Sulla pista del Bisonte
Un viaggio nelle terre dei Nativi Americani

Ed eccomi qua a raccontarvi la nostra esperienza. Piano piano arriveranno i
resoconti degli altri tre viaggiatori del Sentiero Rosso ed in più quelli di un
gruppo di amici di Venezia che si sono aggregati a noi in una parte del viaggio,
e con i quali abbiamo condiviso il momento più bello e profondo.
La prima settimana del viaggio è andata alla grande, abbiamo fatto molte miglia
ma ne è valsa la pena. Dal South Dakota siamo saliti verso il Montana per
raggiungere la Crow Agency. A tal riguardo grazie ad Alex e Bianca, a Letizia e
Marina per i vostri doni, i bambini dei Crow sono rimasti contenti nel vederci
arrivare con i giocattoli per loro. Un grazie al Consiglio Tribale degli
Shoshoni della riserva Wind River per la loro ospitalità inaspettata e gradita.
La situazione che ho trovato quest'anno girando per le riserve, Lower Brulè
compresa, è stata abbastanza positiva. Non ho più visto container rettangolari
e bui, ma case nuove, e questo mi ha rallegrato durante la marcia. Le macchine
senza parabrezza o vecchie e sgangherate, sono state sostituite quasi tutte da
nuove auto e fiammanti pick-up. Ho chiesto un po' in giro, e le risposte sono
state molteplici, in breve è merito sia del Governo che sgancia più soldi, sia
dei consigli tribali che questi soldi fanno arrivare a chi ne ha bisogno.
Rosebud, St.Francis, Mission, sono apparse più moderne, ma sempre magiche per
chi come me fa della cultura e della storia degli Indiani una ragione di vita.
Rapid City è sempre splendida, quest'anno l'abbiamo vissuta un po' di più. Ho
conosciuto William Gerald Black Elk, nipote del Black Elk uomo santo dei Lakota,
anche se dovrebbe appartenere all'altra linea di sangue. Comunque ho ricevuto in
dono da lui un bastone di medicina fatto con un ramo che cresce nelle Black
Hills, quelle Paha Sapa che anche quest'anno hanno suscitato in me grande
commozione.
Tra i lati negativi, se vi capiterà di scendere dallo Yellowstone verso sud,
troverete altri due parchi meravigliosi, turismo, belle attrezzature, strutture
accogliente. Subito alla fine di questi paesaggi meravigliosi cosa troviamo? il
bel cartello dell'inizio del territorio della riserva Wind River, degli Shoshoni.
Che strano, inizia il deserto arido e privo di vita, e c'è una riserva indiana,
chissà come mai? Per farvela breve, hanno sterminato i bisonti e gli indiani
100 anni fa, ora i bisonti vivono nei parchi, curati, tutelati, coccolati,
mentre i nostri fratelli continuano a vivere nascosti, in terre aride e lontane,
con strade che fanno passare la voglia di andarci (per quelli come noi) e di
uscirne (per quelli che vi abitano). Sembra che più lontani stanno e più le
coscienza di qualcuno sia a posto. Pensate che da un "conquistatore del
luogo, quindi un usurpatore" li ho sentiti definire "una minoranza
etnica", ringrazio Wakan Tanka che in quel momento mi ha dato la forza
togliendomela, nel senso che stava partendo la mia mano, ma era come se qualcuno
me la bloccasse.
La mattina più bella è stata quella all'Harney Peek, nel cuore delle Black
Hills, il posto che per Alce Nero era il centro dell'universo e della sua
complessa visione. Eravamo arrivati alle 8, praticamente c'eravamo soltanto noi
ed un pescatore solitario.
