Finalmente raggiungiamo l'ingresso est del famoso Parco dello Yellowstone, che fu fondato nel lontano 1872 e risulta essere quindi il più vecchio parco nazionale d'America, ma a quell'ora tarda la notizia non ci entusiasma più di tanto.

Poco dopo sbuchiamo in mezzo ad una vasta pianura cinta da basse colline ricoperte da arbusti e cespugli color verde salvia che sono caratteristici di questa zona. Ci fermiamo in una piazzola al centro di una di queste valli e posteggiamo con l'auto rivolta verso i boschi lontani ammassati a ridosso dei monti. Il posto è troppo bello il silenzio ancora più invitante e così decidiamo di fare una seconda sosta.

Ci riaddormentiamo sbirciando ancora un po' attraverso il finestrino dell'auto appannato dall'umidità per osservare sopra di noi una stellata come se ne vedono poche. Mi è sembrato di vedere anche due stelle cadenti... o forse è la stanchezza? Non ci giurerei, e poi che differenza fa? Ho troppo sonno!

Ci svegliamo all'alba, ed ora che c'è più luce ci rendiamo veramente conto dello scenario stupendo che ci circonda. Col buio non ci eravamo accorti, ma proprio di fronte a noi c'è un laghetto scuro, immobile e silenzioso. E' incredibile pensare che una volta questi luoghi selvaggi appartenevano agli indiani che percorrevano queste radure a caccia di bisonti.

E infatti di lì a poco incrociamo proprio un bisonte solitario (di indiani purtroppo se ne vedono pochi e solo nelle riserve..). Il bisonte se ne sta lì tranquillo sdraiato vicino ai bordi della strada e non si cura affatto del nostro passaggio e di quello delle altre automobili. Chissà dov'è il resto del branco? Guardiamo verso i margini del bosco, ma del branco non c'è traccia. E' stata comunque una bella accoglienza!

Siamo più di buon umore anche perché la meta è finalmente vicina e così ci godiamo il paesaggio. E' mattina presto e riusciamo facilmente a vedere anche qualche cervo e degli scoiattoli che sbucano dagli alberi e ci attraversano la strada di corsa. Di lì a poco incontriamo anche un simpatico leprotto. vevo letto su qualche guida che nel 1988 a causa di un immenso incendio doloso erano stati distrutti diversi tratti di bosco ma non immaginavo che a distanza di così tanto tempo fossero ancora così visibili i danni provocati. Durante l'incendio i venti secchi e la forte siccità resero le fiamme indomabili e ci vollero 25 mila uomini per domare quel terribile rogo con un costo di miliardi a carico dell'erario ma soprattutto con un danno non quantificabile a questa natura selvaggia e spettacolare.

Intere foreste sono state distrutte e in alcuni punti del parco i fianchi delle montagne sono interamente coperti da tronchi anneriti e carbonizzati dal fuoco, ormai senza più i rami. Tantissimi poi sono crollati a terra, oppure cadendo sono rimasti in un bilico precario appoggiati ai tronchi dei pini ancora superstiti, creando uno scenario davvero desolante. Ma la loro presenza, oltre a tenere vivo il ricordo di questo disastro nella mente dell'uomo, continua a nutrire il suolo devastato che con lentezza si sta rigenerando.

I pini che compongono queste foreste sono chiamati Lodgepole Pine (Pinus Contorta) e appaiono molto diversi dai nostri: sono molti alti e la chioma molto stretta si trova quasi interamente alla sommità dell'albero, lasciando così a nudo gran parte del tronco. Occupando poco spazio con la loro chioma, questi pini sono cresciuti molto fitti e ravvicinati e non è quindi difficile immaginare come il fuoco non abbia avuto alcuna difficoltà a propagarsi in una maniera così devastante. Ad oggi il sottobosco è fitto di nuovi alberi che stanno ricrescendo, ma sono tutti ancora molto piccoli e non superano i due metri di altezza.
Con il loro bel verde acceso però, fanno capire che la foresta non è morta, sebbene ci vorranno probabilmente almeno una ventina d'anni prima che tutto ritorni come prima dell'incendio.

Nell'ultimo tratto di strada attraversiamo una delle numerose zone del parco cosparse di fumarole e infatti di tanto in tanto tra gli alberi vediamo colonne di fumo che si alzano verso il cielo. Ma il segnale più evidente della loro presenza viene percepito con l'olfatto: infatti il buon profumo di resina dei pini viene improvvisamente annientato dall'odore assai più penetrante e persistente dello zolfo.

