti utili consigli.
Vorrei partire da qualche consiglio pratico di carattere generico:
1) Macchina: non è necessario noleggiare macchine di categoria elevata. Le
economiche vanno benissimo, soprattutto se siete in 2. Se siete magari in 4,
prendete una compact, la categoria appena superiore, e non perché la
economica non vada bene, ma solo per permettervi di lasciare i bagagli in
macchina nel portabagagli senza essere costretti a lasciarli in bella vista
sui sedili posteriori.
Tenete conto che le macchine negli Usa sono tutte piuttosto grandi, ed
inoltre, nonostante la benzina costi molto meno che da noi ( tra 2,9 e 3,1
usd a gallone in media), consumano moltissimo.
2) Motel. Generalmente sono puliti, soprattutto quelli delle catene più note
( come ad esempio Best Western, super 8, Comfort Inn, etc.) .Consiglio
vivamente di prenotare in anticipo su internet, soprattutto nei mesi estivi
e nei posti più famosi e , soprattutto, in prossimità dei parchi nazionali.
Tenete conto del fatto che nella maggior parte dei motel non troverete
shampoo, per cui è bene portarlo da casa. Spesso c’è anche un frigorifero e
il phon.
Il 99% dei motel fa pagare a camera, e non ad occupanti della stessa. Questo
significa che, essendo i letti generalmente molto spaziosi, spesso potrete
dormire in 4 in camere generalmente adibite a solo 2 persone permettendovi
di abbattere del 50% i costi!
3) Fate assolutamente il National Passport all’ingresso del primo parco che
visiterete. Costa 80 usd e permette l’ingresso illimitato a tutti i National
Park statunitensi al possessore dello stesso e anche a tutti gli altri
componenti della macchina, fino ad un massimo di 4 persone.
Dato che ogni ingresso ai parchi costa tra i 20 e i 25 usd, con 3 parchi
diversi avrete già ammortizzato la spesa.
Tra i parchi che ho citato precedentemente, tutti accettano il National
Passport. Dovrete invece pagare negli State Park e nelle riserve indiane (
come Monument Valley o l’ Antelope Canyon, ad esempio). I parchi sono aperti
24 ore su 24, quindi nessuna preoccupazione di rimanere chiusi dentro
qualora foste rimasti oltre l’ora del tramonto.
Ricordate di chiedere sempre la cartina all’ingresso dei parchi e il
giornalino, che fornisce informazioni utilissime ed è ovviamente compreso
nella fee d’ingresso ( che non pagherete con il pass).
4) Soldi. Non portatene troppi. La carta di credito è accettata davvero
dappertutto, anche per cifre irrisorie. Mi sento di consigliare non più di
un 200 usd a testa a settimana di permanenza.
Ma veniamo ora al viaggio in se. Partirei dalla Top 10 delle bellezze a mio
parere assolutamente imperdibili. Non saprei dare un ordine di bellezza a
queste 10, perché sono tutte davvero fantastiche!
1) Il Trail del Delicate Arch al tramonto ad Arches.
2) Il Navajo Trail a Bryce.
3) L’Antilope Canyon a Page.
4) L’Horse Shoe Band a Page.
5) Il Nevada Falls Trail a Yosemite.
6) Il Congress Trail a Sequoia.
7) I Narrows di Zion.
8) L’Artist Drive di Death Valley.
9) La Scenic B- Way nr. 12 e 24 tra Bryce ed Arches.
10) La Balcony House a Mesa Verde.
In realtà ci sono tantissime altre cose che meriterebbero di entrare nella
top 10, ma ho dovuto fare delle scelte. Non ho incluso nella Top 10 né la
Monument Valley né il Grand Canyon, e sono certo di non farneticare facendo
ciò. Vi renderete conto andando sul posto di quanto ci siano attrazioni
esageratamente più belle e meno famose; inoltre devo dire che la quantità di
turisti ( spesso italiani) che troverete a Monument Valley e Grand Canyon è
esageratamente superiore a quella degli altri parchi. Devo dire che come al
solito noi italiani non ci distinguiamo all’estero per classe e savoir fair.
A tratti la presenza di italiani caciarosi è davvero irritante!
Con questo non voglio dire che queste due meraviglie della natura debbano
essere escluse dal vostro viaggio, (anche perché so che non lo fareste mai),
ma mi permetto di consigliarvi seriamente di non dedicare troppo tempo a
queste due a discapito magari di Bryce, o Zion, o altri posti notevolmente
più affascinanti!
Ma ecco il dettaglio del viaggio; cercherò di tralasciare aspetti marginali
per darvi consigli a mio parere il più utili possibili per programmare il
vostro viaggio.
Giorno 1. Venerdi 3 agosto 2007.
Arrivo a San Francisco dopo 31 ore di viaggio estenuanti. Se dovete fare
scalo negli Stati Uniti preventivate almeno tre ore tra un volo e l’altro. I
controlli sono tantissimi e le code all’Immigration lentissime.
Giorno 2 e 3 . Trasferimento a Yosemite N.P. Tempo minimo da dedicare al
parco: 1,5 giorni.
Yosemite è davvero grande. Giocoforza dovrete rinunciare a qualcosa, a meno
che non abbiate almeno 4 o 5 giorni da dedicare a questo parco.
Yosemite è ben dotata di strutture alberghiere nelle immediate vicinanze, ma
fate attenzione. Nonostante ciò è veramente difficile trovare posto per
dormire se non avete prenotato, soprattutto a Luglio ed Agosto.
Noi abbiamo dormito presso un Bed and Breakfast ad Oakhurst, a circa 30
minuti di macchina dall' ingresso sud. Il posto si chiama Oak Cottage B& B,
ed è gestito da una simpatica signora sui 50 anni, inglese, trasferitasi da
oltre 25 anni. Le camere sono molto pulite e la colazione è ottima ,anche se
non abbondantissima. E’ stato il posto dove abbiamo speso di più per dormire
( circa 120 usd a notte), ma come scritto in precedenza non abbiamo trovato
nulla nei Motel. Le notti dei w.e. negli Usa sono gettonatissime,
soprattutto perché oltre alla orda di turisti si aggiungono gli americani
che tendono a muoversi puntando ai parchi nazionali.
Una volta entrati nel parco punterete per forza alla yosemite valley. E’ il
luogo dove va il 95 % della massa turistica e, a dirla tutta, non è
eccezionale. Però mon eravamo preparatissimi su yosemite prima di partire,
per cui abbiamo un po’ seguito la massa.
La Valley a dirla tutta non è che ci abbia colpito particolarmente. E’ un
enorme vallata immersa nel verde attraversata da un paio di strade e da un
bellissimo fiume.
Tenete conto che, nonostante dal mio punto di vista ciò sia incredibile, il
98% dei turisti che frequenta i parchi NON fa più di cinque minuti a piedi e
sta ben lontano dai suoi meravigliosi trails.
Yosemite invece, come tutti i parchi del resto, è stupendo se si imbocca uno
dei suoi bellissimi sentieri.
Tra questi mi sento di consigliare senza dubbio ilVerna e Nevada Falls
Trail. Questa è una gita stupenda, che richiede un 4 ore totali di cammino,
pause comprese.