Fumare la Pipa di Danilo in quel posto ci ha donato grande forza e
consapevolezza che gli Spiriti erano con noi, ne sa qualcosa Danilo stesso che
alla mia domanda "Pensi che gli Spiriti siano contenti di noi, che noi
stiamo facendo bene?" mi ha risposto col più innocente dei "Boh",
e, come succede sempre nei film alla mia affermazione "Impariamo ad
ascoltare i segnali che loro ci inviano" si è alzato un vento fortissimo
che è cessato nel momento in cui io e lui siamo scesi dalla roccia su cui
eravamo saliti.
Posso dirvi che Harney Peek è un posto particolare, e chissà, forse in quel
momento davvero gli Spiriti erano con noi.
Abbiamo guidato per 6500 km, visitando tutto ciò che ci attraeva, come la Old
City sulla Interstate 90, una città di un secolo fa in cui c'è un museo con
molti oggetti usati nel film "Balla coi Lupi".
Le Badlands sono sempre là, a volte spettrali a volte immense, lo Strong Hold
è bellissimo, se avete visto Thunderheart ne sapete qualcosa. Guidando dentro
cittadine come Deadwood, Keystone, Buffalo, Cody (che adoro), ecc., si respirava
una strana atmosfera di un tempo passato ma forse non ancora da tanto, ed ogni
tanto i miei pensieri andavano un secolo indietro, a quando in quelle cittadine
splendide viveva un popolo incredibile, che stava in armonia con tutto ciò che
lo circondava, senza alterare nulla.
I due giorni passati nello Yellowstone sono stati selvaggi, le tende a 3000
metri, un'aria fresca e rigenerante. Durante il viaggio abbiamo incontrato molti
bisonti (ho visto tanti cuccioli meno male), ma vederli in armonia pascolare
nello Yellowstone è meraviglioso, è come riportare gli animali dello Zoo di
Roma nei loro ambienti naturali, una magia, un sogno!
Franco era sempre indaffarato a guardarsi intorno ed a immagazzinare più info
possibili. Del gruppo era il meno esperto in materia, ma non per questo era
penalizzato, anzi faceva molte domande e questo significava che ciò che lo
circondava lo attraeva. Ha avuto una buona conoscenza a Rapid City, con Sonia
Holy Eagle, nipote di un Lakota molto conosciuto e grande costruttrice di
tamburi. Vedere le sue opere è stato emozionante, i tamburi ornati con disegni
dai mille colori, e soprattutto erano tamburi veri, cioè di quelli che non si
squagliano nelle Inipi come quelli che vendono qui a Roma, ma che volete farci,
moglie e buoi dei paesi tuoi. Quello che dico io è sempre la stessa storia, se
vogliamo pregare nella maniera indiana dobbiamo farlo là con loro, e vale anche
per il tamburo.
Max sembrava ringiovanito, dall'alto dei suoi 37 anni era il più anziano, o
"saggio" come lo definirebbero i nostri fratelli. Forse nemmeno lui si
aspettava un viaggio così, mi riferisco soprattutto a ciò che abbiamo vissuto
la seconda settimana, insieme ai miei amici Lakota di Rosebud. Comunque, quello
che abbiamo provato in quella casa, in quella stanza, noi e i quattro amici di
Venezia, lo terremo nei nostri cuori per sempre, e Max è stato uno di quelli
che questo momento lo ha assimilato e vissuto meglio, insieme con l'arrivo alla
Sundance che ha suscitato in lui vera commozione, del resto un conto è leggere
la Sundance sui libri (a tal proposito sconsiglio vivamente testi italiani in
materia. Anche quest'anno eravamo gli unici italiani a stare lì, e c'è gente
che scrive libri sulle Sundance dicendo che assistono tutti gli anni. Anche
quest'anno, DOVE STAVATE?), un conto è arrivare nel campo dove si svolge,
sentire i tamburi suonati da gente di tutte le età e vedere i danzatori.
