NY e il triangolo
dell' Est

Un racconto di Viviana e Emiliano
… e rieccoci … Emiliano e Viviana a poco meno di 2 anni dal nostro
favoloso viaggio di nozze a San Francisco e nel mitico far west
irresistibilmente attratti (soprattutto io!) dai favolosi States pronti a
partire per un’altra avventura a New York e nell’est.
Ancora una volta grazie a tutti i Turisti per caso che, con i loro diari, ci
hanno aiutato ad organizzare il nostro viaggio come nessuna guida potrebbe
fare!
29 agosto 2006
Partenza in piena notte per Malpensa poiché sul sito di British consigliano,
dopo l’allarme di ferragosto, di essere in aeroporto almeno 5 ore prima, la
qual cosa si rivela del tutto inutile poiché l’imbarco e relativi controlli
iniziano le solite 2 ore prima…
Controlli più severi di due anni fa, bagaglio a mano limitatissimo, ma per
fortuna consentito, e si parte, coincidenza a Londra al cardiopalma e via
verso New York.
Arriviamo al JFK poco dopo le 13, soliti controlli sempre con la massima
cortesia e, al ritiro bagagli, la prima amara quanto attesa sorpresa, manca
una valigia…
La signora del servizio bagagli smarriti è di origine italiana,
gentilissima, e quanto sente che la valigia dispersa è la mia, cioè di una
ragazza, si intenerisce e ci da una carta prepagata col doppio della cifra
che la compagnia aerea ti da per far fronte all’emergenza, intanto che
aspetti il bagaglio, 100$.
Fortunatamente avevo diviso tutto equamente tra i 2 bagagli, cosa che
consiglio vivamente e, perciò, l’emergenza è relativa.
New York si rivela decisamente freddina, pioviggina, abbiamo perso un sacco
di tempo per cui prendiamo un taxi (49$ fissi + mancia dal JFK a Manhattan)
per andare al nostro hotel Edison in Times Square (ottimo per posizione e
adatto a noi per un trattamento senza pretese).
Anche se piove ci buttiamo subito nella mischia di Times Square pienissima
di gente ed assolutamente sicura per girare a qualsiasi ora.
Iniziamo ad assaporare le mille luci dei cartelloni, dei teatri di Broadway,
dei negozietti di souvenir, dei tantissimi ristoranti di tutte le cucine del
mondo…
Entriamo da Toy’s, il più grande negozio di giocattoli del mondo, con una
vera ruota panoramica al suo interno, un dinosauro a grandezza naturale, la
casa di Barbie più grossa di casa nostra, distributori di Lego alti come
silos con i rubinetti, decine e decine di dolciumi… ah gli States, come mi
sono mancati!
Cena messicana e a nanna.
30 agosto
come al solito sveglia prestino di là dal mondo, la mitica colazione
americana e via alla scoperta della città.
Fa freddino ed il tempo è bruttino (come per quasi tutto il soggiorno, sigh!),
ma non piove perciò andiamo a fare una passeggiata fino al Rockefeller
Center, immenso, passiamo davanti alla Radio City Music Hall, strapiena di
gente perchè tra due giorni ci sono gli MTV Awards, e troviamo l’Emporio
della NBC, un paradiso per un appassionato di telefilm americani! Troviamo
gadget di Supercar, E.R., Law and Order, ecc… e poi, già che ci siamo,
facciamo la visita degli Studios, un’esperienza molto Newyorkese!
All’uscita andiamo davanti alla statua dorata di Prometeo dove d’estate ci
sono i tavolini all’aperto, ma dove d’inverno c’è la famosa pista di
pattinaggio sul ghiaccio vista in 1000 film.
Andiamo, quindi, giù per la Fifth Avenue, passiamo davanti alla Trinity
Church, chiesa gotica settecentesca in mezzo ai grattacieli, alla Public
Library (quella del film The day after tomorrow) e arriviamo all’Empire
State Building, mamma mia quanto è alto!
