Viaggio a New York

 13/20 Febbraio 2004

Un racconto di Liliana


 

                                     

 

13 Febbraio 2004

 


 

Il viaggio si presenta un po’ particolare: saremo in tre, Sergio, io ed un nostro amico, Gianni che viene solo in quanto la moglie ha paura dell’aereo e quindi ha chiesto di unirsi a noi da solo.

Partiamo da Genova la mattina presto con scalo a Parigi, all’aeroporto Charles de Gaulle.

Dovremmo arrivare per l’ora di pranzo a New York, tenuto conto della differenza di orario (meno 6 ore).

Il viaggio è stato meno peggio di quanto pensassi. Le ore di volo sono passate abbastanza velocemente.

In serata c’è stato il brivido: giunti in albergo Sergio s’è accorto di aver smarrito il marsupio portavalori, nel quale fortunatamente aveva messo solo i dollari, totalizzando una perdita secca di 590 dollari.

E con questo, e qualche altro piccolo particolare (la complicità con Gianni è deleteria), rischiamo di rovinarci le vacanze.

A parte ciò, dopo aver depositato tutto in albergo (bagagli e contrattempi), ci siamo diretti a Times Square ed abbiamo iniziato a gustare New York: è una città stupefacente!!!

In ogni momento hai l’impressione di essere in un posto conosciuto, l’hai vista mille volte al cinema, in televisione, ne hai letto sui libri quindi hai l’emozione della scoperta ma nello stesso tempo del riconoscimento.


 

                          

14 Febbraio 2004

 


 

Questa mattina, dopo aver provato per la colazione, su suggerimento di amici, i prezzi di Sturbuck, e aver deciso che mai più li proveremo, siamo andati verso Upper West Side, poi Central Park e quindi Upper East Side. Tutto molto bello.

Il parco è veramente grande, molto frequentato, con angoli da film (tipo Il Maratoneta) e le zone intorno sono decisamente zone chic. Uno chic americano, non corrisponde al nostro, ma comunque per il loro standard è un quartiere di lusso.

Abbiamo pranzato acquistando un hot dog da un baracchino davanti al Dakota, il palazzo dove abitava Jhonn Lennon e davanti al quale lo hanno ucciso.

Verso sera visita all’Empire State Building. Coda interminabile per accedere agli ascensori che ti conducono in cima , ma dieci minuti di panorama mozzafiato (oltre 11 dollari a testa, oltre un dollaro a minuto …)  Infine per cena abbiamo trovato un pub irlandese niente male, e per la qualità del cibo e per il rapporto qualità prezzo e l’atmosfera. A letto, distrutti ma soddisfatti.


 

 

                                           

15 Febbraio 2004

 


 

Questa mattina, domenica, decidiamo di santificare la festa recandoci a messa. Non siamo improvvisamente diventati credenti, ma vogliamo assistere ai canti gospel.

Prima di avviarci, cerchiamo un posto migliore per fare colazione. Lo troviamo ad un passo dall’albergo. Servono a buon prezzo sia dolce che salato, con bevande varie.

Prendiamo l’uovo al bacon, dolce e cioccolata calda da bere. Ottimo, penso non l’abbandoneremo più nei giorni che rimarremo qua.

Ci rechiamo quindi ad Harlem prendendo la metropolitana. Rispetto all’albergo è comodissima, perché il nostro albergo è il grattacielo di fronte al Madison Square Garden, dove c’è anche la Penny Station.

Nessuno ci ha importunato, nonostante la paranoia di Sergio. Abbiamo visto il Teatro Apollo (altri film) e poi, dopo aver atteso fuori al gelo per quaranta minuti, abbiamo assistito ad una funzione in una chiesa battista con tanto di coreografia tipica, anche questa da film: pubblico quasi tutto di colore molto elegante, signore quasi tutte con cappello (è una chiesa di gente evidentemente ricca), coro gospel misto, uomini e donne, con tuniche tipiche, pastore molto partecipe che parla a lungo dialogando quasi con il suo pubblico. Mi spiace non aver capito nulla dei discorsi del pastore, discorsi che parevano molto condivisi dalla gente. Ha fatto anche qualche commento su Bush …

E’ stato bellissimo, coinvolgente pur se estraneo anche per questioni di lingua, e molto emozionante: basti dire che è durato tre ore e non ci siamo stancati, siamo rimasti fino alla fine.

Poi siamo andati al Broklin Bridge. Un freddo da morire! Ma che spettacolo lo skyline di Manhattan visto da Brooklin!!! Qua non ti sembra di vedere un film, ci sei dentro!!!

Poi andiamo alla Grand Central (Gli Intoccabili), il Crysler Building e due passi sulla Quinta Strada. Quindi andiamo a cena nel posto di ieri sera ed infine in albergo, a letto.


 

 

 

 

16 Febbraio 2004

 


 

Questa mattina siamo andati all’appuntamento con i nostri figli, la moglie di Gianni e amici vari a Times Square.

Eravamo d’accordo con tutti loro che avremmo avuto un contatto attraverso la telecamera n. 4.

Siamo rimasti circa mezz’ora sotto la telecamera, con l’aria dei fessi: non eravamo coscienti se dall’altra parte c’era qualcuno che ci vedeva o meno. Dopo un po’ abbiamo deciso che c’eravamo stati a sufficienza e abbiamo alzato i tacchi.

Avremmo dovuto fare tappa a Lowern Manhattan con traversata fino alla Statua della Libertà ma faceva un freddo cane per cui abbiamo deciso di puntare in una zona più riparata e quindi ci siamo diretti a Little Italy, Chinatown, Soho, Tribeca e Greenwich Village. Quello che mi è piaciuto di più è stato il Village e poi ovviamente l’elegante Tribeca.