A tal proposito avrei da parlare ore ed ore della Sundance che abbiamo visto, un
po' mi ha deluso perchè sembra diventata una cosa per turisti europei, ma non
voglio rovinare il resoconto di questo nostro meraviglioso viaggio parlandovi
sempre di gente che si vende per soldi o altre questioni del genere, nulla può
togliere bellezza, spiritualità e sacralità alla cerimonia più profonda degli
Indiani, che era magica nonostante tutto e tutti.
La terza sera al campo, c'è stata una thunder storm. e vedere quei tuoni che
illuminavano a giorno è stato bellissimo per me che ho sempre fatto tutto nel
nome di Tashunka Witco, Cavallo Pazzo, che era il figlio del tuono. Guardando i
tuoni all'orizzonte pensavo "Eccolo che arriva, ora piomberà sotto forma
di Falco Rosso dal cielo e si incazzerà con qualcuno della danza", ma
forse nemmeno lui sarebbe riuscito a combattere il più grande male della civiltà
umana, il Soldo che tutto rovina e distrugge, popoli, famiglie, matrimoni ecc.
ecc.
Vedere i tramonti al campo, col sole che finiva dietro i pali dei tepee, sentire
i tamburi, mangiare coi Lakota, scherzare con loro, ascoltare i loro racconti,
mi sono risentito di nuovo a casa, per la seconda volta nella mia vita mi sono
sentito a casa. Per carità, io non sono uno di quelli che ha lo spirito guida
indiano o è stato indiano nell'altra vita o ha un nome indiano o è stato
autorizzato da un indiano a fare cose ecc. ecc., ma veramente mi sento a casa
quando sto là con loro e nessun problema della mia vita quotidiana può
raggiungermi.
La terza mattina sono riuscito a pregare bene, scavalcando la gente falsa ed
esibizionista che faceva finta di danzare con qualche danzatore vero. Non basta
avere una gonna e due piume d'aquila in testa per definirsi un danzatore del
sole, e tanto per cambiare chi poteva creare questa becera situazione se non un
italiano che ora si starà vantando davanti a qualche birra e soprattutto a
qualche donzella che rimane affascinata dai racconti del macho che abbassa lo
sguardo davanti a me.
Il top del viaggio è stato senza dubbio l'incontro con Florentine Blue Thunder,
mio amico dal '99, che ci ha riportato indietro di 150 anni, al periodo in cui
si faceva la vera Danza del Sole, nel Vero modo. Ho avuto l'onore insieme ai
miei amici di visitare il suo campo della Sundance, dove si svolge ogni giugno
da ben 83 anni. Ragazzi, quello è un vero posto magico. Già all'arrivo siamo
rimasti a bocca aperta, una collina meravigliosa, con al centro il campo della
danza. Il silenzio più totale, giusto qualche capoccia dei cani della prateria
che ogni tanto sbucava per osservarci. Ma per il resto, solo magia si respirava
lì dentro.
Stare seduto all'entrata ad Est, da solo, mi ha fatto capire tante cose,
aspettavo un segnale, il mio segnale, ed è arrivato puntuale. Dall'alto Flo mi
guardava, ed aveva capito anche lui che il messaggio era arrivato dall'alto fino
a me.
Il giorno dopo, sempre in quel campo dove troneggiava l'albero della danza di
giugno con ancora i nastri colorati attaccati, abbiamo fatto una Inipi che
rimarrà impressa a molti di noi, ed a me in particolare in quanto Flo durante
la preghiera ha usato la mia Pipa e ha parlato del segnale che avevo ricevuto,
dandomi il benvenuto tra i prossimi danzatori di giugno.
E la cosa per me meravigliosa è che tutto ciò è successo mentre ero insieme
ai miei amici, del Sentiero Rosso, di Venezia, a mio fratello Max e ad altri due
Lakota parenti di Flo. E quando parlo di amici lo faccio con la consapevolezza
del significato vero di questa parola, amici di preghiera, amici di sangue.