Tenete conto che nelle guide dei Trail statunitensi troverete sempre dei
tempi di percorrenza molto più elevati di quelli reali. E’ vero che io e
Maddalena siamo buoni camminatori, ma sono convinto che i tempi di
percorrenza indicati dagli americani siano davvero esagerati. Qui sono
maniaci del concetto di Safety First, e tendono a vedere pericoli
dappertutto e ad esagerare le difficoltà di tutto quello che vorrete fare.
Non vi fate spaventare più di tanto e non mancate di fare questo trail
davvero bellissimo.
La partenza è da Happy Isles ( facilmente identificabile sulla cartina)
proprio vicino al campeggio.
Si sale abbastanza facilmente fino ad un primo Viewpoint dove dal basso
potrete contemplare le Verna Falls. Qui la maggior parte della gente si
ferma e torna indietro; non fatelo! Continuate a salire ( onestamente devo
dire che questa parte della salita è piuttosto faticosa) e in una mezzora
circa arriverete in cima alla cascata. Qui la vista è davvero fantastica sia
sulla cascata in sé che sulla vallata circostante, ricoperta di pini. Gli
spruzzi dell’acqua arrivano fino sul sentiero. Già così la gita è
fantastica.
Io però vi suggerisco di continuare. Passerete affianco alla fantastica
Emerald Pool e ad uno strabiliante toboga naturale dove l’acqua scorre su
pietre beige levigatissime circondate da scoiattoli voraci ed affamati e per
nulla spaventati dalla vostra presenza. Non lasciate lo zaino abbandonato
altrimenti gli scoiattoli certamente cercheranno di intrufolarsi e di
rubarvi tutto cio’ che è commestibile. Poi ci sono tantissimi uccellini
dalle piume azzurre mai vsiti prima. Se deciderete di continuare ( e io vi
consiglio vivamente di farlo) potrete arrivare fino alle Nevada Falls.La
fatica si fa sentire un po’, il sentiero si inerpica abbastanza rapidamente
e il caldo si fa sentire, ma potrete fare molte pause a fotografare la
cascata che dall’alto casca leggiadra alla vostra destra. Arrivati in cima
potrete finalmente gustarvi un meritato riposo all’ombra degli alberi ai
lati del fiume.
Io e Maddalena abbiamo anche deciso di fare un bagno nel fiume ( non
dimenticate il costume). L’acqua è piuttosto freddina, ma dopo una decina di
secondi si sta d’incanto e l’acqua è pulitissima!!
Dopo un pranzetto frugale siamo scesi e abbiamo visitato anche il Glacier
Point, da dove si vede un panorama esaltante sull’Half Dome e su gran parte
della vallata.
In serata, subito prima di uscire, abbiamo fatto anche una capatina a
Mariposa Grove, dove ci sono le sequoie giganti. Se non avete la possibilità
di visitare il sequoia np, allora andateci assolutamente, ma se andrete a
sequoia, allora lasciatevi il piacere per il giorno successivo…
Giorno 4. Sequoia National Park e Kings Canyon Park. Tempo minimo da
dedicare al parco: 1 giorno.
Al mattino sveglia come al solito alle 6.30. Dobbiamo andare a Sequoia e non
vediamo l’ora di vedere da vicino le strabilianti sequoie giganti.
Durante il nostro viaggio ci è capitato di vedere degli italiani intenti a
chiedersi se l’albero davanti a loro potesse o meno essere una sequoia
gigante. Dunque, quello che vi posso dire è questo. Se avete un dubbio se
quella che state ammirando è o non è una sequoia, allora NON state vedendo
una sequoia. Infatti quando vi troverete davanti ad una di queste possenti
meraviglie non avrete più dubbi. Le sequoie sono fantastiche, dei veri e
propri giganti. Hanno un colore marrone chiaro molto caldo e anche al tatto
sono fantastiche. Sono ricoperte da uno strato morbidissimo di corteccia e
vi verrà una voglia pazza di abbracciarle.
Entrati al sequoia ci dirigiamo verso il General Grant, la seconda del parco
per grandezza, che è a pochissime miglia di distanza dal nostro ingresso.
Qui ovviamente rimaniamo un po’ delusi dal fatto che non possiamo toccare
queste meraviglie. Il piccolo trail è infatti delimitato da un recinto e vi
è il divieto di toccare queste meraviglie. Ci spostiamo allora ed andiamo
fare il congress trail. Trattasi di un trail davvero facile poco faticoso (
anche se lungo circa 3,5 km) che mi sento di consigliare assolutamente.
Innanzitutto incontrerete poca gente ( la gente è terrorizzata dall’idea di
dover camminare e , orrore, faticare!) e sarete immersi completamente da
centinaia di sequoie maestose e bellissime. A molti di questi alberi gli
americano hanno dati dei nomi, sinceramente un po’ ridicoli. Troverete
quindi prima il presidente, poi il senato e la camera dei lords, etc. Il
trail è davvero bello. Non perdetelo. Inoltre parte in prossimità del
General Sherman Tree, l’albero più grande del parco, alto oltre 85 metri e
largo più di 12. In generale però è entusiasmante perdersi fra queste
meraviglie piuttosto che ammirarne uno solo, per quanto esageratamente
maestoso possa essere.
Terminato il trail, non contenti, decidiamo di spostarci in un'altra zona,
nei Meadows. Qui c’è una specie di stagno bellissimo ricoperto da una
foltissima vegetazione. Già così sarebbe stato stupefacente, ma la fortuna
ha voluto che ci imbattessimo in una mamma orsa con 3 cuccioli.
L’emozione è stata fortissima e io incautamente mi sono avvicinato troppo.
La mamma orso allora mi ha caricato e ho preso una fuga galattica. Niente di
piu' sbagliato. I ranger avvertono di non correre mai in presenza degli
orsi, ma avrei voluto vedere voi. Credo che comunque volesse solo
spaventarmi, perché dopo pochi metri ha smesso di caricarmi e se ne è
andata. Da quel momento mi sono tenuto a debita distanza. I 3 orsetti sono
stati più di un ora a giocare su alcuni alberi a pochi metri da me e
Maddalena, permettendoci di scattare decine di foto!!
Finita questa esperienza, non contenti ci siamo indirizzati al Moro Rock. Da
qui parte un trail di circa mezz’ora, brevissimo ma davvero strenuante. Si
tratta di circa 700 metri di salita rapidissima che vi porterà in cima ad
una roccia da cui si gode di un panorama davvero strabiliante su tutto il
parco. Vale la pena della fatica fatta.
A tramonto inoltrato prendiamo la macchina e pernottiamo a Three rivers, a
pochi chilometri dall’uscita del parco. Andiamo a dormire presto, domani ci
aspetta una giornata faticosa.
Giorno 5. Death Valley. Tempo da dedicare al parco. In estate almeno una
mezza giornata abbondante, d’inverno anche un paio di giorni.
La mattina ci svegliamo alle 4.30. Il tempo per una frugalissima colazione e
partiamo. Dobbiamo arrivare fino alla Death Valley, attraversarla e
visitarla, e pernottare a Pahrump in Nevada. Sono quasi 1000 km di strada.
