Nella terra di Yoghi &
Bubu Yellowstone
Un racconto di Anna

Non si sa mai bene quando un racconto di viaggio deve iniziare, nel momento
in cui si parte per il viaggio vero e proprio? Nel momento in cui si decide
una destinazione? Per me un viaggio inizia quando, scelta la destinazione, si
inizia a pensare a quello che si farà a quello che sarà.
Internet offre un grossissimo aiuto nell’organizzazione del viaggio.
Internet è in grado di metterti in comunicazione con il mondo intero: uffici
del turismo, camere di commercio, hotel, enti parco, ambasciate e soprattutto
altri viaggiatori. E’, quindi, giusto e doveroso, ringraziare tutte quelle
persone che ricevendo una nostra richiesta, una nostra mail hanno preso una
busta e ci hanno infilato dentro tutta la documentazione che poteva servici;
tutte quelle persone che pazientemente hanno risposto alle nostre domande e ci
hanno fornito consigli utili, sia prima che durante il viaggio. Un grazie
particolare meritano George e Kate, non solo per la pazienza e la disponibilità
di George nel rispondere a tutte le nostre innumerevoli domande ma anche per
la gentile accoglienza e l’amicizia che ci hanno riservato.
Beh.. dovremmo ringraziare anche il nostro povero postino che ha dovuto
recapitarci a domicilio tutta questa corrispondenza extra (e credetemi, questa
volta è stata veramente tanta).
Siamo forse partiti con l’idea dell’americano che se ne ricava un po’
dai media… un popolo pieno di se un tantino saccente. Non oso pensare come
il popolo italiano venga giudicato all’estero, eh eh eh. Tornando agli
americani, per lo meno a quelli del nord-ovest, le persone che abbiamo
incontrato e conosciuto durante questo viaggio mi hanno fatto vedere
un’America differente da quella vista in televisione o letta sul giornale.
Sono persone estremamente cordiali, socievoli e disponibili.
Sulle unità di misura ci sarebbe un po’ da ridire.. le strade sono misurate
in miglia (1 km = 0,62 miglia), le montagne in piedi così sembrano sempre
giganti, la benzina in galloni (com’è che da noi costa sempre tre volte
tanto!?!), il peso in libbre.. insomma…oltre alla lingua a complicarti la
vita ci sono anche le unità di misura!!!
Anche i sentieri si misurano in miglia, e mai in dislivello. Se chiedete
informazioni o cercate informazioni su una sentiero ed un posto, vi diranno
quando è lungo ma non vi diranno che dislivello copre e tanto meno il tempo
di percorrenza.
Le indicazioni delle strade, ahimè, sono migliori delle nostre. Muniti di una
cartina si è in grado di andare ovunque senza dover impazzire a leggere i
nomi di tutti i paesi che si incontreranno.. basta sapere il numero delle
strade che si vuole percorrere e la direzione (intesa come punto cardinale) da
prendere. Più facile di così…
Altra nota dolente sono stati gli innumerevoli cantieri per il lavori
stradali. Credevo che fosse una nostra abitudine avere sempre le strade a
pezzi invece gli americani ci fanno una degna concorrenza. Abbiamo percorso più
di 6000 km e abbiamo incontrato tanti cantieri, e non solo nei parchi. Strade
a senso unico alterno con semafori interminabili, e non parlo di 5-10 minuti
ma di intere mezz’ore ad aspettare il proprio turno, miglia e miglia di
strada sterrata (per carità perfetta) in attesa di asfaltatura, strade
chiuse, insomma… i lavori stradali piacciono proprio a tutti!
Mentre ho capito perché su internet gli americani si lagnano che gli italiani
non sanno guidare… beh… certo la guida briosa e nevrotica dell’italiano
poco si adatta alla guida pacata e tranquilla dell’americano medio di
provincia. Certe volte, però, sono forse un po’ troppo ligi al codice
stradale e qualche miglietto in più potrebbero anche farlo. Certamente allo
scattare del verde nessuno ti suonerà il clacson, come avviene a Torino (e
non solo) perché non sei partito esattamente nello stesso istante in cui è
scattato il verde!

Invece abbiamo da invidiarli una buona abitudine. Se al ristorante, o in
pizzeria avanzi un po’ di quello che hai ordinato invece che farla finire
nel cestino te la impachettano per benino e te la danno da portare a casa. Un
po’ un contro senso per una società basata sul consumismo ma comunque una
buona cosa per evitare sprechi inutili. Di questo dovremmo prendere esempio,
invece di guardare sempre con sdegno le nonnine che ai pranzi di nozze
raccolgono gli avanzi della loro porzione con la scusa di portarli al
cagnolino a casa.
In ogni caso nei ristoranti, non si paga il coperto e appena ti siedi ti
portano un bel bicchierone d’acqua, e anche questo non compare nel conto.
E’ rimasta invece l’abitudine alle mance, che ci ha messo un po’ in
difficoltà perché non essendo abituati a questa pratica non sapevamo mai se
e quanto lasciare.
E dopo questa breve, più o meno, premessa posso iniziare a raccontarvi il
nostro viaggio… ancora una cosa.. tutti i prezzi riportati in questo
racconto sono comprensivi di tasse, mentre in America (non solo negli States
ma anche in Canada) vengono indicati sempre al netto e conteggiate (le tasse)
solo al momento del conto. La percentuale applicabile varia da stato a stato e
a seconda della tipologia della merce. Solo le pompe di benzina riportano
l’indicazione del costo comprensivo di tasse. E anche queste sono tutte un
programma. Ce ne fossero due che funzionano allo stesso modo!
Ma bando alle chiacchiere.. e iniziamo il viaggio…

sabato 17 luglio 2004 . Torino-Denver (Colorado)-Boulder (km 70)
Lasciamo l’Italia un sabato mattina su un aereo praticamente vuoto ma molto
in ritardo. Nonostante questo pessimo inizio e una coincidenza praticamente
immediata a Francoforte, riusciamo comunque a prendere il nostro volo per
l’America. Arriviamo a Denver che sono circa le 17 del pomeriggio (ora
locale). Denver è detta la città alta un miglio perché si trova ad
un’altitudine di circa 1600 metri.
Dopo tutto quello che ho letto sui giornali, su internet e sentito dire mi
aspettavo un’accoglienza ‘difficoltosa’, invece alla dogana la cosa è
stata piuttosto veloce e semplice. Nella media, le solite domande e le solite
richieste. Abbiamo però notato che non è così per tutti.. la nazionalità
fa la differenza.
Ritirata la nostra auto all’Avis (gli autonoleggi sono raggiungibili, dal
terminal degli arrivi, con dei bus appartenenti alle diverse compagnie
noleggiatrici) usciamo dalla zona dell’aeroporto.
Il cielo inizia a scurirsi e il temporale sembra in arrivo. Ho letto che la
zona di Denver e delle Rocky Mountain del Colorado e soggetta a temporali
pomeridiani e per tutto il tempo in cui siamo rimasti in questa zona abbiamo
sperimentato di persona come questo corrisponda a verità.
Siamo piuttosto stanchi sia le 8 ore di fuso orario che le circa 10 di volo si
sentono tutte, così ci dirigiamo verso Boulder. Boulder è una cittadina
universitaria a due passi dalle montagne rocciose.
Pernottamento: Lazy L Motel (1000 28th st. – Boulder – CO) $64,72
domenica 18 luglio 2004 . Boulder – Estes Park (Colorado) - Rocky
Mountain National Park (Km 188)
Iniziamo la nostra visita ai parchi nazionali dal Rocky Mountain National Park
costituito nel 1915 a circa 65 miglia a nord-ovest di Denver. In meno di
un’ora di macchina da Builder si raggiunge l’abitato di Estes Park posto
all’ingresso nord-est del parco. Tutte le aree prottette in America, parchi
nazionali, statali, foreste, etc. prevedono il pagamento di un biglietto di
ingresso, pertanto al gate del RMNP provvediamo a comperare la tessera annuale
di ingresso a tutti i parchi nazionali per il costo di 50$. Con questa tessera
è possibile entrare in tutti i parchi nazionali per un anno intero (non
abbiamo intenzione di restare così tanto ma il costo dei singoli ingressi è
maggiore della tessera annuale) e anche in alcuni siti storici. Mentre con
l’aggiunta di 15$ dollari si può applicare un bollino su tale pass (è una
tessera bancomat) che trasforma il National Park Pass in un Golden Eagle Pass
e permette così l’ingresso anche presso le foreste, nei Wildlife Refuge e
non solo.
Per prima cosa decidiamo di percorrere una delle strade più alte d’america,
la Trail Ridge Road, raggiunge infatti una quota di 3713 metri d’altezza. Si
tratta anche dell’unica strada che attraversa completamente il parco da est
ad ovest (da Estes Park a Grand Lake). Noi la percorreremo solo fino
all’Alpine visitor Centre (3595 m.) posto vicino al colle (il punto più
alto della strada). E’ una giornata di sole ma l’aria è frizzante. Lungo
la strada più punti panoramici consentono di vedere la maestosità e la
bellezza di questi luoghi. L’ambiente è tipicamente alpino, dicono che
sopravvivano piante tipiche della tundra artica. Si incontrano cervi, marmotte
e se si guarda con attenzione anche qualche pika. Nel pomeriggio invece ci
rechiamo a vedere la zona di Sheep Lake, un immenso pianoro erboso dove di
tanto in tanto qualche bighorn sheep (muflone) fa la sua comparsa. Sembra che
in primavera ve ne pascolino parecchi. Fatto sta che noi, ne oggi e ne domani,
nonostante la segnalazione della comparsa, per poco tempo, di un maschio
intorno all’ora di pranzo, vedremo un bel fico secco di niente. Infine
andiamo a vedere la situazione nella zona del Bear Lake, zona da cui partirà
il sentiero che percorreremo domani. Mi reco al centro informazioni a chiedere
notizie sul sentiero e sui dislivello che ovviamente non vengono mai indicati
sulle cartine. La signora mi fa tutta una spiegazione sulle zone innevate e
sulla difficoltà del sentiero da loro classificato come ‘estenuante’,
tradotto letteralmente. Esco dal visitor centre che non sono più tanto sicura
che questo sentiero sia una buona idea.
Il rientro in città e il raggiungimento del nostro motel è stato reso
piuttosto difficoltoso e lento da un gruppetto di cervi che soggiornava nei
pressi della strada principale.
Dopo cena passeggiamo un po’ per la via principale di Estes Park, che
presenta un’architettura tipica da west… da far-west. I negozi sono aperti
fino alle 21 così possiamo curiosare un po’.
Pernottiamo al Mountain Sage Inn, posto accogliente e tranquillo, che abbiamo
prenotato direttamente da casa via e-mail. La nostra camera non è
spaziosissima ma molto carina. Pernottamento: Mountain Sage Inn (553 W.