Già so che non sarò solo l'anno prossimo, ma avrò dietro di me persone vere
che sapranno aiutarmi a danzare e pregare, questo è il Sentiero Rosso, la via
giusta, questo siete voi, e tutto ciò è possibile solo ed esclusivamente
grazie ai nostri fratelli Lakota che ci insegnano questa Via difficile, ma
bellissima e profonda.
Io mi incazzo e lo farò sempre con chi cerca di speculare sulla loro cultura e
sulla loro spiritualità. I villaggi finti qui in Italia non servono, le
cerimonie finte fatte da italiani con nomi indiani, non servono. Bastano pochi
soldi per vivere un'esperienza indelebile ed indimenticabile, don't pay to pray
ricordatevelo sempre.
Ometto di parlarvi del nostro rientro e delle sensazioni provate mentre dal
Dakota guidavamo verso il Minnesota, da dove un aereo crudele ci avrebbe
estirpato dalla nostra casa per riportarci qui, a ricominciare un anno fatto
delle solite tribolazioni, ma con la consapevolezza che anche questo viaggio è
andato bene, e che le cose si mettono sempre meglio sia per loro che per noi. A
novembre verrà Flo e sarà un piacere farvelo conoscere, così potrete sentire
da vicino le sensazioni che vi trasmetterà una persona tradizionalista e
spirituale.
In conclusione, spero di rendere giustizia al viaggio mettendo immagini, filmati
e tutto quello che posso, affinchè possiate farvi un'idea di ciò che abbiamo
vissuto quest'anno noi quattro. Se avete domande o curiosità e le volete
approfondire scrivetemi pure, sarà un vero piacere parlare di queste cose con
voi che mi siete vicini e che condividete con me la grandezza di questo popolo
che troppo presto il materialismo occidentale ha dato per finito, loro non lo
sono e non lo saranno mai. Loro percorrono il Sentiero Rosso, loro sono il
Sentiero Rosso.
Grazie a Max, a Franco, a Danilo, ai miei nuovi amici di Venezia, allo splendido
Florentine ed a tutte le persone incontrate durante il viaggio con cui
manterremo una buona amicizia, a Wakan Tanka per la Pipa e per le emozioni che
è riuscito a donarci, grazie a tutti voi che mi state vicino sempre.
(Alex)
Dopo aver attraversato e visitato alcuni luoghi importanti e sacri, siamo
arrivati al campo dove si svolgeva la Sundance. Con la macchina siamo arrivati
vicinissimi all'Arbor, ma a causa del condizionatore acceso non si sentiva
nulla.
Appena ho aperto lo sportello ho sentito quelle voci, quei canti, quei tamburi
ed ho visto quelle persone danzare. Mi sono messo a correre e sono arrivato
quasi a toccare i danzatori, ma non mi ero accorto che stavo piangendo. Sono
rimasto impietrito non so per quanto tempo, senza curarmi dei miei compagni di
viaggio. Il mio spirito è stato messo a dura prova da tutto ciò, e, la sera,
provavo un po' di malinconia quando la cerimonia cessava.
Ogni mattina, alle quattro in punto, venivamo svegliati dalla splendida voce di
Florentine; non era un brusco risveglio, anzi a me metteva una tranquillità e
una consapevolezza di trovarmi nel posto più sacro del mondo.
(Max)
Sono contento di poter raccontare questo viaggio per me fantastico e sognato da
tanto tempo, anche se sarà difficile esprimere tutto quello che ho visto, le
cose che ho fatto e quello che ho provato.
Il nostro viaggio è stato diviso in due parti, la prima è stata quella di
visitare l’America on the road nei vari paesi, città, parchi… e la seconda
parte è stata quella spirituale, abbiamo vissuto insieme ai nostri fratelli
sulla loro Terra.