Anche se il tempo non è dei migliori decidiamo di salire perché la
visibilità è buona, la fila è lunga per i controlli tipo aeroporto,
ritiriamo il New York City Pass (comprato via internet su www.expedia.it che
ci consente di entrare in 6 attrazioni risparmiando ed evitando le code) e
saliamo.
Prima facciamo l’Empire experience un cinema a 3D molto carino che ci
permette di conoscere una New York soleggiata che dal vivo non riusciamo
proprio a vedere!
Poi l’ascensore, che fa meno effetto del previsto, e arriviamo all’86°
piano.
Che effetto da lassù, central park, l’Hudson, l’Est river, il Crysler
Building (bellissimo), le mille vie dell’isola più importante del mondo e,
poi, in fondo, la Downtown ed un panorama meraviglioso che non c’è più…
All’uscita passeggiamo ancora fino al Flat Iron building, il famoso palazzo
a forma di ferro da stiro (la sede del giornale di Spider Man), primi del
novecento, costruito all’incrocio tra la Fifth e la Broadway e poi, sfiniti,
rientro in metro (tranquillissima e facile da usare, soprattutto se il
solito americano gentilissimo ti aiuta a fare il biglietto come è successo a
noi) e subito a nanna!
31 agosto
Oggi è il giorno dedicato alla Downtown ed a Miss Liberty.
Arriviamo in metro nella zona sud di Manhattan e facciamo un giro nella zona
dei tribunali: che effetto la Corte Suprema dai cui gradini abbiamo visto
scendere gli avvocati di molti film e telefilm famosi!
Da lì arriviamo a piedi al ponte di Brooklyn che collega Manhattan
all’omonimo quartiere.
È lungo 1600 metri sotto corrono le auto e sopra, su una corsia in legno,
passano pedoni e bici: è stata una passeggiata molto piacevole che ti regala
splendidi panorami della città.
Scesi dal ponte ci aspetta un momento molto triste, ma dovuto: Ground Zero.
È adesso un enorme cantiere, c’è la croce formatasi dalle lamiere contorte,
ci sono i grattacieli vicini ancora in riparazione, si lavora in questa
enorme ferita nel terreno dove migliaia di persone vivevano la loro
normalità e dove, un giorno, il mondo è cambiato.
Adesso c’è una mostra fotografica che mostra quel giorno da un’alba
meravigliosa e serena alla fine e ci sono tutti i nomi dei caduti scolpiti
su una lapide.
Sono andata lì non so, forse sperando di vedere che in realtà nulla era
davvero successo, o che in realtà era meno orribile, ma trovarsi lì è ben
più agghiacciante di qualsiasi filmato e di qualunque dietrologia…
Andiamo poi a Battery park per prendere il traghetto verso la statua della
Libertà: abbiamo prenotato tutto sul sito per cui troviamo i nostri
biglietti in una busta al botteghino senza far coda.
I controlli sono lunghissimi, tipo aeroporto, e se ne fanno ben tre; la
crociera è favolosa e ne vale davvero la pena, ma salire sulla statua ci ha
occupato tutto il pomeriggio e ci siamo pentiti di non aver ascoltato i
Turisti per caso che consigliavano di fare solo la crociera.
Tornati a terra abbiamo visto Wall Street e la statua del toro, poi un salto
al Greenwich Village, splendido quartiere residenziale con case basse con le
scale davanti e le scalette antincendio in ferro e molti bei locali: al n°
10 di St Luke’s Place c’è la casa dove giravano gli esterni dei Robinson!
Cena giapponese a Times Square e, dopo aver recuperato alla reception la
valigia dispersa, a nanna.
1 settembre
Oggi è il giorno dedicato a Central Park: un meraviglioso polmone verde tra
i grattacieli, 96 Km. di viali, ponti bellissimi in pietra o ghisa, mille
scoiattoli, tanta gente che fa jogging e si prepara per la maratona.
Abbiamo visto molti condomini di lusso tra cui il San Remo dove vivono
persone tipo Dustin Hoffman, Diane Keaton e dove i condomini non hanno
accettato come coinquilina Madonna perché non sufficientemente chic!!!