Ellhorn – Estes Park – www.trappersinn.com - CO) - 64,62$
Cena: McDonalds 8,38$… Siamo in America… non si può farne a meno…

lunedì 19 luglio 2004 . Estes Park (Rocky Mountain NP – km 56)
Sono le cinque e siamo già in macchina diretti verso il parcheggio da cui
partono i Bus Shuttle per il Bear Lake, località di partenza del ‘Flattop
Mountain Trail’. La strada non è percorribile con la propria auto perché
stanno facendo dei grossi lavori stradali. In ogni caso lo shuttle è gratuito
e il primo parte alle 5, dopo di che ce n’è uno ogni mezz’ora fino alle
21,30, in entrambe le direzioni. Ci attardiamo un po’ perché ci fermiamo a
vedere una lepre così perdiamo il primo shuttle e siamo costretti ad
attendere il secondo. C’è parecchia gente ma ci sono ben 4 bus per ogni
corsa per cui non ci sono problemi di posto, per lo meno a quest’ora, e in
circa 15 minuti di viaggio su questi vecchi scuolabus gialli si arriva al Bear
Lake. La giornata promette bene e dal lago si può vedere in lontananza il
Long Peak, la più alta vetta di questo parco (m 4345).
Messi gli zaini in spalla ci incamminiamo lungo il nostro sentiero, su un
percorso di sola andata di 7 km con circa 900 metri di dislivello
raggiungeremo la punta di questa montagna (m 3756). Il sentiero inizialmente
procede nel bosco dove incontriamo qualche leprotto e siamo letteralmente
divorati dalle zanzare. Sembra impossibile ma ci sono tantissime zanzare,
siamo costretti a spruzzarci ben bene di repellente se non vogliamo essere il
piatto forte della colazione di questi insetti. Il sentiero sale dolcemente e
lentamente lascia il bosco, la vegetazione si fa più rada fino ad arrivare in
questa che dicono essere una tundra artica (mah…così dicono). Salendo si
possono ammirare il Nymph e Emerald Lake e si incontra anche un’infinità di
Pika. Ovunque ti giri vedi uno di questi piccoli animaletti simpatici che
scorazza tra le rocce, sono anche abbastanza tranquilli perché si riescono ad
avvicinare parecchio e riusciamo a fare parecchie foto degne di nota..
Proprio come dice il nome… questa montagna è proprio Flattop!!!Cammina
cammina e cammina e la punta, si fa per dire, sembra non arrivare mai, vediamo
qualche chiazza di neve ma niente di particolarmente ‘temendo’ come mi
aveva fatto intendere la signora dell’ufficio informazioni. Certo il
sentiero è faticoso ma non è niente di particolarmente difficile, tanta
preoccupazioni per niente. La vista da questa montagna è ottima, nonostante
la sua forma a panettone, si vede il paesaggio tutto intorno e anche la zona
di Grand Lake. Il tempo però si sta guastando e non è nemmeno mezzogiorno…
Rimaniamo un po’ a riposarci ma poi… la temperatura si abbassa parecchio,
il vento soffia e dietro di noi vediamo il temporale che arriva… nuvolosi
neri minacciano di farci una bella doccia, così raccogliamo le nostre cose e
iniziamo a scendere. Incontriamo parecchie persone che salendo ci chiedono
informazioni sul temporale, non si può fare altro che dirgli che sta
arrivando. A queste quote non è tanto bello farsi sorprendere da un bel
temporale con tanto di tuoni e fulmini.. Intanto il cielo è sempre più nero
e qualche tuono ha già fatto il suo ingresso in scena. Inizia a piovere
quando abbiamo più o meno raggiunto il bosco. Questi temporali sono
caratteristici di questa zona, solitamente sono pomeridiani, infatti più
persone ci hanno consigliato di andare a camminare presto al mattino perché
al pomeriggio è meglio essere già sulla via del ritorno se non si vuole
prendere il temporale. Come volevasi dimostrare tutto corretto. Non sono
temporali lunghi, perché dopo aver fatto un bell’acquazzone con tanto di
fiumi di acqua, lampi e tuoni, il cielo si scopre e il sole torna a sorridere.
E’ così è stata anche questa volta.. eravamo quasi arrivati al Bear Lake
che il sole stava già asciugando tutto quanto. Dopo aver mangiato i nostri
panini in riva al lago siamo rimasti un po’ a rilassarci. E’ un posto
molto frequentato ma tutto sommato molto tranquillo.
Pernottamento: Mountain Sage Inn (553 W. Ellhorn – Estes Park –
www.trappersinn.com - CO) - 64,62$
Cena: McDonalds 10,68$

martedì 20 luglio 2004 . Estes Park - Bow Medicine Forest (Wyoming) –
Red Desert – Green Rever (km 611)
Ci svegliamo con calma anche se a causa del fuso già alle prime ore
dell’alba siamo li belli svegli pronti per il nuovo giorno. Oggi ci aspetta
un lungo spostamento, sistemiamo tutta la nostra roba in macchina e ci avviamo
verso il Wyoming.
Invece di percorrere solo autostrada decidiamo di fare una deviazione nei
pressi di Laramie (Wyoming) per percorrere una di quelle strade che chiamano
‘Scenic Byway’ denominata Snowy Range Scenic Byway (29 miglia). Questa
strada, la 130, attraversa la Medicine Bow-Routt National Forest. Una delle
cose che più mi impressionano di questa terra e guardarmi intorno e vedere
tutto intorno a me solo natura. Distese di praterie, boschi, valli prive di
segni evidenti della presenza dell’uomo. Sicuramente le zone antropizzate,
data la vastità del territorio, sono minori rispetto a quello che siamo
abituati noi e questo è un po’ quello che gli invidio, tutti questi
infiniti spazi aperti.
Tornando alla nostra deviazione è stata una scelta felice, la zona è
paesaggisticamente splendida, laghetti immersi in boschi di abeti (o larici,
non sono competente in materia), distese di tundra e montagne rocciose
innevate. La strada sale fino al Snowy Range Pass (m 3254) per poi
ridiscendere dall’altra parte. Non è molto trafficata come strada e quando
ci fermiamo a fare un spuntino sul bordo della strada un’automobilista
premuroso si ferma a chiederci se avevamo problemi con l’auto.
Dopo questa deviazione ritorniamo a prendere l’autostrada e proseguiamo in
direzione ovest. Il paesaggio piano piano cambia, il verde delle praterie con
le sue antilocapre che pascolano, lascia spazio al rosso e alla sabbia del
Red-desert. L’autostrada passa vicino alle Aspen Mountain e al Red-desert.
Se non è per l’autostrada super trafficata e per i grossi camion che ci
sfrecciano di fianco direi che siamo tornati in Namibia. E’ impressionante
come il paesaggio sia cambiato, solo questa mattina eravamo immersi nelle
montagne del Colorado e ora siamo nel deserto del Wyoming. Anche le
temperature sono cambiate, a Green River, cittadina che scegliamo come posto
tappa, lasciare la nostra auto con l’aria condizionata è stato un trauma.
Fa veramente caldo e non soffia un filo d’aria. Nonostante la tipicità del
posto mi chiedo come la gente possa vivere in un posto del genere.
Per prima cosa dobbiamo trovare un posto per la notte… vediamo un motel che
ci ispira e così vado a chiedere informazioni alla reception. Suono il
campanellino, busso ma non viene nessuno, faccio per ritornare in macchina
quando un tizio esce da una casa e mi chiede se cercavo per il motel. Gli dico
di si e mi invita a seguirlo a casa sua, mi dice che è sua moglie che
gestisce il motel. Mi auguro che la mia espressione facciale non fosse troppo
parlante perché appena entro in casa mi si sono rizzati i capelli. Un caos…
l’uomo mi ha fatto passare prima in cucina, poi nella camera dei bambini e
infine sono arrivata in una stanza adiacente alla reception dove c’era la
moglie intenta a armeggiare con dei materassi. Diciamo che per percorrere
questi pochi metri ho dovuto fare attenzione a non calpestare nulla, c’era
talmente tanta roba sparsa in giro e sul pavimento che non si sapeva dove
mettere i piedi. La moglie, una ragazza più o meno sulla trentina, di cui di
certo non si può dire che gentilezza e simpatia siano i suoi cavalli di
battaglia mi dice il costo della camera e mi accompagna a vederla. Devo
ammettere che vista al casa non sono più tanto sicura di voler vedere la
camera ma ci vado lo stesso. Nella media, pulita e ben tenuta, così la
prendiamo. C’è perfino il frigorifero (ci credo con sto caldo), il forno a
microonde e l’aria condizionata a manetta (centralizzata per cui non
riusciamo, nella notte, ne ad abbassarla o a spegnerla).
Vista la dotazione della nostra camera andiamo a cercare un supermercato per
comperare del latte per colazione. Beh.. cosa da poco.. giriamo un po’ in
macchina ma troviamo di tutto (compresa una casa di cura) ma del supermercato
nemmeno l’ombra. Troviamo un discount ma vende solo bibite, biscotti e roba
varia… niente latte. Però c’è l’ufficio postale, così, mentre vado a
prendere qualche francobollo ne approfitto per chiedere quest’informazione
visto che di gente in giro non c’è ne mica tanta. L’ufficio postale è
vuoto, mi avvio verso lo sportello dove c’è una signora molto gentile ad
accogliermi, peccato che non sia altrettanto sveglia. Gli chiedo i francobolli
per l’Italia precisando che sta in Europa (non si sa mai). Armeggia un po’
con dei francobolli poi mi chiede se li voglio per gli Stati Uniti. Gli ripeto
che li voglio per l’Italia in Europa. Mi dice di aver capito e torna a
trafficare con altri francobolli, poi mi guarda e mi chiede se sono per fuori
dagli Stati Uniti. Capisco che uno non debba essere un genio in geografia ma
questa proprio non conosce la materia. Dopo tutto questo casino per due
francobolli sono un po’ indecisa se chiederle del supermercato ma poi mi
dico, andrà no a fare la spesa che ci vuole a dirmi dov’è. Che ci vuole..
si… e ce ne vuole certo!! Le chiedo quindi del supermercato. Mi guarda come
se le avessi chiesto se ha incontrato i marziani, capisco che il mio inglese
non è granchè, però…non le sto facendo un discorso di filosofia le sto
chiedendo di un supermercato. Le spiego quindi che cerco un negozio di
alimentari, niente da fare… intanto l’ufficio postale si sta riempiendo..
alla fine disperata, non so più cosa dirle e le dico che voglio andare a
comperare del latte dove devo andare. Forse ho detto le paroline magiche e lei
si illumina… ha capito e mi dici ‘ah minimarket’. Miiii erano due ore
che stavo tentando di farle capire che volevo un supermarket… non era la
stessa cosa!?! Fatto sta che inizia la sua spiegazione, ma ad un certo punto
viene interrotta da un’altra signora che non è d’accordo sulla
spiegazione, discutono un po’ e alla fine conclude la spiegazione, facendo
proprie alcune delle indicazione confuse dell’altra signora. Esco
dall’ufficio postale sicura che non troveremo sto accidenti di negozio e che
in questo paese, non so se è per il caldo o che so io, ma non sono affatto
‘centrati’.
A dover di cronaca il supermercato, sorry, il minimarket non lo troviamo. Per
colazione ci faremo un tè, le bustine me le sono portate dall’Italia così
come lo zucchero.