Pur essendo quartieri confinanti, hanno caratteristiche molto dissimili, sembrano appartenere a città diverse.

Little Italy e Chinatown per quanto caratteristiche sono un po’ troppo fetenti per la città e l’epoca in cui sono collocate. Non mi viene in mente nulla di simile in Italia. Tutte e due i quartieri sono completamente in mano ai cinesi con i loro usi e costumi e di italiano non c’è più quasi nulla.

Abbiamo mangiato un panino comperato da un negozio italiano dove non parlavano la lingua, sono decisamente americani. Nel pomeriggio a Soho compero i jeans per mio figlio.

La sera pranziamo in un posto diverso, ma era migliore il pub irlandese. Pazienza. A letto.


 

 

17 Febbraio 2004

 


 

Questa mattina, dopo la solita abbondante colazione, andiamo a Lowern Manhattan. Giretto per Wall Street (compreso pellegrinaggio a Ground Zero) e quindi imbarco per Statua della Libertà ed Ellis Island.

La prima deludente, anche perché non ti fanno entrare e salire a nessun livello,  la paranoia impera, il secondo invece interessante. E’ ormai tutto molto asettico, quindi, nonostante le testimonianze del museo dell’immigrazione, è difficile immaginare l’atmosfera e lo stato d’animo delle persone che arrivavano qua. Da un lato l’esaltazione per l’aspettativa di una nuova vita, ma dall’altro la tristezza di aver abbandonato tutto quanto avevi, compreso il tuo paese e poi credo che il trattamento ricevuto in un primo momento non poteva essere molto accogliente ed amichevole.

Al ritorno io e Sergio siamo andati a Seaport. Lungo tragitto in autobus: ti rendi conto della grandezza della città, visto che ne stiamo attraversando solo una piccola parte e sembra immensa, in metropolitana non ne percepisci le misure.

Gli americani ci hanno copiato il porto antico! No, questo mi è parso più bello, anche se mi spiace ammetterlo! Infine torniamo verso l’albergo, cena e nanna.


 

 

                           

18 Febbraio 2004

 


 

Quest’oggi siamo andati al Rockfeller Centre, abbiamo girato un po’ in quella zona, poi alla Cattedrale di St. Patrick e dopo qualche giro per lì ci siamo diretti al Palazzo delle Nazioni Unite. Dovrebbe essere la sede del governo della pace nel mondo, la sede delle eminenze grigie che pensano al bene dell’umanità. Ma sarà proprio così? Purtroppo non credo, comunque è emozionante essere in un luogo che dovrebbe essere stato concepito per tutto ciò.

Il palazzo dell’ONU è territorio extraterritoriale, non è New York né USA.

Dopo la visita io e Sergio siamo tornati a Seaport per vederla di giorno perché ci pareva ne valesse la pena e la giornata è stupenda. Gianni va a vedere l’Intrepid, nave da guerra che dopo il palazzo dell’ONU è proprio in tema.

Seaport di giorno è molto bella, c’è una vista del ponte di Brooklin da sballo. Poi abbiamo visitato l’East Village. Tornando abbiamo fatto un giro da Macy’s. Ne rimani frastornato. Sono undici piani di un palazzo che va dalla 7.ma alla 6.ta strada: immenso. I prezzi sono alti ed il gusto americano non è il massimo.

Per cena bistecca grigliata con patata intera al forno. Buono. Quindi a dormire.


 

 

 

19 Febbraio 2004

 


 

Oggi è l’ultimo giorno, quindi lo abbiamo dedicato alle ultime voglie. Per noi i negozi della Quinta Strada, un ultimo giro a Times Square e per Gianni una visione diurna dall’Empire. Siamo molto stanchi. Le apprensioni messe in giro ieri sera da Gianni circa uno sciopero ad oltranza dei controllori di volo francesi si è rivelata completamente infondata per fortuna, chissà cosa ha capito!

Quindi si parte: in questo momento siamo in aeroporto di fronte al Boeing che è un aereo enorme, il più grande sul quale io abbia mai viaggiato. Speriamo di riuscire a dormicchiare un poco.


 

 

 

                       

 

20 Febbraio 2004

 


 

No, purtroppo non sono riuscita a dormire e arrivando in Italia mi sento completamente rintronata.

Fortunatamente prima di andare a lavorare ho quasi due giorni per riprendermi.

Il viaggio comunque ci è piaciuto molto, gli abitanti di New York ci hanno stupiti: nonostante la città sia l’emblema dell’incomunicabilità, le persone sono molto disponibili e cercano di aiutarti anche se non glielo chiedi. Se sembri in difficoltà, all’angolo di una strada, con una guida turistica in mano che ti guardi attorno con sguardo un po’ sperso, si avvicinano e cercano di porgerti il loro aiuto. Proprio carini.

In compenso gli alberghi, tranne forse i più cari, non sono un gran che: mi sembrano tutti molto vecchi (mi dicono siano stati costruiti per la maggior parte intorno agli anni 20) e le ristrutturazioni qua mi pare che non tirino molto. Fanno prima a buttar giù e ricostruire. Scegliendo l’hotel su Internet le foto viste di hall e camere mi avevano fatto un’impressione di lusso sfrenato, invece è molto decadente.

In hotel (ma anche in altri posti) c’era un impianto elettrico che per gli standard italiani era da chiusura immediata (avete presente, i fili elettrici esterni, a treccia …)

Ho capito perché i vigili del fuoco a NY lavorano moltissimo!

Mangiare a New York non costa molto, se non hai pretese di ristoranti italiani con Brunello in tavola!

Mentre per gli acquisti in genere (a parte prodotti particolari tipo jeans) è molto meglio rivolgersi a casa nostra, è tutto molto più conveniente e bello.

Un ringraziamento particolare a Liliana per la concessione del racconto

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