Di fronte al Dakota, dove viveva John Lennon e dove è stato ucciso, c’è una
zona del parco, Strawberry fields, dedicata alla sua memoria con piante
donate da 180 nazioni ed un mosaico, raffigurante la parola Imagine, donato
da Napoli: qui c’è musica e molta quiete.
Sul lago del parco abbiamo affittato la barca a remi e fatto una delle cose
più romantiche che ci siano, assistendo anche ad un matrimonio celebrato in
un piccolo approdo con gli invitati arrivati tutti sulle barchette a remi.
Abbiamo poi visto la statua ad Andersen che legge la favola del Brutto
anatroccolo ad un anatroccolo, la statua di Alice nel Paese delle Meraviglie
e quella di Balto cane da slitta veramente esistito, eroe dell’omonimo
cartone animato, che salvò la cittadina di Nome in Alaska trasportando il
siero antidifterite per 600 miglia sul ghiaccio.
Costringo poi Emiliano a fare il giro in carrozzella nel parco e ci muoviamo
verso il MoMa.
Lungo la strada entriamo da FAO Schwarz (meraviglioso negozio di giocattoli
con peluche a grandezza naturale di cavalli, orsi, bisonti, giraffe, ecc.,
dove un soldatino tutto serio ti fa il saluto militare sulla porta e dove il
tuo bambolotto lo scegli tra i tanti in una vera nursery con tanto di
infermiera in carne e ossa), da Tiffany a vedere i meravigliosi gioielli e
nella Trump Tower con la cascata nell’atrio.
Il MoMa, Museo d’arte moderna, è uno dei più bei musei del mondo e abbiamo
passato ore tra Van Gogh, Gauguin, Monet, Manet, Picasso, Dalì, Warrol,
Boccioni, ecc…, una meraviglia.
Cena turca e a nanna.
2 settembre
Oggi piove forte per cui, dopo un breve giro a Chinatown e Little Italy
(molto piccola, perché quasi assorbita dal quartiere cinese, ma con diversi
locali e negozietti made in Italy ancora in festa per aver vinto i mondiali
di calcio), andiamo al Guggenheim Museum: la costruzione a conchiglia di
Frank Lloyd Wright, all’esterno in restauro, è all’interno molto bella, ma,
purtroppo, alcune sale erano chiuse e abbiamo visto solo poche opere.
Tornati a Times Square abbiamo fatto incetta di souvenir e siamo andati a
cena al Planet Hollywood che ho trovato molto particolare con i mega schermi
ed i “memorabilia” di mille film.
3 settembre
Oggi con grande tristezza lasciamo New York e presa la nostra auto
noleggiata dall’Italia (subaru forester 4x4 nuova di pacca) andiamo a
Philadelphia.
Philly è molto carina, a misura d’uomo: abbiamo poco tempo per vederla per
cui facciamo un giro sul bus a due piani hop on hop off che ci fa vedere la
sede della filarmonica che ha suonato nel film Fantasia di Disney, la casa
di Betsy Roses, la sartina che su richiesta di George Washington ideò e cucì
la prima bandiera a stelle e strisce la notte prima della Dichiarazione
d’Indipendenza, la fortezza dove è stato girato L’esercito delle 12 scimmie,
la casa dove hanno girato il Sesto senso, il ghetto con i meravigliosi
Murales che si vedono nel video Streets of Philadelphia di Bruce Springsteen.
Cena nel nostro Best Western e a nanna.
4 settembre
Al mattino andiamo sui famosi Rocky steps, i gradini del museo sui quali si
allenava Rocky e dove urla il famoso “Adriana”: Emiliano può emularlo
correndo con due vecchietti che gli cantano la colonna sonora!
Andiamo poi a vedere il palazzo dove è stata firmata la dichiarazione
d’indipendenza e la Liberty Bell, la campana suonata nell’occasione, rotta
per un difetto di fusione e simbolo di libertà.
Partiamo poi alla volta di Washington dove arriviamo nel tardo pomeriggio.