Per cena andiamo da Pizza-Hut, si trova ad un centinaio di metri dal nostro
motel, sulla medesima strada. Anche qui dentro l’aria condizionata è a
manetta e la differenza con il caldo afoso che c’è fuori si sente ancora di
più.
Pernottamento: Flaming Gorge Motel – 316, Flamig Gorge Way – Geen River (WY)
– 45,10$
Cena: Pizza Hut – 13,70$

mercoledì 21 luglio 2004 . Green River – Seedskadee National Wildlife
Refuge - Jackson Hole (Gran Teton National Park) – Dubois
Dopo colazione siamo subito in macchina diretti a nord. Faccio qualche foto
lungo al strada a queste strano paesaggio, chiamato Bad Lands Hills.
La nostra prima tappa è presso il Seedskadee National Wildlife Refuge,
un’area adibita a rifugio per gli animali. L’unica area verde è quella
vicino al fiume (il Green River), per il resto è tutto grigio e arido. A
parte qualche antilocapra americana e un’aquila non vediamo altro.
Riprendiamo il nostro viaggio verso nord e finalmente, dopo tanto viaggiare in
questo ambiente africano iniziamo a vedere in lontananza le montagne.
Finalmente, di sabbia e terra ne avevo già abbastanza.
Per pranzo arriviamo nella super-affollata Jackson Hole. E’ il centro
abitato più vicino al Gran Teton National Park e quindi meta di migliaia di
turisti sia d’estate che d’inverno perché fa parte di un comprensorio
sciistico. Architettura in perfetto stile western con una varietà e vastità
di negozi, hotel, ristoranti e tantissima gente ad affollare le sue strade.
Noi ci fermiamo al visitor centre dove dalla terrazza del piano di sopra si
possono ammirare le cime maestose della Teton Range e l’immensa prateria
dove i Wapiti e i bisonti vengono a svernare. Per ora, nel vicino parco
cittadino si possono solo ammirare un gruppetto di oche del Canada.
Il pomeriggio lo dedichiamo alla visita perlustrativa del Gran Teton National
park in auto, andiamo alla ricerca di punti panoramici da cui fotografare
questi immensi scenari. A parte qualche cervo non vediamo altri animali.
Visitiamo anche i vari centri informazioni, con il personale sempre pronto a
dare consigli o indicazioni. Il Gran Teton NP nasce prima come riserva nel
1897 per diventare solo nel 1929 parco nazionale. Il nome Gran Teton dato a
queste montagne è per opera di esploratori francesi, dove in questi picchi
slanciati con pendii vertiginosi ci vedevano una particolare parte del corpo
femminile.. direi era un po’ che non vedevano le loro consorti perché
cominciavano ad avere un po’ le idee confuse!!… In ogni caso queste sono
tra le montagne più imponenti e spettacolari del Wyoming, nemmeno il vicino
parco di Yellowstone vanta picchi di questa elevatura e altezza, sono infatti
ben tre le vette che si aggirano intorno ai 4000 metri di altezza (Gran Teton
m 4197, Middle Teton m 3902 e Mt. Owen m 3940). Il paesaggio è veramente
spettacolare e Marco, anche per effetto della sua passione per l’alpinismo,
resta estasiato da queste montagne.
Nel tardo pomeriggio, mentre ci avviamo verso la nostra destinazione per la
notte: Dubois, ci imbattiamo in un vero e proprio ingorgo.. un alce maschio ha
fatto la sua comparsa sul bordo della strade e ha praticamente paralizzato il
traffico. Abbiamo scelto Dubois, come meta, che dista 55 miglia a est del
parco perché è sede del National Bighorn Sheep Interpretive Centre. La
strada che dal Teton National Park conduce a Dubois, la n. 26 è un’altra
Scenic Byway che attraversa il Shosyone National Forset. In quest’area
d’inverno (d’estate proprio non succede nulla!?!) vengono a svernare i
mufloni (Bighorn Sheep). Alcuni dei paesaggi che possiamo osservare lungo la
strada mi fanno venire in mente i vecchi film con gli indiani. Che posti!
Dubois è un altro paesino da vero west, forse troppo. Troviamo subito il
centro Interpretative e ci facciamo il nostro giro, interessante, presenta
anche esemplari di Mufloni provenienti da tutto il mondo (ingresso 2$ a
persona). Fatichiamo un po’ a trovare il nostro motel che si trova fuori dal
paese in direzione est nella zona delle Painting Hill. Intorno a Dubois,
peccato non avere un giorno a disposizione per girare la zona, ci sono queste
strane montagne rosse. Il contrasto del verde con il rosso delle rocce di
queste montagne è spettacolare. Purtroppo anche di questa zona, la nostra
guida EDT non ne fa menzione, le uniche informazioni che ho mi sono state
gentilmente inviate dai visitor centre della zona.
Per cena scegliamo un locale country. Al muro sono appese tantissime vecchie
targhe di automobili e vicino al bancone c’è la foto di un ragazzo in
divisa morto in Iraq, anche questo, purtroppo, fa parte dell’America.
Ordiniamo due Hamburger con patatine. Ci viene servito un super Hamburger che
non ha nulla a che vedere con quelli sintetici di McDonald’s. Così con la
pancia piena ce ne torniamo al nostro motel immerso nel più totale silenzio.
Pernottamento: Riverside Inn and Camp (Dubois –
www.ricersideinnandcampground.com/motel.htm - WY) - 46,64$
Cena: Wind Bunch Dubois – 14,46$
giovedì 22 luglio 2004 . Dubois – Gran Teton Nationa Park – Dubois
(km 243)
Sveglia presto, ma non è un problema, gli effetti del fuso si sentono ancora,
perché oggi andremo a percorrere quello che la nostra guida dei parchi
(U.S.A. I grandi parchi dell’ovest – Gremese Ed.) definisce uno dei più
bei sentieri del Teton: l’Amphitheatre lake trail, ben 7,6 km, solo andata,
con un dislivello di più di 900 metri. La guida indica come tempo di
percorrenza (andate e ritorno) nove ore! Anche questo è classificato come
‘estenuante’ dagli americani ma visto il Flattop Trail questa
classificazione non mi preoccupa più. Così riattraversiamo la Shoshoe Forest
e rientriamo nel Gran Teton National Park. Non c’è ancora molto traffico in
giro e in breve arriviamo nel parcheggio da cui parte il sentiero. Messi in
spalla gli zaini ci incamminiamo. Un tabellone informativo illustra i
possibili sentieri che si possono percorrere da questo punto. Ovviamente noi
abbiamo scelto il più lungo, notiamo anche che è il medesimo sentiero che
porta al campo base per tutti coloro che vogliono scalare queste montagne.
Purtroppo c’è anche una foto di un uomo che la scorsa settimana, è venuto
a scalare queste montagne ma non ha più fatto ritorno. Io penso subito che se
lo sia mangiato un orso, Marco un po’ più realista suggerisce che magari è
caduto arrampicando visto che era anche quello che era andato a fare!
Ci incamminiamo, i sentieri americani non sono mai molto ripidi, salgono
sempre dolcemente facendoti fare tanta strada. Nel bosco incontriamo qualche
blue grouse (sono una sorta di fagiani) e parecchi scoiattoli di terra ma
niente di più. Una volta usciti dal folto della vegetazione possiamo ammirare
il panorama davanti a noi. La nostra prima tappa è il Surprise Lake (m 2907)
con il monte Teewinot che si rispecchia nelle sue acque, fantastico! Mentre io
faccio qualche foto al lago Marco tenta di fotografare un cervo che si aggira
nei pressi del lago. Raggiungiamo quindi l’Amphitheatre lake (m 2946) che è
veramente come lo descrive la guida: stupendo. Come dice il nome si trova
proprio in un anfiteatro naturale di rocce e praterie. Cerchiamo una bella
posizione panoramica dove riposarci e pranzare. Marco scruta le montagne con
il binocolo e, con parecchia invidia, guarda gli alpinisti che si muovono
sulle montagne.
Nel pomeriggio riprendiamo la discesa, la lunga discesa, visto che ci separano
più di 7 chilometri dalla nostra macchina, pensando che le emozioni per la
giornata siano finite.. invece… mentre attraversiamo il folto del bosco un
rumore attira la nostra attenzione.. mamma orsa e il suo piccolo stanno
trafficando tra gli alberi. Saranno stati a meno di 15 metri da noi, il
piccolo, come tutti i cuccioli, salterellava tra un tronco e l’altro e ogni
tanto cadeva, mentre la mamma, un bellissimo esemplare di orso nero,
trafficava con un tronco incurante della nostra presenza. Ad un certo punto,
punta contro un tronco caduto le gambe posteriori e con le anteriori fa leva
e, neanche fosse un grissino, lo apre in due ed inizia a mangiare le larve
contenute nel tronco. E’ strabiliante la vista di questo animale, insieme a
noi c’è un'altra coppia che manifesta una certa preoccupazione per la
presenza dell’animale. Mamma orsa e cucciolo si muovono in tutta tranquillità,
attraversano il sentiero e poi se ne vanno nel folto del bosco.. peccato..
sarei rimasta ad osservarli chissà per quanto. Ho letto molto sull’orso e
sui possibili incontri con questo animale. Per evitare spiacevoli esiti gli
enti parchi fanno, secondo me, un po’ di terrorismo in merito. E’ vero, un
orso può uccidere ed è quindi meglio che i turisti usino la massima prudenza
quando si trovano per così dire a casa sua, è bene segnalare la propria
presenza in modo da non spaventare l’animale e sicuramente è bene non
tentare di avvicinarlo o di dargli da mangiare, perché sarebbe dannoso per
entrambi. Per quanto riguarda mamme e cuccioli, ci sono varie tesi, c’è chi
sostiene che la presenza del cucciolo la renda molto aggressiva mentre c’è
chi sostiene che proprio la presenza del cucciolo frenerebbe la madre ad
aggredire l’uomo, ovviamente fin tanto che non lo veda nell’uomo un
pericolo per il suo piccolo. In ogni caso questa sera me ne andrò a dormire
ancora sognante per questa esperienza vissuta. E’ stato emozionante e
stupendo. Solo questo è valso il viaggio fin qua!
A dover di cronaca, le nove ore che la guida indica come tempo non so dove le
hanno prese, nel senso che uno ci va quasi due volte nel tempo che indicano
loro. Noi ne abbiamo impiegate tre a salire e due a scendere.
Per cena, ritorniamo a Dubois, e visto che siamo parecchio stanchi, ci
comperiamo una di quelle Cesar Salade al supermercato. Vendono delle
confezioni con l’insalata, la salsa, i crostini e il formaggio.. insomma
tutto il necessario per farti l’insalata. Così ci prendiamo una confezione
di insalata e un cestino di fragole per cena che consumeremo nella nostra
camera. Questo motel è molto bello, le camere sono grandi e spaziose, c’è
anche un tavolino con due seggiole e un piccolo porticato con una panchina.
Pernottamento: Riverside Inn and Camp (Dubois –
www.ricersideinnandcampground.com/motel.htm - WY) - 46,64$

venerdì 23 luglio 2004 . Dubois – Yellowstone National Park – West
Yellowstone (Montana) (km 339)
Ci svegliamo con la pioggia, lo sapevo che dovevo fotografarle ieri sera le
Painting Hill con la pioggia i colori sembrano più smorti, anche l’abitato
di Dubois con i suoi edifici in legno sembra triste.
