Illinois route 66
Un racconto di Traveller55

Route66, "the Mother Road": un nome, una leggenda. Una strada che
molti hanno percorso e che molti ancora sognano di percorrerla un giorno. Una
strada che è apparsa in films, in programmi televisivi. Una strada protagonista
di libri e romanzi. Una strada che ha dato nome a linee di moda, ad auto e moto.
Purtroppo oggigiorno percorrerla interamente lungo il suo tracciato originale è
impossibile. Qualche parte della Route66 è stata sostituita dalle moderne
highways, qualche altra parte è stata abbandonata.
Io cercherò di raccontarvi il mio viaggio che feci alla fine degli anni
novanta. Da allora sono che sono stati recuperati e riparati alcuni tratti che
allora erano chiusi. So che qualche nuova autostrada ha soppiantato la vecchia
Route. Quindi il mio resoconto ha valore per quanto percorso ed apprezzato in
quell'anno.
Normalmente Chicago è considerata "the end of the Mother Road" ed
invece per me è stato il punto di partenza avendo voluto percorrerla in senso
inverso.
Dopo esserci documentati sulla Route66 con una vecchissima guida (scritta lo
stesso anno della mia nascita ovvero 1946), decidiamo di partire di fronte al
vecchio "Art Institute of Chicago" posto nel Grant Park che si trova
lungo il bellissimo Michigan Lake dove una vecchia foto mostra la placca
metallica che indicava la fine della 66. Percorriamo Adams Street per poi
svoltare in Odgen Avenue (una delle poche strade di Chicago che vanno in
diagonale) ed arriviamo nel sobborgo di Cicero una volta considerato il paradiso
di Al Capone e di altri gangsters durante il proibizionismo.
A questo punto entriamo nella I-55 Freeway che fu costruita proprio sopra la
vecchia Route66 e che ci porta a Plainfield dove seguiamo il Des Plaines River e
ritorniamo sulla vecchia ed originale Route66. E siamo così giunti a Joliet,
"City of Steel and Stones". Abbiamo lasciato la grande Chicago ed il
nostro cammino ci porta a sud verso le verdi praterie dell'Illinois.
Attraversando Joliet ed i territori posti poco più a sud abbiamo modo di
ammirare quella che una volta era stata l'enclave industriale di Chicago. La
strada è circondata da vecchi magazzini ed edifici industriali. Attraversiamo
poi i ponti girevoli posti sui canali Illinois e Michigan che una volta
collegavano Chicago con il fiume Mississippi.
Proseguendo il nostro viaggio verso sud attraversiamo una prateria che per
moltissimi anni fu sede fu sede della Joliet Army Ammunition Plant dove si
producevano e conservavano bombe. Nella seconda metà degli anni '90 la fabbrica
fu chiusa e la prateria bonificata ed ora è ritornata ad essere abitata dalla
fauna che l'aveva abbandonata a causa dell'inquinamento. Sono anche riprese a
crescere le piante e la vegetazione. Ora è una riserva naturale chiamata
Midewin National Tallgrass Praie Preserve.
Pontiac (11.428 abitanti) è il primo centro abitato di una certa importanza.
L'abitato è posto attorno al grande prato al limitare del quale è la
Livingston County Courthouse. Disseminate sul prato sono diverse statue fra le
quali spicca quella del capo indiano Ottawa (il cui viso è usato come simbolo
per le auto delle General Motors).
Qui la Route66 segue, per diverse miglia, il percorso originale dove abbiamo
modo di notare alcuni simboli della Mother Road: Old Log Cabin Inn (un
pittoresco motel), Launching Pad Drive-In (un piccolo ristorante).
Ora il paesaggio che ci circonda è costituito da estesi campi di granoturco.
Molte fattorie e nessun centro abitato.
Attraversiamo il villaggio di Bloomington-Normal e subito dopo Shirley dove
abbiamo modo di riprendere il vecchio tracciato della Route.
Poco più avanti facciamo la nostra vera prima sosta. Siamo a Funks Grove una
fattoria i cui proprietari incidono aceri e raccolgono il nettare che cala e così
producono lo sciroppo d'acero, componente fondamentale per la prima colazione di
molti americani.
Proseguendo poi raggiungiamo McLean famosa non certo per le sue dimensioni
(visto che è poco più di un villaggio) ma per Dixie Truckers Home dove tutti i
camionisti che percorrono la I-55 si fermano per riposare e mangiare. Questo
luogo è considerato la Route 66 Hall of Fame.
Dopo aver soddisfatto il nostro stomaco con il classico piatto americano, ovvero
"burger and fries" (nulla a che spartire con le schifezze del Mc's) ci
fermiamo ad osservare i vari oggetti e fotografie che sono esposte sulle pareti
dell'edificio e che raccontano la storia della Route e delle persone che l'hanno
percorsa.
Ripreso il nostro cammino, guidiamo per diverse miglia fra campi di granoturco
fino a raggiungere Lincoln, l'unica località americana che porta il nome di uno
dei più famosi presidenti degli Stati Uniti.