Avendo Sequoia infatti due sole entrate situate entrambe sul lato
occidentale del parco ( il che ne fanno una meta decisamente meno turistica
delle altre) siamo costretti a passare a sud del parco ( che è grosso!) e
risalire a est dello stesso per arrivare all’ingresso della Death valley.
Siamo un po’ scettici; non abbiamo grosse aspettative dalla Death Valley.
Sappiamo solo che farà un gran caldo e ci aspettiamo di vedere niente di più
che grosse vallate di pietre e montagne grigie.
La Death Valley, alla quale arriviamo nell’ora più propizia ( all’una del
pomeriggio!) ci riserva invece moltissime sorprese. E’ un posto
assolutamente fantastico e veramente non va perso!
Alcune raccomandazioni; alla Death Valley fa veramente caldissimo; noi
entriamo con 46° C e la temperatura non accenna a diminuire neanchea
tramonto avvenuto. C’è un vento caldissimo incessante tipo phon regolato sul
2 ad aumentare ancora la sensazione di asfissia. Insomma, le leggende sulla
Death Valley sono assolutamente veritiere. Qui i consigli quasi sempre
paranoici ed esagerati dei Rangers sono invece assolutamente utili. NON
entrate nella valle senza almeno 5 o 6 litri di acqua a testa, soprattutto
se avete intenzione di camminare un po’, per quanto il clima torrido ve lo
permetta. Noi in 7 ore di Death Valley ci siamo fatti fuori qualcosa come
4,5 litri di acqua a testa! Fondamentale è anche un bel cappello a tese
larghe, per coprire il capo dai raggi del sole.
La Death Valley è un vero gioiello incastonato di piccole pietre preziose;
la prima che visitiamo è il Mosaic Canyon, un piccolo canyon dalle pareti
liscissime ( dove tra l’altro non incontriamo nessuno!) che si raggiunge
solo con una piccola strada sterrata non lontana dal Visitor Centre.
Percorriamo solo alcune centinaia di metri , ma ci bastano; il posto è
veramente fantastico, anche se il caldo dell’una e mezza è veramente
asfissiante.
Dato che dobbiamo andare verso sud decidiamo di abbandonare l'ipotesi di
visitare la parte Nord della valle ( che ci hanno detto essere altrettanto
bella) per vedere la più turistica parte Sud.
Ci dirigiamo pertanto immediatamente a Badwater, un vero e proprio catino a
85,5 metri sotto il livello del mare dove la terra si spacca sotto ai
potenti raggi del sole creando una specie di pavimentazione piastrellata
circondata da stranissime conformazioni saline; da non perdere!
Poi, dopo aver visto numerose altre bellezze sulla strada, puntiamo dritti
all' Artist Drive. L’Artist Drive è assolutamente una top 10 del viaggio e
non va persa. Trattasi di una strada a loop asfaltata lunga una decina di
miglia che si affaccia direttamente su rocce e piccole formazioni montagnose
assolutamente fantastiche. I colori che si vedono hanno dell’incredibile, e
sono certo che finché non li vedrete non ci potrete credere. Rosso,
arancione, verde , varie tonalità di marrone e di grigio si confondono gli
uni nell’altro fino ad arrivare all’Artist Palette dove, nonostante il caldo
che non da tregua, dovete assolutamente scendere dalla macchina e camminare
almeno una mezz’ora. Vedrete rocce azzurro intenso e verde smeraldo che
sembrano veramente dipinte. Si ha la sensazione di essere alla fine del
mondo!
Dopodiché ci dirigiamo al golden canyon dove facciamo un'altra oretta di
camminata in mezzo a fantastiche rocce color oro, ma dobbiamo correre. Ci
aspetta il tramonto al mitico Zabrinski Point; questo lo dovete ammirare coi
vostri occhi…non so che altro aggiungere. Purtroppo la mancanza di tempo ci
impedisce di andare anche al Dante’s view, ma le cose viste ci hanno
riempito davvero di emozioni indescrivibili. Arriviamo a Pahrump col buio
già profondo stravolti ma davvero entusiasti. La Death Valley è un posto
assolutamente fantastico. Un consiglio; non mettete l’aria condizionata. In
questo modo eviterete di rischiare di fondere la macchina ( è un pericolo
reale!) e vi acclimatirete più velocemente. Sarà così più facile uscire
dalla macchina e camminare un po’: Nonostante il caldo davvero asfissiante
ne vale assolutamente la pensa e non vi pentirete. Restare in macchina senza
scendere mai è un po’ come andare ai Musei Vaticani senza vedere la Cappella
Sistina; bello, ma assolutamente insufficiente!
Giorno 6. Zion National Park. Tempo minimo necessario; 1,5 giorni.
Anche stamattina ci svegliamo presto. Dobbiamo raggiungere Zion che non è
vicinissimo, anche se nulla rispetto alla mazzata del giorno prima. Inoltre
c’è un problema; stiamo per entrare nello Utah, dove c’è un’ora di più,
pertanto perderemo un ‘ora che recupereremo a fine vacanza.
Su Zion siamo curiosi; alcuni ci hanno detto che è un posto fantastico,
altri ce lo hanno dipinto come niente di che. Qui si rende necessaria una
precisazione. Zion è un parco assolutamente fantastico e lo metterei tra le
cose più belle in assoluto del viaggio ma ad una condizione; che vi piaccia
camminare. Se infatti vi limiterete ad osservarlo dal basso senza camminare
è assolutamente anonimo. La parte visitabile di Zion è infatti dentro ad un
grosso canyon, peraltro bellissimo, attraversato da un'unica strada. Zion ci
piace da subito per un motivo molto semplice; non si può andare in macchina!
Occorre parcheggiare all’inizio del parco e prendere un comodissimo autobus
che vi porterà fin dentro al parco. Ci sono circa 8 fermate e potrete
scendere ad ogni fermata e prendere l’autobus successivo. Ce n’è uno ogni 6
minuti!! E’comodissimo ed oltretutto l’aria è decisamente più pulita.
La maggior parte della gente si limita a scendere alle varie fermate ad
osservare i viewpoint e le splendide rocce dal basso, ma facendo così si
perde davvero tantissimo. A mio parere è veramente da pazzi. Noi nel
pomeriggio in cui arriviamo facciamo tutte le fermate , ovviamente, ma poi
all’ultima fermata partiamo per un trail che metterei nella top 3 di tutto i
viaggio. I mitici e meravigliosi Narrows!
Entriamo nel dettaglio; scesi all’ultima fermata, si percorre un sentiero
pavimentato di una mezz’ora che costeggia il fiume ( Riverside Walk) che non
è nulla di speciale. Non vi preoccupate, il bello deve ancora venire.
Arriverete alla fine del sentiero e da qui parte il fiume. A questo punto
occorre iniziare a camminare nel fiume. Potete fare due cose. Molti
affittano scarpe da canyoning a Springville e acquistano un bastone li.
Oppure potete fare come noi; ve ne fregate delle scarpe ( mi raccomando,
indossate però scarpe da trekking, niente infradito o amenità del genere),
vi procurate un bastone di legno che troverete all’inizio del fiume
adeguatamente lasciato li da qualcuno che ha fatto il trekking prima di voi
e allegramente iniziate a camminare nel fiume guadandolo piu’ volte!!