La nostra destinazione oggi è lo Yellowstone National Park. La strada che
porta dal Teton allo Yellowstone è a senso unico alternato perché stanno
facendo dei super lavori (fanno sempre dei super lavori, con dei super mezzi,
una marea di persone e tanto tanto caos), fatto sta che questo a detta dei
cartelli ci dovrebbe comportare una mezz’ora di perdita di tempo aggiuntiva.
Peccato che passato questo cantiere ce ne saranno altri, lo Yellowstone,
soprattutto la parte est è tutta una cantiere, alcuni pezzi di strada sono
addirittura chiusi. Questo significa che in questi punti, dato l’alto
affollamento di gente, sembra quasi di essere a Torino nelle ore di punta.
Lo Yellowstone, dimora dei famosissimi Yoghi e Bubu, non fu solamente il primo
parco nazionale americano ad essere istituito ma fu anche il primo parco al
mondo, esattamente nel 1827. Inizialmente vennero destinate, nel 1886 delle
unità di cavalleria per proteggere e preservare l’area, solo nel 1916 viene
istituito il National Park Service che si assunse la responsabilità e
l’onere di conservare le meraviglie presenti in quest’area, e così sono
nati i famosi ranger! Sebbene la maggior parte del parco si trovi in Wyoming
il parco si estende comunque su tre stati: Montana, Idhao e Wyoming. Lo
Yellowstone non è solo fiumi, laghi, verdi vallate e montagne ma anche
geyser, bacini geotermali, canyon e tanta tanta fauna (dicono che vanti la
concentrazione più alta di fauna selvatica). Tutto questo ne fa un parco
molto speciale, peccato per l’eccessivo affollamento. Anni fa una parte del
parco era stata danneggiata da un grande incendio. I segni, nonostante la
natura piano piano stia riconquistando i propri spazi, sono ancora ben
visibili.
Iniziamo la nostra visita del parco dal West Thumb Geyser Basin, si tratta di
un bacino termale molto particolare perché praticamente è a ridosso del
lago. Un sentiero e delle passerelle in legno consentono di visitare da vicino
le varie pozze dai suggestivi colori.
Nel pomeriggio percorriamo, con molta pazienza, visti gli innumerevoli
cantieri, la strada che costeggia lo Yellowstone River. Ci fermiamo anche ad
ammirare la Hayden Valley: un’immensa vallata verde. Lungo la strada
possiamo ammirare parecchi bisonti. Maschi solitari che pascolano in questi
verdi praterie o branchi di femmine che accudiscono i loro piccoli.
Visto che siamo di strada ci fermiamo anche ad Artist Point, punto da cui è
possibile osservare lo spettacolare canyon dello Yellowstone river. In questa
parte del parco il fiume corre in uno stretto canyon dalle pareti con dei
colori particolarissimi, rossi, rosa… Sembra proprio la tavolozza di un
pittore, piena di colori. Particolari sono anche le cascate presenti in
quest’area.
Lungo le strade e non solo incontriamo molti animali, cervi, antilocapre
americane, bisonti, riusciamo perfino a vedere, in una di queste immense
praterie verdi, un grizzly (con il binocolo) intento a mangiarsi quel che
resta di un bisonte. Chissà Yoghi e Bubu dove sono… eh eh eh eh.
Il grande ecosistema di Yellowstone, che comprende anche la catena dei Teton
è la più grande area naturale intatta di tutti gli Stati Uniti (se non si
considera l’Alaska). Tra le sue valli vivono cervi, orsi, bisonti, alci,
antilocapre, castori, lontre e le aquile marine con la testa bianca.
Quest’ultima siamo riusciti a vederla anche noi!
Per la notte abbiamo prenotato un motel molto carino a West Yellowstone (Montanta
- entrata ovest). La cittadina non è tanto grande, ormai ci siamo abituati a
questi paesi per così dire Western che non ci facciamo più tanto caso. Dopo
cena passeggiamo per la città e ci dedichiamo anche a un po’ di shopping. I
negozi di souvenir abbondano ma noi scegliamo di ‘lasciare’ un po’ di
soldi in un negozio di articoli sportivi.
Pernottamento: Golden West Motel (429 Madison Avenue – West Yellowstone (MT)
– 406.646.7778 www.goldenwest.com) - 57,20$
Cena: McDonald’s 11,18$

sabato 24 luglio 2004 . West Yellowstone – Yellowstone NP – West
Yellowstone (km 323)
La nostra tabella di marcia, ci accorgiamo è un po’ stringata, forse
avremmo dovuto dedicare un giorno di più a questo parco per poterlo visitare
con calma, ma il tempo è quello che è per cui cercheremo di sfruttare al
meglio il nostro tempo.
Ci dirigiamo subito verso Mammoth Hot Spring (ingresso nord del parco), è
mattina presto e non fa ancora troppo caldo, momento ideale per percorrere un
breve anello di 8 km che attraversa boschi di abeti, praterie, dove, a detta
della guida si possono vedere: cervi, alci, antilocapre e, perfino qualche
castoro nei pressi dei laghetti. E’ la terza volta che veniamo in America e
non siamo mai riusciti a vedere nemmeno l’ombra di un castoro, per cui..
speranzosi ci avviamo lungo questo sentiero. Più volte ci prende il dubbio di
aver perso il sentiero o averne imboccato uno sbagliato perché
l’impressione che abbiamo è proprio questa. Di tutta la super fauna che
dobbiamo vedere, a parte le zanzare non si vede nulla.. Cammina e cammina… e
ad un certo punto uscendo dal bosco vediamo un’orsa e il suo cucciolo.
Wow… Un orso bruno… incantati restiamo ad osservare il cucciolo che gioca
nell’erba alta. Il piccolo si sposta verso il bosco e noi, per vederlo bene
iniziamo a spostarsi con lui, una rapida occhiata in giro e non vediamo più
l’orsa. Non si capisce se ha già raggiunto il limitare del bosco o è
nascosta tra l’erba alta. La prudenza non è mai troppa per cui rimaniamo
dove siamo e dopo un po’ il cucciolo sparisce alla nostra vista…
Riprendiamo la nostra strada soddisfatti del incontro fin tanto che non
raggiungiamo una famigliola americana che ci informa di aver visto ben 4 orsi
bruni e un grizzly… miiiiii non si potevano stare zitti… un grizzly un
po’ più vicino di quello di ieri lo avrei visto volentieri pure io. In ogni
caso riprendiamo il nostro giro, i laghetti ci sono ma il castoro deve avere
traslocato da parecchio… non ci sono nemmeno segni della sua presenza, o è
un castoro pigro o è da parecchio che è andato altrove. Pazienza… se non
altro abbiamo visto un'altra volta l’orso, non pensavamo di avere tanta
fortuna e rivederlo così da vicino.
Il resto della mattinata lo dedichiamo alla visita all’area di Mammoth Hot
Springs, dove passerelle in legno consentono di andare ad ammirare da vicino
le terrazze e le cascate di travertino prodotte dalla precipitazione dei sali
minerali con l’evaporazione delle acque delle sorgenti calde. Alcune foto al
centro informazioni ritraggono la zona d’inverno con la neve e i cervi
comodamente seduti su queste terrazze a godersi il caldo delle sorgenti..
Nel pomeriggio invece andiamo a visitare la verde Lamar Valley (nord-est), uno
dei più incantevoli paesaggi del parco. E’ anche una delle zone meno
affollate.
Visto che di folla non ne abbiamo ancora avuto abbastanza andiamo a visitare
anche la zona dei Geyser. Scegliamo di andare a vedere l’Old Faithful Geyser
(sud-ovest). Un pannello al centro informazioni riporta le probabili ore di
eruzione dei vari Geyser presenti nell’area.
Pernottamento: Golden West Motel (429 Madison Avenue – West Yellowstone MT
– tel. 406.646.7778 www.goldenwest.com) - 57,20$

domenica 25 luglio 2004 . West Yellowstone – Glacier National Park –
East Glacier (Montanta) (km 670)
Oggi ci aspetta una bella giornata in macchina…ci lasciamo alle spalle lo
Yellowstone e ci dirigamo verso il Glacier National Park attraversando le
infinite praterie del Montana. Nel pomeriggio arriviamo al GNP. Si tratta di
un vero e proprio gioiello della natura nelle Rocky Mountain. Racchiude
un’area di circa 4040 kmq, e insieme al confinante parco nazionale canadese
del Waterton Lakes forma il primo International Peace Park del mondo. Il
Glacier National Park è stato fondato nel 1910. Vivono in quest’area
animali come le capre delle montagne rocciose, cervi, orsi (sia grizzly che
orsi bruni), marmotte, alci, castori, lontre, falchi e pernici. Il 1985 è
stato l’anno del ritorno del lupo. Non è che si è presentato all’ufficio
dell’anagrafe per fare la variazione di residenza, ma a partire
dall’inverno di quell’anno una branco si è stabilmente insediato nella
zona, oggi il parco vanta ben 4 gruppi di lupi stabilmente presenti sul suo
territorio. Tempi duri per Cappuccetto Rosso!!!
Il nostro motel si trova a East Glacier, piccolo centro nell’angolo sud-est
del parco. La reception del motel si trova presso il negozio del distributore
di benzina. A gestire il tutto, negozio, motel, pompa di benzina e scopriremo
in seguito anche un autonoleggio e un noleggio di macchinine per spostarsi sui
campi da golf due signore parecchio attempate. Potrebbero essere madre e
figlia visto che una è molto più anziana dell’altra. Queste si che sono
nonnine con il senso degli affari… non perdono mica tempo a sferruzzare
sedute in giardino!!!
La camera non è male anche se lo stile si può dire è un po’ attempato
come le proprietarie.. eh eh eh
Per cena andiamo in centro…. Se così possiamo definire l’unica via che
attraversa il paese con un po’ di vita. Pensando a questo viaggio mi ero
fatta l’idea di trovare l’america delle grandi catene alimentari, negozi,
ristoranti..e invece.. nulla di tutto ciò. Questa è l’America di provincia
con i suoi piccoli negozi con ancora il frigo per la vendita del ghiaccio.. e
se lo vendono vuol dire che c’è ancora qualcuno che compera questi blocchi
di ghiaccio… Per cena scegliamo, non è che ci sia molto da scegliere,
comunque andiamo al Glacier Village Restaurant. Sono molto gentili e anche la
cena è ottima.
Finita la cena facciamo due passi per la via e ci fermiamo alla stazione
ferroviaria, un’immensa costruzione in legno molto ben tenuta. Consulto gli
orari ferroviari e scopro che il treno passeggeri ferma ancora in questa
stazione. I signori di TreniItalia dovrebbero prendere esempio, loro che
vogliono far morire le piccole linee pendolari!!!