Ottima cena nel pub irlandese all’interno dell’hotel (red roof inn) e a
nanna.
5 settembre
Piove a dirotto e la receptionist dell’hotel ci consiglia una visita guidata
che ci permetta di stare all’asciutto nei trasferimenti: in realtà ha smesso
di piovere dopo 15 minuti, ma non ci siamo pentiti perché i monumenti sono
moltissimi e ne avremmo perso qualcuno se fossimo andati da soli.
La città è estremamente monumentale e ci è piaciuta molto.
Il cuore è il Mall, un viale alberato di ciliegi giapponesi (a maggio deve
essere una favola) di 3600 metri che parte da The Capitol (il Parlamento
enorme ed imponente: un vero peccato non essere riusciti ad entrare per il
poco tempo) e termina al Monumento a Lincoln, famoso per la statua in marmo
alta sei metri.
In mezzo ci sono tutti i vari Memoriali: di fronte al Memorial di Lincoln
c’è l’obelisco dedicato a Washington ed in mezzo la fontana nella quale si
tuffa Forest Gump quando vede Jenny tra la folla.
Molto toccante il monumento ai caduti della Corea (le statue dei soldati in
acciaio si riflettono nel marmo nero dando l’effetto della memoria), sobrio
quello del Vietnam, celebrativo al massimo quello della Seconda guerra
mondiale.
Vi è poi, la Casa Bianca, il monumento a Jefferson, simile ad una villa
palladiana, e lo splendido giardino monumentale con statue, piante e cascate
dedicato a Roosevelt.
Cena nel solito pub (la nostra Guide Routard dice che la città non è molto
tranquilla di sera e abbiamo preferito non verificare di persona) e a nanna.
6 settembre
Al mattino visita al cimitero di Arlington e alla tomba dei Kennedy e quindi
si parte per la Contea di Lancaster, una splendida meta suggeritaci dalla
Guide Routard.
In questa zona della Pennsylvania vivono molti Amish: una comunità di
origine alsaziana che rifiuta il progresso, l’elettricità, le auto e veste
con abiti d’epoca di colori scuri, le donne portano i capelli raccolti in
cuffiette e gli uomini con le lunghe barbe portano cappelli di paglia e
lavorano i campi con la forza delle braccia e gli aratri trainati da
cavalli.
Nella cittadina di Strasburg un treno a vapore porta i turisti tra le
meravigliose fattorie, i campi di mais, i fienili con le grandi foglie di
tabacco ad essiccare: occhio soltanto a non fotografarli, ne soffrono ed è
giusto rispettare le tradizioni.
Allontanandosi da Lancaster dove, dopo la fama portata dal film Witness con
Harrison Ford, sono sorti molti outlets si incontra la contea autentica: per
le strade si possono incontrare i Buggy: carrozzelle a cavalli con le quali
si spostano, su tutti i davanzali delle case senza elettricità è accesa una
candelina, i giardini sono curatissimi.
Dopo un giro all’amish village dove ti fanno fare vedere una casa amish (un
po’ finto) andiamo al nostro meraviglioso B&B prenotato via internet sul
sito padutchcountry.com: il Flowers and Thyme è un posto favoloso, per soli
89 $ abbiamo avuto una camera arredata con letto a baldacchino, coperta
artigianale, tantissimi oggetti di artigianato, uno splendido bagno ed una
zona giorno altrettanto bella tutta per noi.
Cena in un bel posto con cucina locale: seduti a dei tavoloni tutti insieme
abbiamo potuto chiacchierare con dei signori dell’Alabama e una coppia
dell’Illinois che era stata tante volte in Italia.
7 settembre
La nostra padrona di casa ci ha preparato una colazione favolosa dopodiché,
a malincuore, dopo aver lasciato una dedica nel diario che hanno lasciato a
nostra disposizione, siamo andati a vedere i ponti coperti molto simili ai
ponti di Madison County, quindi partenza verso le cascate del Niagara.