Camminerete dapprima con l’acqua fino alle caviglie, e via via sempre più in
alto fino ad arrivare fino alle ginocchia e a tratti fino alle cosce immersi
in un panorama assolutamente fantastico. Il fiume passa infatti attraverso
rocce altre fino a 500 e più metri e si stringe sempre di più. Noi abbiamo
camminato per quasi due ore e mezzo ed è stato davvero difficilissimo
fermarsi e tornare indietro. Si ha voglia di andare avanti per sempre!
Inoltre più camminerete più sarete immersi nella natura in compagnia di
pochissima gente. Il trail non è faticoso in quanto si svolge
prevalentemente su terreno piatto, ma ovviamente ci si bagna, anche se
l'acqua non è particolarmente fredda. Insomma, ci sono tutti i presupposti
per non perdersi questa avventura davvero fantastica. Noi abbiamo camminato
per oltre due ore, poi temendo un arrivo precoce del buio siamo rientrati.
Siamo comunque arrivati fino ad una strettoia di circa due metri dove il
fiume si divideva.
Se qualcuno riuscisse ad arrivare oltre e avesse piacere di raccontarmi cosa
c’è dopo, beh, mi farebbe davvero una grossa cortesia.
Torniamo indietro e a tramonto terminato usciamo dal parco. Soggiorniamo a
Springdale, piacevole paesino proprio a poche miglia da Zion.
Giorno 7. Zion National Park
La mattina ci alziamo alle 7.00. Fantastico! In effetti non ci siamo fermati
un attimo e d è giusto riposare un pochino di più, tenuto conto del fatto
che anche oggi ci aspetta un bel programmino.
Decidiamo di fare il Bright Angel’s Trail, e alle 9.00 siamo già in cammino.
C’è ancora un po’ di ombra e pertanto la salita, piuttosto faticosa, è
allietata dall’ombra. Più si va verso l’alto e più si inizia a godere del
canyon dall'alto. La vista è favolosa. A sorpresa notiamo che c’è gente che
percorre il trail anche con gli infradito; dapprima pensiamo che forse siamo
io e Maddalena ad essere esagerati, ma ben presto ci renderemo conto di aver
fatto la scelta giusta.
Il Trail è segnato per 4 ore andata e ritorno, ha un elevation di 1490 feet,
ed io sono un po’ preoccupato. E’ vivamente sconsigliato a chi soffre di
vertigini, e siccome io ne soffro parecchio, temo di non riuscire ad
arrivare in fondo.
Il Trail all’inizio è ben segnato e comunque la pavimentazione ottima ( fin
troppa). Dopo circa un trequarti d’ora di cammino spedito inizia a salire
tortuoso e piuttosto faticoso. La vista è sempre più bella e come al solito
la gente si dirada all’inverosimile.
Arrivati in cima notiamo che coloro che hanno gli infradito si sono fermati.
Gli ultimi 800 metri infatti sono davvero uno spettacolo. Il sentiero
infatti si inerpica sulla costa con lo strapiombo ai due lati del sentiero
ed occorre aiutarsi con delle catene di ferro. Nulla di straordinario, ma
per chi soffre di vertigini come me è un bella avventura. Chiedo aiuto a
Maddalena che si offre di portare lei lo zaino in modo che io possa essere
un po’ più libero ( Portate tanta acqua come al solito!) e iniziamo ad
avventurarci sul ripido sentiero, Mi tremano un po’ le gambe, ma non ho
certo intenzione di fermarmi ora. Affrontiamo gli ultimi metri che ci
separano dall’arrivo lentamente, ma arrivati in fondo il panorama che ci
attende è veramente unico…si vedono i narrows e in generale una panoramica
completa su tutto il Canyon di Zion. Ci riposiamo un po’ e poi scendiamo. Il
trail non lo metterei tra le top 10 di tutto il viaggio ma poco ci manca!
Riscendiamo con altrettanta cautela ( la discesa è forse più impegnativa
della salita per chi soffre di vertigini) e ci dirigiamo al Visitor Centre
dove, per una volta, anziché i soliti biscotti e tonno in scatola, decidiamo
di americanizzarci con una bella fetta di pizza e insalata. Ci adagiamo
sullo splendido pratone di fronte al Visitor Center e ci concediamo una
ventina di minuti di sonno dei giusti.
Al risveglio decidiamo che non vogliamo modificare il nostro programma e
partiamo per la gita delle middle e upper pools.
E’ una gita per nulla impegnativa, della durata di un oretta totale fra
andata e ritorno. Si passa prima dalla lower e dalla middle pool che
sinceramente non sono niente di speciale; poco più di due pozze con poca
acqua. Molto più bella è la upper pool incastrata fra rocce altissime, che
ti circondano per 300 gradi. Il luogo è decisamente affascinante, anche se
questa gita non è propriamente imperdibile. Dopo una sosta rinfrescante alla
pool ( sarebbe vietato fare il bagno ma in molti lo facevano; io mi sono
limitato a pucciare un po’ i piedi e le caviglie) scendiamo giù e decidiamo
di partire. Dobbiamo spostarci fino a Bryce dove dobbiamo pernottare.
Giorno 8. Bryce Canyon. Tempo minimo richiesto: 1 giorno.
Parlare di Bryce è davvero difficile. E’ assolutamente incredibile e
l’impatto appena arrivati è pazzesco. Non si crede davvero ai proprio occhi.
Guglie di pietre dalle forme più assurde che si restringono sempre piu’ e
sulla cui cima è generalmente appoggiata una pietra in precario equilibrio.
Ce ne sono a centinaia, e non ti stancheresti mai di vederle.. A seconda
della luce solare tendono a cambiare di tonalità di colore.
Bryce è senza dubbio spettacolare come impatto iniziale e sarà amatissimo da
chi non ama camminare. Si può godere di Bryce anche camminando pochissimo e
ammirandolo dall’alto, anche se io consiglio di fare almeno un trail
all’interno dello stesso per ammirarlo meglio.
Noi abbiamo fatto l’imperdibile Navajo trail, normalmente della durata di
un’ora e mezza , che nel nostro caso è durato di più perché interrotto dopo
il primo quarto di miglia da una frana avvenuta nel 2006. Il sentiero
dovrebbe esser riaperto interamente nell’autunno 2007. Essendo un loop
abbiamo perciò effettuato la prima parte, siamo tornati indietro e abbiamo
fatto l’altra parte fino alla chiusura dalla parte opposta. In pratica
abbiamo fato metà del giro due volte, ma ne è valsa assolutamente la pena.
Anzi, questa chiusura ha scoraggiato parecchia gente dal fare il giro
completo permettendoci di vedere tutto quasi in assoluta solitudine.
Non contenti del Navajo trail, che va fatto assolutamente, abbiamo fatto
anche il Queen’s garden trail, più lungo e meno spettacolare ma comunque
bello. Bryce però alla lunga stufa un po’; è stupendo ma è ovviamente un po’
ripetitivo, per cui secondo me un giorno a Bryce è sufficiente. Non
rinuncerei a un giorno in più a Yosemite o a Zion per uno in più a Bryce.