Pernottamento: Sears Motel (1023 Highway 49 north, East Glacier Park MT –
Tel. 406.226.4432 www.glacierinfo.com/sears.html) - 57,20$
Cena: Glacier Village Restaurant (304-308 Highway 2 East, East Glacier MT) –
12,90$
lunedì 26 luglio 2004 . East Glacier – Glacier NP – East Glacier (km
161)
Sveglia presto e subito in macchina… dobbiamo andare verso nord, verso il
Canada, nella zona di Many Glacier, area che offre uno splendido spettacolo
con i suoi ghiacciai che scendono dalle montagne. Noi abbiamo scelto di
percorrere l’Iceberg Lake Trail. Si tratta di un laghetto glaciale
incastonato tra le montagne.
Lasciamo la macchina e ci incamminiamo per il sentiero. Un avviso informa che
di recente è stato avvistato un orso lungo questa via. Benissimo.. speriamo
di avere un po’ di fortuna e di vederlo anche noi. Veramente c’è da dire
che questo sentiero ci è stato consigliato proprio per questo motivo. Il
nostro amico George, che vive da queste parti, ci ha suggerito di percorrere
questo sentiero sia per la particolare bellezza del luogo ma anche perché
questa è la zona del parco che vanta la maggior concentrazione di orsi.
Il sentiero alterna tratti nel folto della vegetazione con una scarsa
visibilità di quanto ci circonda a zone di radure di arbusti aperte che
invece consentono una buona visibilità. Siamo molto fortunati… subito dopo
una curva Marco si ferma immediatamente.. un esemplare di orso nero ha appena
attraversato il sentiero e si è fermato nel prato sotto il sentiero. Piano
piano sbuchiamo dalla curva e ci andiamo a sistemare sopra in sentiero.
Sarebbe una bellissima posizione da cui ammirare l’orso se non fosse che lui
(o lei) ci ha sentito… non ci ha visto, ma si è rizzato in piedi.. ha
annusato l’aria ed è scappato via di corsa. Bella fregatura…
Il sentiero non copre un grosso dislivello (circa 360 m) ma è piuttosto
lungo, circa 15 km tra andate e ritorno, comunque in meno di due ore si
raggiunge tranquillamente il lago.
Il lago si trova in un anfiteatro naturale; è circondato da pareti di roccia
che cadono a picco sulle rive del lago. Proprio come dice il nome, blocchi di
ghiaccio si staccano dalle pareti nelle fredde acque del lago. Il paesaggio è
impressionante. La pace, il silenzio e la forza della natura è sorprendente.
Osservando con un binocolo si può vedere le mountain goat muoversi in tutta
naturalezza e scioltezza sulle rocce di queste ripide pareti. Con tutte le
praterie a disposizione, dico io, proprio li dovevano piazzarsi.
L’acqua del lago, proprio per il ghiaccio che ci scioglie dentro, non è
proprio tanto calda, io metto la mia bottiglia d’acqua a raffreddarsi e in
niente l’acqua è fresca… ma forse per gli americani abituati a tonnellate
di ‘ice’ quest’acqua è solo freschina… 4 ragazzini, nelle prime ore
del pomeriggio, si tuffano nelle acque del lago. La loro è una ‘toccata e
fuga’, ma intanto hanno avuto il coraggio e l’ardire di buttarsi in queste
fredde acque.
Per cena ritorniamo al ristorante della sera prima, dove ci accolgono con un
‘italiani… welcome’.. si ricordano di noi.. eh eh eh eh.. Marco ordina
una super insalatona mentre io mi scelgo una bistecca di bisonte con salsa di
non so cosa.. veramente squisita…. Alla cassa ci chiedono di tradurre il
colore dello scontrino della carta di credito ( ‘yellow’) in italiano…
dopo un po’ di aiuti per la pronuncia il gestore arriva a dire il suo
‘giallo’ tutto soddisfatto.. mah… contento lui…
Pernottamento: Sears Motel (1023 Highway 49 north, East Glacier Park MT –
Tel. 406.226.4432 www.glacierinfo.com/sears.html) - 57,20$
Cena: Glacier Village Restaurant (304-308 Highway 2 East, East Glacier MT) –
22$

martedì 27 luglio 2004 . East Glacier – Glacier NP – West Glacier (km
249)
Al mattino presto lasciamo il nostro motel in una triste giornata che pare
autunnale. Il cielo è coperto e tutte queste nuvole non promettono altro che
pioggia. Il programma della mattinata prevede di arrivare fino al Logan Pass,
luogo di partenza del sentiero scelto per oggi. Visto che non si tratta di un
giro lungo strada facendo ci soffermiamo a vedere il panorama. Il Saint Mary
Lake è veramente immenso. Le montagne, i ghiaccia di questo parco sono
veramente sensazionali.
Arrivati al Logan Pass lasciamo la nostra auto nel parcheggio del visitor
centre e ci avviamo verso l’Hidden Lake trail. La prima parte del sentiero,
fino al punto panoramico che consente di vedere l’Hidden lake dall’alto,
è stata tutta attrezzata con passerelle in legno in modo da consentire anche
ai disabili (voglio vedere chi spinge la carrozzella in salita) di raggiungere
tale punto. Effettivamente il sentiero è trafficatissimo e ci sono tante
famigliole.
Arrivati al punto panoramico il sentiero prosegue, fortunatamente senza
passerelle e roba varia, fino all’Hidden Lake, collocato in una conca. Poco
oltre il punto panoramico incontriamo alcune mountain goat (capre di montagna)
e parecchie marmotte, una in particolare continua a trotterellare davanti ai
turisti che invece la ignorano e preferiscono fotografare le capre di
montagna. Le Mountain goat non sono, infatti, molto infastidite dalla presenza
dell’uomo. Arrivati all’Hidden Lake, ci accorgiamo che…non c’è quasi
nessuno… la gran parte della gente si ferma al punto panoramico, per cui le
rive del lago sono deserte, tanto meglio.
Ritornati al parcheggio, ci aspetta una bella sorpresa…. Provo a pigiare il
nostro telecomandino della macchina per aprire il bagagliaio (che lusso eh..
lo apro per fino a distanza) e .. non succede niente, provo con le portiere
idem.. alla fine mi riduco ad aprirla con la chiave. Carichiamo tutta la
nostra roba, saliamo in macchina e ..ohi ohi ohi… non parte… si è
scaricata la batteria, abbiamo dimenticato le luci dei fari accese… miiii…
questa non ci voleva.. proprio sta sera che avevamo un impegno per cena non
sarebbe carino fare tardi.
Il parcheggio è pieno di gente, chiediamo a quello che ha parcheggiato di
fronte a noi che si prepara a partire se dispone dei cavi. Questo ci fa un
lungo discorso facendoci presente che lui non ha i cavi perché la sua
macchina è a noleggio e che non ci conveniva chiedere a macchine targate
Montana perché con molta probabilità erano a noleggio, ma di chiedere a
macchine con targhe limitrofe… veramente mi sono cascate le braccia… noi
siamo targati Oregon e si vede lontano un miglio che non siamo Americani…
che razza di ragionamento ci viene a fare questo!?! Fatto sta che Marco va a
chiamare un ranger.. che come nelle migliori tradizioni americane se ne arriva
con un pk-up super potente che solo a metterlo in moto farà andare metà del
carburante che ha nel serbatoio.. fatto sta che riusciamo a ripartire.
Seduto in completo relax poco lontano dal bordo della strada un maschio di
muflone è la causa di un ingorgo di macchine. Secondo me lo fanno apposta..
L’area intorno al Logan Pass è comunque molto bella, c’è tantissimo
traffico e, pure qui, questa è proprio una mania, stanno facendo dei lavori
stradali, per cui la strada è a senso unico alternato, con i soliti semafori
eterni.
Il nostro motel si trova sulla strada che conduce ad Essex, anche questo lo
abbiamo prenotato tramite Internet, è anche l’ultimo pernottamento che
abbiamo prenotato in anticipo, da domani… l’itinerario è stato solo
pensato e non formalizzato. Il posto è carinissimo e i proprietari sono molto
gentili ed ospitali. Il locale è in perfetto stile country ha le pareti
tappezzate di trofei di caccia, animali imbalsamati, uccelli.. etc… Marco si
avvicina ad osservare le mountain goat e gli altri trofei. Bill, il
proprietario gli fa così fare il giro turistico dei suoi trofei di caccia e
gli racconta un po’ di cose. Marco lavora anche con i cacciatori per cui è
quasi un divertimento sentire che, nonostante ci siano miglia e miglia di
distanza, i discorsi che fanno sono sempre gli stessi… Fatto sta che ci
indica un posto, un po’ più a sud di Essex dove c’è una salina e si
possono osservare le capre di montagna. Se non si è capito è l’animale
preferito di Marco.
Lasciati i nostri nuovi amici ci prepariamo per la cena, abbiamo appuntamento
a West Glacier con George e la sua famiglia, dopo tante mail finalmente ci
conosceremo di persona. Arriviamo con qualche minuto di anticipo perché non
vogliamo far aspettare nessuno. Loro non ci sono ancora… speriamo solo di
aver capito bene il luogo. Dopo qualche minuto arrivano. Mentre George
parcheggia, Kate scende a darci il benvenuto nel loro paese. La serata è
stata carinissima, noi non parliamo un bell’inglese, ma loro sono stati
gentilissimi e hanno parlato meno velocemente di quello che sono abituati.
E’ stata una bella esperienza e una serata piacevole… Siamo andati a
cenare in quello che si può dire un ‘very american restaurant’.. come
dice Marco.. nel ristorante del distributore, proprio come nei telefilm… uno
spasso… forse l’unico che si è annoiato è stato il loro figlio
tredicenne… per lui non siamo stati un granchè come compagnia.
Pernottamento e colazione: Middle Fork River Inn (Highway 2 mile 173 – Essex
– MT www.middleforkriverinn.com) – 53,45$
mercoledì 28 luglio 2004 . West Glacier – Omak (Washington State) (km
715)
Fatta colazione al motel e caricata la nostra auto ci avviamo verso la salina
che ci ha indicato Bill (Goat Lick Overlook). Troviamo facilmente l’area e
possiamo osservare una femmina e un piccolo di capra di montagna. Questa
salina, una scarpata, molto ripida di terra che dal fitto del bosco scende
fino alla riva del fiume, dove gli vengono a leccare il sale contenuto nelle
rocce e nella sabbia di questa pareti. Mentre osserviamo i due animali sulle
rive del fiume spunta un’orsa bruna con il suo piccolo. Si carica il piccolo
sulle spalle e a nuoto attraversa il fiume. Spettacolare…
Deliziati da questa vista ritorniamo verso West Glacier, dopo una veloce
visita al Lake McDonald e a qualche negozio di souvenir saliamo nuovamente in
macchina diretti verso lo stato di Washington. Il viaggio è lungo.. lasciato
il Montana ed entrati nell’Idaho dobbiamo subito portare indietro il nostro
orologio di un’altra ora, e così sono nove le ore di fuso che ci separano
da casa nostra.
Per pranzo ci fermiamo in un centro dell’Idaho, lungo l’autostrada. Seduti
ad uno dei tavolini del parco adiacente all’ufficio informazioni ci
rilassiamo e studiamo la cartina. Tanto per curiosità faccio un piccolo salto
all’ufficio informazioni, dove vengo subito braccata da una nonnina che
sicuramente si ricorda anche la guerra d’indipendenza, tant’è giovane.