Vicino alla stazione ferroviaria ci fermiamo per vedere la targa che ricorda la
fondazione della cittadina. Possiamo così anche ammirare la riproduzione dei
semi di anguria che si dice Abramo Lincoln sputò per terra il giorno
dell'inaugurazione di questa località.
Passiamo poi di fianco al Pig Hip ed all'adiacente motel, simboli dell'epoca
passata della 66 e che ora, vuoti ed abbandonati, sono fantasmi lasciati lì a
memoria dei tempi migliori.
Dopo un'altra ora di guida giungiamo a Springfield, capitale dello stato
dell'Illinois. Una cittadina di 120.000 abitanti che pur essendo sede del
governo dell'Illinois conserva una atmosfera rurale molto diversa da quella
della metropoli Chicago che dista 5 ore d'auto.
Visitiamo i luoghi che ci ricordano Abramo Lincoln.
Iniziamo dalla casa dove visse prima di divenire presidente degli Stati Uniti.
Proseguiamo per lo studio dove svolse la sua attività di avvocato e
raggiungiamo poi la stazione da dove partì per Washington una volta divenuto
presidente. E terminiamo la visita con una sosta alla sua tomba, o meglio
all'imponente monumento dove trova sepoltura con la moglie e tre dei suoi
quattro figli. Anche noi, copiando gli Yankees, facciamo il rito di toccare il
naso del monumento in bronzo che ricorda Lincoln. Si dice che da quel momento la
fortuna ti segue ovunque (io però penso di averla persa per strada qualche mese
dopo).
Ci rechiamo poi all'Oliver Parks Telephone Museum per ammirare la collezione di
oltre cento telefoni antichi.
Oramai sono scese le prime ombre della sera e quindi decidiamo di pernottare qui
a Springfield. Dove dormire non è un problema perché ci sono alcune decine di
motels e piccoli hotels. Noi decidiamo per un piccolo e grazioso motel per soli
20 dollari a notte (la doppia).
E per la cena decidiamo di continuare a mangiare come gli americani (ma solo
questa volta!!!) e quindi facciamo un salto al Cozy Dog Drive-In dove ordiniamo
due hot-dogs a testa, un cestino di patatine fritte e diverse birre (il tutto a
solo 10 dollari).
La mattina successiva riprendiamo il nostro viaggio e decidiamo di rimanere sul
vecchio tracciato della Route66, e mantenere la giusta direzione non è facile
perché talvolta i cartelli indicatori spariscono e quindi molto spesso si ha
l'impressione di essersi persi (forse avremmo fatto meglio ad imboccare la
I-55). Però con cartine alla mano e qualche informazione ottenuta da chi
incontriamo lungo la strada riusciamo a procedere anche se ad una velocità
inferiore a quanto ci eravamo prefissati.
La distanza fra Springfield e Litchfield è di soli 40 chilometri ma noi alla
fine impieghiamo più di un'ora per percorrerla.
Giungiamo finalmente a Litchfield, un vecchio centro minerario che ora vive solo
di ricordi. Tanti cartelli pubblicitari che risalgono agli anni '50, garages che
sono oramai chiusi da anni, vecchie pompe di benzina che hanno visto tempi
migliori.
Attraversiamo questo luogo molto lentamente per assaporare l'atmosfera che
certamente i primi frequentatori della Route avevano incontrato. Altri tempi.
Altri mezzi di trasporto.
Non molto dopo arriviamo al villaggio di Mount Olive (2.126 anime quando
arriviamo noi) che all'inizio del XX secolo era sede di diverse miniere di
carbone. Ora è semplicemente un luogo dove tutto dorme: dagli abitanti alle
abitazioni. Tutto è rimasto fermo ai tempi d'oro. Tutti vivono di ricordi.
Il luogo più interessante è certamente il cimitero (penso di aver già detto
diverse volte che in ogni città dove sono stato ho visitato sempre il cimitero,
luogo che più di ogni altro racconta la storia del luogo) dove all'entrata
troviamo una stele in granito che ricorda "Mother" Jones la
sindacalista che morì, a 100 anni, nel 1930.
Lasciamo Mount Olive e la Route66 è praticamente assorbita dalla I-55 che di
conseguenza siamo costretti a percorrere. Arriviamo così a Collinsville, un
piacevole luogo la cui unica attrazione è rappresentata dalla torre
dell'acquedotto che ricorda nella forma la bottiglia di un famoso (ma solo per
gli americani) prodotto.
E subito a sud di questo villaggio troviamo Cahokia Mounds State Historic and
World Heritage Site.
E' tutto quanto rimane della città preistorica messicana più importante al di
fuori del territorio messicano. Tutt'attorno troviamo cumuli di terra che stanno
semplicemente ad indicare luoghi di sepoltura degli indigeni locali.
La visita del luogo ci prende qualche ora.
Ed è oramai passata anche l'ora che di norma si dedica al pranzo e quindi
decidiamo comunque di proseguire ed attraversare la linea che segna il confine
fra gli stati dell'Illinois e del Missouri.
Se vi e' piaciuto il racconto
lasciate la vostra valutazione