Infatti verso le 15.30 usciamo dal parco, completamente soddisfatti, e ci
dirigiamo a vedere la Mossy Waterfall, a circa 4 km a est di Bryce e
successivamente facciamo un salto al Pine Lake, anche questo a una decina di
miglia dallo svincolo per Bryce e raggiungibile tramite una ( buona) strada
non asfaltata. Qui ci rilassiamo nel silenzio del lago in compagnia di 2 o 3
pescatori e nulla piu’.
Rientriamo al (brutto) Foster’s Motel per dormire, dove ceniamo con la
solita bistecca e baked potato.
Giorno 9. Scenic b-Way 12 e 24. Capitol Ref National Park. Tempo minimo
richiesto: 1 giorno
La mattina ci alziamo presto, come al solito,e ci dirigiamo verso Arches.
Abbiamo due possibilità: o tornare indietro e percorrere le miglia che ci
dividono da Arches in freeway, oppure allungare un po’ la strada e guidare
attraverso le Scenic B-Way 12 e 24. Optiamo per la seconda scelta e devo
dire che la scelta è stata felice. Entrambe le strade sono bellissime e il
mio amore verso lo Utah aumenta a dismisura.
Si attraversa dapprima uno scenario roccioso che altro non è che la
continuazione del Bryce, attraverso rocce di varie sfumature arancioni, poi
si passa attraverso bellissime praterie verdi, foreste meravigliose
alternate a pianure infinite. Lo sguardo si perde per chilometri e il
panorama cambia continuamente. Tutto il percorso da Escalante a Torrey è
davvero bellissimo.
Arrivati a Capitol Reef NP decidiamo che abbiamo il tempo per entrare nel
parco e cosi’ facciamo.
Capitol Reef non è imperdibile, ma un paio d’ore al suo interno sono
sicuramente un bell’investimento. Anche qui si trovano rocce dai colori
variopinti. Facciamo anche una gita all’interno del parco in un canyon
utilizzato agli inizi del XXesimo secolo dai pionieri. Sulle rocce sono
incise e ben leggibili le firme originali dei pionieri dei primi del ‘900.
Non saranno antiche come i geroglifici egiziani, ma sono pur sempre tracce
storiche interessanti.
Usciamo soddisfatti e continuiamo il nostro tragitto sulla 12 e
successivamente sulla 24. Le foreste scompaiono lasciando spazio a deserti
immensi. Qui non c’è molto da vedere, se non perdersi negli spazi
sconfinati. E’ inevitabile fermarsi a bordo strada per la classica foto
della strada che si perde drittissima nell’infinito.
Ad un certo punto incontriamo una deviazione per il Gobelin Valley SP. Si
raggiunge tramite strada non asfaltata facile e, stranamente, non ci sono
praticamente turisti. Eppure lo spettacolo è decisamente suggestivo.
Trattasi di rocce che in realtà sembrano sabbia indurita dalle forme
improbabili, generalmente con una pietra più grossa in cima in equilibro
maldestro. Hanno altezze sui due metri o poco più, e nel silenzio assoluto
della valle sembra di essere in un parco tra mille folletti silenziosi. Un
posto a mio parere da non perdere, anche se fuori dai percorsi turistici
tradizionali.
Arriviamo a tarda sera a Moab, nelle vicinanze immediatissime di Arches.
Decidiamo di non entrare nel parco visto i pochi minuti di luce ancora
disponibile e optiamo per un bagno in piscina ( quasi tutii i Motel
dispongono di una piscina e a volte di una jacuzzi) e rimandiamo Arches al
giorno dopo.
Giorno 10. Arches NP e Dead Horse Point SP. Tempo minimo richiesto: 1 giorno
E’ difficile non rimanere entusiasti da Arches. Non solo vi è un gran numero
di archi , ma sono tutti diversi e spettacolari. Se avrete voglia di
camminare un po’, potrete goderveli tutti ( come abbiamo fatto io e
Maddalena) e senza fare troppa fatica. Gli hike infatti sono relativamente
facili e brevi e gli archi sono davvero stupendi.
Anche Arches è attraversato prevalentemente da un’unica lunga strada
accessibile alle macchine con qualche piccola deviazione ( come per arrivare
al Delicate Arch ad esempio) e pertanto è molto facile da visitare. Noi
entriamo e decidiamo di puntare immediatamente alla fine del parco, per poi
rifare tutta la strada a ritroso nella giornata e provare a vedere più archi
possibile.
Il primo hike che facciamo è il Double O Arch Trail che consiglio vivamente.
Durante il trail infatti si possono vedere una decina di archi diversi fino
ad arrivare al double o arch, che non sarà il più bello di tutti ma vale
assolutamente di essere visto. Inoltre passerete affianco al Landscape Arch.
Quest’ultimo è davvero enorme e da l’ idea di poter crollare da un momento
all’altro ( e infatti un pezzo si è staccato qualche anno fa e da allora è
vietato passarci sotto!). Stupendo.
Da non perdere assolutamente sono anche il Double Arch , maestoso e
assolutamente fantastico, che si raggiunge dopo 3 minuti di camminata in
piano, e anche il Sand Arch, che pur non essendo un arco straordinario ha la
caratteristica di essere collocato in una posizione fantastica, appisolato
su una superficie di sabbia arancione e in uno stretto canyon davvero
stupendo.
Verso le16.00 usciamo dal parco perché vogliamo vedere anche Dead Horse
Point, un panorama sul Colorado che ci hanno definito imperdibile. A mio
parere si può perdere, primo perché dista 35 miglia dal centro del parco (
calcolate almeno due ore abbondanti per andare e tornare), in secondo luogo
perché se andrete a Page avrete modo di vere un panorama sul Colorado
notevolmente piu’ bello dall’Horseshoe Band che vale 5 volte questo.
Rientriamo nel parco e arriviamo alla partenza dell’hike per il delicate
Arch alle 18.35. E’ tardi, e io sono nervoso. Ci tengo a vedere l’arco al
tramonto e rischiamo di arrivare tardi. Infatti il trail è segnato come 2
ore e mezza di cammino solo andata e un’ora e mezzo il ritorno.
Partiamo come due matti superando tutti ( nonostante i 37 gradi!) e
arriviamo in cima, spompatissimi, in 35 minuti netti. E’ vero che siamo
andati molto veloci, ma gli americani non hanno davvero senso della misura.
In due ore e mezza il tragitto ( molto ripido in verità, ma non stiamo
parlando del K2) lo fa un anziano di 80 anni!
Ad ogni modo il panorama che ci aspetta è mozzafiato! Il Delicate Arch è un
arco fantastico abbarbicato su un dirupo spaventoso che col colore del
tramonto si dipinge di un arancione vivissimo.
Questo hike non va assolutamente perso! Non fate l’errore di accontentarvi
di vederlo dal basso dal Viewpoint. Muovete le gambe! Ne vale assolutamente
la pena. Metterei il trail del delicate Arch assolutamente tra la top 3 di
tutto il viaggio.