Vuole sapere da dove vengo e scoperto questo mi infila sotto il naso il suo
bel registro delle visite da firmare. La accontento e me ne esco con qualche
opuscolo.
Riprendiamo il viaggio.. e attraversiamo così le enormi pianure dello stato
di Washington all’inizio ci incantano.
Per la notte di fermiamo ad Omak. Fa molto caldo e il paese è praticamente
deserto. Trovato un motel per la notte cerchiamo un posto per fare cena. Il
paese non offre molta scelta e alla fine, visto che la nostra camera è dotata
di un angolo cottura e un forno a microonde, comperiamo al supermercato una di
quelle cene surgelate da cuocere al microonde che non hanno nulla da invidiare
ai pasti offerti sugli aerei!!!
In zona dev’esserci una grossa comunità messicana o qualcosa del genere
perché al supermercato le scritte erano in inglese e in messicano.
Pernottamento: Stampede Motel (215 W. 4th St. – Omak – WY – Tel.
509.826.1161) – 37,25$
giovedì 29 luglio 2004 . Omak – Okahogan National Forest – Concrete
(km 243)
Lasciatoci alle spalle Omak ci dirigiamo verso il North Cascade National Park.
Questa mattina non avevano intenzione di andare a camminare ma dopo una prima
sosta al Washington Pass (1669 m) per ammirare le splendide vette dell’Okanogan
National Forest decidiamo di fare due passi per addentraci in questa foresta.
Il Washington Pass è pressoché deserto, c’è un ampio parcheggio e un
edificio che poteva essere un centro informazioni ma è chiuso. Un breve
percorso permette di raggiungere diversi punti panoramici. Stiamo per andare
via quando arriva un’altra macchina, parcheggiano e ne scende una famigliola
canadese che sembra uscita da uno di quei film polpettoni che narrano di
queste famiglie alternative che lasciano la civiltà per andare a vivere sulle
rive di chissà quale lago sperso nelle montagne canadesi dove immancabilmente
c’è un orso che vuole assaggiare la famigliola appena il padre si
allontana. Non ci crederete ma è così.. padre e madre molto alternativi, e
le loro due figlie adolescenti scendono dall’auto e senza scarpe e si
avviano verso il breve sentiero sterrato che conduce al bel vedere…
Ripresa l’auto ci avviamo verso il punto di partenza dell’Easy Pass Trail,
un sentiero che in circa 11 km tra andata e ritorno con un dislivello di poco
più di 800 metri ci porterà sul Easy Pass (2000 m circa) da cui potremmo
ammirare la maestosità e i ghiaccia perenni della catena delle North Cascades.
Il sentiero è molto lungo e faticoso, il primo tratto passa nel bosco, ma
lasciato questo il sole cuocente di mezzogiorno ci accompagna fino in vetta al
colle. La vista sui due versanti del colle è spettacolare, il silenzio, la
pace contribuiscono a rendere d’effetto l’imponenza di queste montagne.
Poco prima di raggiungere il colle un cartello ci informava che stavamo per
entrare nel territorio del parco.
Dopo un pranzettino veloce sul colle riprendiamo la lunga discesa fino alla
nostra auto.
Per sostare in questa zona è richiesto il Golden Eagle Pass, il National Park
Pass non è sufficiente poiché siamo in una foresta nazionale e non in un
parco.
Ripresa la nostra auto ci dirigiamo verso la nostra destinazione per la notte:
l’abitato di Concrete. La strada che percorriamo attraversa il parco a metà,
è anche l’unica strada che lo attraversa, in un area che non è
propriamente parco ma è definita Ross Lake National Recreation Area. Il Ross
Lake e il Diable Lake con i suoi colori sono molto suggestivi, soprattutto per
la cornice in cui sono inseriti, ma una visita solo in auto di questo parco
non consente di vedere la maestosità di queste montagne, non visibili appieno
da questa strada.
L’abitato di Concrete è tutto un cantiere. Stanno rifacendo i mando
stradale della via principale. Sarà forse per questo o chissà per
cos’altro ma ci appare un posto molto inospitale. In questa zona abita una
ragazza svizzera che, a una delle nostre mail per chiedere informazioni, aveva
risposto inviandoci parecchia documentazione e una breve lettera di se. Vive
qui da quando si è sposata e ha lascito la Svizzera. Se fossimo arrivati ieri
avremmo potuto passare a ringraziarla, il mercoledì è il giorno in cui
l’avremmo trovata all’ufficio informazioni di Concrete.
Troviamo un motel per la notte fuori del paese, vicino ad un ristorante, un
supermercato e qualche altro esercizio commerciale. Il motel è molto bello e
la stanza è molto grande e visto il nostro programma per il giorno seguente
decidiamo di fermarci due notti.
Per cena andiamo nel ristorante adiacente al motel. Sarebbe piaciuto a mia
mamma. Lo stile del locali, tavolini compresi, è decisamente country. Sulle
pareti e al soffitto pendono una valanga di pezzi di storia pionieristica,
vecchi fucili, targhe, utensileria varia, foto, trofei di caccia, pentolame,
perfino una caffettiera, sembra un museo più che un ristorante. La cena è
ottima, io mi prendo un super Hamburgher con la cotoletta grigliata di pollo e
Marco un’insalatona.
Pernottamento: North Cascade Inn (44618 Highway 20, Concrete - WA) – 65$
Cena: North Cascade Inn (44618 State Route 20 – Concrete - WA) – 20$
venerdì 30 luglio 2004 . Concrete – North Cascade National Park –
Concrete (km 129)
Sveglia presto e subito in macchina per raggiungere il punto di partenza del
sentiero di oggi. Dovremmo percorrere parecchia strada sterrata prima di
lasciare la nostra auto. Nel parcheggio ci sono molte auto, questo è infatti
il punto di partenza di parecchie escursioni e ascese alpinistiche sulle vette
circostanti.
Lasciata la nostra auto prendiamo il Cascade Pass Trail, sentiero che ci
porterà sul Cascade Pass. Usciti dal folto del bosco il sentiero diventa
molto panoramico, sullo sfondo si possono ammirare i ghiacciai dell’Eldorado
Peak
La vista dal colle è spettacolare, e visto che è ancora presto decidiamo di
proseguire e prendiamo il sentiero che conduce ad un punto panoramico migliore
del colle stesso. Con il binocolo riusciamo perfino a vedere le cordate di
alpinisti che attraversano i ghiacciaio della Sahale Mountain.
Rispetto agli altri parchi ci sembra che la fauna qui scarseggi un tantino, a
parte un cervo e i soliti scoiattolini di terra non abbiamo incontrato altro.
Per cena torniamo nello stesso ristorante della sera prima. Fortuna che io
tengo tutte le ricevute della carta di credito perché una volta a casa,
controllando l’estratto conto della carta, mi sono accorta che ci avevano
addebitato 10$ in più. Ma visto che io ero in possesso di tutta la
documentazione per dimostrare l’errore nell’estratto conto del mese
successivo ci sono stati restituiti. Voglio pensare che sia stato un errore in
buona fede e non un tentativo di fregarci.
Pernottamento: North Cascade Inn (44618 Highway 20, Concrete - WA) – 65$
Cena: North Cascade Inn (44618 State Route 20 – Concrete - WA) – 17,50$
sabato 31 luglio 2004 . Concrete – Mt Baker National Forest –
Marysville (km 364)
Il programma della giornata di oggi prevede la visita al Mount Baker National
Recreation Area. Anche questo non è un parco e quindi il National Park Pass
non basta, serve il Golden Eagle Pass, oppure si paga il biglietto
giornaliero. La scelta di visitare quest’area l’abbiamo fatta dopo aver
visto degli opuscoli che ritraevano questa montagna, con i suoi 3286 metri e
il suo imponenti ghiacciai sembra dominare l’area che la circonda. E’
perfino più imponente delle vette del vicino North Cascades National Park.
Arriviamo sul posto molto presto, prima una breve sosta al Picture Lake nelle
cui acque si specchia il monte Shukasa, e dopo presi i nostri zaini ci avviamo
verso il Ptarmigian Ridge Trail. Il sentiero dopo un primo tratto in
falsopiano, scende parecchio per poi risalire. La zona è ancora molto
innevata e il sentiero attraversa diversi nevai. In cielo non ci sono nuvole
ma, come succede sulle nostre montagne d’estate piano piano la nebbia arriva
e prima di pranzo il monte Baker è nascosto nelle nebbie.
Ripresa la macchina decidiamo di fermarci per la notte lungo la strada che
porta a Seattle in modo da avere meno strada da percorrere domani. Ci fermiamo
al Smokey Point Studio dove al vicino Safeway (supermercato), comperiamo una
bella cenetta cinese in quelle confezioni di cartone rettangolari che si
vedono sempre nei telefilm. Alla cassa, il commesso, ci fa tutto un discorso
sui vantaggi nell’avere la tessera del supermercato, bah.. ma non si vede
che siamo turisti!?!
Una cosa curiosa.. in un area di sosta dell’autostrada c’era un
chioschetto artigianale con due signore di mezza età che offrivano, in cambio
di un’offerta, caffe agli automobilisti.
Pernottamento: Smokey Point Studio (17329 Smokey Point drive, Marysville –
Tel. 360.659.8561 – WA) – 66,25$
domenica 1 agosto 2004 . Smokey Point – Dungeness National Wildlife
Refuge – Port Angels (km 318)
Ripresa l’autostrada, guidiamo verso l’Olympic Peninsula. Attraversiamo
Seattle, chiamata così in onore di un capo tribu, dove abbiamo deciso di non
fermarci. L’autostrada comunque attraversa la città avvolta in una leggiera
nebbiolina a bassa quota. Si vede la cima della Space Needle, la grossa torre
che gira, spuntare dalle nebbie. L’autostrada, notiamo che ha una corsia
riservata ai mezzi pubblici e ai veicoli con almeno due persone a bordo.
Raggiunta la penisola, una prima sosta la facciamo al Dunages National
Wildlife Reduce, poco prima di Port Angels. L’ingresso costa 3$, a meno che
non si possegga uno dei tanti tipi di permessi annuali che esistono, quale per
esempio il Golden Eagle Pass. In ogni caso occorre compilare un foglietto da
mettere in una busta dove o si indicano i propri dati e o gli estremi del pass
oppure si infilano 3$ nella busta. Una volta sigillata, la busta va infilata
in un apposito contenitore. In ogni caso sul posto sono presenti dei volontari
che oltre ad aiutare i turisti in questa strana forma di pagamento del
biglietto forniscono anche una mappa dell’area. Il tizio ci chiede se
abbiamo con noi delle maglie perché l’aria sull’oceano Pacifico è molto
fredda. Nessun problema.. nello zainetto abbiamo tutto il necessario contro il
freddo.
Dopo aver camminato un po’ nella foresta si esce sulla spiaggia. Il rifugio
infatti comprende un ampio pezzo di mare e di spiaggia fino ad un faro; è però
visitabile solo una porzione di questa riserva. La giornata non è delle
migliori, l’aria è gelida e il pile è appena sufficiente, mentre la vista
è pressoché inesistente. La nebbia che dall’oceano arriva investe tutta la
costa. E’ un peccato perché si poteva vedere l’isola di Vancouver.