Nella nostra prima parte abbiamo visitato luoghi sempre legati ai nativi, la
riserva dei Brulè, quella dei Crow in cui abbiamo fatto felici i bambini
dandogli dei semplici giocattoli, siamo entrati nel consiglio tribale dei
Shoshoni, abbiamo visitato luoghi come il Little Big Horn, le Badlands immense,
sono salito su una piccola cima e guardandomi intorno non c’erano altro che
loro le Badlands così maestose, mi sentivo piccolissimo davanti a quello
spettacolo!
I primi contatti con i veri nativi gli abbiamo avuti a Rapid City, siamo anche
andati a casa di Gerald Black Helk, nipote di Alce Nero, ma non era come me li
aspettavo: molti sono poveri e per di più gli danno giù con l’alcool. Da
Rapid City siamo entrati nelle foreste delle Black Hills, il centro del mondo
per i Lakota, e lì abbiamo visto l’Harney Peak, un posto magico si sentiva
nall’aria, il posto della visione di Alce Nero.
All’Harney Peak siamo arrivati di mattina presto e non c’era quasi nessuno e
dentro mi sentivo strano, non so spiegare come ma quello è un posto magico, poi
abbiamo fumato la Pipa io, Alex, Max e Franco, è stato molto bello; vi ripeto
che quello è un posto magico, si sentono gli spiriti, io qui ho avuto un primo
segno grazie a questo posto e grazie al mio amico Alex, ci siamo arrampicati su
una cima e sotto c’era un panorama fantastico e abbiamo fatto una preghiera in
lingua lakota (lui l’ha fatta, io sentivo) e appena finito si è alzato un
grandissimo vento, un segnale di Wakan Tanka…
La nostra prima parte è finita nel bellissimo parco di Yellowstone, siamo stati
immersi nella natura e a contatto con gli animali liberi, abbiamo visto molti
Tatanka, un branco di migliaia di esemplari proprio sul ciglio della strada. Da
lì siamo partiti per il campo della Sundance a St. Francis nel South Dakota.
Appena entrati nel campo, solo a vedere molti tepee e l’arbour della danza ero
molto emozionato, ma in macchina con la musica non sentivamo niente di quello
che stava succedendo fuori; siamo arrivati nel pomeriggio e c’era la danza in
atto, siamo scesi subito e come ho sentito i canti in Lakota e i tamburi ero
emozionatissimo; poi ho visto dentro il campo i danzatori, Duane Hallow Horn
Bear e Uncle Albert White Hat, i capi della danza con i bastoni di medicina, un
copricapo vero con piume d’aquila mi sembrava di essere tornato indietro e di
trovarmi nel 1850 insieme a Cavallo Pazzo e Toro Seduto e lì mi sono commosso e
ho pianto.
Nel campo della danza ci siamo stati quattro giorni ma nel frattempo ci siamo
spostati là intorno, ho avuto l’onore di conoscere Florentine Blue Thunder e
ci ha fatto conoscere la sua famiglia (molto numerosa). Ci ha portato nella sua
Terra Sacra immersa nelle colline, e sotto, il campo della Sundance nato nel
1920 e anche qui si sentiva la presenza degli spiriti e ho avuto voglia di
danzare in quel campo.
In quel campo abbiamo fatto una sweat lodge che non scorderò mai.
Uno degli ultimi giorni siamo andati a trovare i nostri fratelli morti al
cimitero nella Sacra Collina di Wounded Knee e in questo posto come nel campo di
Duane e ancora di più nel campo di Flo mi sentivo a casa mia, stavo in pace con
me stesso, con gli altri e con la natura; non mi sembravano posti nuovi, eppure
questo è stato il primo viaggio e di solito quando uno va in un posto nuovo è
spaesato e quando torna a casa tutto ok, invece per me è il contrario: quella
è casa mia, stavamo benissimo. Ora a Roma, che ci vivo da 19 anni, mi sento un
estraneo, non è il mio posto.
(Danilo)
COMPAGNI DI VIAGGIO
Ed eccomi qua a parlarvi di quattro grandi, non di età, ma grandi nel vero
senso della parola. Sull'aereo tutto avrei pensato tranne di trovare questi
quattro fratelli di Venezia, persone splendide, veramente.