Arrivati in cima noterete come il quantitativo di cavalletti e macchine
fotografiche sia superiore a quello che troverete in tutti i negozi di
attrezzature fotografiche della vostra città; tutti sono pronti ad
immortalare questo spettacolo della natura. Purtroppo il quantitativo di
turisti ( prevalentemente giapponesi) che vanno a scattare la classica foto
ricordo insulsa sotto l’arco è enorme, impedendovi di scattare in santa
pace.
A noi inoltre è capitato una famiglia sudamericana ( inconfondibili la voce
ei tratti somatici) che non contenta di fare la foto sotto l'arco si è
seduta ai piedi dello stesso e noncurante della folla che aspettava di fare
la foto non ha manifestato alcuna intenzione di spostarsi. Dopo una mezz’ora
abbondante di attesa, preso dallo sconforto, ho iniziato ad urlargli di
tutto, e devo dire che il mio urlo ha letteralmente aperto le danze. Tutti
hanno iniziato ad urlare di tutto ai sudamericani e il padre famiglia, in
puro stile “ british” ha allegramente mostrato il fondo schiena a tutti.
Prima che qualche testa calda potesse partire ( devo ammettere che anche io,
nonostante non sia notoriamente manesco, ho avuto la tentazione di mollargli
un bel paio di ceffoni), una ragazza è partita e lo ha preso letteralmente
per il bavero della camicia portandolo via. Standing ovation da parte di
tutti e finalmente foto per tutti!
Giorno 11: Mesa Verde NP. Tempo minimo richiesto: 1 giorno
Mesa Verde è stata un’autentica sorpresa. Non sapevamo molto di questo
parco, e le attese non erano elevatissime, invece si è dimostrato davvero
stupendo. Non tanto il parco in se ( essendo in posizione sopraelevata
rispetto alla pianura circostante è particolarmente soggetto ai fulmini, e
non a caso è stato oggetto di incendi svariate volte negli ultimi 10 anni).
La vegetazione pertanto è scarna, gli alberi bruciati sono tantissimi.
Quello che è stupendo di Mesa Verde sono le abitazioni Anasazi.
Trattasi di abitazioni perfettamente conservate risalenti a circa al 1200
d.c. dove una tribù nomade di indiani ( quelli veri!) visse per oltre 100
anni prima di spostarsi in altri luoghi. Trattasi di abitazioni costruite
nelle cavità rocciose naturali della roccia, accessibili solo tramite scale
scavate nella roccia e a volte con irte scale a pioli in legno o con
l'ausilio di catene in ferro.
In due di questi siti, di più difficile accessibilità, occorre andare con un
ranger. Io vi consiglio assolutamente Cliff Palace soprattutto Balcony
House.
La visita a questi siti costa 3 usd a testa, non una spesa inaccessibile, e
li vale tutti. Occorre prenotare sul posto direttamente il giorno del vostro
arrivo. Cercate quindi di arrivare assolutamente in mattinata per prenotarvi
un posto nel primo pomeriggio, altrimenti rischiate di rimanere fuori dai
tours.
Cliff Palace è il complesso più grande di case Anasazi, decisamente
affascinante, con diverse case a piu’ piani appoggiate alla roccia. La guida
vi racconterà dettagliatamente la storia di questo popolo primitivo ( anche
se a dire il vero trattasi di pure congetture visto che comunque non se ne
sa moltissimo) per cui non vi dirò altro.
Non perdete però assolutamente Balcony House, che è stupefacente perché a
picco sul canyon. Inoltre noi siamo stati sorpresi da un temporale
furibondo, che ci ha costretti a rimanere sul luogo oltre l’ora prevista per
il pericolo di fulmini, aumentando e di molto il fascino del luogo ( ad
immaginare che cosa può aver potuto significare vivere in un posto così 800
anni fa!).
Attenzione perché non è una “ gita” facilissima. Non che ci sia da faticare
più di tanto, si cammina davvero pochi minuti, quanto per il fatto che ci
sono diverse scale a pioli a picco sul burrone e un tratto che si percorre
in una galleria letteralmente a carponi. Io non soffro di claustrofobia, per
cui nessun problema, ma soffro molto di vertigini, e vi garantisco che
affrontare le 4 scale a pioli di legno rese viscide dalla pioggia battente e
col precipizio sotto non è stato facilissimo per me. Se soffrite di
vertigini e sapete di poter essere presi dal panico evitate assolutamente
questa gita perché, una volta scesi, non si può tornare indietro se non
facendo le famose scale a pioli!
Tuttavia l’esperienza è stata magnifica e la consiglio vivamente a tutti.
Giorno 12 Monument Valley e arrivo a Page. Tempo minimo consigliato alla
Monument Valley: due/tre ore.
Partiamo ala mattina presto da Cortez ( nei pressi di Mesa Verde). Ci
attende un'altra sfacchinata. Percorrere centinaia di miglia per arrivare
ala Monument Valley e poi proseguire per Page.
La Monument Valley è stata un po’ una delusione. Intendiamoci, è
assolutamente fantastica come panorami e comunque è uno dei posti, non a
caso, più famosi del mondo, per cui non posso dichiarare che non sia
splendida. Tuttavia ha alcuni lati negativi che vi esporrò,giusto perché ne
siate al corrente e non rimaniate troppo delusi.
Primo inconveniente: Decisamente troppa gente. Dopo tutti questi giorni
trascorsi in parchi si affollati, ma dove bastava un niente per lasciarsi il
caos alle spalle ( pochi minuti di cammino per intenderci), alla Monument
Valley vi sembrerà di essere finiti per le vie del centro il 24 di dicembre.
Automobili, e un quantitativo enorme di autobus!
Non c’è modo di scappare alla gente. E qui nasce il secondo inconveniente:
Alla Monument Valley, non è possibile camminare a piedi. Sarete costretti a
percorrere le 17 miglia di strada sterrata ( fattibile con tutte le auto, ma
occhio al pezzo finale in salita, è possibile rimanere impantanati!)
scendendo ai vari viewpoint per fotografare, ma non potrete girare
liberamente a piedi. Insomma, ci si sente un po’ pesci nell’acquario.
Ci si imbatte, insomma, nello stereotipo classico del turista delle varie
nazionalità;
Vi imbatterete perciò in :
- Americani che non scendono mai dalla macchina con aria condizionata a
palla.
- giapponesi che fotografano tutto, compresi voi mentre fotografate
- italiani, soprattutto romani, che cantano poropopoporo a squarciagola, e
se non sorridi ti insultano
- Francesi che ti fanno domande rigorosamente in francese
- etc. etc.
Per farla brevissima, la Monument è un posto meraviglioso, ma se vi
aspettate di godere del tramonto in compagnia del solo sibilo del vento e
con un indiano navajo che fuma il calumet, beh, salite sulla macchina del
tempo e anticipate il vostro arrivo ad almeno un centinaio di anni fa.
Da non perdere ( cosa che invece il 99% dei turisti fa) è l’attigua Valley
of the Gods, una specie di Monument valley in miniatura raggiungibile circa
un 10 miglia ad est della Monument.
Trattasi si anche’essa di una strada non asfaltata lunga 16 miglia che si
snoda attraverso un panorama fantastico, qui si in assoluto silenzio.