Tra l’altro, in questa tratta di mare si possono anche osservare le balene,
in zona organizzano anche delle escursioni in battello.
Nel pomeriggio ci dirigiamo a Port Angels dove cerchiamo un motel per la notte
e ne troviamo uno carino e piuttosto economico. Invece della solita chiave ci
viene data una tessera magnetica da infilare in un apposita fessura nella
porta. Motel hi-teck, direbbe un nostro amico, a me però sta tesserina non mi
dà troppa fiducia.
La nebbia sembra proprio intenzionata a non andarsene, passeggiamo un po’
per il paese e sul molo dove ci sono delle sculture di sabbia, ma l’aria che
arriva dall’oceano è molto fredda,
Per cena, nonostante i tanti locali presenti in città, optiamo nuovamente per
una cena cinese presa al take-away del supermercato e per una torta di quelle
stile nonna papera. Sarebbe stato tutto perfetto se non per la carne che aveva
una salsa un po’ troppo piccante per i miei gusti e la torta di nonna
papera: una sorta di crostata con al suo interno una specie di composta di
frutta. Premesso che se la pasta lo zucchero non l’ha neanche visto di
striscio il ripieno proprio non sa cosa sia, dire che non era un granchè è
quasi fargli un complimento. In fatto di dolci proprio non ci siamo.
Pernottamento: Aircrest Motel (1006 E. front Street – Port Angels – Tel.
360.452.9255 – aircrest@tenforward.com WA) 52,95$
lunedì 2 agosto 2004 . Port Angels – Olympic National Park – Forks
(km 251)
Dopo una bella colazione a base di pane e marmellata, la torta l’abbiamo
fatta finire nel cestino perchè il nostro stomaco si rifiutava di mangiarla,
ci incamminiamo verso l’ingresso dell’Olympic National Park. L’Unesco ha
dichiarato questo parco Riserva nazionale della biosfera il 26 ottobre 1976.
Più tardi, la World Heritage Convention, 27 ottobre del 1981, gli ha
conferito il World Heritage Site, un riconoscimento che viene conferito, a
livello mondiale, alle aree di particolare interesse naturale e culturale. Per
farci un idea sono World Heritage Site anche l’antica Tebe (le piramidi
d’Egitto) o la barriera corallina in Australia.
La caratteristica che rende unico questo parco, qualcuno vorrebbe istituire un
numero chiuso di visitatori all’anno, è quella di essere tre parchi in uno,
perché sono infatti tre gli ecosistemi presenti in esso: si passa la foresta
subalpina alle vette innevate delle Olympic Mountain, alla foresta pluviale ed
infine ad una striscia di costa selvaggia a strapiombo sull’oceano Pacifico.
Il programma di oggi prevede solo una breve escursione sull’Hurricane Hill
(m 1755) da cui si possono ammirare le vette dell’Olympic Mountain e le
coste della Olympic Peninsula e dell’isola canadese di Vancouver. Il tempo
è serenissimo in montagna ma sulla costa c’è la stessa nebbiolina di ieri,
forse un po’ meno densa perché si riesce a vedere la sagoma dell’isola di
Vancouver.
Vediamo un cervo e qualche esemplare di Olympic marmot, che emettono un
fischio che pare quello di una persona, parecchio differente rispetto al
fischio che emettono le nostre marmotte alpine.
L’isolamento della penisola in era glaciale ha portato allo sviluppo di
fauna e flora endemiche, ossia proprie solo di questa zona. Tra gli animali vi
è una specie particolare di marmotta e il cervo di Roosvelt. Sembra che il
parco sia stato istituito anche con l’intento di proteggere questo cervo dal
dorso bianco, che però noi non abbiamo avuto l’onore di ammirare, eppure
dicono che ce ne sono parecchi.
Il sentiero, circa 4,8 km andata e ritorno, parte da Hurricane Ridge.
Nel pomeriggio ci spostiamo sul lato sud-ovest del parco, dove andiamo a
percorrere un breve sentiero (Spruce Nature Trail, circa 2 km) all’interno
della Hot Rain Forest. Dicono che ci siano i cervi ma noi non vediamo un bel
niente se non tanta, ma tanta gente. E’ strano… sta mattina eravamo seduti
su un cucuzzolo ad ammirare le innevate vette delle Olympic Mountain mentre
ora stiamo camminando nel folto della vegetazione in questa foresta che non ha
nulla da invidiare a quelle fluviali, enormi alberi secolari, felci, muffe.
Rientrati a Forks, dove abbiamo deciso di pernottare, passiamo all’ufficio
informazioni del parco a prendere l’orario delle maree. Domani vogliamo
andare a visitare le spiagge del parco. Occorre andare a visitarle quando c’è
la bassa marea, il mare si ritira e nelle pozze (dette tide pools) che
rimangono sulla spiaggia si possono ammirare stelle di mare, anemoni e altre
creature marine. E’ però importante conoscere gli orari esatti delle basse
maree.
La nostra camera è carina, nulla di particolare, ma l’esterno del motel è
particolare. Il porticato davanti alle camere brulica di vasi di fiori come
pure il cortile e il giardino adiacente, la reception invece è invasa dalle
bambole. Un posto particolare.
Forks è un paesino piccolo, tranquillo.. c’è un supermercato che vende di
tutto, ma proprio di tutto. E anche qui.. l’immancabile congelatore con il
ghiaccio, mi piacerebbe proprio sapere chi lo usa ancora.
Per la cena andiamo al Pacific Pizza, funziona un po’ come pizza hut….
Scegli la dimensione della tua pizza e cosa ci vuoi mettere sopra. Restano
sempre perplessi dal fatto che sulla nostra pizza ci vogliamo mettere sempre e
solo pomodoro, formaggio e prosciutto. Osservando i tavoli vicino vediamo
certi accostamenti di gusti che farebbero venire i capelli dritti ad un
qualunque pizzaiolo in Italia.
Pernottamento: Town Motel (1080 S. Forks Avenue – Forks – Tel.
360.374.6231 – WA) – 55,12$
Cena: Pacific Pizza (870 Forks Avenue – Forks – WA) – 15,60$
martedì 3 agosto 2004 . Forks – Olympic National Forest – Emunclaw
(km 404)
Ahi ahi ahi.. il bel tempo che fino ad ora ci ha accompagnato sta mattina ha
deciso di farsi un giro altrove. Una leggera pioggerellina e una nebbiolina da
novembre ci accoglie al nostro risveglio.
Poco male, noi a vedere le spiagge ci andiamo comunque. Armati di k-way e
indossati gli scarponi per non bagnarci ci avviamo alla spiaggia. I sentieri
che conducono alle spiagge attraversano prima questa specie di foresta, fitta
fitta, che con la pioggia sembra quasi di essere in Amazzonia, per poi sbucare
improvvisamente sulla spiaggia. La guida dice di osservare bene la zona in cui
si sbuca perché poi si potrebbero avere delle difficoltà a trovarla, ma
degli enormi cartelli stile quelli dei divieti di accesso sono posti in
corrispondenza dell’inizio dei sentieri, per cui, o uno è gnugnu o la
strada di casa la trova come niente.
Con la bassa marea, il mare si è ritirato parecchio lasciando di tanto in
tanto delle pozze. Passeggiamo un po’ sulla spiaggia. L’odore del mare, il
rumore dell’acqua, il verso dei gabbiani, sarebbe tutto perfetto se non che
Marco, che non ama il mare, si lamenta perché le suole dei suoi poveri
scarponi d’alta montagna si stanno inzuppando si sabbia. Gliel’avevo detto
io di mettere i sandali!!!
Vediamo parecchie anemoni e stelle di mare e per poco non ricevo un pesce
sulla testa. Un gabbiano o un cormorano in volo lascia cadere il suo pesce
mezzo mangiato che atterra a meno di quaranta centimetri da me!
Terminata la visita alla spiaggia riprendiamo il viaggio verso la nostra
prossima destinazione, il Mt Rainier National Park, le cui foto hanno
entusiasmato Marco non poco. Il monte Rainier, con i suoi 4892 metri
d’altezza è la vetta più alta della catena delle North Cascades, da il
nome all’omonimo parco nato come il quinto parco degli Stati Uniti il 2
marzo 1899. Si tratta di un vulcano tutt’ora attivo le cui ultime eruzioni
sono state segnalate nell’ottocento. Ogni anno circa 4500 alpinisti si
arrampicano sulla sua vetta perennemente innevata, io non sarò uno di
questi.. eh eh eh
L’abitato di Emunclaw non è tanto piccola ma la città vanta solo due
motel, o per lo meno questi sono quelli che ho visto e che la gentile signora
dell’ufficio informazioni mi ha indicato. Veramente ero anche entrata per
chiederle se aveva una cartina stradale dell’Oregon e me ne sono uscita con
la cartina dello stato di Washington che non è proprio la stessa cosa, ma non
mi sono osata di dirle che ne avevo già due in macchina per non parlare di
quelle che invece ho lasciato a casa. Una visita agli uffici informazione dei
piccoli centri, secondo me è da fare… a parte l’enorme quantità di
materiale che ci si trova, la cortesia con cui ti accolgono e la disponibilità
di queste persone è impressionante. Il più delle volte ci sono delle signore
di una certa età che oltre a dare indicazioni e opuscoli offrono anche
biscotti e caffè.
Il motel che scegliamo non è niente male, la nostra stanza è al primo piano
in posizione d’angolo. E’ molto spaziosa ed è perfino dotata di un
balconcino.
Pernottamento: King’s Motel (1334 Roosvelt Avenue, Emunclaw – Tel.
360.825.7552 – WA) – 63,95$
mercoledì 4 agosto 2004 . Emunclaw – Mt Rainier National Park –
Greenwater (km 172)
Sveglia presto e subito in macchina per raggiungere la zona di Sunrise nel Mt
Rainer National Park. Si tratta di un zona che offre vedute mozzafiato sul
Monte Rainer e i suoi ghiacciai, ed è anche la strada che raggiunge la quota
più alta del parco, così dice la guida.
Lasciata la nostra macchina nel vuoto, per ora, parcheggio di Sunrise ci
avviamo verso il Burroughs Mountain Trail. Si tratta di un sentiero lungo 11,2
km tra andate e ritorno che in circa 3 ore, consente di raggiungere prima la
vetta della First Burroughs caratterizzata da un paesaggio tipico da tundra e
dopo la Second Burroughs da cui sembra quasi di toccare la vetta del monte
Rainier. La parte alta del monte Rainier e dei suoi ghiacciai, è immersa
nella nebbia e solo a momenti è visibile. In ogni casocon un po’ di
pazienza e tanta fortuna riusciamo anche a vedere anche la vetta di questa
montagna. E’ veramente maestosa, Marco ne è affascinato e attratto.
Decidiamo di pranzare sulla Second Burroughs come altre persone giunte dopo di
noi. In lontana si vede un branco di Mountain Goat che pascola tranquillo. Nel
parco, dicono le guide, risiedono anche orsi, cervi, puma, linci, marmotte,
castori e procioni.. ma noi abbiamo visto ben poco a parte qualche cervo, i
soliti scoiattolini, qualche marmotta e le capre di montagna.