Dopo 600 Km. arriviamo al nostro Best Western sul lato canadese (+
economico), mangiamo un’ottima bistecca nel ristorante dell’Holiday Inn e,
dopo aver fatto un salto a vedere lo spettacolo delle cascate illuminate da
mille colori, subito a nanna.
8 settembre
Giornata dedicata alle cascate ed al relax.
Le cascate sono due: una più piccola sul lato americano ed una enorme a
ferro di cavallo sul lato canadese: sono splendide ed impressionanti e ci
siamo molto divertiti prendendo il battello Maid on the Mist che, dopo
averci fornito di impermiabiloni azzurri, ci ha portato fin sotto il ferro
di cavallo: che doccia!!!
Stessa cena di ieri e a nanna.
9 settembre
Giornata dedicata al trasferimento: 800 Km. dal Canada a Plymouth nel
Massachussets dove arriviamo in serata.
Ottima cena in un bel ristorante italiano Foppiano’s e a nanna nel motel
prenotato via internet Blue Spruce Motel (tranquillo, ma un po’ vecchiotto).
10 settembre
Giornata dedicata alla visita di Cape cod una lingua di terra a forma di
uncino a pochi Km. da Boston dove i bostoniani ed i newyorkesi passano i
loro week-and al mare.
Splendida la marina di Sandwich dove una lunga passerella di legno ti porta,
passando sopra la torbiera piena di piante di mirtilli selvatici, fino alla
spiaggia di sabbia bianca ed all’oceano.
Splendidi i fari bianchi tipici di queste coste, soprattutto quello di
Chatam davanti ad una bellissima spiaggia.
Molto belle le villette al mare grigie ed in legno dette “scatole di sale”.
Particolare poi Provincetown una cittadina dove vanno tutti i tipi più
strani e alternativi d’america.
C’è molto vento per cui si possono vedere tantissimi aquiloni.
In serata arriviamo a Boston all’Hotel Midtown (ottimo per posizione anche
se un po’ spartano) e subito a nanna.
11 settembre
Ci troviamo a Boston nel giorno della memoria e ovunque si ricorda.
Dedichiamo la giornata alla visita della città, molto europea e raffinata.
In particolare è molto bello il quartiere di Beacon Hill con i suoi viali
alberati e le belle case di mattoni rossi dove vivono i ricchi della città.
Nel pomeriggio andiamo di là dal fiume a vedere le celebri università: il
MIT, il più importante ateneo scientifico del mondo e Harvard: che
meraviglia e che invidia paragonandoli alle nostre università: lì gli
studenti hanno tutto: nel campus ci sono teatri, auditorium, biblioteche, ci
sono le famose confraternite con i nomi composti con l’alfabeto greco tutto
è predisposto per aiutare gli studenti e non per metter loro i bastoni fra
le ruote e, ciò che più conta, alla fine avranno un bel posto di lavoro e
non dovranno incrociare le dita e accontentarsi come da noi!
A cena andiamo al Legal sea food (consigliato nei diari dei turisti per caso
e che consigliamo vivamente anche noi) nello splendido centro commerciale
Prudential center di fronte al nostro hotel: mangiamo dell’ottimo pesce in
un’atmosfera molto particolare.
12 settembre
L’ultimo giorno lo dedichiamo al Boston Duck Tour un giro della città su un
mezzo anfibio usato per gli sbarchi nella seconda guerra mondiale e
riadattato, con colori vivaci ed un’anatra disegnata, per girare la città e
poi tuffarsi nel Charles River per vederla dal fiume.
Nel pomeriggio, ahimè, si riparte, via Londra, verso casa.
Che dire: tra costa est e far west non c’è paragone: entrambi gli itinerari
sono stupendi, ma quello nell’ovest è anche un viaggio nel tempo, vedi posti
dove nulla è cambiato da prima che arrivasse l’uomo, ha un chè di mistico,
ma in ogni caso gli States non ci hanno delusi: gente gentilissima e
disponibile, posti splendidi e, ancora una volta, un gran desiderio di
tornare!
Un ringraziamento particolare a
Viviana per la concessione del racconto