Incontrerete davvero poche macchine nel percorso, ma qui è stato l’unico
luogo dovrei vorrei aver avuto una 4 ruote motrici. La strada è bruttina.
Assolutamente impraticabile in caso di pioggia perché si attraversano
diversi guadi ( quando l’abbiamo fatta noi erano secchi, ma ci hanno
garantito che bastano pochi minuti di pioggia per trasformarli in torrenti
pericolosissimi).
Noi abbiamo percorso solo 6 miglia dele 16 totali, poi siamo tornati
indietro perché la strada era davvero bruttina, ma mi è rimasta intatta la
voglia di percorrerla interamente. Ve la consiglio vivamente perché i colori
delle rocce sono davvero fantastici.
Da non perdere è anche Gooosenecks, da cui godrete di un fantastico panorama
sul Colorado ( ancora lui!) che si insinua come un serpente nella roccia
disegnando curve fantastiche. Si trova anch’esso a poche miglia dalla
Monument Valley, sempre ad est della stessa, e offre un panorama unico!
Alla sera andiamo verso Page, dove ci accoglie un temporale terribile, che
in pochissimi minuti allaga letteralmente le strade.Page è una cittadina
apparentemente grandicella, ma poi alla fine come al solito i motel e i
negozi sono tutti sull’unica strada principali. La speranza di poter avere
una cena decente è rimandata nuovamente; ci buttiamo su un Pizza Hut, almeno
potremo mangiare un po’ di carboidrati dopo 10 giorni di bistecche!
Giorno 13 Page, Antilope Canyon, HorseShoe Band, Lake Powell.
Page inizialmente non era una tappa prevista a tavolino del nostro viaggio,
ma solo una tappa d’avvicinamento al Grand Canyon dopo aver visto la
Monument Valley. Devo dire che invece stata una sorpresa. Non la cittadina
in sé, che non è nulla di speciale, anzi, è bruttina, e da ogni luogo vi
dovrete godere la vista della centrale elettrica che si staglia nel cielo e
che , vi garantisco, vi sareste persi volentieri!
Tuttavia ci sono parecchie sorprese, ma andiamo con ordine.
Dapprima noi siamo andati all’Horse Shoe Band, sempre nelle immediatissime
vicinanze di Page, da cui si gode il più bel panorama del Colorado e in
generale che abbiamo visto durante tutto il viaggio! Qui il Colorado è di un
colore verde-azzurro stupendo, e la vista letteralmente a picco sul canyon è
fantastica. Non ci sono palizzate né inferriate a proteggervi dal baratro.
Occhio a dove mettete i piedi! Noi siamo rimasti quasi un’ora in
contemplazione, letteralmente rapiti dal panorama. Il Colorado anche qui fa
un giro tortuoso, e i colori dell’acqua sono splendidi, ben diversi dal
colore marrone che vedrete ( da lontano) nel Grand Canyon. Non perdetelo
assolutamente.
Poi siamo andati all’Antelope Canyon. Questo posto è letteralmente fatato.
L’unico inconveniente è che si trova nel bel mezzo di una riserva Navajo,
per cui dovrete pagare 6 usd a persona per entrare nel parco ( parco? Non
più di un parcheggio dove mollare la macchina. La spesa dei 6 dollari è
davvero insensata).Da qui non avrete alternativa che pigliare il tour
organizzato in jeep con una guida indiana ( che parla comunque americano
stretto), e sono altri 20 usd a testa. Ci hanno detto che l’anno scorso il
giro costava 12,5 usd a testa; insomma, il posto inizia a diventare famoso,
e non mi sorprenderebbe che l’anno prossimo dovesse esserci un nuovo
aumento.
Però, fidatevi, li vale assolutamente tutti. Un consiglio enorme; prenotate
assolutamente la gita delle 11.30. E’ in assoluto la migliore, anche se la
più affollata, e il perché lo capirete una volta nel canyon.
Presa la Jeep la simpatica guida indiana vi porterà per circa 4 miglia su
una strada sterrata a velocità megasostenuta su delle jeep sgangheratissime.
Non a caso una delle jeep davanti a noi a metà tragitto ha letteralmente
preso fuoco. Spaventati i turisti sono scappati tutti e l’indiano ha
iniziato a spegnere il fuoco con la sabbia, col rischio, secondo me reale,
che la macchina potesse esplodere!
Noi fortunatamente non siamo andati a fuoco e siamo arrivati al canyon, ma
siccome la nostra guida è tornata indietro a recuperare i sopravissuti, noi
siamo stati praticamente abbandonati a noi stessi. In questo modo siamo
riusciti a goderci il canyon da soli, salvo poi essere recuperati da
un'altra guida indiana che dopo circa 5 minuti ci ha mollati ad un'altra.
Insomma, sembrava una vera e propria organizzazione all’italiana, un misto
tra l’anarchia e il casino organizzato. Un vero delirio!
Il canyon non è bello, è stratosferico!!
Trattasi si un canyon lungo un 400 metri e alto tra i 40 metri e i 60 metri,
largo non più di un paio di metri, con tratti anche più stretti, con pareti
rosa-arancione levigatissime attraverso le quali, a mezzogiorno ( ecco
perché fare la gita alle 11.30) si insinua un raggio di sole a picco che
illumina il fondo sabbioso e che rende il posto qualcosa di assolutamente
fantastico. Inoltre i colori delle rocce fanno sembrare le pareti di roccia
come sottili veli di seta; insomma, un posto di una bellezza quasi
commovente. Se riuscirete a scappare un po’ dalla guida ( la cui utilità è
pressoché nulla in quanto si limiterà a ricordarvi in continuazione che è
vietato mangiare bere, fumare(!) e fare flash nel canyon) potrete godervi il
canyon da soli ( per quanto possibile tenendo conto che c’è davvero tanta
gente) e rimanere entusiasti da tanto bel vedere.
Terminata la gita ( durata ben più dell’ora preventivata a causa della non
organizzazione Navajo) , non potendo più visitare la diga ( prenotata per
l’una e mezza e oramai fuori tempo massimo) decidiamo di andare a vedere il
lago.
A proposito della diga; è possibile visitarne il suo interno gratuitamente
prenotando la visita il giorno stesso presso il Visitor Centre. Occhio che i
controlli sono gli stessi tipici degli aeroporti ( niente monete, niente
cinture, niente zainetti. L’effetto 1 1settembre ha lasciato i suoi segni
anche qui!). Noi avevamo prenotato per l’una e mezza, ma visto che non
facciamo in tempo ad arrivare, decidiamo di andare al lago.
Per arrivare a qualsiasi punto del lago occorre entrare nel Glen Canyon NP,
per cui anche qui è necessario mostrare il Pass. Se non lo avete fatto, o
pagate 20 usd o scordatevi di andarci.
Qui scegliamo un posticino carico e ci facciamo due o tre bagnetti davvero
piacevoli visti i 40 gradi esterni. Restiamo un paio di ore condite anche da
un meritato sonnellino e partiamo direzione Grand Canyon.
Il lago, anche se artificiale, non è male per nulla. Organizzano diverse
gite in barca ( ad onor del vero parecchio costose); noi non le abbiamo
fatte ma ci hanno parlato molto bene di quella che arriva fino al Natural
Bridge, dove potrete ammirare un ponte naturale che si riflette nell’acqua.