Tutto è nato perchè Alberto guardava la collana di Max, capendo al volo che
anche noi andavamo nelle riserve. Da lì è nato un rapporto tra noi, e non so
se definirlo di amicizia sia giusto. Tra noi è nato qualcosa di più profondo,
un'unione profonda, spirituale, indissolubile.
Già so che durante i prossimi quattro meravigliosi anni vi ritroverò dove
sapete, e nel frattempo siete nei nostri cuori e nelle nostre preghiere di tutti
i giorni.
Bear Butte fa parte di voi, e questo è molto bello. Spero vivamente tra qualche
anno di diventare come voi.
Siete stati l'ennesimo dono di Wakan Tanka in questa esperienza che ripeteremo
presto.
Grazie Andrea, grazie Alberto, grazie Luciano, grazie Marcello.
(Alex)
Tutto avrei pensato ma che mi sarei trovato all'età di quasi cinquant'anni a
viaggiare per l'America in tenda e sacco a pelo, questo proprio no.
Il viaggio che più potevo immaginare e che più era nei miei pensieri era verso
oriente ed in particolare verso l'India, ed invece eccomi qua, già
all'aeroporto a salutare Grazia, mia moglie, forse ancora un po' incredula,
pronto per l'imbarco.
Si parte per l'America, per le grandi praterie, per gli spazi sconfinati. Tutto
deciso in una strana serata in casa mia quando, a dir loro, Andrea ed Alberto
armati di cartine, itinerari, programmi ecc. erano venuti semplicemente per un
caffè.
Strano anche il gruppo:
- Io, che poco avevo nella testa i Nativi se non per qualche vecchio film che
dava un'idea della loro cultura e storia e per qualche recente serata passata
con Andrea;
- Andrea, il vero grande appassionato, il "grande amico di sempre" che
fin dall'adolescenza ci torturava con la sua, per noi amici di allora, inusuale
passione;
- Alberto, il giovane amico al quale voglio molto bene ed al quale alcuni anni
fa feci conoscere Andrea vista la loro passione comune;
- Marcello, il nostro "medicine man" che per tutto il viaggio ci ha
assistito con sciroppini, creme e misture varie dal contenuto misterioso ma
efficace. Marcello, compagno per me nuovo, ma persona eccezionale con la quale
è difficle non creare, da subito, un ottimo rapporto.
Parlare di questo viaggio non è cosa semplice. Troppe sono le cose eccezionali
che abbiamo visto e vissuto, fantastiche le persone che abbiamo incontrato e
magici i momenti vissuti assieme in quei giorni nei quali abbiamo condiviso, in
un'atmosfera da "giovani ragazzacci" piuttosto che da uomini maturi,
tutti i singoli minuti.
Ma provo comunque a fare un veloce resoconto di questa avventura.
Le piacevoli sorprese iniziano da subito, quando in volo da Madrid a Chicago,
conosciamo e facciamo amicizia con quattro ragazzi di Roma, anche loro in
viaggio per le riserve dei Nativi. Sarà da subito un ottimo feeling che crescerà
negli incontri successivi.
I primi giorni passano tranquilli tra lo svolgersi delle visite programmate a
musei e luoghi particolari (come la tomba di Sitting Bull), motel
"allucinanti", dove passiamo le prime notti e colazioni dalle quantità
inverosimili di uova, pancetta, ketchup, marmellate, pane e tutto di più.
La prima grande emozione arriva con la vista al Pow Wow di Timber Lake. Entrare
nella loro realtà, in punta di piedi sperando di non disturbare, e godere così
di momenti particolari dove i nativi si incontrano, socializzano, danzano e
cantano al suono incessante dei tamburi, è veramente qualcosa di grande, un
grande regalo di "un po' del loro mondo".