Il pranzo è stato allietato dalla compagnia di un simpatico, ma altrettanto
invadente, Columbian Ground Squirrel (scoiattolo di terra). Effettivamente ce
n’era più d’uno che si aggirava nella zona ma di temerario e coraggioso
come questo c’era solo lui. Non solo si avvicinava alle persone senza
timore, ma ti passava sulle scarpe, sulle gambe, si fermava a guardati e ….
Sono perfino dovuta andare a recuperare nel mio zaino. Il mio piccolo amico ha
trovato lo zaino aperto e si è infilato dentro. Con delicatezza e senza
stringere forte l’ho afferrato, pensavo che avrebbe reagito, magari
mordendomi, invece.. niente paura… l’ho preso e posato fuori dallo zaino e
lui non ha fatto una piega. Finita l’esperienza con il mio zaino ha deciso
di andare a terrorizzare una signora saltandogli sulla schiena.. la scena è
stata comica.. questa che urlava e le amiche che cercavano di allontanarlo con
i bastoncini telescopici.. eh eh eh
Alla fine abbiamo dovuto dividere il nostro pranzo con il nostro amico. Non
riuscivo a preparare i panini perché lui non si toglieva di torno, così ho
dovuto dargli un pezzetto di pane per tenerlo impegnato.
Dopo pranzo riprendiamo il cammino, il sentiero prosegue e consente di
raggiunge un altro cucuzzolo da cui, per pochi minuti, abbiamo potuto vedere
altri imponenti ghiacciai di questa montagna.
Pernottamento: King’s Motel (1334 Roosvelt Avenue, Emunclaw – Tel.
360.825.7552 – WA) – 63,95$
Cena: MCDonald’s – 11,37$
giovedì 5 agosto 2004 . Emunclaw – Mt Rainier NP – Morton (km 273)
Ci svegliamo e sta piovendo. Dobbiamo percorrere parecchia strada per
raggiungere la parte sud del parco, per cui, anche se il tempo non è bello
non rimaniamo a poltrire a letto più del necessario. A Paradise Area, la
nostra meta di oggi, il tempo è piovoso e fa freddo. E pensare che per oggi
avevamo in programma un sentiero che ci portava ai piedi del ghiacciaio. La
nebbia è troppo bassa e la visibilità è scarsissima. Giriamo nei dintorni
di Paradise tutta la mattina, visitiamo le Narada Falls, il centro visitatori
che racconta un po’ la storia della montagna, del parco e dei suoi animali.
Nel pomeriggio stufi di questo girare a vuoto e visto che la pioggia ha
cessato di cadere ci incamminiamo, come tanti altri, a percorrere i brevi
sentieri che si diramano nei dintorni della Paradise Area. Scegliamo il
Panorama Trail. A tratti la nebbia si dirada e ci permette di vedere
l’ambiente che ci circonda. Purtroppo al Panorama Point la nebbia la fa da
padrona. Su un nevaio piuttosto verticale alcune persone stanno facendo delle
esercitazioni di soccorso alpino, mentre più in la un gruppetto di novellini
alpinisti (lo si deduce dagli scarponi freschi di negozio) si esercita a
frenare una caduta con la piccozza.
Il sentiero in più punti attraversa dei nevai, alcune persone o non hanno
letto il cartello all’inizio del sentiero o hanno sottovalutato la cosa
visto che si ritrovano a scivolare sulla neve, e quindi a dover tornare
indietro, poichè le loro scarpe non sono affatto adatte ad attraversare
questi tratti innevati.
Speranzosi che forse la giornata di domani possa essere di bel tempo non ci
vogliamo allontanare molto da questa zona. Cerchiamo quindi un pernottamento a
Ashford, località all’ingresso sud del parco, ma non troviamo nulla che fa
al caso nostro. Ho un elenco di pernottamenti ma certi posti non riusciamo
nemmeno a trovarli. Alla fine ripieghiamo su Morton dove l’unico motel
disponibile che fa al caso nostro non è affatto economico. Abbiamo trovato un
motel più economico ma era una stanza per fumatori e appena aperta la porta
la puzza del fumo ci ha invaso. Va beh.. poco male… come direbbe un nostro
amico… “questa sera motel da signori”. Niente da dire sul motel, molto
grande e molto bello. La tariffa prevede anche la colazione. La signora della
reception si è vivamente raccomandata che firmassimo il suo registro degli
ospiti perché, ci ha detto, era la prima volta che ospitava degli
italiani…poteva pure farci un po’ di sconto.. eh eh eh he
Per la cena …. A parte un ristorante messicano che escludo perché non mi
piace questo tipo di cucina, c’è un solo altro locale dove ci mangiamo il
solito hamburger con patatine, il menù non è che offriva molto da scegliere.
Pernottamento e colazione: Seasons Motel (200 Westlake Avenue – Morton –
WA) – 76,79$
Cena: 10,92$
venerdì 6 agosto 2004 . Morton – Mount St. Helens National Volcanic
Monument – Longview (km 240)
Ci svegliamo e il tempo non è affatto migliorato. Considerato che il tempo
non era molto diverso da quello di ieri abbandoniamo l’idea di tornare al
Monte Raineir e ci dirigiamo così verso il Mt St. Helens National Volcanic
Monument. Il 18 maggio 1980 l’eruzione del Monte St Helens spazzò via 396 m
della sua cima incenerendo centinaia di chilometri quadrati di foresta,
uccidendo moltissimi animali e anche alcune persone, tra cui il proprietario
di un lodge sulle rive dello Spirit Lake che si era rifiutato di lasciare la
sua casa e alcuni boscaioli che stavano lavorando nella zona.
Per visitare la zona non si capisce bene che razza di permesso bisogna avere,
fatto sta che a noi tocca di pagare il biglietto. Ci sono più centri
visitatori, ubicati in zone differenti, e ognuno prevede il pagamento di un
diverso biglietto. Tutto un po’ in contrasto con quanto visto fin ora. Il
tempo non è bello e le nebbie basse non ci premettono di vedere il vulcano.
Visitiamo un visitor centre dove un percorso illustra la storia del vulcano e
delle immagini documentano la spettacolare eruzione del 1980. In attesa che
smetta di piovere decidiamo di andare ad assistere alla proiezione di due
filmati, uno sulla storia dell’eruzione e uno sulla situazione dei vulcani
negli Stai Uniti, tutta la costa ovest è, infatti, un susseguirsi di vulcani.
I due filmati sono molto interessanti anche se non possiamo fare a meno di
notare lo stile dei documentari del tipo ‘guardate quando siamo bravi noi
americani a dominare la natura’.. eh eh eh…anche loro non sono perfetti!
Percorriamo la strada (la Hwy 504) che ci porta proprio al centro dell’area
di eruzione ma il tempo non migliora e l’unica cosa che possiamo vedere è
il fondo valle colmo di lava dove la natura piano piano sta rinascendo. Con il
binocolo Marco vede anche dei cervi pascolare in un punto dove è già
ricresciuta l’erba. In alcuni punti del parco, per effetto di un
rimboschimento ad opera dell’uomo, la forza distruttiva del vulcano si nota
appena.
Le guide riportano che al termine di questa strada ci sia un ottimo punto
panoramico da cui si riesce a vedere la cupola di lava all’interno del
cratere.
Per la notte scegliamo un motel a Longview, cittadina sulle rive del Columbia
River.
Dopo una pizza veloce da Pizza Hut e un salto da Safeway, dove la commessa
voleva farci a tutti i costi la tessera per gli sconti, rientriamo in camera
dove ci aspetta l’arduo lavoro di far stare tutto dentro le nostre valigie.
Fortuna che la nostra stanza è molto spaziosa perché sta sera di spazio ce
ne serve proprio tanto.
Pernottamento: Town House Motel Longview (744 Washington Way – Lonwview –
Tel. 360.423.7200 – WA) – 46,50$
Sabato 7 agosto 2004 –
sabato 7 agosto 2004 . Longwiew – Mount St. Helens NVP - Portland
(Oregon) (km 281)
Se il tempo fosse stato sempre dalla nostra parte questa
mattina saremmo dovuti andare a vedere il monte Hood in Oregon a poche miglia
da Portland e invece anche se la giornata di oggi non sembra essere è delle
migliori riprendiamo la strada del monte St Helens speranzosi di riuscire a
vedere la vetta del vulcano. Effettivamente la giornata è migliore di quella
di ieri anche se non si può definire bella, perché per lo meno riusciamo a
vedere le pendici di questo monte ma.. ahimè niente punta.
Purtroppo il tempo stringe per cui non ci resta che prendere la strada verso
l’aeroporto di Portland, che si trova subito dopo aver attraversato il fiume
Columbia su cui passa anche il confine dei due stati. Lasciamo l’auto all’Avis
dove ci accoglie un addetto di origine rumena che parla meglio l’italiano
dell’inglese, un ometto simpatico e gentile.
Dopo un ultimo sguardo alla nostra auto che ci ha fatto compagnia per tre
settimane ci avviamo verso il terminal delle partenze con la consapevolezza
che la nostra vacanza è proprio finita!
I controlli sono sempre molto minuziosi. Al check-in controllano i passaporti
e mettono la solita striscia con le destinazioni ai bagagli, ma non li
ritirano. Devono infatti, passare un altro controllo: vengono infilate in un
aggeggio simile a quello del controllo dei bagagli a mano. Si lascia le
valigie da un lato e le si guarda passare… se gli addetti vedono sui loro
monitor cose poco chiare o dubbie aprono la valigia e ne verificano il
contenuto. E’ per questo che un avviso spiega di non sigillare le valigie
prima di questo controllo perché se si aprono bene altrimenti spaccano le
serrature per aprirle, l’avviso da ad intendere che non sono disposti ad
andare troppo per il sottile. Ultimato il controllo le valigie vengono,
sistemate dagli addetti su appositi carrelli. Se uno vuole chiuderle per
benino, per esempio con una chiave o un lucchetto, devo chiedere all’addetto
di farlo al posto suo perché dopo il controllo non lasciano più che nessuno
si avvicini alle valigie all’infuori del loro personale.
I nostri posti sul volo sono vicino al finestrino. La rotta del volo è in
questa fare iniziale molto panoramica. Chi siede a destra del velivolo come
noi può ammirare le viste dall’alto del monte Hoods della vetta del vulcano
St Helens e la vicina vetta del monte Adams (sito in una riserva indiana), il
maestoso monte Raineir e le vette della catena delle North Cascades, mentre
chi siede a sinistra gioverà della vista della Olympci peninsula e di
Seattle. Noi siamo più che soddisfatti della nostra vista, possiamo
finalmente vedere le cime di queste montagne che spuntano dalle nebbie.
E così è finito anche questo viaggio…
Spesso mi capita di sentire per radio le note di ‘The Reason’ degli
Hoobastank e con nostalgia ricordarmi i lunghi viaggi in macchina accompagnati
dalle note di questa canzone. Ora rimangono i ricordi, le foto, questo
racconto e tutto quello che con tanta nostalgia ricorderemo di questo viaggio
e di questo immenso paese.
Un ringraziamento particolare a Anna M. per
la concessione del racconto