Insomma, motivi per venire a Page ce ne sono parecchi.
Giorno 14 Grand Canyon NP South Rim. Tempo minimo necessario: 1 giorno
Il Grand Canyon mi ha parzialmente deluso. Intendiamoci, il posto è
assolutamente unico al mondo, ma non mi ha convinto del tutto. Visto che so
perfettamente che nessuno di coloro che sta leggendo questa recensione
penserebbe mai di saltare il Grand Canyon mi permetto di riferire cosa mi ha
convinto di meno.
Innanzitutto la gente; anche qui assolutamente troppa. Per prendere una
autobus interno abbiamo dovuto fare quasi tre quarti d’ora di coda al sole.
Insomma, sembra di essere in un parco dei divertimenti. Gente che mangia in
qualsiasi circostanza. Caos indescrivibile e difficoltà enormi anche a
trovare parcheggio.
Poi il fatto che è decisamente troppo grande e troppo organizzato; nel grand
canyon ci sono circa 5 o 6 lodge, diversi ristoranti, un distributore di
benzina e un vero e proprio villaggio. Una stazione ferroviaria e 3 linee
degli autobus; insomma, una vera e propria città.
Il Grand canyon in se è senz’altro impressionante, ma davvero tropo vasto. I
panorami si perdono a vista d’occhio, e nella visione d’insieme tutto si
mescola un po’, lasciando un po’ una sensazione di inadeguatezza. Inoltre il
fatto che il tempo fosse bruttino ( fa spesso brutto al grand canyon, che da
un lato è anche un fatto positivo; finalmente si respira un po’), non ha
certo aiutato. La luce non era eccezionale. Insomma, dopo tanto girovagare
guardare solo i panorami non basta più. Si avverte il bisogno di lasciarsi
la folla alle spalle e camminare un po’.
Ci sono diversi trail nel parco. Noi abbiamo scelto il Bright Angel Trail,
la cui partenza è raggiungibile solo in autobus. La gita è segnata come 4
ore roundtrip, ma anche qui gli americani sono decisamente esagerati. Noi
l’abbiamo fatta in due ore andata e ritorno, spendendoci le altre due ore
previste con una bella e lunga sosta a Cevar Point.
Attenzione che da tutte le parti troverete cartelli che vi consiglieranno di
NON fare trekking nel canyon, che è pericolosissimo. E’ ovvio che bisogna
partire organizzati ( portatevi tanta acqua e qualcosa da mangiare) , ma non
lasciatevi intimorire dai cartelli. E’ vero che prima si scende e poi si
sale ( e ciò è decisamente più faticoso), ma è altrettanto vero che le gite
sono fattibilissime con un minimo di preparazione.
Sconsiglio pero' di farvi la discesa e la risalita fino al Colorado in
un'unica giornata. In una giornata di puro sole è davvero faticoso, anche
perché più si scende più inizia a fare caldo, e per arrivare fino in fodno
credo che ci vogliano almeno 5 ore.
Gli americani la sconsigliano e vi avvertono che la discesa e risalita in
un'unica giornata può portare a pericolo di morte per disidratazione.
Scendendo comunque ci si toglie dalla massa e si può godere del canyon con
più tranquillità. Inoltre cio’ vi permetterà di scorgere particolari che
dall’alto è impossibile notare, perché dall’alto tutto si confonde. Questa
gita , assolutamente fattibile e non particolarmente faticosa ( anche se la
salita è piuttosto ripida) la consiglio vivamente.
Credo che debba essere una bella esperienza scendere fino al Colorado e
pernottare sul fiume in tenda, per poi risalire di buon mattino il giorno
prima. Non consiglierei a nessuno di stare due giorni al Grand Canyon se non
per pernottare sul Colorado. L’esperienza dev’essere magnifica e se avrete
il tempo di farla credo che ne valga pienamente la pena. Se invece decidete
che non fa per voi, una giornata intera al Grand Canyon vi basterà
certamente.
Giorno 15. Las Vegas.
Il giorno dopo andiamo verso Las Vegas.
Arrivati sul luogo ci ricordiamo di cosa significa la città; traffico
impazzito e caos indescrivibile; ci eravamo dimenticati del traffico!
Las Vegas è un assoluto delirio; abbiamo poche ore per visitarla, visto che
il giorno dopo ci alzeremo alle3.45 per prendere il primo dei voli che ci
riporterà verso l’Italia.
A Las Vegas fa un caldo incredibile; portatevi comunque sempre dietro un
maglione di cotone; la differenza di temperatura fra l’esterno e i locali è
di circa 20 gradi. Si rischia seriamente di ammalarsi.
Las Vegas è talmente esagerata e kitch che vale la pensa essere visitata. Il
vero delirio statunitense sembra essere racchiuso in questa città, che alla
fine è abbastanza piccola, e i cui casino’ alberghi sono tutti racchiusi su
un'unica strada detta “ lo Strip”.
E’ tutto esagerato e talmente pacchiano che non può non piacere.
Secondo me le cose da non perdere sono le seguenti:
in generale tutti gli esterni degli alberghi, a cominciare dal Mandalay Bay,
passando per il Luxor ( costruito a piramide di Chefren e con tanto di
sfinge), New York New York ( con tutti i grattacieli più importati di
Manhattan , W.T.C. compreso e la statua della libertà e con un enorme
ottovolante che ci passa attraverso) , Excalibur, Bellagio, Cesar Palace,
Trasure Island, etc. etc.
Non perdetevi gli interni del Bellagio (esageratamente e smodatamente
lussuosi) e soprattutto del Cesar Palace. Al Top resta comunque l’interno
del The Venetian dove troverete una ricostruzione in scala perfetta di
piazza San Marco, del ponte dei sospiri e soprattutto del Canal Grande, dove
per 15 usd a persona ( 60 usd se volete la gondola tutta per voi), potrete
fare un giro per il canal grande con tanto di gondoliere che in perfetto
dialetto americano vi canterà ‘O sole mio oppure un pezzo de “ La Traviata”
a vostra scelta.
Lo so, è incredibile, ma la gente fa la coda per fare il giro in gondola!
Bellissimo è anche lo spettacolo di suoni luce ed acqua nel lago ( si,
proprio un lago) del Bellagio, l’eruzione del finto vulcano e lo spettacolo
simil musical di fronte a treasure island. Se poi avrete tempo ( e soldi,
visto che quello più economico si aggira sui 100 usd a persona) potrete
vedere uno dei tanti spettacoli che i vari alberghi offrono
Verso le 11.00 andiamo a dormire, stanchissimi. Anche a Las Vegas siamo
riusciti a macinare diversi chilometri, e la mattina dopo si parte per
l’Italia.
Spero che questa recensione vi sia stata d’aiuto, e invito chiunque avesse
voglia di avere altre informazioni o semplicemente dirmi le sue impressioni
di viaggio e sapere se i miei consigli sono stati utili a contattarmi via
mail: info@carlodamasio.it
Ciao a tutti!
Un ringraziamento particolare a Carlo Damasio per la
concessione del racconto

21/05/2009