Ancora un paio di giorni ed ecco un altro momento emozionante, la visita alla
"montagna sacra" di Bear Butte, montagna nella quale si recava anche
il grande Fool Crow a pregare e cercare le proprie risposte. Momenti
specialissimi dei quali credo di poter dire molto poco se non che ognuno di noi,
prendendosi qualche ora di solitudine in quell'atmosfera irreale e meravigliosa,
ha cercato il suo "spazio".
Si prosegue, passano i giorni e le emozioni non mancano: Devil's Tower, Little
Big Horn, il Buffalo Bill Historical Center, e così via fino ad arrivare, dopo
un errore costatoci circa 200 miglia ed una bellissima visita fuori programma al
Bighorn Canyon, alla tanto agognata Medicine Wheel, altro luogo magico, che come
Bear Butte ci regala forti ed indescrivibili sensazioni.
E poi ancora a macinare kilometri: Rapid City, dove casualmente rincontriamo i
quattro amici romani coi quali, nei giorni successivi, passeremo fantastici
momenti, le Black Hills, Mount Rushmore, coi suoi presidenti scolpiti nella
montagna, Crazy Horse Memorial, gigantesca scultura incompleta ed ancora da
tempo in lavorazione, Wounded Knee e la sua particolare atmosfera, le lunari
Badlands ecc. ecc.
Bellissimi sono stati i posti visitati e bellissimi sono stati i momenti vissuti
nel nostro girovagare in questo fantastico "paese", ma ciò che ci ha
veramente segnato dentro, ciò che ha inciso in noi dei solchi profondi ed
indelebili, sono stati i tre giorni vissuti alla Sundance di St. Francis nella
riserva di Rosebud e l'incontro con Florentine Blue Thunder.
Cercare di raccontare qualcosa di questi due determinati "episodi" del
nostro viaggio è particolarmente difficile. Da dove cominciare? A cosa dare più
o meno rilievo?
Incredibile, insperabile e forse indescrivibile sono gli aggettivi che si
addicono a quanto vissuto. Mi limiterò dunque solamente a sottolineare
l'eccezionalità dell'atmosfera e delle persone incontrate alla Sundance,
persone speciali in un clima speciale di spiritualità, di collaborazione, di
fratellanza.
Florentine, un incontro magico, che, grazie alla disponibilità dei nostri amici
romani, che non hanno mancato di coinvolgerci, ci ha fatto vivere momenti unici
di grande amicizia e di grande unione come se il nostro incontro fosse solo un
episodio di un'amicizia nata molto prima, anzichè essere, come lo era per la
maggior parte di noi, il primo incontro.
Grazie, grazie dunque a tutti per ciò che ci è stato riservato in questi
"mitici" 18 giorni.
Grazie alle persone incontrate che, o per una semplice indicazione, o per giorni
passati assieme, hanno "segnato" questo viaggio.
Grazie per l'accoglienza e l'ospitalità ricevute nelle varie circostanze.
Grazie ai nostri nuovi amici romani, coi quali speriamo ci siano ulteriori
sviluppi futuri.
Grazie al magico Florentine e alla Sua famiglia che ci ha fatto sentire a
"casa"... e ovviamente grazie ai miei mitici compagni di viaggio.
(Luciano)
Grande Luciano, è bello rileggere una infinità di volte il tuo resoconto. Per
gli Indiani nulla succede per caso e il destino ha reso possibile il nostro
incontro e la condivisione di momenti unici, che raccontare è difficile. La
nostra amicizia non può finire, e non finirà, perchè alla base ci sono amore,
rispetto, umiltà e spiritualità verso il meraviglioso popolo indiano.
Grazie ve lo dico io a voi, e vi ripeto che staremo vicini durante i prossimi
quattro anni in particolare.
Da non perdere assolutamente la visita questo sito www.sentierorosso.com
Un ringraziamento particolare ad Alex per la concessione del racconto