Nel territorio del parco c'è una elevata concentrazione di fenomeni idrotermali: circa 10.000 fra geyser, fumarole, sorgenti di acqua calda, pozze di fango gorgogliante e pozze d'acqua colorate che in quanto a splendore potrebbero fare una degna concorrenza alle più belle barriere coralline.
Rimandiamo però a domani questo spettacolo e senza perdere altro tempo andiamo dritti verso West Yellowstone: finalmente la colazione, una doccia e un vero letto per riposarsi!

ono passati già due giorni dall'inizio della nostra vacanza nel parco dello Yellowstone e non basterebbe questo diario per descrivere tutto quello che abbiamo visto e vissuto. Vissuto? Sì, per quanto straordinario e sorprendente è tutto vero! Non pensavo potessero esistere così tanti ambienti diversi in uno spazio relativamente ristretto.

In realtà il parco si estende su una superficie di 8990 chilometri quadrati, ma racchiude una quantità infinita di bellezze naturali. Dietro ogni curva della strada c'è una sorpresa sempre diversa: dai boschi più fitti e verdi alle zone bruciate e semi pietrificate in seguito all'incendio. Poi fiumi, laghi, pianure e gole strette che in un punto arrivano a formare addirittura un canyon con picchi erosi dall'acqua e dal vento e rocce che sfoggiano un'infinità di sfumature diverse: giallo, ocra, marrone, rosso acceso. E poi le spettacolari cascate e un'altra infinità di giochi di colori più strani con le sorgenti calde, le fumarole e i geyser.

In questi due giorni abbiamo scelto di percorrere la Grand Loop Road, la strada principale che attraversa il parco formando un otto da nord verso sud attraverso la parte centrale di questo vasto territorio per un totale di 237 km.
Seguendo questa strada si trovano poi tante deviazioni e strade secondarie che conducono ad altri punti panoramici del parco e verso altre meraviglie che sono secondarie di importanza rispetto ai principali punti di attrazione, ma non per questo meno spettacolari o interessanti.

Ieri abbiamo percorso il tratto di strada che attraversa la zona sud del parco (la parte inferiore dell'8). Appena varcato il cancello d'entrata e aver pagato i 20 dollari per l'ingresso (il biglietto ha validità settimanale, ma esiste anche un biglietto annuale del costo di 40 dollari), il ranger ci ha consegnato un po' di materiale informativo. Tra quella montagna di carta spiccava un bel volantino colorato che ci avvisava di non avvicinarci troppo ai bisonti. Questi immensi animali infatti, hanno all'apparenza un'aria sorniona e pacifica, ma in realtà sono facilmente irritabili e a quel punto cominciano i guai, infatti un bisonte lanciato in corsa raggiunge una velocità di 30 miglia orarie!aturalmente non mancano gli avvisi riguardo gli orsi, in particolare per chi decide di soggiornare nei campeggi all'interno al parco. Questi animali sono attirati dal cibo, pertanto bisogna fare attenzione e conservare tutti gli alimenti ben chiusi in appositi sacchetti isolanti, ma soprattutto è necessario cambiarsi gli abiti dopo avere cucinato. Il tutto va poi appeso sui rami alti degli alberi ad almeno una decina di metri di distanza dalla tenda. Bisogna quindi togliersi dalla mente le immagini dei simpatici Yogi e Bubu e soprattutto è meglio evitare di offrire loro cioccolato o dolcetti vari. Sarebbe rischioso perché gli orsi non distinguerebbero il dolcetto dalla mano che glielo porge: infatti vanno matti per entrambe le cose! Decidiamo di rimandare a più tardi la lettura di questo interessante ma tutt'altro che rassicurante materiale informativo e ci concentriamo sul paesaggio che ci sta intorno…

In questa zona sono concentrate la maggioranza delle fumarole, dei geyser e delle sorgenti calde. Tra il Terziario e il Quaternario questo territorio è stato colpito da forti fenomeni vulcanici e da una glaciazione. In realtà tutto il parco si trova su di un altipiano a più di 2000 m proprio al centro tra due faglie della crosta terrestre che rendono questo territorio una delle zone vulcaniche più instabili del pianeta.

Questi fenomeni hanno creato uno strato di calcare e detriti vulcanici dello spessore di 600 m che ricopre il suolo. Dalle crepe e dalle fessure createsi nel calcare con il passare del tempo, fuoriesce acqua bollente, vapore e aggiungerei… anche una bella dose di fantasia!

Questi fenomeni geofisici con le loro temperature elevate bruciano la vegetazione circostante e creano nuove croste di calcare dalle forme più svariate: a volte delle vere e proprie vasche e terrazze, a volte dei piccoli coni che ricordano i vulcani o più semplicemente delle sorgenti tondeggianti che in lontananza sembrano delle semplici pozze, ma che in realtà nascondono spaccature e cunicoli che raggiungono dimensioni e profondità considerevoli.

Inoltre tutte queste formazioni calcaree assumono colorazioni differenti in base alla temperatura dell'acqua e soprattutto in base ai minerali, ai batteri e ai pigmenti colorati dei microrganismi in essa contenuti. Difficile descrivere colori e sfumature, sarebbe difficile anche trovare tutti quei colori sulla tavolozza di Kandinsky!
Al centro delle sorgenti dove le temperature sono più elevate e dove quindi non sopravvivono i microrganismi, i colori prevalenti sono l'azzurro cristallino e il bianco candido. Man mano poi che ci si allontana dalla sorgente e che l'acqua si raffredda, i colori cambiano e in base ai batteri e alle alghe presenti si trovano sfumature che e passano dal giallo, all'arancio, al marrone. In alcuni casi si trovano anche delle sfumature azzurre e verdi.

Spesso queste sorgenti gorgheggiano emettendo bolle di vapore bollente. In altri casi emettono delle vere e proprie colonne di fumo il più delle volte maleodoranti e visibili anche a grande distanza. Ogni sorgente grande o piccola che sia ha un vero e proprio fascino ipnotico che, con poca convinzione, proviamo a catturare con macchina fotografica e telecamera.

Dopo avere visitato il Norris Geyser Basin e il Lower Geyser Basin abbiamo fatto una breve sosta anche al Midway Geyser Basin che riversa le sue acque bollenti nel Little Firehole River.

Ci siamo poi diretti a visitare una delle principali attrazioni dello Yellowstone: l'Old Faithful Geyser, che tradotto significa "il Vecchio Fedele" .
Questo geyser è stato battezzato così in quanto i suoi getti di vapore e acqua si verificano puntualmente ogni ora e mezza circa. Il suo getto può arrivare fino a 54 m circa di altezza, ma noi non siamo stati fortunati e il getto d'acqua è arrivato a non più di 15-20 m. Che fregatura dopo avere aspettato quasi un ora sotto il sole a picco di mezzogiorno! Sono stati sicuramente più interessanti i geyser visti al mattino al Geyser Basin, che senza promettere niente di sensazionale ci hanno saputo sorprendere con gorgoglii, spruzzi e docce improvvise.

Con un po' di delusione a farci compagnia abbiamo salutato l'Old Faithful da noi ribattezzato il "Vecchio Babbione" e ci siamo rimessi in cammino diretti a sud est verso lo Yellowstone Lake, il lago più vasto del Nord America con i suoi 170 km di circonferenza. Lo abbiamo costeggiato sul lato occidentale fino al punto più a nord raggiungendo il Fishing Bridge dove si ritrovano tutti i pescatori di trote (per pescare però serve un permesso rilasciato dai ranger!), e per tutto il tragitto ci siamo rinfrescati con una leggera pioggerella (durante questi giorni abbiamo imparato che allo Yellowstone non si arriva a sera senza il rituale temporale pomeridiano).a pioggia ha abbassato la temperatura smorzando un po' la calura e con la speranza che rinfrescasse anche i prati attorno allo Yellowstone River ci siamo diretti verso le grandi praterie che ospitano i bisonti. La valle più famosa dei bisonti è la Hayden Valley.

I chilometri passavano ma a parte altre pozze di fango bollente e vapori sulfurei che mozzano il respiro in gola, di bisonti neanche l'ombra… poi improvvisamente, quando ormai stavamo per rinunciarci, ne abbiamo visto uno, poi un altro e poi… poi mandrie intere, alcune lontane sulle colline, altre comodamente sdraiate nei prati fino ad arrivare vicino ai bordi della strada.

Trovarsi di fronte a questi animali è una emozione incredibile soprattutto se si pensa che questi sono solo un'infinitesima parte di tutta la popolazione di bisonti che abitavano in passato questi territori. Ancora una volta mi ritrovo a chiedermi cosa abbiano provato i primi pionieri arrivati qui tanti anni fa… ma forse è meglio non saperlo, visto che nel corso della storia l'uomo bianco ha decimato una grande quantità di questi maestosi animali.

Superate queste vallate e praterie si arriva in una nuova zona di montagne che racchiudono una valle stupenda dove da un lato ci sono delle cascate molto alte e spettacolari chiamate Upper Falls e dall'altro lato si trova il Grand Canyon dello Yellowstone con i suoi picchi multicolori. E con questo panorama mozzafiato si è conclusa la giornata di ieri...

Gli spazi qui sono molto vasti e pertanto queste escursioni riempiono totalmente le giornate che trascorrono velocemente in questa natura stupenda. Quest'oggi abbiamo percorso il tragitto a nord della Grand Loop Road (la parte superiore dell'8!).

Thanks to Lucia Guarneri

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